boicottaggio culturale:

Aggiornamento: al 22 febbraio sono oltre 900 gli artisti che hanno firmato l'appello

Insieme a più di altri 600 artisti comunichiamo oggi che non ci impegneremo più nelle consuete relazioni culturali con Israele. Non accetteremo né inviti professionali in Israele, né finanziamenti, da alcuna istituzione legata al suo governo. A partire dalla guerra dell’estate a Gaza, i palestinesi non hanno avuto respiro dagli incessanti attacchi alla loro terra, alla loro vita, al loro diritto di esistenza politica. “Il 2014, afferma l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, è stato uno degli anni più crudeli e mortali nella storia dell’occupazione.” La catastrofe palestinese continua.

Le guerre di Israele si combattono anche sul fronte culturale. Il suo esercito mette sotto attacco le istituzioni culturali palestinesi ed impedisce la libertà di movimento degli operatori culturali. Le sue compagnie teatrali si esibiscono per il pubblico dei coloni in Cisgiordania – quelle stesse compagnie che girano il mondo in veste di diplomatici della cultura, per promuovere il “Marchio Israele”. Nel periodo dell’apartheid in Sudafrica, i musicisti dichiararono che non sarebbero andati a “suonare nella Città del Sole”. Adesso noi diciamo che a Tel Aviv, Netanya, Ashkelon o Ariel, noi non faremo concerti, non accetteremo premi, non parteciperemo a spettacoli, festival o conferenze, non condurremo seminari o master, finché Israele non rispetterà il diritto internazionale e porrà fine all’oppressione coloniale sui palestinesi. Per vedere l’elenco completo delle adesioni, consultare il sito web artistsforpalestine.org.uk 

Khalid Abdalla, Riz Ahmed, Peter Ahrends, Hanan Al-Shaykh, Will Alsop, Richard Ashcroft, John Berger, Bidisha, Nicholas Blincoe, Leah Borrromeo, Haim Bresheeth, Victoria Brittain, Niall Buggy, Tam Dean Burn, Jonathan Burrows, David Calder, Anna Carteret, Taghrid Choucair-Vizoso, Ian Christie, Caryl Churchill, Sacha Craddock, Liam Cunningham, Selma Dabbagh, Colin Darke, April De Angelis, Andy de la Tour, Ivor Dembina, Shane Dempsey, Elaine Di Campo, Patrick Driver, Earl Okin, Sally El Hosaini, Brian Eno, Gareth Evans, Annie Firbank, James Floyd, Aminatta Forna, Jane Frere, Kadija George, Bob Giles, Mel Gooding, Tony Graham, Omar Robert Hamilton, Jeremy Hardy, Mike Hodges, James Holcombe, Rachel Holmes, Adrian Hornsby, Rose Issa, Ann Jungman, John Keane, Brigid Keenan, Hannah Khalil, Shahid Khan, Peter Kosminsky, Hari Kunzru, Paul Laverty, Alisa Lebow, Mike Leigh, Tom Leonard, Sonja Linden, Phyllida Lloyd, Ken Loach, Liz Lochhead, David Mabb, Sabrina Mahfouz, Miriam Margolyes, Kika Markham, Simon McBurney, Sarah McDade, Jimmy McGovern, Pauline Melville, Roger Michell, China Miéville, Russell Mills, Laura Mulvey, Jonathan Munby, Courttia Newland, Lizzie Nunnery, Rebecca O’Brien, Treasa O’Brien, Andrew O’Hagan, Jeremy Page, Timothy Pottier, Michael Radford, Maha Rahwanji, Ravinder Randhawa, Siobhan Redmond, Lynne Reid Banks, Ian Rickson, Leon Rosselson, Kareem Samara, Leila Sansour, Alexei Sayle, Seni Seneviratne, Kamila Shamsie, Anna Sherbany, Eyal Sivan, Gillian Slovo, John Smith, Max Stafford-Clark, Maggie Steed, Sarah Streatfeild, Mitra Tabrizian, Mark Thomas, Cat Villiers, Roger Waters, Esther Wilson, Penny Woolcock, Susan Wooldridge, Emily Young, Andrea Luka Zimmerman

Fonte: The Guardian

Traduzione di BDS Italia

Leggi tutto: Più di 100 artisti britannici annunciano il boicottaggio culturale di Israele

Comunicato stampa

BDS Italia si rivolge a Enrico Rava, Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello. 

Il 19-20 febbraio si svolgerà il Red Sea Jazz Festival nella città israeliana di Eilat sul Mar Rosso. In calendario anche due concerti dell’Enrico Rava New Quartet, che mette insieme il noto jazzista con alcuni dei nuovi talenti come Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello.

Da più parti arrivano appelli agli artisti jazz che si esibiranno al festival di annullare la propria partecipazione in sostegno all’appello palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele finché non rispetterà i diritti umani e il diritto internazionale.

La società civile palestinese, infatti, ha scritto a tutti gli artisti per ricordare loro che il festival, sponsorizzato da “una ventina di organizzazioni ufficiali israeliane”, si svolge “a pochi chilometri di distanza” dalla Striscia di Gaza, dove nell’ultima aggressione “Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito oltre 10.895, soprattutto civili”.

Nella lettera dalla Palestina viene rimarcato l’uso che Israele fa della cultura “per mascherare le violazioni del diritto internazionale”, una politica “apertamente confermata dal governo israeliano con il lancio della campagna globale di Brand Israel”. Secondo un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Brand Israel ha lo scopo di veicolare "una migliore immagine per Israele”, il successo della quale “è parte integrante della sicurezza nazionale". Un linguaggio che ricorda quello utilizzato a suo tempo dal regime d’Apartheid in Sud Africa, e che rivela “un tentativo cinico e sistematico di manipolare l'opinione pubblica mondiale” per “distogliere l'attenzione dai crimini di guerra in corso dipingendo [Israele] come un vivace centro culturale e artistico.”

Leggi tutto: Si moltiplicano gli appelli agli artisti jazz di boicottare il Red Sea Jazz Festival in Israele

Scrivete all'Enrico Rava New Quartet e firmate la petizione internazionale Non suonare per l'Apartheid israeliana

Da cittadini israeliani ad artisti che si esibiranno al Red Sea Jazz Festival:
Non lasciate che Israele utilizzi lo spirito libero del Jazz per mascherare l'Apartheid e l’occupazione militare!

Cari Enrico Rava; Francesco Diodati; Gabriele Evangelista; Enrico Morello; Clarinet Factory; Dorantes; Renaud Garcia-Fons; Joey Alexander; Rachelle Garniez;

Siamo cittadini di Israele che si oppongono al continuo trasferimento forzoso per mano del nostro governo del popolo palestinese, attraverso politiche di occupazione militare e d’apartheid.[1] Scriviamo a voi, al fine di assicurarci che siate a conoscenza di tutte le implicazioni morali di un’esibizione in Israele in questo momento. Vi chiediamo di rimandare i vostri concerti, al giorno in cui Israele avrà posto fine all’occupazione militare e alle politiche d’apartheid.

È impossibile non parlare della sede del festival e della sua storia. Tra il 1947 e il 1948 le milizie israeliane portarono avanti la pulizia etnica della popolazione indigena palestinese della Palestina. Oltre 500 villaggi furono distrutti. I massacri di migliaia di persone portarono alla fuga la metà della popolazione per paura per le loro vita.[2] Ci rifiutiamo di dimenticare che Eilat sorge su quello che una volta era il villaggio palestinese di Umm Rashrash [3], e che l'intera area fu sfacciatamente ribattezzata con il nome dell'operazione militare di pulizia etnica, "Uvda", che in ebraico significa "fatto,” cioè "creare fatti sul campo". Il Ministero del Turismo israeliano, uno dei fondatori del Red Sea Jazz Festival, al quale state per prendere parte, non ha remore a usare questo nome.[4]

Leggi tutto: Cittadini israeliani: Non lasciate che Israele utilizzi lo spirito libero del Jazz per mascherare...

►Inviate la lettera di BDS Italia all'Enrico Rava New Quartet 

La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) invita gli artisti e i fan del jazz a boicottare il Red Sea Jazz Festival - Inverno 2015 a Eilat, 19-21 febbraio. PACBI ritiene che questo festival, così come analoghe iniziative culturali sostenute da istituzioni statali israeliane, è stato ideato per mascherare i crimini dell'apartheid israeliana. Il festival vanta sul suo sito web la sponsorizzazione di una ventina di organizzazioni ufficiali israeliane, tra cui il Ministero della Cultura e dello Sport, il Ministero del Turismo e il Comune di Eilat.[1]

Mentre il Red Sea Jazz Festival “torna per il quinto anno nella città meridionale di Eilat [per] un weekend ricco di cultura e musica”,[2] a pochi chilometri di distanza, la Striscia di Gaza non si è ancora ripresa dall'ennesima guerra feroce israeliana. Nella sua ultima aggressione a Gaza, Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito oltre 10.895, soprattutto civili.[3] Ospedali, ambulanze, soccorritori, moschee, chiese e centri di accoglienza per persone con esigenze particolari non sono stati risparmiati dai missili "intelligenti" di Israele - forniti dagli USA - e dai proiettili di artiglieria.

Le parole non possono descrivere questa campagna omicida; Israele ha annientato intere famiglie nelle loro case, mentre i suoi aerei da guerra hanno preso di mira e bombardato casa dopo casa.[4] Oltre 16.000 case sono state distrutte o gravemente danneggiate in questi attacchi criminali.[5] Le famiglie sono state prese di mira e uccise nelle scuole delle Nazioni Unite dove hanno cercato rifugio, spesso dopo che a Israele sono state ripetutamente fornite le coordinate esatte delle scuole - rivelando un intento deliberato di uccidere e terrorizzare i civili.[6] Quasi mezzo milione di palestinesi sono stati sfollati con la forza [7] quando il regime israeliano ha ampliato la sua cosiddetta zona cuscinetto per comprendere il 45% del già ristretto territorio di Gaza, letteralmente "spingendo i palestinesi nel mare".[8] “Save the Children” ha descritto l'attacco israeliano su Gaza come una "guerra contro i bambini".[9]

Leggi tutto: Appello dalla Palestina: Boicotta il Red Sea Jazz Festival - Inverno 2015

Articolo pubblicato sul numero di dicembre di Art in America

Vi è stato un timido cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, durato solo due giorni, quando la 31^ Biennale di San Paolo è stata turbata da una lettera pubblica che chiedeva la revoca della sponsorizzazione israeliana dell’evento. Pubblicata una settimana prima dell’apertura dell’importante esposizione internazionale del 6 settembre, e sostenuta da 55 dei 68 artisti e gruppi partecipanti, la lettera denunciava che il lavoro dei firmatari era stato “compromesso ed implicitamente strumentalizzato per rendere presentabili le continue aggressioni e violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele” (1)

Il quasi totale appoggio alla lettera da parte degli artisti della Biennale –  altri sei artisti hanno firmato all’anteprima per la stampa del 1 settembre – è stato davvero significativa. Ma ancor più sconvolgente è stata la risposta istituzionale: una dichiarazione comune di appoggio da parte dei 5 curatori della biennale – due dei quali israeliani. (2) Questa mossa è stata seguita dalla revoca degli stanziamenti del governo israeliano dalla sponsorizzazione dell’evento. In pratica, degli stanziamenti, che costituivano poco meno della metà percentuale del budget di 10,5 milioni di dollari della Biennale, sono stati erogati solo quelli per finanziare il lavoro di tre artisti israeliani coinvolti nello spettacolo (un quarto, Yael Bartana, aveva firmato la lettera di protesta). Comunque questo risultato ha dimostrato quanto sia cresciuto il sostegno al boicottaggio di Israele all’interno del mondo dell’arte contemporanea.

Leggi tutto: Quando gli artisti boicottano. Kareem Estefan su Art in America

Di Sarah Irving

Questa settimana il quotidiano Haaretz di Tel Aviv ha riportato che i due maggiori sponsor di film israeliani hanno vietato ai beneficiari dei finanziamenti di identificare le proprie opere come palestinesi.

La Israel Film Fund e la Yehoshua Rabinovich Foundation hanno preso provvedimenti in seguito alla decisione di Suha Arraf, una regista palestinese con cittadinanza israeliana, di iscrivere il proprio film Villa Touma alla Mostra del Cinema di Venezia del 2014 come palestinese. Nell’articolo di Haaretz si può leggere che “Arraf considera sé stessa un’artista palestinese e ritiene Villa Touma, i cui personaggi sono palestinesi calati in un’ambientazione palestinese, un film palestinese”.

Il film era stato finanziato dall’Israel Film Fund, dal ministero dell’economia e dalla lotteria nazionale.

Dopo le notizie sull’iscrizione del film di Arraf come palestinese, il ministero della cultura e dello sport israeliano ha richiesto alla Film Fund di restituire la propria quota, mentre il ministero dell’economia (retto da Naftali Bennett, politico di estrema destra) ha invitato Arraf a restituire il finanziamento che aveva ricevuto direttamente al ministero.

In risposta, Arraf ha dichiarato a The Electronic Intifada che “Vogliono vedermi come una ‘registra arabo-israeliana perbene’ o una ‘araba israeliana carina’…Nel momento in cui dici palestinese, però, diventi il nemico”.

Leggi tutto: Gli sponsor di film in Israele vietano ai beneficiari di definirsi palestinesi

[English Version]

Invia un messaggio all'Enrico Rava Quartet: Non suonare in Israele

Il 19-20 febbraio l’Enrico Rava Quartet suonerà al Red Sea Jazz Festival in Israele. Il festival è sponsorizzato dal Ministero israeliano della Cultura e da quello del Turismo e rientra nell’uso propagandistico delle arti da parte del governo israeliano. 

Abbiamo inviato e consegnato a mano la lettera di seguito a Enrico Rava. Ancora attendiamo una risposta.

Scrivi anche tu a Enrico Rava, Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello, per chiedere che rispettano l'appello palestinese per il boicottagio e non partecipino al Red Sea Jazz Festival. 

Leggi tutto: Enrico Rava: Il Jazz nasce dagli oppressi, non lasciare che venga usato dagli oppressori

Aggiornamento 29 gennaio: Le firme sono arrivate a 110! Vedi l'elenco completo. 

Il seguente comunicato stampa è stato pubblicato il 21 gennaio 2015

Lewis Trondheim (creatore della mascotte di Angoulême), Jacques Tardi, Jaime Hernandez, Alison Bechdel, Warren Ellis, Dylan Horrocks, Kate Beaton, Eleanor Davis, Ben Katchor, Jeet Heer, e Palestine Comics Festival riprendono e ampliano una lettera inviata nel 2014 al festival di Angoulême

Più di 80 tra disegnatori e altri lavoratori dell’industria del fumetto, tra cui coloristi, scrittori, critici e curatori, provenienti da oltre 20 paesi, hanno firmato una lettera aperta pubblicata il 21 gennaio 2015 e indirizzata a Franck Bondoux, direttore del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême, che inizia in Francia il 29 gennaio.

La lettera, che ne segue un’altra pubblicata nel 2014, lo invita a recidere i legami tra il Festival e Sodastream, un’azienda israeliana complice dell’occupazione della terra palestinese. Tra gli autori della lettera ci sono 10 vincitori del festival di Angoulême, due vincitori del “Genius Grant” della Fondazione MacArthur, molti vincitori dei premi Eisner e Ignatz, e un vignettista palestinese in precedenza incarcerato per il suo lavoro dall’esercito israeliano.

Gli organizzatori della lettera hanno anche rilasciato una dichiarazione riguardo all’uccisione a Parigi questo mese dei fumettisti Wolinski, Cabu, Honoré, Tignous e Charb, tra molti altri. “Questi orribili atti di violenza costringono gli artisti di tutto il mondo ad agire urgentemente per un mondo dove la dignità, la libertà e l’uguaglianza di tutte le persone siano rispettate e promosse”, hanno detto il disegnatore Ethan Heitner e lo sceneggiatore Dror Warschawski, organizzatori della lettera aperta. “Noi affermiamo che il movimento di boicottaggio palestinese è un passo importante verso questa visione, e sollecitiamo altri a unirsi a noi”.

Leggi tutto: Più di 110 vignettisti e altri lavoratori del mondo del fumetto: ‘Niente affari con Israele’

Per la maggior parte degli israeliani, il boicottaggio culturale del paese si fa sentire soprattutto quando un cantante famoso o una star del cinema decide di non esibirsi o di non partecipare ad un festival del cinema in Israele. Ma il boicottaggio, che è in vigore ufficialmente dal 2005 come parte della più ampia campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, esiste anche nel campo dell'arte ed artisti ed istituzioni artistiche israeliane ne sono fortemente colpiti. E' praticato apertamente e segretamente, ufficialmente e ufficiosamente, da una serie di gruppi all'interno del mondo dell'arte.

Il boicottaggio include il rifiuto di artisti arabi e palestinesi a partecipare a mostre all'estero che comprendono opere di artisti israeliani e il rifiuto di artisti stranieri ad esporre il loro lavoro in Israele. Lo scopo del boicottaggio è quello di aumentare la consapevolezza circa l'occupazione israeliana e le violazioni dei diritti umani da parte di Israele.

Si è tenuto presso la Leyvik House a Tel Aviv un convegno dal titolo “Dalut Hacherem: il boicottaggio culturale di Israele e che cosa significa per l'arte contemporanea israeliana”, organizzato da sette curatori che lavorano in Israele. Gli organizzatori - Chen Tamir, Leah Abir, Hila Cohen-Schneiderman, Joshua Simon, Omer Krieger, Udi Edelman e Avi Lubin- hanno discusso le manifestazioni del boicottaggio culturale in relazione alla scena artistica contemporanea di Israele.

Leggi tutto: Il boicottaggio silenzioso: quando l'arte israeliana è esclusa

Comunicato della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)

2014 - Un anno che, per il popolo palestinese, è stato allo stesso tempo terribilmente doloroso e di straordinaria speranza.

Il massacro che Israele ha compiuto a Gaza durante l'estate è stato il peggiore fino ad oggi contro i palestinesi sotto occupazione. Il barbaro assedio e la sistematica negazione dei bisogni di base per 1,8 milioni di palestinesi nel più grande campo di prigionia del mondo, la striscia di Gaza, è stato descritto come "genocidio incrementale" dal famoso storico israeliano Ilan Pappé e come punizione collettiva e crimine di guerra dalle principali organizzazioni per i diritti umani in tutto il mondo.

La pulizia etnica di Israele e la violenza di coloni fanatici resa possibile dallo stato contro le comunità indigene palestinesi a Gerusalemme, nella valle del Giordano e nel Naqab (Negev) hanno raggiunto un'intensità e una criminalità senza precedenti.

Il parlamento israeliano ha gettato la maschera di presunta democrazia, rivelando come mai prima la vera natura del regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid.

Invece il movimento BDS nel 2014 è cresciuto in maniera esponenziale, e la sua crescita nel mondo accademico non ha fatto eccezione!

Ecco alcuni punti salienti del boicottaggio accademico a Israele nel corso del 2014:

Gennaio: Un gruppo BDS della Modern Language Association è stato riconosciuto da Israele e dai suoi gruppi di pressione come un altro segno della crescita di BDS nei circoli accademici tradizionali negli Stati Uniti.

Leggi tutto: 2014 - Comincia a infrangersi il tabù del boicottaggio accademico a Israele

Nell'affollata Lafayette Avenue davanti alla Brooklyn Academy of Music (BAM), la scorsa notte 80 newyorkesi si sono radunati per ballare e cantare in segno di protesta contro l'esibizione della Batsheva Dance Company al BAM's 2014 Next Wave Festival (foto). L'esibizione della Batsheva fa parte della campagna "Brand Israel", concepita per distrarre dall'occupazione e colonizzazione continua della terra Palestinese da parte israeliana, e la negazione dei diritti del popolo Palestinese in tutto il mondo. La manifestazione è stata organizzata da Adalah-NY e appoggiata da altre 15 organizzazioni locali per i diritti umani, tra cui la BDS Arts Coalition, Brooklyn For Peace, Malcolm X Grassroots Movement, e Ya-Ya Network.

Il Ministero degli Affari Esteri israeliano pubblicizza Batsheva come "l'ambasciatore forse più noto nel mondo della cultura israeliana." Batsheva è in parte finanziato da questo ufficio del governo e in parte dal Ministero della Cultura e dello Sport.

Mentre il direttore artistico della Batsheva, Ohad Naharin, ha criticato gli abusi di Israele sui palestinesi, la Batsheva Dance Company continua nel suo ruolo di ambasciatore culturale di primo piano dello Stato di Israele.

Leggi tutto: Danza e canzoni anti-Apartheid durante proteste contro l'israeliana Batsheva Dance Company a New...

Firmate la petizione a Robbie Williams

di Annie Robbins

La famosa pop star britannica Robbie Williams, Goodwill Ambassador per il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF) dal 2001, si è prestato dal mese scorso per diventare il volto di una nuova campagna lanciata da UNICEF UK in difesa dei minori, con l'obiettivo di proteggere i bambini dalle violenze, dalle malattie, dalla fame e dagli orrori della guerra.

Meno di una settimana dopo, Williams ha annunciato sul suo sito web di aver fissato, nell'ambito del suo "Let Me Entertain You Tour", un concerto che si terrà a Hayarkon Park, a Tel Aviv, il 2 maggio 2015.

robbie-williams-tour

Come documentato nel rapporto UNICEF Children in Israeli Military Detention, Observations and Recommendations (pdf) (Bambini sotto custodia militare in Israele, osservazioni e raccomandazioni) Israele è responsabile di casi di maltrattamento e abuso “diffusi, sistematici e istituzionalizzati” ai danni di minori palestinesi sotto custodia militare in Israele. Il rapporto dell'UNICEF è precedente rispetto al caso dei bambini palestinesi rinchiusi in gabbie all’aperto durante una violenta tempesta di neve dell'inverno scorso o al massacro dell'estate scorsa a Gaza, comunemente considerato come un vero e proprio genocidio perpetrato ai danni della popolazione palestinese che vive a Gaza.

Leggi tutto: Con una sbalorditiva contraddizione, l'Ambasciatore dell'UNICEF Robbie Williams ha fissato un...

L'Unione degli ebrei progressisti in Belgio (l’Union des Progressistes Juifs de Belgique - UPJB) ha annunciato il suo boicottaggio del Festival Internazionale Ebraico del Cinema di Bruxelles a causa del patrocinio dell'ambasciata israeliana.

Il Festival Internazionale Ebraico del Cinema di Bruxelles, che va dal 28 ottobre al 2 novembre, si svolge sotto lo slogan Sous Le Meme Soleil (Sotto lo stesso sole), facendo riferimento al rapporto tra palestinesi ed israeliani.

"È con stupore che l’UPJB vede le ambasciate israeliana e statunitense quali partner del festival Sotto lo stesso sole", il UPJB ha scritto in un comunicato. "[Gli organizzatori del Festival] ci hanno contattato per partecipare a questo evento, il cui scopo è quello di promuovere produzioni cinematografiche che mettono in risalto il rapporto tra le persone che vivono sulla terra di Israele / Palestina. Eravamo d'accordo in linea di principio. In nessun modo ha fatto sapere l’IMAJ (gli organizzatori del festival) del coinvolgimento delle ambasciate".

La dichiarazione prosegue: "Solo dopo abbiamo scoperto del patrocinio dell'Ambasciata d'Israele ... e l'assenza dell'ambasciata palestinese, la partecipazione della quale avrebbe fornito la coerenza al tema generale di riconciliare le persone che vivono in Israele / Palestina. Ci siamo sentiti intrappolati e alla fine abbiamo deciso di tagliare tutti i legami con il festival".

L’UPJB sottolinea che "in nessun modo appoggiamo Israele quale stato di occupazione e colonizzazione". L’UPJB "aderisce all’appello internazionale per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) con lo scopo di esercitare pressioni pacifiche su Israele per costringerlo a rispettare il diritto internazionale, come fatto nel passato nei confronti del regime di apartheid sudafricano. Ciò non ci impedisce di organizzare regolarmente, come abbiamo sempre fatto, eventi pubblici con artisti israeliani, intellettuali e attivisti che ci interessano, ad esempio perché criticano le politiche del governo. Il boicottaggio non si applica ai gruppi o agli individui con cittadinanza israeliana, ma alle politiche di occupazione del governo israeliano e tutto ciò che questo comporta".

Fonte: Alternative Information Center

Traduzione di BDS Italia

Leggi tutto: L'Unione degli ebrei progressisti del Belgio boicotta il Festival Internazionale Ebraico del...

Noti intellettuali, scrittori e artisti hip hop statunitensi hanno recentemente aggiunto le loro voci a sostegno dell’appello della società civile palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele per protestare contro gli abusi sistematici di Israele dei diritti umani dei palestinesi e le violazioni del diritto internazionale.

Questa settimana, l’autore in classifica sul New York Times Junot Díaz, Premio Pulitzer per il suo romanzo La breve favolosa vita di Oscar Wao e vincitore del prestigioso MacArthur "Genius Grant," ha aderito alla Campagna statunitense per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (USACBI).

In una dichiarazione a USACBI, Díaz ha detto, "Se esiste un arco morale per l'universo, allora la Palestina alla fine sarà libera. Ma quel giorno promesso non arriverà mai a meno che noi, le persone che credono nella giustizia del nostro mondo, non lottiamo per porre fine alla piaga crudele dell'occupazione israeliana. Mentre i nostri leader politici, religiosi ed economici sono sempre stati bravissimi a guidare il nostro mondo verso i conflitti, noi, i popoli, con poco altro che il nostro coraggio e la nostra solidarietà e la speranza invincibile possiamo portare il nostro mondo alla pace." Diaz diventa così uno dei più noti e premiati scrittori statunitensi a sostenere il boicottaggio accademico e culturale di Israele.

Leggi tutto: Artisti e intellettuali USA, tra cui Junot Díaz, Chuck D, e Boots Riley, aderiscono al...

Previsto per novembre, lo spettacolo doveva essere il primo per la band in Israele

La rock band americana The Beach Boys ha annullato il loro concerto in programma a Tel Aviv, che era previsto per il 29 novembre nel Nokia Stadium.

I biglietti pre-acquistati saranno rimborsati.

Lo spettacolo sarebbe stato il primo per la band in Israele, e avrebbe coronato un tour che tocca Francia, Danimarca, Norvegia e Ungheria. Il tour si compone di due membri originari della band degli anni 60 - Mike Love e Bruce Johnston - e altri cinque musicisti.

Ad oggi, martedì, nessuna ragione per la cancellazione è stata fornita sul sito della band.

Fonte: Haaretz

Traduzione di BDS Italia

Leggi tutto: I Beach Boys hanno annullato un concerto previsto per novembre in Israele

Al Brooklyn Book Festival Inc. e al Brooklyn Book Festival Literary Council:

Noi sottoscritti, compresi i partecipanti e gli espositori al Brooklyn Book Festival, abbiamo recentemente notato che il Festival ha scelto di accettare il sostegno dell'Ufficio Israeliano degli Affari Culturali a New York per uno dei suoi dibattiti.

E' profondamente deplorevole che il Festival abbia scelto di accettare finanziamenti da parte del governo israeliano poche settimane dopo la sanguinosa aggressione, durata 50 giorni, di Israele sulla Striscia di Gaza, che ha lasciato oltre 2100 palestinesi - tra cui 500 bambini - morti, un quarto della popolazione sfollato, distrutto case, scuole e ospedali, e ha commesso numerosi potenziali crimini di guerra. Sostenere una collaborazione con il Consolato Israeliano in questo momento equivale a una tacita approvazione di molte violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi.

Leggi tutto: Importanti scrittori ed editori protestano contro la sponsorizzazione israeliana del Brooklyn...

Sabato sera gli attivisti Amsterdam hanno fatto una fantastica azione in occasione di un evento israeliano di whitewashing promosso come "Israele = Cultura", il primo mini-festival teatrale israeliano di Amsterdam, "tre giorni di presentazione della ricca e vivace cultura teatrale di Israele."

Il Teatro Spot On vedeva la partecipazione anche della stella del teatro Lia Koenig, nominata “la prima donna del teatro israeliano,” e l’evento veniva definito come un "punto di partenza per lo scambio di idee e collaborazione tra i responsabili del teatro olandese e israeliano di partenza, che crescerà di anno in anno."

Leggi tutto: Ad Amsterdam, alcuni attivisti interrompono un evento di whitewashing dell'apartheid israeliana

 

 

Una replica alle repliche

 

-          Al Festival Danza Urbana

-          A Radio Città del Capo – Popolare Network

In merito alle repliche del Festival “Danza Urbana” [1] e di Radio Città del Capo [2] alla nostra lettera aperta, vorremmo precisare che la campagna di boicottaggio culturale verso Israele non è contro gli artisti israeliani in quanto tali e segue scrupolosamente delle linee guida stabilite dalla Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) [3], che fa parte del più ampio movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) verso Israele, lanciato nel 2005 da otre 170 organizzazioni della società civile palestinese. [4]

Leggi tutto: Il Coordinamento BDS Bologna risponde alle repliche del Festival "Danza Urbana" e di Radio Città...

 

 

 

 

“Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore".

Desmond Tutu

 

Lettera aperta

- al Festival “Danza Urbana”

- Radio Città del Capo - Popolare Network

- organi di informazione

- ai cittadini che hanno a cuore i diritti umani e la legalità internazionale

 

L’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Israele in Italia [1] risulta essere tra i finanziatori del Festival “Danza Urbana” in corso a Bologna (5-14 settembre), nel quale è prevista la partecipazione dell’artista israeliana Sharon Vazanna.

Non possiamo accettare che un governo come quello israeliano, che continua a violare i diritti umani di milioni di palestinesi e la legalità internazionale, macchiandosi di delitti contro l’umanità con l’uccisione e il ferimento indiscriminati di migliaia di civili, come nel recente attacco alla popolazione di Gaza (operazione “Margine Protettivo”), [2] utilizzi la cultura e l’arte per distogliere l’attenzione dai suoi crimini.

Leggi tutto: Coordinamento BDS Bologna: Non danzare sulle tombe di Gaza! Non danzare con l'apartheid israeliana!

La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) vi invita a cancellare la vostra collaborazione [1] con l’Università Ebraica nel programma intitolato “Ancient Greek Drama: Influences and Contemporary Approaches,” a causa della profonda complicità dell’università con l’occupazione e la violazione dei diritti dell’uomo da parte di Israele, e a rifiutare qualsiasi forma di sostegno da parte dell’Ambasciata di Israele ad Atene, in particolar modo alla luce dei gravi crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele contro I palestinesi di Gaza. 

Nella sua ultima aggressione a Gaza, Israele ha ucciso più di 2.168 palestinesi e ferito più di 10.895 persone, per la maggior parte civili. [2] I colpi d’artiglieria e i missili “intelligenti” israeliani forniti dagli Stati Uniti non hanno risparmiato ospedali, ambulanze, personale di soccorso, moschee, chiese e rifugi per persone con bisogni speciali.

Leggi tutto: Lettera aperta alla Fondazione Michael Cacoyannis & Partners: collaborare con l'Università...

Fermiamo la Pizzarotti

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bdsitalia RT @fede_zan: Roma: Negata aula a La Sapienza, e così anche la libertà di espressione http://t.co/Eno82fMqaD via @bdsitalia
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