price of prednisone no prescription, nexium generic online uk, motilium online uk, buy revia online, arimidex tablets online, purchase citalopram canada, buy ondansetron pills online

boicottaggio culturale:

Comunicato del Comitato nazionale palestinese per il BDS

La società civile palestinese, Roger Waters, l'arcivescovo Desmond Tutu e importanti personaggi brasiliani invitano Caetano Veloso e Gilberto Gil a non esibirsi per l'occupazione e l'apartheid israeliani

Importanti figure come l'arcivescovo Desmond Tutu, Roger Waters, l'ex-ministro brasiliano per i Diritti Umani e relatore dell'ONU Paulo Sérgio Pinheiro hanno scritto alle celebri star brasiliane Gilberto Gil e Caetano Veloso chiedendo di annullare la loro esibizione in Israele. L'attuale ministro della Cultura brasiliano, Juca Ferreira, ha detto:"Se fossi in loro, non andrei."

Appena Veloso e Gil hanno annunciato il loro progetto di esibirsi a Tel Aviv come parte del loro tour europeo, il Movimento globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), guidato dai palestinesi, ha lanciato una campagna in Brasile e in Palestina chiedendo loro di stare dalla parte giusta della storia e annullare il concerto nell' Israele dell'apartheid. Anche i movimenti sociali brasiliani e migliaia di attivisti hanno chiesto agli artisti di evitare Tel Aviv.

L'esibizione di Veloso e Gil a Tel Aviv, prevista per il 28 luglio, si terrà qualche giorno dopo il primo anniversario del bagno di sangue provocato nel 2014 da Israele nella Striscia di Gaza assediata, condannato come un "massacro" contro i civili palestinesi dalla presidentessa del Brasile Dilma Rousseff. Un rapporto recentemente pubblicato dall'ONU ha stabilito che Israele potrebbe aver commesso crimini di guerra durante il suo attacco di 51 giorni contro Gaza.

Leggi tutto: Si moltiplicano gli appelli a Caetano Veloso e Gilberto Gil: Non esibitevi in Israele

Thurston Moore, membro fondatore dei Sonic Youth, ha confermato il suo sostegno al boicottaggio culturale di Israele, in seguito alla cancellazione della sua performance a Tel Aviv all'inizio di quest'anno.

Il celebre cantautore e chitarrista ha fatto queste osservazioni in un articolo scritto dal musicista britannico-palestinese Samir Eskanda, e pubblicato questa settimana dalla rivista di musica online The Quietus.

Il pezzo, 'Io sono uno dei 1000 Artisti del Regno Unito che hanno aderito al boicottaggio di Israele. Ecco Perche ', spiega il caso di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni e (BDS), e comprende i contributi di artisti che hanno deciso di sostenere la richiesta palestinese.

Thurston Moore ha annullato concerto in programma della sua band a Tel Aviv nel mese di aprile "senza dare una spiegazione ufficiale." Tuttavia, parlando con Eskanada, ha confermato di essere "giunto alla conclusione personale che la performance della mia band in Israele era in conflitto diretto con i miei valori."

Leggi tutto: Thurston Moore dei Sonic Youth: Ho annullato concerto in Israele a sostegno del BDS

Il 5 giugno con Aaron Ciechanover (Technion) Leggendo Metropolitano “apre il cuore” all’Apartheid!

Aaron Ciechanover, premio Nobel per la chimica nel 2004 e professore emerito del Technion - Israel Institute of Technology di Haifa, sarà ospite dell’edizione 2015 di Leggendo Metropolitano.

Nel luglio 2014, con l’operazione “Margine Protettivo” Israele ha compiuto il suo ennesimo massacro sulla Striscia di Gaza, 50 giorni di bombardamenti che hanno causato a Gaza una devastazione senza precedenti e hanno ucciso oltre 2200 persone, di cui la stragrande maggioranza composta da civili. Come documentato da Defense for Children International – Palestine, oltre un quarto dei morti sono bambini, e di questi, il 68% al di sotto dei 12 anni. Oltre ai sanguinosi attacchi nella Striscia di Gaza, ricordiamo anche l'occupazione militare della Cisgiordania e di Gerusalemme est, dove i palestinesi sono stati privati delle loro terre e di ogni mezzo di sussistenza, dove vivono oppressi da oltre 600 checkpoint, dalle colonie illegali israeliane e dal Muro dell'Apartheid, e dove uomini, donne e bambini vengono arrestati e imprigionati senza capi d’accusa né processo. I palestinesi che vivono all'interno di Israele, e che rappresentano il 20% della popolazione, subiscono un regime razzista di apartheid, con un sistema di oltre 50 leggi che discrimina i palestinesi cittadini di Israele, negando loro di avere gli stessi diritti di cui godono gli ebrei israeliani. Inoltre, dal 1948, ovvero dalla Nakba, quando oltre 750.000 palestinesi furono espulsi dalle loro case dalle milizie sioniste e subirono la spietata pulizia etnica del nascente Stato di Israele, ai profughi palestinesi viene negato il diritto al ritorno, sancito anche dalla risoluzione ONU n. 194.

Eppure, nonostante le continue discriminazioni, le innumerevoli violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, Aaron Ciechanover sostiene che Israele sia un paese democratico:

“Israele è un grande successo. Sono orgoglioso di essere israeliano, sono nato in Israele, vivo in Israele, e non ho mai pensato di lasciare Israele, morirò e sarò sepolto in Israele. Questo è un grande Paese”.

Ma chi è Aaron Ciechanover? È un esponente di primo piano del Technion - Israel Institute of Technology, università e istituto di ricerca israeliano che svolge “un ruolo guida nel rafforzamento della sicurezza di Israele” e che fornisce all’esercito israeliano gli strumenti tecnologici indispensabili per il quotidiano funzionamento dell’occupazione, ad esempio per i checkpoint e per il Muro. Inoltre, il Technion ha sempre espresso appoggio incondizionato ai militari israeliani, per esempio dichiarando solidarietà e sostegno ai suoi “studenti combattenti” che nell’estate del 2014 hanno partecipato all’aggressione su Gaza. È inoltre da sottolineare che, proprio mentre era in corso “Margine Protettivo”, la prestigiosa rivista Lancet ha pubblicato un appello in cui medici di tutto il mondo hanno denunciato i massacri indiscriminati commessi da Israele a Gaza. In risposta a questo appello umanitario, che ha raccolto oltre 20mila adesioni in breve tempo, alcuni scienziati israeliani, tra cui Aaron Ciechanover, hanno attaccato Lancet e il suo direttore Richard Horton, chiedendone la rimozione dall’incarico. Aaron Ciechanover e alcuni suoi colleghi israeliani hanno definito la “Lettera aperta al popolo di Gaza” “an outrageous diatribe lacking context and a deliberate vilification of the sovereign state of Israel”, hanno avanzato la richiesta di “immediata ritrattazione e pubbliche scuse”, e minacciato di boicottare tutte le pubblicazioni di Reed Elsevier, maggiore editore mondiale in ambito medico e proprietario di Lancet.

Leggi tutto: Propaganda Metropolitana: il festival Leggendo Metropolitano di Cagliari e l'Apartheid israeliana

Pubblichiamo la lettera inivata il 9 maggio 2014 a Romeo Castellucci e alla compagnia Socìetas Raffaello Sanzio. Attendiamo ancora una risposta.

Caro Romeo Castellucci, cara compagnia teatrale Socìetas Raffaello Sanzio,

abbiamo appreso che la vostra compagnia teatrale ha deciso di partecipare all’Israel Festival di Gerusalemme, con la messa in scena di Giulio Cesare – Pezzi staccati, dal 2 al 4 giugno 2015. Vi scriviamo per chiedervi di annullare la vostra partecipazione.

Solo pochi mesi fa, Israele ha lanciato il suo ennesimo assalto sulla Striscia di Gaza, 50 giorni di pesanti bombardamenti che hanno distrutto interi quartieri e ucciso oltre 2200 persone, la stragrande maggioranza civili. Come documentato da Defense for Children International – Palestine, oltre un quarto dei morti sono bambini, e di questi, il 68% sotto l’età di 12 anni.[1] Ed è notizia di questi giorni la pubblicazione delle agghiaccianti testimonianze dei soldati israeliani che hanno partecipato agli attacchi a Gaza, che raccontano di attacchi indiscriminati, dove ogni palestinese a Gaza era diventato un “obiettivo” e si lasciava la scelta dei palazzi da bombardare al “piacere” dei soldati.[2]

Agli attacchi a Gaza si va ad aggiungere l’occupazione militare che opprime la vita in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, con il Muro, checkpoint e colonie israeliane, e dove uomini, donne e bambini vengono detenuti senza capi accusa e processo. I palestinesi cittadini di Israele, che rappresentano il 20% della popolazione, sono costretti a vivere sottoun regime razzista imposto per legge che discrimina loro in ogni aspetto della vita, tra cui l’accesso ai posti di lavoro e all'educazione, il diritto di proprietà e alla riunificazione familiare.[3] Inoltre, è dal 1948 che Israele nega il diritto al ritorno, sancito dalla risoluzione ONU 194, a più di 750.000 palestinesi espulsi dalle loro terre con la pulizia etnica durante la creazione dello stato di Israele.

Leggi tutto: Romeo Castellucci e Socìetas Raffaello Sanzio: Ascoltate i colleghi palestinesi, annullate lo...

Caro Caetano, caro Gil,

con ammirazione per il vostro lavoro e il vostro storico impegno per le lotte per la giustizia, la libertà e l'uguaglianza, vi chiediamo di cancellare il vostro concerto a Tel Aviv, previsto per il 28 luglio. Il mese di luglio segnerà il primo anniversario degli attacchi israeliani contro Gaza durante i quali Israele ha ucciso più di 2.000 palestinesi, compresi oltre 500 bambini. Più di 100.000 persone rimangono senza casa a causa di questi attacchi.

Esibirsi in Israele significa mettere il timbro d’approvazione sulle illegali politiche coloniali, razziste e di apartheid di Israele. Il governo israeliano strumentalizza i concerti in Israele come se fossero un’indicazione di sostegno alle sue politiche. Israele viola sistematicamente il diritto internazionale: impedisce ai profughi palestinesi di tornare nelle loro case, colonizza e occupa la Cisgiordania e Gaza, e discrimina sistematicamente contro i palestinesi cittadini di Israele. E non sono solo i palestinesi che devono affrontare l'oppressione israeliana: migliaia di migranti etiopi sono stati recentemente brutalmente repressi per aver protestato contro il razzismo in Israele.

firma

La nostra richiesta fa eco a quella di artisti e della società civile palestinesi, che chiedono agli artisti di non esibirsi in Israele. Artisti che hanno rispettato questo appello comprendono Lauryn Hill, Roger Waters (dei Pink Floyd), Snoop Dog, Carlos Santana, i Cold Play, Lenny Kravitz e Elvis Costello.

Il Premio Nobel sudafricano, l'arcivescovo Desmond Tutu, il quale è un sostenitore importante del l'appello palestinese per il boicottaggio, ha spiegato che esibirsi a Tel Aviv è sbagliato, "esattamente come abbiamo detto, durante l'apartheid, che era inappropriato per artisti internazionali esibirsi in Sud Africa, in una società fondata sulle leggi discriminatorie e sull'esclusività razziale". Esibirsi oggi in Israele è l'equivalente di esibirsi a Sun City in Sud Africa durante il periodo dell'apartheid.

Non ignorate questo appello. Sostenere l'apartheid non è in sintonia con la Tropicalia!

Fonte: Change.org

Traduzione di BDS Italia 

Leggi tutto: Caetano Veloso e Gilberto Gil: Annullate il vostro concerto in Israele

La cantante statunitense non si esibirà a Tel Aviv, dopo le forti pressioni della campagna Bds e la rivisitazione della canzone che ha reso famosa l’artista.

“Killing me softly with your bombs, killing me softly with your wars”. Il messaggio inviato dal Comitato palestinese di Boicottaggio sotto forma di canzone ha convinto Lauryn Hill: la cantante R&B statunitense, ex voce dei Fugees, ha deciso di cancellare il concerto previsto per questo giovedì a Tel Aviv.

“Quando abbiamo deciso di suonare nella regione, la mia intenzione era di esibirmi sia a Tel Aviv che a Ramallah – ha scritto ieri la cantante sul suo sito web – Organizzare un concerto nei Territori Palestinesi e allo stesso tempo in Israele si è dimostrato una sfida”. Alla fine hanno prevalso le pressioni della campagna di boicottaggio culturale di Israele: “Ho deciso di cancellare la mia performance in Israele e tentare una diversa strategia per portare la mia musica a TUTTI i fan nella regione. Volevo essere una presenza che sostiene la giustizia e la pace”.

Una vittoria del Bds che si aggiunge alle tante conquistate in questi anni e che stanno facendo preoccupare non poco l’establishment politico israeliano. Tanto in ansia da approvare una legge – confermata due settimane fa dalla Corte Suprema israeliana – che vieta ogni forma di boicottaggio e incitamento al boicottaggio, pena multe salatissime per individui e organizzazioni e la perdita di eventuali sussidi statali. La legge è stata duramente criticata dalle associazioni per i diritti umani israeliane che la definiscono un’aperta violazione del diritto d’espressione. Come spesso accaduto, Tel Aviv ha giustificato la norma come un modo per preservare gli interessi nazionali: per mostrare al mondo un’immagine democratica, Israele spende ogni anno milioni di dollari.

Leggi tutto: Attivisti palestinesi: “Killing me softly with your bombs”. E Lauryn Hill cancella il concerto in...

Abbiamo saputo che il Locarno Film Festival ha deciso di mettere Israele al centro dell’edizione di quest’anno, nella iniziativa "Carte Blanche", in collaborazione con il Fondo Israeliano per il Cinema. Questo fondo è un'agenzia finanziata dal governo israeliano che riceve il sostegno del Consiglio per il Cinema di Israele, l’ente consultivo per il finanziamento del cinema nominato dal governo. È inoltre sostenuto dal Dipartimento per il Cinema del Ministero degli Affari Esteri il cui scopo è quello di "promuovere film israeliani all'estero con il sostegno degli addetti culturali delle ambasciate israeliane in tutto il mondo".

Noi, i sottoscritti registi e professionisti del cinema, desideriamo esprimere la nostra profonda preoccupazione per la scelta del Festival di Locarno di collaborare con il Fondo israeliano del Cinema e il Ministero degli Esteri israeliano, nonostante il fatto che Israele non ha solo continuato, ma anche intensificato l’occupazione, la colonizzazione e la pulizia etnica che porta avanti da decenni contro il popolo palestinese.

Leggi tutto: Cineasti scrivono al Locarno Film Festival: Non dare Carte Blanche all’Apartheid israeliana

English version

►Unitevi al Thunderclap per chiedere a Cartoons on the Bay, UNICEF e Rai di non premiare Israele!

Alla cortese attenzione di:

Luigi Gubitosi, Direttore Generale, RAI
Costanza Esclapon, Presidente, RAI Com

Roberto Genovesi, Direttore, Cartoons on the Bay

Giacomo Guerrera, Presidente, Unicef Italia
Anthony Lake, Executive Director, Unicef

Bruno Bozzetto, Presidente Onorario, Asifa-Italia
Maurizio Forestieri, Presidente, Asifa-Italia
Ed Desroches, President, Asifa

8 aprile 2015

Abbiamo saputo che quest'anno Israele sarà il Paese Ospite a 'Cartoons on the Bay', il Festival d'animazione televisiva organizzato dalla RAI che si terrà dal 16 al 18 aprile a Palazzo Labia, Venezia. Inoltre, a Israele verrà conferito il Pulcinella Award 2015 del festival.[1] Felicitazioni sono arrivate dell'ambasciatore israeliano Naor Gilon, intervenuto alla presentazione in Viale Mazzini, mentre Costanza Esclapon, presidente di RaiCom, ha lodato Israele per essere un faro dell'innovazione anche nel campo dell'animazione.[2]

La celebrazione di Israele in un festival centrato sull'animazione per bambini ci sembra quanto mai inopportuna, vista la politica discriminatoria e repressiva che esercita sui bambini palestinesi. Secondo i dati dell'organizzazione israeliana B'Tselem e dell'ONU, dal 2000, sono 1.941 i bambini palestinesi uccisi dalle forze armate israeliane.[3]

A causa dell'occupazione militare, i bambini sono costretti a vivere in condizioni intollerabili, hanno enormi difficoltà di accesso allo studio, e sono sottoposti a trattamenti disumani e degradanti nelle prigioni israeliane.

La stessa UNICEF, che è tra i patrocinanti del festival, ha documentato più volte il "sistematico e diffuso" maltrattamento dei bambini palestinesi nel regime di detenzione militare israeliana.[4]

Leggi tutto: Lettera aperta a Rai, Unicef, Asifa-Italia: Non premiate Israele al festival 'Cartoons on the Bay'

Aggiornamento: al 22 febbraio sono oltre 900 gli artisti che hanno firmato l'appello

Insieme a più di altri 600 artisti comunichiamo oggi che non ci impegneremo più nelle consuete relazioni culturali con Israele. Non accetteremo né inviti professionali in Israele, né finanziamenti, da alcuna istituzione legata al suo governo. A partire dalla guerra dell’estate a Gaza, i palestinesi non hanno avuto respiro dagli incessanti attacchi alla loro terra, alla loro vita, al loro diritto di esistenza politica. “Il 2014, afferma l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, è stato uno degli anni più crudeli e mortali nella storia dell’occupazione.” La catastrofe palestinese continua.

Le guerre di Israele si combattono anche sul fronte culturale. Il suo esercito mette sotto attacco le istituzioni culturali palestinesi ed impedisce la libertà di movimento degli operatori culturali. Le sue compagnie teatrali si esibiscono per il pubblico dei coloni in Cisgiordania – quelle stesse compagnie che girano il mondo in veste di diplomatici della cultura, per promuovere il “Marchio Israele”. Nel periodo dell’apartheid in Sudafrica, i musicisti dichiararono che non sarebbero andati a “suonare nella Città del Sole”. Adesso noi diciamo che a Tel Aviv, Netanya, Ashkelon o Ariel, noi non faremo concerti, non accetteremo premi, non parteciperemo a spettacoli, festival o conferenze, non condurremo seminari o master, finché Israele non rispetterà il diritto internazionale e porrà fine all’oppressione coloniale sui palestinesi. Per vedere l’elenco completo delle adesioni, consultare il sito web artistsforpalestine.org.uk 

Khalid Abdalla, Riz Ahmed, Peter Ahrends, Hanan Al-Shaykh, Will Alsop, Richard Ashcroft, John Berger, Bidisha, Nicholas Blincoe, Leah Borrromeo, Haim Bresheeth, Victoria Brittain, Niall Buggy, Tam Dean Burn, Jonathan Burrows, David Calder, Anna Carteret, Taghrid Choucair-Vizoso, Ian Christie, Caryl Churchill, Sacha Craddock, Liam Cunningham, Selma Dabbagh, Colin Darke, April De Angelis, Andy de la Tour, Ivor Dembina, Shane Dempsey, Elaine Di Campo, Patrick Driver, Earl Okin, Sally El Hosaini, Brian Eno, Gareth Evans, Annie Firbank, James Floyd, Aminatta Forna, Jane Frere, Kadija George, Bob Giles, Mel Gooding, Tony Graham, Omar Robert Hamilton, Jeremy Hardy, Mike Hodges, James Holcombe, Rachel Holmes, Adrian Hornsby, Rose Issa, Ann Jungman, John Keane, Brigid Keenan, Hannah Khalil, Shahid Khan, Peter Kosminsky, Hari Kunzru, Paul Laverty, Alisa Lebow, Mike Leigh, Tom Leonard, Sonja Linden, Phyllida Lloyd, Ken Loach, Liz Lochhead, David Mabb, Sabrina Mahfouz, Miriam Margolyes, Kika Markham, Simon McBurney, Sarah McDade, Jimmy McGovern, Pauline Melville, Roger Michell, China Miéville, Russell Mills, Laura Mulvey, Jonathan Munby, Courttia Newland, Lizzie Nunnery, Rebecca O’Brien, Treasa O’Brien, Andrew O’Hagan, Jeremy Page, Timothy Pottier, Michael Radford, Maha Rahwanji, Ravinder Randhawa, Siobhan Redmond, Lynne Reid Banks, Ian Rickson, Leon Rosselson, Kareem Samara, Leila Sansour, Alexei Sayle, Seni Seneviratne, Kamila Shamsie, Anna Sherbany, Eyal Sivan, Gillian Slovo, John Smith, Max Stafford-Clark, Maggie Steed, Sarah Streatfeild, Mitra Tabrizian, Mark Thomas, Cat Villiers, Roger Waters, Esther Wilson, Penny Woolcock, Susan Wooldridge, Emily Young, Andrea Luka Zimmerman

Fonte: The Guardian

Traduzione di BDS Italia

Leggi tutto: Più di 100 artisti britannici annunciano il boicottaggio culturale di Israele

Comunicato stampa

BDS Italia si rivolge a Enrico Rava, Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello. 

Il 19-20 febbraio si svolgerà il Red Sea Jazz Festival nella città israeliana di Eilat sul Mar Rosso. In calendario anche due concerti dell’Enrico Rava New Quartet, che mette insieme il noto jazzista con alcuni dei nuovi talenti come Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello.

Da più parti arrivano appelli agli artisti jazz che si esibiranno al festival di annullare la propria partecipazione in sostegno all’appello palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele finché non rispetterà i diritti umani e il diritto internazionale.

La società civile palestinese, infatti, ha scritto a tutti gli artisti per ricordare loro che il festival, sponsorizzato da “una ventina di organizzazioni ufficiali israeliane”, si svolge “a pochi chilometri di distanza” dalla Striscia di Gaza, dove nell’ultima aggressione “Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito oltre 10.895, soprattutto civili”.

Nella lettera dalla Palestina viene rimarcato l’uso che Israele fa della cultura “per mascherare le violazioni del diritto internazionale”, una politica “apertamente confermata dal governo israeliano con il lancio della campagna globale di Brand Israel”. Secondo un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Brand Israel ha lo scopo di veicolare "una migliore immagine per Israele”, il successo della quale “è parte integrante della sicurezza nazionale". Un linguaggio che ricorda quello utilizzato a suo tempo dal regime d’Apartheid in Sud Africa, e che rivela “un tentativo cinico e sistematico di manipolare l'opinione pubblica mondiale” per “distogliere l'attenzione dai crimini di guerra in corso dipingendo [Israele] come un vivace centro culturale e artistico.”

Leggi tutto: Si moltiplicano gli appelli agli artisti jazz di boicottare il Red Sea Jazz Festival in Israele

Scrivete all'Enrico Rava New Quartet e firmate la petizione internazionale Non suonare per l'Apartheid israeliana

Da cittadini israeliani ad artisti che si esibiranno al Red Sea Jazz Festival:
Non lasciate che Israele utilizzi lo spirito libero del Jazz per mascherare l'Apartheid e l’occupazione militare!

Cari Enrico Rava; Francesco Diodati; Gabriele Evangelista; Enrico Morello; Clarinet Factory; Dorantes; Renaud Garcia-Fons; Joey Alexander; Rachelle Garniez;

Siamo cittadini di Israele che si oppongono al continuo trasferimento forzoso per mano del nostro governo del popolo palestinese, attraverso politiche di occupazione militare e d’apartheid.[1] Scriviamo a voi, al fine di assicurarci che siate a conoscenza di tutte le implicazioni morali di un’esibizione in Israele in questo momento. Vi chiediamo di rimandare i vostri concerti, al giorno in cui Israele avrà posto fine all’occupazione militare e alle politiche d’apartheid.

È impossibile non parlare della sede del festival e della sua storia. Tra il 1947 e il 1948 le milizie israeliane portarono avanti la pulizia etnica della popolazione indigena palestinese della Palestina. Oltre 500 villaggi furono distrutti. I massacri di migliaia di persone portarono alla fuga la metà della popolazione per paura per le loro vita.[2] Ci rifiutiamo di dimenticare che Eilat sorge su quello che una volta era il villaggio palestinese di Umm Rashrash [3], e che l'intera area fu sfacciatamente ribattezzata con il nome dell'operazione militare di pulizia etnica, "Uvda", che in ebraico significa "fatto,” cioè "creare fatti sul campo". Il Ministero del Turismo israeliano, uno dei fondatori del Red Sea Jazz Festival, al quale state per prendere parte, non ha remore a usare questo nome.[4]

Leggi tutto: Cittadini israeliani: Non lasciate che Israele utilizzi lo spirito libero del Jazz per mascherare...

►Inviate la lettera di BDS Italia all'Enrico Rava New Quartet 

La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) invita gli artisti e i fan del jazz a boicottare il Red Sea Jazz Festival - Inverno 2015 a Eilat, 19-21 febbraio. PACBI ritiene che questo festival, così come analoghe iniziative culturali sostenute da istituzioni statali israeliane, è stato ideato per mascherare i crimini dell'apartheid israeliana. Il festival vanta sul suo sito web la sponsorizzazione di una ventina di organizzazioni ufficiali israeliane, tra cui il Ministero della Cultura e dello Sport, il Ministero del Turismo e il Comune di Eilat.[1]

Mentre il Red Sea Jazz Festival “torna per il quinto anno nella città meridionale di Eilat [per] un weekend ricco di cultura e musica”,[2] a pochi chilometri di distanza, la Striscia di Gaza non si è ancora ripresa dall'ennesima guerra feroce israeliana. Nella sua ultima aggressione a Gaza, Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito oltre 10.895, soprattutto civili.[3] Ospedali, ambulanze, soccorritori, moschee, chiese e centri di accoglienza per persone con esigenze particolari non sono stati risparmiati dai missili "intelligenti" di Israele - forniti dagli USA - e dai proiettili di artiglieria.

Le parole non possono descrivere questa campagna omicida; Israele ha annientato intere famiglie nelle loro case, mentre i suoi aerei da guerra hanno preso di mira e bombardato casa dopo casa.[4] Oltre 16.000 case sono state distrutte o gravemente danneggiate in questi attacchi criminali.[5] Le famiglie sono state prese di mira e uccise nelle scuole delle Nazioni Unite dove hanno cercato rifugio, spesso dopo che a Israele sono state ripetutamente fornite le coordinate esatte delle scuole - rivelando un intento deliberato di uccidere e terrorizzare i civili.[6] Quasi mezzo milione di palestinesi sono stati sfollati con la forza [7] quando il regime israeliano ha ampliato la sua cosiddetta zona cuscinetto per comprendere il 45% del già ristretto territorio di Gaza, letteralmente "spingendo i palestinesi nel mare".[8] “Save the Children” ha descritto l'attacco israeliano su Gaza come una "guerra contro i bambini".[9]

Leggi tutto: Appello dalla Palestina: Boicotta il Red Sea Jazz Festival - Inverno 2015

Articolo pubblicato sul numero di dicembre di Art in America

Vi è stato un timido cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, durato solo due giorni, quando la 31^ Biennale di San Paolo è stata turbata da una lettera pubblica che chiedeva la revoca della sponsorizzazione israeliana dell’evento. Pubblicata una settimana prima dell’apertura dell’importante esposizione internazionale del 6 settembre, e sostenuta da 55 dei 68 artisti e gruppi partecipanti, la lettera denunciava che il lavoro dei firmatari era stato “compromesso ed implicitamente strumentalizzato per rendere presentabili le continue aggressioni e violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele” (1)

Il quasi totale appoggio alla lettera da parte degli artisti della Biennale –  altri sei artisti hanno firmato all’anteprima per la stampa del 1 settembre – è stato davvero significativa. Ma ancor più sconvolgente è stata la risposta istituzionale: una dichiarazione comune di appoggio da parte dei 5 curatori della biennale – due dei quali israeliani. (2) Questa mossa è stata seguita dalla revoca degli stanziamenti del governo israeliano dalla sponsorizzazione dell’evento. In pratica, degli stanziamenti, che costituivano poco meno della metà percentuale del budget di 10,5 milioni di dollari della Biennale, sono stati erogati solo quelli per finanziare il lavoro di tre artisti israeliani coinvolti nello spettacolo (un quarto, Yael Bartana, aveva firmato la lettera di protesta). Comunque questo risultato ha dimostrato quanto sia cresciuto il sostegno al boicottaggio di Israele all’interno del mondo dell’arte contemporanea.

Leggi tutto: Quando gli artisti boicottano. Kareem Estefan su Art in America

Di Sarah Irving

Questa settimana il quotidiano Haaretz di Tel Aviv ha riportato che i due maggiori sponsor di film israeliani hanno vietato ai beneficiari dei finanziamenti di identificare le proprie opere come palestinesi.

La Israel Film Fund e la Yehoshua Rabinovich Foundation hanno preso provvedimenti in seguito alla decisione di Suha Arraf, una regista palestinese con cittadinanza israeliana, di iscrivere il proprio film Villa Touma alla Mostra del Cinema di Venezia del 2014 come palestinese. Nell’articolo di Haaretz si può leggere che “Arraf considera sé stessa un’artista palestinese e ritiene Villa Touma, i cui personaggi sono palestinesi calati in un’ambientazione palestinese, un film palestinese”.

Il film era stato finanziato dall’Israel Film Fund, dal ministero dell’economia e dalla lotteria nazionale.

Dopo le notizie sull’iscrizione del film di Arraf come palestinese, il ministero della cultura e dello sport israeliano ha richiesto alla Film Fund di restituire la propria quota, mentre il ministero dell’economia (retto da Naftali Bennett, politico di estrema destra) ha invitato Arraf a restituire il finanziamento che aveva ricevuto direttamente al ministero.

In risposta, Arraf ha dichiarato a The Electronic Intifada che “Vogliono vedermi come una ‘registra arabo-israeliana perbene’ o una ‘araba israeliana carina’…Nel momento in cui dici palestinese, però, diventi il nemico”.

Leggi tutto: Gli sponsor di film in Israele vietano ai beneficiari di definirsi palestinesi

[English Version]

Invia un messaggio all'Enrico Rava Quartet: Non suonare in Israele

Il 19-20 febbraio l’Enrico Rava Quartet suonerà al Red Sea Jazz Festival in Israele. Il festival è sponsorizzato dal Ministero israeliano della Cultura e da quello del Turismo e rientra nell’uso propagandistico delle arti da parte del governo israeliano. 

Abbiamo inviato e consegnato a mano la lettera di seguito a Enrico Rava. Ancora attendiamo una risposta.

Scrivi anche tu a Enrico Rava, Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello, per chiedere che rispettano l'appello palestinese per il boicottagio e non partecipino al Red Sea Jazz Festival. 

Leggi tutto: Enrico Rava: Il Jazz nasce dagli oppressi, non lasciare che venga usato dagli oppressori

Aggiornamento 29 gennaio: Le firme sono arrivate a 110! Vedi l'elenco completo. 

Il seguente comunicato stampa è stato pubblicato il 21 gennaio 2015

Lewis Trondheim (creatore della mascotte di Angoulême), Jacques Tardi, Jaime Hernandez, Alison Bechdel, Warren Ellis, Dylan Horrocks, Kate Beaton, Eleanor Davis, Ben Katchor, Jeet Heer, e Palestine Comics Festival riprendono e ampliano una lettera inviata nel 2014 al festival di Angoulême

Più di 80 tra disegnatori e altri lavoratori dell’industria del fumetto, tra cui coloristi, scrittori, critici e curatori, provenienti da oltre 20 paesi, hanno firmato una lettera aperta pubblicata il 21 gennaio 2015 e indirizzata a Franck Bondoux, direttore del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême, che inizia in Francia il 29 gennaio.

La lettera, che ne segue un’altra pubblicata nel 2014, lo invita a recidere i legami tra il Festival e Sodastream, un’azienda israeliana complice dell’occupazione della terra palestinese. Tra gli autori della lettera ci sono 10 vincitori del festival di Angoulême, due vincitori del “Genius Grant” della Fondazione MacArthur, molti vincitori dei premi Eisner e Ignatz, e un vignettista palestinese in precedenza incarcerato per il suo lavoro dall’esercito israeliano.

Gli organizzatori della lettera hanno anche rilasciato una dichiarazione riguardo all’uccisione a Parigi questo mese dei fumettisti Wolinski, Cabu, Honoré, Tignous e Charb, tra molti altri. “Questi orribili atti di violenza costringono gli artisti di tutto il mondo ad agire urgentemente per un mondo dove la dignità, la libertà e l’uguaglianza di tutte le persone siano rispettate e promosse”, hanno detto il disegnatore Ethan Heitner e lo sceneggiatore Dror Warschawski, organizzatori della lettera aperta. “Noi affermiamo che il movimento di boicottaggio palestinese è un passo importante verso questa visione, e sollecitiamo altri a unirsi a noi”.

Leggi tutto: Più di 110 vignettisti e altri lavoratori del mondo del fumetto: ‘Niente affari con Israele’

Per la maggior parte degli israeliani, il boicottaggio culturale del paese si fa sentire soprattutto quando un cantante famoso o una star del cinema decide di non esibirsi o di non partecipare ad un festival del cinema in Israele. Ma il boicottaggio, che è in vigore ufficialmente dal 2005 come parte della più ampia campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, esiste anche nel campo dell'arte ed artisti ed istituzioni artistiche israeliane ne sono fortemente colpiti. E' praticato apertamente e segretamente, ufficialmente e ufficiosamente, da una serie di gruppi all'interno del mondo dell'arte.

Il boicottaggio include il rifiuto di artisti arabi e palestinesi a partecipare a mostre all'estero che comprendono opere di artisti israeliani e il rifiuto di artisti stranieri ad esporre il loro lavoro in Israele. Lo scopo del boicottaggio è quello di aumentare la consapevolezza circa l'occupazione israeliana e le violazioni dei diritti umani da parte di Israele.

Si è tenuto presso la Leyvik House a Tel Aviv un convegno dal titolo “Dalut Hacherem: il boicottaggio culturale di Israele e che cosa significa per l'arte contemporanea israeliana”, organizzato da sette curatori che lavorano in Israele. Gli organizzatori - Chen Tamir, Leah Abir, Hila Cohen-Schneiderman, Joshua Simon, Omer Krieger, Udi Edelman e Avi Lubin- hanno discusso le manifestazioni del boicottaggio culturale in relazione alla scena artistica contemporanea di Israele.

Leggi tutto: Il boicottaggio silenzioso: quando l'arte israeliana è esclusa

Comunicato della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)

2014 - Un anno che, per il popolo palestinese, è stato allo stesso tempo terribilmente doloroso e di straordinaria speranza.

Il massacro che Israele ha compiuto a Gaza durante l'estate è stato il peggiore fino ad oggi contro i palestinesi sotto occupazione. Il barbaro assedio e la sistematica negazione dei bisogni di base per 1,8 milioni di palestinesi nel più grande campo di prigionia del mondo, la striscia di Gaza, è stato descritto come "genocidio incrementale" dal famoso storico israeliano Ilan Pappé e come punizione collettiva e crimine di guerra dalle principali organizzazioni per i diritti umani in tutto il mondo.

La pulizia etnica di Israele e la violenza di coloni fanatici resa possibile dallo stato contro le comunità indigene palestinesi a Gerusalemme, nella valle del Giordano e nel Naqab (Negev) hanno raggiunto un'intensità e una criminalità senza precedenti.

Il parlamento israeliano ha gettato la maschera di presunta democrazia, rivelando come mai prima la vera natura del regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid.

Invece il movimento BDS nel 2014 è cresciuto in maniera esponenziale, e la sua crescita nel mondo accademico non ha fatto eccezione!

Ecco alcuni punti salienti del boicottaggio accademico a Israele nel corso del 2014:

Gennaio: Un gruppo BDS della Modern Language Association è stato riconosciuto da Israele e dai suoi gruppi di pressione come un altro segno della crescita di BDS nei circoli accademici tradizionali negli Stati Uniti.

Leggi tutto: 2014 - Comincia a infrangersi il tabù del boicottaggio accademico a Israele

Nell'affollata Lafayette Avenue davanti alla Brooklyn Academy of Music (BAM), la scorsa notte 80 newyorkesi si sono radunati per ballare e cantare in segno di protesta contro l'esibizione della Batsheva Dance Company al BAM's 2014 Next Wave Festival (foto). L'esibizione della Batsheva fa parte della campagna "Brand Israel", concepita per distrarre dall'occupazione e colonizzazione continua della terra Palestinese da parte israeliana, e la negazione dei diritti del popolo Palestinese in tutto il mondo. La manifestazione è stata organizzata da Adalah-NY e appoggiata da altre 15 organizzazioni locali per i diritti umani, tra cui la BDS Arts Coalition, Brooklyn For Peace, Malcolm X Grassroots Movement, e Ya-Ya Network.

Il Ministero degli Affari Esteri israeliano pubblicizza Batsheva come "l'ambasciatore forse più noto nel mondo della cultura israeliana." Batsheva è in parte finanziato da questo ufficio del governo e in parte dal Ministero della Cultura e dello Sport.

Mentre il direttore artistico della Batsheva, Ohad Naharin, ha criticato gli abusi di Israele sui palestinesi, la Batsheva Dance Company continua nel suo ruolo di ambasciatore culturale di primo piano dello Stato di Israele.

Leggi tutto: Danza e canzoni anti-Apartheid durante proteste contro l'israeliana Batsheva Dance Company a New...

Firmate la petizione a Robbie Williams

di Annie Robbins

La famosa pop star britannica Robbie Williams, Goodwill Ambassador per il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF) dal 2001, si è prestato dal mese scorso per diventare il volto di una nuova campagna lanciata da UNICEF UK in difesa dei minori, con l'obiettivo di proteggere i bambini dalle violenze, dalle malattie, dalla fame e dagli orrori della guerra.

Meno di una settimana dopo, Williams ha annunciato sul suo sito web di aver fissato, nell'ambito del suo "Let Me Entertain You Tour", un concerto che si terrà a Hayarkon Park, a Tel Aviv, il 2 maggio 2015.

robbie-williams-tour

Come documentato nel rapporto UNICEF Children in Israeli Military Detention, Observations and Recommendations (pdf) (Bambini sotto custodia militare in Israele, osservazioni e raccomandazioni) Israele è responsabile di casi di maltrattamento e abuso “diffusi, sistematici e istituzionalizzati” ai danni di minori palestinesi sotto custodia militare in Israele. Il rapporto dell'UNICEF è precedente rispetto al caso dei bambini palestinesi rinchiusi in gabbie all’aperto durante una violenta tempesta di neve dell'inverno scorso o al massacro dell'estate scorsa a Gaza, comunemente considerato come un vero e proprio genocidio perpetrato ai danni della popolazione palestinese che vive a Gaza.

Leggi tutto: Con una sbalorditiva contraddizione, l'Ambasciatore dell'UNICEF Robbie Williams ha fissato un...

bdsitalia 9 luglio segna 10 anni di #BDS. A giudicare dalla reazione isterica di Israele, il movimento ha il suo effetto. http://t.co/fr5loJjgw7
11hreplyretweetfavorite
bdsitalia Si moltiplicano gli appelli a Caetano Veloso e Gilberto Gil: Non esibitevi in Israele http://t.co/aJ8XkYsEkx #CancelaCaetanoeGil
16hreplyretweetfavorite
bdsitalia Appello ad Agire: 9-18 luglio, 10 gg di iniziative x 10 anni di #BDS e #Gaza, un anno dopo. http://t.co/CCfAgToyei
18hreplyretweetfavorite

Iscrizione newsletter

Email (*)

Invalid Input

Invalid Input

Tags

Il Movimento BDS

PACBI

BDS in Israele

buy Lexapro online Buy Lexapro buy Lexapro no prescription buy actos online actos generic actos no prescription cheap Pepcid without prescription Buy Pepcid buy generic Pepcid no prescription Zithromax without prescription Buy Zithromax online buy Zithromax no prescription Valtrex without prescription Buy Valtrex Online buy Valtrex no prescription buy Proscar online Buy Proscar buy generic Proscar no prescription Doxycycline without prescription buy Doxycycline online buy cheap Doxycycline no prescription buy Citalopram online Buy Citalopram No Prescription generic Citalopram without prescription buy sertraline online buy sertraline no prescription sertraline without prescription buy Amitriptyline online Amitriptyline No Prescription buy Amitriptyline without prescription Vardenafil no prescription Buy Vardenafil online buy Vardenafil without prescription buy nexium online buy nexium No Prescription nexium without prescription