boicottaggio culturale:

Il regista britannico Ken Loach ha chiesto il “boicottaggio di tutti gli eventi culturali supportati dallo Stato israeliano” ad una cerimonia di premiazione in omaggio a due registi palestinesi.

Al Film Festival di Sarajevo (15-23 Agosto), il regista di Kes e di The Wind That Shakes The Barley ha tenuto ieri sera un discorso pieno di passione, in cui ha consegnato il Premio Fondazione Katrin Cartlidge ai registi palestinesi Abdel Salam Shehadeh e Ashraf Mashharawi.

Loach ha definito i due come “probabilmente i due più grandi registi di oggi al mondo, poichè girano i loro film a Gaza.”

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Ahram Hebdo, sito francese cugino di Ahram Online, ha parlato con la cantante algerina Souad Massi, che spiega il perchè del suo rifiuto a cantare in Israele e riflette si suoi recenti concerti a Cordova e in Marocco.

Leggi tutto: Souad Massi: ho il diritto di non esibirmi in un paese che uccide bambini

Caro Dusty Kid,

abbiamo recentemente appreso che il 22 Agosto 2014 suonerai a Tel Aviv [1].

Ti scriviamo per chiederti di non suonare nello stato di apartheid chiamato Israele e di condannare le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani contro il popolo palestinese.

Israele opera in palese violazione dei diritti umani fondamentali e del diritto internazionale costringendo i palestinesi a vivere sotto l’oppressione di un crudele sistema di discriminazione razziale e di apartheid [2].

Per questo motivo, nel 2005, oltre 170 organizzazioni della società civile palestinese hanno lanciato un appello per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) nei confronti di Israele sino a quando quest’ultimo non rispetterà i diritti umani e il diritto internazionale [3].

L’appello palestinese al BDS, ispirato dal vincente boicottaggio che contribuì alla fine del regime d’apartheid in Sudafrica, ha il sostegno di artisti, accademici, sindacati, chiese, gruppi studenteschi, organizzazioni e persone di coscienza in tutto il mondo. In particolare, l’appello al boicottaggio culturale si rivolge a tutti gli artisti del mondochiedendo loro di non esibirsi in Israele e di non partecipare a eventi che mirino a normalizzare la drammatica situazione in atto ponendo sullo stesso piano l'occupante e gli occupati, l’oppressore e gli oppressi [4].

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Il Film Festival Ebraico nel Regno Unito (JFFUK) ha perso la sua sede principale, dopo che il Teatro Tricycle a nord di Londra si è rifiutato di ospitarlo a causa dei finanziamenti che il JFFUK riceve dal governo israeliano.

I gestori del teatro, che si descrive come “una sede locale con una visione internazionale,” hanno affermato che poichè il festival è stato in parte finanziato dal governo israeliano attraverso la sua ambasciata, ricevere soldi da esso sarebbe “inopportuno, data l'attuale conflitto in Israele e Gaza.”

La decisione, tuttavia, è stata immediatamente condannata come "vergognosa" da parte del Consiglio dei Deputati e del Jewish Leadership Council, che ha sostenuto che ciò dimostra che "il boicottaggio di Israele porta inevitabilmente alla persecuzione della cultura e degli individui ebraici in tutto il mondo.”

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- Il Cile ha sospeso i negoziati per l'accordo commerciale con Israele, mentre 5 paesi latino-americani hanno richiamato i loro ambasciatori da Israele;

- Le iniziative BDS stanno crescendo in tutto il mondo;

- Importanti celebrità hanno espresso la loro solidarietà.

Palestina occupata, 1 Agosto - Mentre il bilancio delle vittime dal massacro di Israele a Gaza sorpassa quota 1.100, gli attivisti palestinesi del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) hanno ribadito le loro richieste ai governi di mettere Israele di fronte alle sue responsabilità, e di raddoppiare le iniziative BDS per porre fine all’impunità criminale di Israele.

“Quello a cui stiamo assistendo non è altro che un massacro contro il popolo palestinese. Ad Israele deve essere fatto pagare un pesante prezzo economico e politico per i suoi crimini contro il popolo di Gaza,” ha detto Zaid Shuaibi, un portavoce del Comitato Nazionale Palestinese BDS.

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Attivisti in Scozia dicono che c'è una repulsione diffusa contro gli attacchi contro i palestinesi.

Gli attivisti in Scozia sono riusciti a fare pressione sugli organizzatori di un festival delle arti per la rimozione dell'Incubator Theater Company finanziato da Israele, da un locale nel centro di Edimburgo.

Le proteste contro la rappresentazione di Incubator, un "opera hip-hop" intitolata The City, sono iniziate con una lettera firmata da oltre cinquanta tra  gli artisti e scrittori di più alto profilo in Scozia, tra cui la scozzese Makar (poeta laureato) Liz Lochhead. La rappresentazione era in programma per il Fringe di Edimburgo, reputato il più grande festival delle arti del mondo.

Altri firmatari della lettera aperta chiedono il boicottaggio di Incubator inclusi il romanziere e pittore Alasdair Gray ed il drammaturgo David Greig.

Era stato previsto un picchetto quotidiano del teatro pop-up organizzato da Underbelly,  promotore del festival,. Le manifestazioni sono state convocate dal Palestine Solidarity Campaign scozzese e da altri gruppi di solidarietà palestinesi.

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Diversi tweet dei fan al concerto dei Massive Attack al festival Longitude di Dublino hanno confermato il forte sostegno della band per Gaza. Durante la canzone Safe From Harm sono state proiettate delle crude immagini di Gaza. Il giornale Irish Mirror ha riferito che durante la canzone Unfinished Sympathy, si è fermato tutto per poi proiettare il numero dei morti a Gaza. Il concerto dei Massive Attack chiudeva il festival sul palco centrale.

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 Nel 2010, Robert Del Naja ha affermato il suo impegno per il boicottaggio culturale di Israele in un'intervista con William Parry:

"Penso che noi musicisti abbiamo un ruolo importante da svolgere", ha detto Del Naja. "Trovo che più sono coinvolto, più il movimento diventa qualcosa di tangibile. Mi ricordo quando andavo ai concerti di "Artists Against Apartheid” e di "Rock Against Racism" nello stesso periodo. I gruppi come i Clash e gli Specials hanno avuto molta influenza sulle menti dei giovani in quei giorni".[1]

Note:

[1] The Silent Treatment http://www.newstatesman.com/music/2010/09/israel-interview-boycott-naja
see also "More from Robert Del Naja on the Israel Boycott"
http://www.newstatesman.com/blogs/cultural-capital/2010/09/massive-attack-naja-israel

Fonte: Refrain from Playing Israel

Traduzione di BDS Italia

Leggi tutto: I Massive Attack portano il sostegno per Gaza sul palco del festival Longitude 2014 a Dublino

Noi lavoratori della cultura che rappresentiamo la maggior parte delle organizzazioni artistiche palestinesi, condanniamo l'attacco e l'aggressione a Gaza di Israele e l'uccisione e mutilazione indiscriminata di civili, tra cui molte donne e bambini.

Come artisti l'arma più potente che abbiamo è la nostra capacità di recitare, sognare immaginare. Le forze dell'oppressione hanno paura di questa arma, perché finché siamo capaci di immaginare un altro tipo di realtà, abbiamo il potere di perseguirla - una Palestina libera e giusta. 

Per oltre sei decenni i palestinesi sono stati sistematicamente privati delle loro terre, acqua, e libertà di movimento. Gli insediamenti continuano, un muro viene eretto sulla terra occupata e Gaza è da più di sei anni stretta da un assedio soffocante.

Israele rappresenta l'attuale massacro a Gaza come una guerra tra loro e Hamas,  parte della odiosa campagna mediatica che trasforma gli oppressi nei "cattivi". L'ultimo attacco di Israele contro Gaza è un crimine che va compreso all'interno del contesto della occupazione e dell'apartheid da parte di Israele.

Leggi tutto: Solidarietà con Gaza: Organizzazioni artistiche palestinesi sollecitano il sostegno al...

Ora più che mai, mentre il massacro indiscriminato di civili palestinesi prosegue per mano Israeliana nel silenzio complice delle istituzioni, dopo settimane di feroci azioni militari in Cisgiordania e di bombardamenti su Gaza, bisogna condannare il regime sionista responsabile di oltre 60 anni di massacri, colonizzazione, espropriazione e la strumentalizzazione politica e mediatica che da sempre, e oggi in maniera ancora più vergognosa, caratterizza la narrazione della realtà in Palestina e tenta di giustificare la brutale violenza omicida di Israele.

Ora più che mai è importante sottolineare come non ci siano due parti in conflitto, ma solo occupanti e occupati, oppressori e oppressi, e ribadire come la radice di ogni problema sia nel progetto sionista, e nell'impunità con cui ha potuto realizzarsi mediante la pulizia etnica, l'occupazione militare, i check-point, il muro dell'apartheid, l'assedio su Gaza, la negazione di ogni diritto umano.

Leggi tutto: Dalla Sardegna - Appello ad agire: il ruolo politico della cultura nel Brand Israel

“Credo che la musica abbia il potere di smuovere le coscienze e di suggerire nuovi percorsi”

Con questa frase un mese fa, il compositore e trombettista isolano di fama internazionale Paolo Fresu, giustificava la sua partecipazione all’Israel festival di Gerusalemme, evento organizzato con la partecipazione del governo Israeliano. A nulla valsero le molteplici richieste di boicottaggio lanciate dall’associazione Sardegna Palestina attraverso una petizione che aveva il duplice obbiettivo di chiedere all’artista di prendere posizione netta contro Israele e di risvegliare la sensibilità sopita della popolazione a fronte di una situazione insostenibile.
Oggi, mentre i cieli di Gaza si affollano di missili e fumo nero e i social network rimbalzano le crude immagini della violenza occupante di Israele, un’altra artista entra nel ciclone delle polemiche. Sabato 2 agosto si esibirà a Siddi, all’interno del festival “Appetitosamente”, la cantante Noa, già nota alle associazioni pro-Palestina per le sue dichiarazioni in supporto delle politiche di Israele durante la campagna militare denominata Piombo Fuso:

«Io so che nel profondo del vostro cuore desiderate la morte di questa bestia chiamata Hamas, che vi ha terrorizzato e massacrato, che ha trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura fatto di povertà, malattia e miseria […] Posso soltanto augurarvi che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve esser fatto, e vi liberi definitivamente da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, oggi chiamato Hamas. E che questi assassini scoprano quanta poca compassione possa esistere nei loro cuori e cessino di usare voi e i vostri bambini come scudi umani per la loro vigliaccheria e i loro crimini»

Il lavoro “che tutti noi sappiamo deve esser fatto” venne portato a termine da Israele e portò alla morte di «1500 palestinesi, di cui 400 bambini, e oltre 100 donne, provocando oltre 5000 feriti e riducendo Gaza a un cumulo di macerie» (fonte: Sardegna-Palestina

Leggi tutto: Fresu in Israele, Noa in Sardegna e alcune riflessioni sul presunto pacifismo della musica

La stagione estiva 2014 dell’evento propagandistico del governo di Israele Red Sea Jazz Festival è già in fase di preparazione. Come ogni stagione, noi di 10 Reasons for a Cultural Boycott of Israel campaign (10RCBI) riapriamo la nostra petizione agli artisti iscritti, chiedendogli di annullare la loro partecipazione all'evento finalizzato a nascondere i crimini israeliani. Abbiamo raccolto oltre 6500 firme con il vostro aiuto, e non abbiamo intenzione di smettere!

Ora, più che mai, con gli eventi scioccanti che stanno avvenendo nella Palestina occupata - con i bambini che vengono bruciati vivi e soffrono dell’ancora più estrema brutalità di polizia ed esercito, con altri 600 palestinesi in più imprigionati nelle ultime 2 settimane, mentre Israele rinnova i suoi attacchi su Gaza e i palestinesi di tutto scendono in piazza, rifiutandosi restare inermi e morire di fronte alla massiccia oppressione israeliana - vi chiediamo di amplificare la loro voce. Per favore firma e condividi la nostra petizione ai musicisti jazz, per chiedere di boicottare il Red Sea Jazz Festival finanziato a sponsorizzato dallo Stato di Israele.

firma

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Il rapper statunitense Talib Kweli ha tweetato, ai suoi quasi 900.000 follower, che non si esibirà in Israele. 

Per quanto mi farebbe piacere tenere un concerto in Israele, ho deciso di non farlo, in solidarietà con i palestinesi che non possono venire alla performance.

Dopo giorni di confronti con tante persone, ho deciso di visitare sia Israele che la Palestina insieme a chi lotta per porre fine a questo stato di apartheid…

…invece di usare la mia arte per forzare l’argomento su quelli che preferirebbero non pensarci. 

 

Leggi tutto: Talib Kweli annulla il concerto in Israele in solidarietà con i palestinesi

All'interno della IX edizione del Festival Appetitosamente (Siddi 01- 03 Agosto 2014) si terrà il concerto della cantante israeliana Achinoam Nini, Noa. Nell'ambito di una solidarietà fasulla, Noa rappresenta uno strumento di propaganda attraverso il quale il governo israeliano vuole diffondere nel mondo un'immagine positiva del paese e distrarre dalle politiche di occupazione, colonialismo e apartheid.

Riteniamo inaccettabile la partecipazione a questo festival di una figura la cui biografia ha delle inquietanti zone d'ombra. Non solo ha prestato servizio obbligatorio nell'esercito israeliano, ma Noa è ormai tristemente nota per il plauso all'intervento militare "Piombo Fuso", un infame eccidio su cui l'ONU ha richiesto un'approfondita indagine, condensata nel Rapporto Goldstone [1].

Leggi tutto: Sardegna, NOA al Festival Appetitosamente: una macabra "pacifista" al servizio del governo...

(Re: "Let It Bleed" del 10 giugno) Roger Cohen nelle pagine della sua rubrica combatte contro i fili della ragnatela da lui stesso creata. Egli sostiene due obiettivi del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: la fine dell'occupazione e il riconoscimento della parità dei diritti per i palestinesi cittadini di Israele. Eppure egli rifiuta il terzo obiettivo: il diritto al ritorno dei rifugiati. L'accettazione da parte sua della legittimità del B.D.S. Rispetto alle richieste di parità dei diritti per i cittadini palestinesi di Israele è una tacita ammissione che Israele è uno stato razzista, uno stato di apartheid, che ha leggi diverse nei confronti dei cittadini dei diversi gruppi etnici e religiosi.

Per quanto riguarda l'apartheid nei territori occupati, non abbiamo bisogno di ripetere, fino alla nausea, descrizioni del muro, dei checkpoint, degli insediamenti, delle strade destinate solo ai coloni ebrei. Il fatto è che l'esercito israeliano occupante soggioga una popolazione indigena usando una forza letale, compreso l'omicidio di bambini inermi, come Human Rights Watch ha recentemente confermato.

Non voglio ancora una volta rispondere alla calunnia di antisemitismo. Si tratta della solita falsa cortina di fumo. Un'accusa che dovrebbe essere riservata ai bigotti estremisti; e non a persone che credono nella parità dei diritti per tutti, compresi ebrei e palestinesi.

Leggi tutto: I Rolling Stones a Tel Aviv. Roger Waters risponde al giornalista del New York Times

Il Cagliari Social Forum esprime una posizione critica nei confronti della collaborazione che è stata attuata dalla Regione Sardegna, Università di Cagliari, Comune di Cagliari e Assessorato alla cultura del Comune di Cagliari, con l'Ambasciata israeliana per la realizzazione della manifestazione Leggendo metropolitano "I giochi dell'essere".

Tale posizione è stata spiegata in una nota recante data odierna ed indirizzata dal Cagliari Social Forum ai rappresentanti delle suddette Istituzioni, che essendo organi di un paese democratico quale quello italiano, non dovrebbero collaborare con l'ambasciata di uno stato, quello d'Israele, che:

- ignora ogni risoluzione dell'ONU e ogni principio di diritto internazionale attuando insediamenti civili e militari nel territorio di un altro stato, lo stato palestinese,

- erige un muro invalicabile per sottrarre ulteriori territori e isolare le comunità palestinesi malgrado la sentenza della corte internazionale dell'Aja l'abbia giudicato illegale,

- in vario modo pratica un regime di apartheid contro la popolazione palestinese, facendola vivere tra muri di separazione, limitazioni di movimento e nell'oppressione di leggi marziali in cui anche i bambini possono essere arrestati e torturati a puro scopo di intimidazione,

- attua stragi e punizioni di massa attraverso bombardamenti su vasta scala come la cosiddetta operazione "Piombo fuso" a Gaza tra il 2008 e il 2009,

- arresta oppositori politici anche senza fondati capi d'accusa, imprigionandoli con tempi indeterminati,

- che sottrae risorse primarie come l'acqua e mira al collasso economico delle comunità palestinesi.

Leggi tutto: Cagliari Social Forum: No a collaborazione con l'ambasciata israeliana

Roberto Loddo*

Fare cultura rispettando i diritti delle persone. Questo è il principio ispiratore dello studio editoriale Typos che nasce all’interno della Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”. Una cooperativa che ha lo scopo di perseguire l’interesse della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini e delle cittadine, con particolare riguardo all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Ogni socio aderente alla nostra cooperativa deve rispettare i valori dalla solidarietà, della mutualità e della partecipazione democratica, valori ispiratori del movimento cooperativo internazionale.

Fare cultura per costruire opportunità. Il nostro studio editoriale ha attivato in collaborazione con altre realtà culturali il progetto SquiLibri che attraverso la promozione della lettura intende avvicinare e integrare coloro che vivono l’esperienza della sofferenza mentale con il resto della comunità. Il nostro intento è sostenere le buone pratiche culturali ed editoriali e orientarle verso la difesa dei diritti umani e civili. Siamo convinti che si possa fare cultura restituendo dignità e diritti a tutte le persone che vivono il disagio sociale e l’isolamento sociale.

Fare cultura per sostenere i popoli oppressi. Abbiamo deciso di rispondere positivamente all’appello dell’associazione di amicizia Sardegna Palestina perché siamo consapevoli delle responsabilità dello Stato di Israele contro le cittadine e i cittadini palestinesi. Siamo consapevoli delle responsabilità di uno Stato che attua una politica di occupazione, colonialismo e apartheid. Per questi motivi noi stiamo dalla parte del popolo palestinese.

Fare cultura anche senza i soldi dello Stato di Israele. Come studio editoriale e come cooperativa sociale siamo in grado di costruire progetti culturali ed editoriali anche senza i finanziamenti dell’ambasciata israeliana in Italia. Perché non vogliamo essere complici di politiche crudeli e disumane, non fino a quando esisterà il Muro d’Apartheid e delle colonie. La nostra cooperativa sociale potrà cooperare con lo Stato di Israele solo quando verranno restituite le terre palestinesi e cesserà l’assedio che strangola la Striscia di Gaza.

*Presidente cooperativa sociale “Il Giardino di Clara”

Il progetto Typos

Fonte: Ondecorte

Leggi tutto: Typos sta dalla parte dei palestinesi. Fare cultura rispettando i diritti delle persone.

Il 6 giugno ai cancelli del Museo di Pietrarsa, ISRAELE DANZA SU TERRA RUBATA ha chiarito al pubblico che si recava allo spettacolo di danza della Vertigo Dance Company il vero obiettivo dello spettacolo e delle ormai periodiche apparizioni nella regione Campania di questo balletto: WHITE WASHING!!!! ripulitura dell'immagine, come un sepolcro imbiancato! E di sepolcro si tratta: del tentativo di uccidere la storia e la cultura del popolo palestinese, eliminandone ogni traccia e spacciando per propri i luoghi rubati, le tradizioni culinarie rubate la storia rubata. Per chi avesse nutrito qualche dubbio sull'opportunità di dar vita a questa protesta-denuncia, che si è concretizzata in un presidio con volantinaggio, musica e "pazzariello", l'invito è di leggere i programmi della compagnia. In questi sono intensi i tentativi di richiamare in Israele giovani stranieri per inglobarli nella loro "visione" (se ci credano davvero, è poco probabile) d'Israele.

Leggi tutto: Napoli: Al Teatro Festival contro il balletto della Vertigo Dance Company

A Pietrarsa la compagnia Vertigo Dance, annunciato il volantinaggio delle associazioni

Comincia tra le polemiche la settima edizione del Napoli Teatro Festival, la cui apertura è prevista questa sera, venerdì, con uno spettacolo della Vertigo Dance Company, al museo ferroviario di Pietrarsa. La compagnia israeliana, ospite della manifestazione negli ultimi due anni, inaugura il cartellone con Reshimo, spettacolo in cui otto danzatori saranno guidati dal coreografo israeliano Noa Wertheim in un percorso che elabora in musica e ballo il rapporto tra finito e infinito.

All'esterno del museo, a partire da qualche ora prima dello spettacolo, si svolgerà una manifestazione di protesta. I partecipanti contestano la presenza a Napoli del gruppo di danzatori, nell'ambito della campagna internazionale Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), nata in contrasto alle politiche di occupazione e di apartheid israeliana in Palestina.

«ISRAELE DANZA SU TERRA RUBATA» - L'obiettivo dei cittadini e delle associazioni mobilitati dall'iniziativa «Israele danza su terra rubata» è quello di sensibilizzare, attraverso la distribuzione di un dossier, gli spettatori che assisteranno allo spettacolo. In particolar modo, il materiale che sarà distribuito metterà l'accento sui rapporti tra il mondo della cultura e dell'arte israeliana e un governo che continua a mancare in questioni come la tutela dei diritti civili dei cittadini palestinesi a Gaza e nei territori occupati: «È ovvio che anche in Israele ci sono delle differenze – spiegano i promotori della campagna – a cominciare dal gruppo di intellettuali, che annovera gente come Ilan Pappe che condanna duramente quanto accade nel proprio paese. Ma la maggior parte degli esponenti della cultura in Israele si rende complice della situazione, prestandosi alla propaganda del governo o girando quotidianamente la testa dall'altra parte».

Leggi tutto: Napoli: Danza israeliana al Teatro Festival, scoppia la protesta

La collaborazione di Leggendo Metropolitano (Cagliari 4-8 giugno 2014) con l’Ambasciata Israeliana in Italia rende questo festival complice delle politiche contro il Diritto Internazionale che lo Stato sionista porta avanti in Palestina sin dal 1948. Patrocinato dall’Ambasciata di Israele in Italia [1], questo evento rappresenta uno dei tanti tentativi da parte di Israele di usare la cultura per ripulire la propria immagine e distrarre l’attenzione dalle politiche di occupazione, colonialismo e apartheid. Nel 2005, Nissim Ben-Sheetrit del Ministero degli Esteri israeliano ha affermato: “Vediamo la cultura come uno strumento di propaganda di primo ordine, e non facciamo differenza tra propaganda e cultura”. Con fondi pubblici, vengono mobilitate le energie artistiche nazionali disponibili: scrittori, cineasti, musicisti, danzatori, ecc.., allo scopo di veicolare nel mondo un’immagine positiva del paese.

Denunciamo questo uso propagandistico dell’arte e ricordiamo che l’Ambasciata israeliana, in rappresentanza del governo di Israele, ha anche “patrocinato” la costruzione del Muro d'Apartheid e delle colonie, la confisca di terre palestinesi, la demolizione di 24.000 case palestinesi, la detenzione di oltre 4.500 prigionieri palestinesi, l’assedio che strangola la Striscia di Gaza nonché i massacri a Gaza con oltre 1.400 civili uccisi durante “Piombo Fuso”, di cui 500 bambini, e oltre 120 durante “Pilastro di Difesa”. Vi invitiamo a non rendervi complice di questa operazione, specificatamente voluta e finanziata dal governo israeliano, volta a nascondere dietro un’immagine rassicurante le politiche disumane che quello Stato continua a perpetrare contro il popolo palestinese.

Leggi tutto: Cagliari, un appello al festival Leggendo Metropolitano: Non renderti complice!

Le lettere chiedono a Paolo Fresu e Pippo Delbono di annullare la loro partecipazione

Si stanno moltiplicando le lettere agli artisti italiani che questo mese si esibiranno all’Israel Festival di Gerusalemme, con la richiesta di annullare la partecipazione e di rispettare l’appello della società civile palestinese al boicottaggio, anche culturale, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando quest’ultimo non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani.[1]

L’Associazione Amicizia Sardegna Palestina e BDS Sardegna hanno scritto a Paolo Fresu, chiedendo al noto jazzista di cancellare il concerto in programma per il 13 giugno. Nella lettera si ricorda che “[t]enere un concerto in Israele in questo momento è moralmente equivalente ad esibirsi in Sudafrica durante il periodo dell'apartheid” quando “molti artisti hanno deciso di stare dalla parte della solidarietà”.[2] L’appello è stato sottoscritto da quasi 1000 persone.

È arrivata anche da Israele una lettera a Fresu da parte di Boycott from Within, un gruppo di israeliani che sostiene l’appello palestinese al boicottaggio. Gli attivisti israeliani chiedono a Fresu “di rimandare il concerto fino a quando Israele non ponga fine alla sua occupazione militare e alle sue politiche di apartheid”, ricordando che “il governo israeliano fa un uso aperto degli eventi culturali per distogliere l’attenzione dai suoi crimini di guerra”.[3] Boycott from Within sottolinea inoltre come in passato numerosi musicisti jazz abbiano disdetto i loro concerti in Israele, tra cui Eddie Palmieri, Cassandra Wilson, Jason Morana, Portico Quartet, Tuba Skinny, Andreas Öber e Stanley Jordan.

Anche alla Compagnia Teatrale Pippo Delbono è stato richiesto di non lasciare che i loro spettacoli, in programma per il 7 e l’8 giugno, occultino l'apartheid israeliana.

BDS Italia, facendo appello all’impegno della compagnia a favore degli oppressi e degli ultimi, ha invitato Delbono ad unirsi a quanti già sostengono l’appello palestinese al boicottaggio, tra cui l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, il premio Pulitzer Alice Walker, il regista Ken Loach, la scrittrice Naomi Klein, Roger Water dei Pink Floyd e il giurista e relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi Richard Falk[4], il quale ha dichiarato che "la migliore speranza per i palestinesi non sta a livello governativo o attraverso le Nazioni Unite, ma piuttosto nella campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele".[5]

Un’altra lettera a Pippo Delbono è arrivata dai colleghi teatranti di UltimoTeatro Produzioni Incivili.[6] Nella lettera, “Questa tappa non s’ha da fare”, da artisti ad artisti, si ricorda a Delbono che a chiedere il boicottaggio di Israele sono “i palestinesi che sono stanchi di essere denigrati, rinchiusi, oppressi, imprigionati, lasciati morire di fronte agl'occhi di tutti”.

Leggi tutto: Appelli ad artisti italiani affinché non si esibiscano all’Israel Festival di Gerusalemme

bdsitalia Il dottor Luisi del @PcrfItalia: “Vi racconto l'inferno in #Palestina#Gaza http://t.co/u32tReGqqs
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bdsitalia VIDEO: #Belgio, Gruppo femminista ‘assalta’ aeroporto di #Liegi: “basta armi a #Israele#BDS http://t.co/zyaK7Dsvv5 http://t.co/6Umshtp2z3
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bdsitalia VIDEO: un appello hip-hop mondiale per il boicottaggio di Israele. #BDS http://t.co/0ZBPRAL6CJ https://t.co/w73sd5bK64
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