boicottaggio culturale:

In una lettera aperta alla musicista R&B, l'autrice de "Il Colore Viola" impegnata nella campagna del BDS chiede alla Keys di boicottare Israele e, viceversa, di andare a Gaza.

Alice Walker, rinomata autrice americana de "Il Colore Viola", che ha fatto scalpore l'anno scorso in Israele per avere rifiutato l'autorizzazione a tradurre in ebraico il suo libro vincitore del Premio Pulitzer, ha pubblicato una lettera sollecitando la cantante Alicia Keys a cancellare il suo concerto programmato in luglio in Israele.

La Walker, che sostiene il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), un movimento contro Israele e ha partecipato alla Flottiglia del 2011 per Gaza, dice nella sua lettera che sebbene non abbia mai incontrato la cantante, "mi addolorerebbe sapere che, col cantare in un paese di apartheid che viene boicottato da molti artisti internazionali consapevoli, ti stai mettendo in una situazione di pericolo (pericolo per l' anima)."

Leggi tutto: Alice Walker sollecita la cantante Alicia Keys a cancellare il suo concerto di luglio in Israele

Cara Alicia Keys,

Ho letto oggi l’eloquente lettera aperta di Alicia Walker e la toccante preghiera che ti rivolge.

È difficile aggiungere qualsiasi cosa salvo scongiurarti di seguire tutte le indicazioni che ti ha fornito.

Per presentarmi, sono un collega musicista, il mio nome è Roger Waters, ho fatto parte del gruppo dei Pink Floyd, e che tu ci creda o no, lavoro ancora.

Ho avuto l’opportunità di scrivere il dicembre scorso una lettera a Stevie Wonder per incoraggiarlo a non andare a un appuntamento a Los Angeles. Si trattava di una serata di gala per raccogliere fondi per l’IDF, le Forze di Difesa Israeliane. Non sono stato l’unico a scrivere, l’Arcivescovo Desmond Tutu, il grande fautore della pace e della riconciliazione, era tra i molti e molti che hanno anche scritto. Il grande merito di Stevie è quello di avere rinunciato.

Leggi tutto: Roger Waters scrive a Alicia Keys: “Semplicemente un’altra lettera al Muro”

Questa settimana lo scrittore Iain Banks ha annunciato di essere malato di cancro e di avere solo pochi mesi di vita. In questo testo spiega perché ha deciso, nel 2010, che i suoi romanzi non sarebbero stati più pubblicati in Israele

Sostengo la campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) perché, soprattutto nel nostro mondo connesso istantaneamente, un’ingiustizia commessa contro uno, o contro un gruppo di persone, è un'ingiustizia contro tutti, contro ogni uno di noi, una ferita collettiva.

Il motivo per cui, in particolare, partecipo al boicottaggio culturale di Israele è che, prima di tutto, lo posso fare. Sono uno scrittore, un romanziere, e creo opere che sono, di norma, presentate al mercato internazionale. Questo mi dà un piccolo grado di potere in più su ciò che ho come cittadino (del Regno Unito) e come consumatore. In secondo luogo, se possibile, quando si cerca di puntare su qualcosa, si deve essere precisi, e colpire dove fa più male. Il boicottaggio sportivo del Sud Africa quando era ancora sotto il regime razzista dell'Apartheid ha contribuito a portare il paese alla ragione perché la minoranza dominante Afrikaaner ci teneva così tanto alle loro prodezze sportive. Il Rugby e il cricket, in particolare, erano profondamente importanti per loro, e la posizione generalmente alta delle loro squadre nelle classifiche delle leghe internazionali era una questione di considerevole orgoglio. Quando alla fine sono stati isolati dal boicottaggio sportivo - come parte del più ampio boicottaggio culturale e commerciale - sono stati costretti in modo molto più persuasivo ad affrontare il proprio stato da fuorilegge nel mondo.

Leggi tutto: Lo scrittore Iain Banks: Perché sostengo il boicottaggio culturale di Israele

Firma la petizione ai Depeche Mode

È con grande disappunto che la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel, PACBI) ha appreso del vostro concerto in Israele fissato per il 7 maggio 2013[1]. Anche se avete già suonato in Israele nel 2009, ci appelliamo a voi ora con la speranza che siate più consapevoli della situazione. Poiché Israele è coinvolto in gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani vi chiediamo con urgenza di cancellare il concerto fin quando Israele non rispetterà gli obblighi del diritto internazionale e rispetterà pienamente i diritti dei palestinesi.

Nel 2004, ispirata dal vincente boicottaggio dell'apartheid in Sudafrica, e supportata da sindacati e gruppi culturali palestinesi, PACBI ha diffuso un appello per il boicottaggio accademico e culturale delle istituzioni coinvolte nell'occupazione e nell'apartheid israeliano[2]. Vogliamo evidenziare in questa lettera che vi rivolgiamo, l'importanza di questo appello palestinese e sottolineare la ragione per il movimento globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele.

Leggi tutto: Lettera del PACBI ai Depeche Mode: non intrattenete l'apartheid!

“Eravamo al pub a guardare Galles-Inghilterra!”. Non c’è solo l’impegno politico nella vita di Roger Waters, ma sicuramente dal 2006 – l’anno in cui cancellò un concerto a Tel Aviv rispondendo all’appello di varie ong palestinesi – la causa palestinese gli sta a cuore. Così il 16 marzo, dopo una pausa sportiva in un bar di Bruxelles, ha raggiunto gli altri membri della giuria del Tribunale Russell sulla Palestina (Russell Tribunal on Palestine – RToP) per l’inaugurazione della sessione finale.

Ispirato al Tribunale internazionale sui crimini di guerra commessi in Vietnam, creato da Bertrand Russell e Jean-Paul Sartre nel 1966, l’RToP è nato nel 2009. Per quattro anni ha indagato sulla responsabilità di stati terzi e organizzazioni internazionali nei crimini commessi da Israele contro il popolo palestinese. Testimoni ed esperti sono intervenuti nel corso delle sessioni organizzate a Londra, Barcellona, Città del Capo e New York. Questo weekend, a Bruxelles, la giuria ha presentato le sueconclusioni, giuridicamente fondate anche se non vincolanti. Per dirla con Waters, “il tribunale ha permesso di collegare il diritto internazionale alle vittime”, dimostrando che Israele viola una lunga serie di norme internazionali, anche grazie alla complicità di stati, aziende e organizzazioni.

Leggi tutto: L’altro muro di Roger Waters: Intervista con il bassista dei Pink Floyd

Caro Lior,

grazie per la sua email che ci invita a presentare Though I know the River is Dry al Tel Aviv International Student Film Festival. In quanto aderente agli obiettivi dichiarati del Movimento per il Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni non presenterò il film.

Qualsiasi attività che si svolge sotto gli auspici dell'Università di Tel Aviv deve, in buona coscienza, essere boicottata. L'Università ha una lunga storia di sostegno legale, tecnologico e strategico per l'occupazione coloniale israeliana della Cisgiordania. La rivista dell'Università di Tel Aviv ha orgogliosamente dichiarato nel numero dell’inverno 08/09 che "nella realtà aspra e impervia del Medio Oriente, l’Università di Tel Aviv è in prima linea nel lavoro critico per mantenere il vantaggio militare e tecnologico di Israele."

Leggi tutto: Omar Robert Hamilton declina l'invito a presentare il suo film al Tel Aviv International Student...

Firma la petizione ad Alicia Keys:
Non suonare per l'Apartheid

Cara Alicia Keys,

come forse sai, i palestinesi che lottano per libertà, giustizia e uguaglianza sono impegnati in una resistenza non violenta contro 64 anni di apartheid, pulizia etnica e colonialismo da parte di Israele. Un'ampia coalizione di gruppi della società civile palestinese sta portando avanti una campagna globale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro l'apartheid israeliano, insieme ad attivisti israeliani e internazionali.

Leggi tutto: Lettera aperta ad Alicia Keys: Unisciti a noi nel boicottaggio di Israele

Il 7 maggio 2013 è previsto un concerto dei Depeche Mode al Yarkon Park, in Israele. Yarkon Park è costruito sui resti del villaggio di Jarisha, distrutto il 15 maggio 1948 dalle milizie sioniste. Firma la petizione ai Depeche Mode

firma

Suonare in Israele non è solo sostenere quella che è stata la storia della pulizia etnica del popolo palestinese, è sostenere il presente: Israele sta perpetrando quotidiane violazioni dei diritti umani, occupando militarmente la Palestina, portando avanti pratiche e politiche discriminatorie istituendo a tutti gli effetti uno stato apartheid, continuando la demolizione di case, le confische di terre, gli arresti arbitrari, le torture e le violenze.

La società civile palestinese, insieme a parte della comunità internazionale, lotta contro tutto questo. Vi chiede un semplice gesto: http://www.change.org/petitions/depeche-mode-drop-israel-from-your-world-tour

Fonte: Palestina Rossa

Leggi tutto: Depeche Mode, è il momento di iniziare a suonare la vostra musica: Boicotta Israele!

È polemica per il Premio letterario Gerusalemme assegnato quest'anno allo scrittore e membro della Real Accademia spagnola, Antonio Munoz Molina, che si rechera' il prossimo 10 febbraio a ritirarlo. Un nutrito gruppo di intellettuali, in una lettera inviata a Munoz Molina, gli chiedono di rinunciare al riconoscimento, ritenendo che l'amministrazione della citta' promuova ''uno dei sistemi di Apartheid urbano piu' crudeli del mondo' nei confronti della popolazione palestinese. La lettera e' firmata, fra gli altri, dal co-autore della Dichiarazione dei Diritti Umani, Stephane Hssel; dal cantante dei Pink Floyd, Roger Waters; dal regista Ken Loach; dallo scrittore e drammaturgo John Berger; dal poeta e scrittore Luis Garcia Montero; dall'autrice nordamericana Alice Walker; dallo sceneggiatore britannico Paul Laverty e dal poeta sudafricano Breyten Breytenbach.

Con un compenso economico di 10.000 euro, il 'Gerusalemme' e' fra i riconoscimenti letterari piu' controversi. Istituito nel 1963, premia uno scrittore la cui opera promuova la liberta' dell'individuo nella societa'. E' stato vinto da molte delle principali figure del mondo intellettuale, come Bertrand Russel, Max Frish, Simone de Beauvoir, Jorge Luis Borges, Milan Kundera o Mario Vargas Llosa. E' patrocinato dalla Municipalita' della citta', che gli autori della lettera a Munoz Molina definiscono ''cervello e strumento della colonizzazione illegale di Gerusalemme Orientale''. Come artisti, segnalano, ''abbiamo il dovere di rivelare al pubblico quello che gli oppressori tentano di mantenere occulto, di rinunciare ad essere fatti complici delle loro violazioni e crimini, e di reclamare ad alta voce: Giustizia, Liberta' e Dignita' per gli oppressi''. Antonio Munoz Molina ha gia' replicato che non rinuncera' al riconoscimento, ricordando che in Israele ''ci sono molte persone ed organizzazioni che militano a favore della pace'' e ponendo da esempio il celebre direttore d'orchestra Daniel Barenboim, co-fondatore della Western-Eastern Divan Orchestra, che raggruppa musicisti israeliani, palestinesi e spagnoli. ''Scelgo questa parte di gente, prima di boicottare un intero popolo'', la replica dell'autore di 'Sherazade'. (ANSAmed)

Fonte: Ansa

Leggi tutto: Premio Gerusalemme: intellettuali firmano lettera chiedendo allo scrittore Molina di rinunciare

Martedì sera l'Aula Magna dell'università romana La Sapienza ha ospitato uno spettacolo della pianista israeliana Anat Fort, con il patrocinio dell’Ambasciata di Israele in Italia.

Ma due mani affusolate da pianista non possono nascondere il pugno di ferro del colonialismo di Israele.

Circa 30 solidali con la popolazione palestinese, tra cui molti studenti e studentesse, hanno scelto di presentarsi a sorpresa all'ingresso, comunicando con chi intendeva partecipare (scarica il volantino). Mentre la security si dimenava nervosamente, molte persone hanno scelto di restare fuori e raccogliere più informazioni sull'operazione propagandistica “Brand Israel”, in alcuni casi rinunciando ad assistere ad uno spettacolo che non poteva più incantare nessun*.

Il concerto rappresentava, infatti, uno dei tanti tentativi da parte di Israele di usare la cultura per ripulire la propria immagine. Un’operazione della campagna “Brand Israel”, specificamente voluta e finanziata, a fior di milioni, dal governo israeliano, volta a nascondere dietro un’immagine positiva le politiche disumane che quello Stato continua a perpetrare contro il popolo palestinese.

Leggi tutto: Jazz&Apartheid: Un blitz all'università romana La Sapienza contro il suono frastornante del...

Noi del PACBI (Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele), siamo rimasti profondamente turbati nell’apprendere che il 20 febbraio 2013 lei si esibirà a Tel Aviv. [1]

Le scriviamo per esortarla a non suonare nell’Israele dell’apartheid e a non avallare con la sua presenza le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani nei confronti della popolazione palestinese.
 
In qualità di artista reggae, figlio del leggendario cantante Bob Marley, la cui canzone "Songs of Freedom" continua ad ispirare milioni di persone che lottano contro le forze disumane di un’oppressione razzista, le chiediamo di non chiudere gli occhi di fronte al brutale sistema colonialista e di Apartheid praticato da Israele.

Leggi tutto: Appello del PACBI a Ky-Mani Marley: "Get up – Stand up" – Contro l’Apartheid israeliano!

Lollapalooza, l'ex festival itinerante che si era riaffermato come un evento fisso dopo lo sbarco a Chicago nel 2005, è stato particolarmente aggressivo in questi ultimi anni nell'espandere il proprio marchio a livello internazionale. Lollapalooza è già stato programmato in Sud America, con festival in Brasile e Cile, e la scorsa estate è stata annunciata l'intenzione di portarlo anche in Israele.

"Ma la proposta di un'edizione del Lollapalooza in Medio Oriente nel 2013 si è arenata" ha confermato un portavoce del festival a Pop & Hiss. Lollapalooza Israel era pianificato per agosto 20-22 allo Yarkon Park di Tel Aviv, e nessuna motivazione è stata fornita per la cancellazione. Una portavoce lo ha definito come un rinvio.

Voci secondo le quali Lollapalooza Israel era in difficoltà hanno cominciato a farsi sentire nel mese di dicembre. Agenzie di stampa israeliane hanno riferito che gli organizzatori ed i promotori sono incorsi in problemi di reclutamento degli artisti più famosi, oltre che essersi trovati ad affrontare contrattempi finanziari e nella produzione durante la pianificazione del festival a Yarkon Park, secondo Ynetnews, il sito del quotidiano Yedioth Ahronoth.

Leggi tutto: Lollapalooza in Israele, il progetto del festival rock è sospeso

Stanley Jordan, il chitarrista e pianista statunitense di jazz/fusion, ha deciso di rispettare il
boicottaggio culturale di Israele e di cancellare la sua performance come artista principale per
il Jazz Festival del Mar Rosso in Israele (la sua immagine è stata usata per i manifesti
pubblicitari in ebraico per l´evento finanziato dallo stato).

Jordan ha preso parte ad una lunga discussione sulla sua pagina Facebook con molte
persone tra cui dei palestinesi. Inizialmente ha scelto di non rispettare l´appello per il boicottaggio
culturale, ma piuttosto di esibirsi in Israele, e quindi di tenere un evento speciale più avanti nel
corso dell'anno per promuovere la giustizia per i palestinesi.

Vi è un fiume di pareri a sostegno della sua decisione di cancellare il concerto (vedi immagine sotto).

 

Leggi tutto: Stanley Jordan sceglie di stare dalla parte dei palestinesi e cancella il suo concerto al Jazz...

L'anno 2012 è stato un anno incredibile pieno di successi nella campagna per il boicottaggio culturale di Israele. Questo sommario si focalizza sul boicottaggio culturale mettendo particolare enfasi sugli artisti e i gruppi musicali.

La caduta dell'apartheid sudafricana fu preceduta dal movimento di artisti di coscienza che boicottavano "Sun City". Un simile movimento anti-apartheid sta rapidamente crescendo e sempre più artisti non vogliono suonare in Israele. L'orchestra filarmonica israeliana, Habima, Batsheva e il Teatro Cameri sono stati continuamente spediti per esibirsi all'estero come "ambasciatori culturali" per Israele.  Quest'anno le persone che si oppongono all'apartheid si sono riunite in varie città per sensibilizzare le coscienze riguardo alla complicità di questi artisti. Quasi tutte le esibizioni di Batsheva sono state contestate. Ci sono state manifestazioni a  New York, San Francisco, Los Angeles, Chicago, in Italia, in tutto il Regno Unito ed a Edinburgo in Scozia.

Leggi tutto: 2012: Sommario del boicottaggio culturale di Israele. 12 mesi di successi e sviluppi

di Samah Sabawi

Questo lavoro è stato preparato per la Conferenza 7arakat: Teatro, Diversità Culturale e Inclusione, Novembre 2012 ed è stato pubblicato inizialmente negli Atti della Conferenza 7arakat.  

Introduzione

Gli artisti internazionali si trovano a un bivio tra il desiderio di sostenere tutte le forme di espressione artistica, israeliana o qualsiasi altra, e l’appello della società civile palestinese in favore di un boicottaggio culturale di tutte le forme d’arte sponsorizzate dallo Stato Israeliano. Alcuni sostengono che arte e cultura sono apolitiche e boicottarle sarebbe una violazione  della libertà di espressione. Insistono che l’arte è un linguaggio di pace e che edifica ponti. Altri sostengono che la cultura e l’arte sono di fatto politiche e possono servire come strumenti di propaganda politica e repressione. Sottolineano la responsabilità degli artisti di influenzare il cambiamento aumentando la consapevolezza su problematiche politiche e sociali. In questo lavoro comincerò a esplorare la relazione tra cultura e politica nel conflitto israelo-palestinese, esaminando nel contempo i pro e i contro all’appello della società civile palestinese per un boicottaggio culturale di Israele.

Leggi tutto: Un’analisi completa delle motivazioni a sostegno dell’appello per un boicottaggio culturale di...

Dopo l'appello della campagna di boicottaggio, il cantante noto per le battaglie a fianco degli afroamericani decide di non partecipare al gala per l'esercito israeliano.

di Rossana Zena

Betlemme, 1 dicembre 2012, Nena News - Stevie Wonder cancella il concerto per l'esercito israeliano. Una vittoria del BDS? Il 25 novembre scorso, il sito di informazione israeliano Ynet annunciava che Stevie Wonder, leggenda musicale e sostenitore dei diritti civili, si sarebbe esibito per i soldati israeliani e per i donatori al gala annuale "Amici delle forze di difesa israeliane". Un evento a cui avrebbero partecipato oltre 1.000 membri della comunita' ebraica di Los Angeles, una serata d'eccellenza per raccogliere milioni di dollari.

Leggi tutto: Stevie Wonder cancella il concerto per l'IDF

25 Novembre 2012, Palestina Occupata

Cara Alanis Morissette,

Noi della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI), guardiamo con grande delusione al tuo concerto in Israele in programma per 3 dicembre 2012 [1]. Ci auguriamo che un appello diretto da parte di una campagna, che gode di un vastissimo consenso tra la società civile palestinese, ti convincerà a cancellare questo spettacolo.

Noi troveremmo particolarmente preoccupante se tu scegliessi di esibirti in Israele dato il recente attacco a Gaza, nel quale sono stati uccisi più di 150 civili palestinesi, tra cui 34 bambini [2]. Organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno accusato Israele di crimini di guerra, tra i quali l’avere deliberatamente scelto come obbiettivi militari i civili e le infrastrutture civili.

Leggi tutto: Lettera del PACBI a Alanis Morisette: La guerra a Gaza non ci ha insegnato niente?

A Roma, 8-9 novembre, due giorni di proteste contro la presenza della Batsheva Dance Company al RomaEuropa Festival, sponsorizzata dall’ambasciata di Israele. La Batsheva è protagonista della campagna di marketing del governo israeliano Brand Israel, con lo scopo dichiarato di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale da un’occupazione brutale e da un regime dell’Apartheid che durano da decenni. Leggi il comunicato.

In Rome Italy, 8-9 November, two days of protests against the Israeli Embassy sponsored performances of Batsheva Dance Company at the RomaEuropa Festival. Batsheva is a central figure of Brand Israel, a marketing campaign developed by the Israeli government with the declared intention of diverting the attention of world public opinion from a decades-long brutal occupation and Apartheid regime. Read the press release.

 

Leggi tutto: VIDEO: A Roma azione boicottaggio culturale contro Brand Israele e Batsheva

lunedi 12 novembre 2012 una trentina di compagni/e hanno dato vita a un rumoroso e coreografico presidio davanti alle fonderie Limone di Moncalieri (TO) per contestare l'esibizione della compagnia israeliana Batsheva, con bandiere, striscioni, cartelli, maschere da scheletro, musica, speakeraggio, volantini e l'ausilio della Samba Band che a quanto pare ha fatto arrivare l'eco delle sue percussioni fino all'interno del teatro.

Leggi tutto: VIDEO: Proteste alla performance della Batsheva a Torino

A Roma, venerdì 9 novembre, per la seconda serata di seguito, la presenza della Batsheva Dance Company al RomaEuropa Festival, sponsorizzata dall’ambasciata di Israele, è stata contestata. Oltre 50 attiviste e attivisti della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele si sono radunati fuori dall’Auditorium Santa Cecilia in una manifestazione autoconvocata per protestare contro la scelta della compagnia di danza di prestarsi a fare la foglia di fico per nascondere le continue violazioni dei diritti dei palestinesi da parte di Israele.

Oltre ad essere finanziata dal governo israeliano insieme al Fondo Nazionale Ebraico, che gioca un ruolo chiave nella pulizia etnica della Palestina, Batsheva è anche protagonista di Brand Israel, una campagna di marketing studiata a tavolino dal governo, in consultazione con esperti di pubbliche relazioni statunitensi, con lo scopo dichiarato di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale da un’occupazione brutale e da un regime dell’Apartheid che durano da decenni. I legami diretti che Batsheva mantiene tuttora con il governo di Israele rendono impossibile descrivere la compagnia come 'apolitica'.

Leggi tutto: Roma: Due giorni di proteste alla Batsheva, foglia di fico per l'Apartheid israeliana

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