boicottaggio culturale:

Sindacato dell'Associazione dei Comitati per il Lavoro Agricolo, 8 Aprile 2014

Caro Neil Young,

siamo degli agricoltori e dei lavoratori agricoli palestinesi nella Striscia di Gaza assediata.

Dato che Lei si è battuto molte volte per gli agricoltori e i lavoratori agricoli in tutto il mondo, senza dubbio le sarà capitato di incontrare alcune delle persone che più hanno a cuore la dignità, il lavoro duro e la famiglia. Lei saprà che coltivare la terra non è una vita facile. Per quanto riguarda i palestinesi nella striscia di Gaza, dovrebbe vedere con i Suoi occhi per credere a quello che le forze di occupazione israeliana, per molti dei cui appartenenti Lei ha intenzione di esibirsi nel luglio di quest'anno, hanno fatto alle nostre risorse agricole, alle famiglie e alle comunità. Provi a immaginare come possono essere le nostre vite di agricoltori quando:

Leggi tutto: Le chiediamo di mostrare solidarietà agli agricoltori di Gaza e alle loro famiglie”: lettera a...

Petizione lanciata da La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI)

I firmatari di questa petizione vi stanno scrivendo per esortarvi ad astenervi dal suonare nello stato di apartheid chiamato Israele e di non condonare le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani contro il popolo palestinese. Speriamo che ascoltiate il nostro appello come avete già fatto una volta nel 2007.

Per quale motivo dovreste mai accettare l'invito a esibirsi in un paese che è così profondamente coinvolto nei crimini di guerra e nelle violazioni dei diritti umani? Tenere un concerto in Israele in questo momento è moralmente equivalente ad esibirsi in Sudafrica durante il periodo dell'apartheid. Noi tutti ricordiamo come i componenti dei Rolling Stones abbiano svolto un ruolo di primo piano nel far rispettare il boicottaggio culturale dello stato di apartheid del Sud Africa negli anni '80, e abbiano partecipato alla registrazione della canzone senza tempo, Sun City, che ha avuto una così particolare influenza sulla sensibilizzazione del pubblico circa l'apartheid e le sue ingiustizie.

firma

Oggi, gruppi della società civile palestinese chiedono agli artisti di non andare a Tel Aviv nello stesso modo in cui gli attivisti sudafricani chiedevano agli artisti di boicottare Sun City. Tutto quello che vi chiediamo è di astenervi dall'attraversare quell'immaginario cordone di protesta richiesto a gran voce da parte della società palestinese, approvato dalle organizzazioni internazionali, e sempre più supportato dai progressisti israeliani.

Per ulteriori informazioni, consultare: http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=2388
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Fonte: change.org

Traduzione di BDS Italia 

Leggi tutto: Rolling Stones: per favore cancellate il vostro concerto e boicottate l'apartheid israeliana

L’elenco dei nomi, con le indicazioni delle città e paesi che hanno aderito, sarà consegnato a Neil Young e al suo manager entro il 15 Marzo 2014.

Neil Young: Noi sottoscritti, ti imploriamo di annullare il tuo concerto in Israele, in programma per questa estate, e di astenerti dal programmare altri concerti in Israele fino a quando Israele non si conformerà pienamente alle richieste della campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). In questo modo, sosterrai i diritti umani del popolo palestinese e contribuirai a sollecitare una soluzione giusta e pacifica del conflitto israelo-palestinese.

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Maggiori informazioni

Come molti canadesi e tifosi internazionali, la CJPME, organizzazione canadese per la pace e la giustizia in Medio Oriente, ha accolto con profonda sorpresa e delusione la notizia annunciata da un promotore israeliano in merito alla programmazione di un concerto di Neil Young in Israele nel luglio 2014. Considerando le posizioni progressiste prese da Neil Young su molte altre questioni, tra cui il suo recentissimo sostegno pubblico ai popoli indigieni del Canada, la sua decisione di esibirsi in Israele ci lascia molto perplessi.

Leggi tutto: Petizione: firma per chiedere a Neil Young di cancellare il suo concerto in Israele il prossimo...

Noi, fumettisti di tutti i paesi, siamo sorpres*, delus* e arrabbiat* nello scoprire che SodaStream è sponsor ufficiale del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême (Festival international de la bande dessinée d'Angoulême).

Come sicuramente sapete, SodaStream è l'obiettivo di una campagna internazionale di boicottaggio a causa del suo contributo alla colonizzazione della terra palestinese, per via della sua fabbrica nella colonia illegale di Ma'ale Adumim, per lo sfruttamento dei lavoratori palestinesi, e per il suo furto delle risorse palestinesi (soprattutto acqua), in violazione del diritto internazionale e dei principi internazionali dei diritti umani.

Leggi tutto: Lettera aperta al Festival internazionale del fumetto di Angoulême: No allo sponsorship di...

Ho deciso di annullare il mio concerto a Tel Aviv in programma per il 1° febbraio. Questo è stata senza dubbio la decisione più difficile che io abbia mai preso come artista, e che mi fa male quasi quanto mi fa sentire di fare la cosa giusta.

Il motivo della mia decisione è la situazione in Israele e le aree da esso controllate. Anche se la musica può essere un'arena singolare per un dibattito pubblico, il dibattito su questi territori è stato abusato da tanto tempo. La discussione e il dialogo creano un'impressione di un progresso costante. La realtà della politica è molto diversa. Un esempio: mentre scrivo, John Kerry sta portando avanti i colloqui di pace tra Israele e Palestina, e allo stesso tempo Israele annuncia la costruzione di 1400 case negli insediamenti nei territori occupati. Mentre tutti parlano di una soluzione a due stati, la costante divisione della Cisgiordania attraverso la costruzione di nuovi posti di blocco, recinzioni e muri di sicurezza sta rendendo tale soluzione praticamente impossibile.

Il discorso di pace crea un fitto velo, nascondendo l’assedio sempre più stretto di Gaza, la frammentazione in corso della Cisgiordania e la continua discriminazione dei cittadini arabi-israeliani. Nell’incoraggiare il 'dialogo' e la 'tolleranza' come ideali, temo che la mia voce non farebbe nulla, se non aumentare il divario già disfunzionale tra parole e azione in un conflitto in cui nessuno sembra fidarsi delle intenzioni dell’altro.

Leggi tutto: "Ho annullato il mio concerto a Tel Aviv". Moddi decide di non andare in Israele

Il comitato NoMuos di Catania esprime la propria disapprovazione dinanzi al gesto della cantante Achinoam Nini – meglio nota come Noa –, ritratta in una fotografia mentre sventola orgogliosa la bandiera simbolo della nostra lotta. Non abbiamo bisogno di questi sponsor che da un lato predicano la pace, mentre dall’altro, nei fatti, spingono verso soluzioni militariste dei conflitti geopolitici.

Il No MUOS è un simbolo di lotta concreta per la solidarietà tra i popoli, intrinsecamente antimilitarista, che non fa sconti a nessuno e non accetta compromessi di alcun genere quando si parla di guerra. Noi siamo contro l’uso delle armi in qualsiasi contesto e in qualsiasi situazione.

Come attivisti No MUOS ci sentiamo profondamente offesi e indignati da questo gesto, non accettiamo assolutamente di essere associati ad una figura la cui biografia ha delle notevoli zone d’ombra.

Per prima cosa, la nostra “messaggera di pace” ha prestato servizio obbligatorio nell’esercito israeliano. Avrebbe potuto benissimo schierarsi con quei giovani israeliani (Refusenik) che rifiutano di svolgere interventi nei Territori Occupati, condannandosi al carcere e allo stigma sociale, ma evidentemente all’epoca non aveva ancora maturato la sua scelta pacifista.

Leggi tutto: Noa con i No Muos? No, grazie! Gli attivisti No MUOS ribadiscono la solidarietà internazionalista...

La musica, il ruolo politico degli artisti ed il suo attivismo per la giustizia nel mondo, compresa la Palestina. 

Frank Barat*: Quando hai preso la decisione di rendere così politico il tour di The Wall (che si è concluso a Parigi a settembre 2013)? E perché hai dedicato a Jean-Charles De Menezes il concerto finale? 

Roger Waters: il primo spettacolo é stato il 14 Ottobre 2010. Insieme a Sean Evans, avevamo cominciato a lavorare sui contenuti dello show nel 2009. Avevo già deciso di renderlo più ampiamente politico di quanto fosse stato nel 1979/80. Non si poteva trattare solo di questo piccolo ragazzo lamentoso che non amava i suoi insegnanti. Doveva essere più universale. 

Ecco perché ho introdotto al suo interno l'opera ‘fallen loved ones’ (cari caduti, ndt) (le scene mostrano immagini di persone che morirono durante le guerre), cercando di universalizzare il senso di dolore e di perdita che tutti noi sentiamo verso i familiari uccisi nel conflitto. Qualunque siano le guerre o le circostanze, essi (nel mondo non occidentale), sentono tanto la morte dei loro cari come noi. Le guerre diventano un simbolo importante a causa di quella separazione tra 'noi e loro', che è fondamentale per tutti i conflitti. 

Per quanto riguarda Jean - Charles, eravamo soliti fare Brick II con tre assoli finali e ho deciso che tre assoli erano troppo, era noioso per me. Quindi, seduto in una stanza d'albergo, una sera, pensavo a cosa avrei potuto fare invece di quello. Qualcuno mi aveva recentemente inviato una fotografia di Jean -Charles De Menezes da mettere sulla parete. Ciò era nella mia testa e ho pensato che avrei dovuto cantare la sua storia. Ho scritto quella canzone, l'ho insegnata alla band, e questo è ciò che abbiamo fatto. 

Leggi tutto: Roger Waters sulla musica, il ruolo politico degli artisti ed il suo impegno per la Palestina

ERRI DE LUCA, durante un'iniziativa pubblica a Frascati rifiuta di rispondere a domande sulla Palestina. In una situazione di ingiustizia non prendere posizione equivale a prendere posizione per l'oppressore. Il silenzio di Erri pesa come un macigno.

Leggi tutto: VIDEO: Sulla Palestina Erri De Luca sceglie il silenzio


L'acclamato regista parla con Frank Barat di Palestina, politica e di perchè vuole continuare a causare un po' di problemi.

Potresti dirci come sei venuto a conoscenza e poi coinvolto nella lotta dei palestinesi per i loro diritti?

E’ iniziato qualche anno fa, quando ero impegnato nel mettere in scena uno spettacolo chiamato “Perdizione”. Era un’opera che parlava del sionismo durante la Seconda Guerra Mondiale e sull’accordo che era stato stretto tra certi sionisti e i nazisti. Poneva sotto una luce del tutto nuova la storia della creazione dello Stato di Israele e le politiche del sionismo. In quel momento, e gradualmente poi negli anni successive, ho capito che la fondazione di Israele fu basata su un crimine nei confronti dei palestinesi. E altri crimini sono seguiti da allora. L’oppressione dei palestinesi, che hanno perso la loro terra, le cui vite quotidiane sono interrotte dall’occupazione, che vivono in uno stato di continua depressione anche al giorno d’oggi, è qualcosa di cui dobbiamo occuparci.

Leggi tutto: Intervista a Ken Loach: ecco perchè supporto il boicottaggio culturale di Israele

L’invito ad Israele a presenziare come “ospite d’onore” alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara a fine Novembre ha suscitato qualche controversia in Messico.

Un gruppo di scrittori e di intellettuali non ha gradito la sola inclusione di Israele alla Fiera, e hanno preteso il riconoscimento della Palestina.

Definendo Israele “uno stato ebraico fondamentalista in abiti da democrazia occidentale”, hanno invitato gli organizzatori del festival e creare un programma più eterogeneo.

Qadita, sito web sulla cultura e la letteratura araba, fa notare che, arrivata alla sua 27esima edizione, l’annuale Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara è tra i più importanti eventi culturali dell’America Latina.

Gli intellettuali affermano che: “C’è un aspetto fondamentale che non può essere ignorato: lo Stato di Israele è una realtà etnica e settaria. Non è stato per tutti i suoi cittadini, ma uno stato esclusivamente per una parte dei suoi cittadini, gli ebrei.”

Leggi tutto: Scrittori latino americani affermano che Israele deve abbandonare la sua ideologia sionista...

Le politiche d’Israele per i palestinesi ammontano ad apartheid e rendono il boicottaggio appropriato al pari di quello di Sun City durante l'apartheid in Sud Africa.

In seguito a mesi di polemiche e molte chiamate per annullare l’evento, la musicista Alicia Keys si è esibita in un concerto in Israele lo scorso mese di luglio. In risposta alle polemiche, il dirigente dell’industria dell’intrattenimento, Ben Silverman, ha denigrato le chiamate rivolte ad artisti come la Keys per boicottare Israele. Egli ha anche contestato i paragoni tra Israele e l'apartheid in Sud Africa descrivendo in modo inesatto Israele come un garante di pari diritti per le minoranze.

Lo scopo di mascherare la realtà dell'apartheid è quello di scoraggiare elettorati importanti come quello afro-americano dal concludere che il boicottaggio – una tranquilla, tradizionale misura utilizzata per combattere per la parità di diritti - sia necessario per fare pressione su Israele affinchè cambi.

Leggi tutto: Bill Fletcher Jr: Il Boicottaggio Nonviolento di Israele è giusto

in occasione del concerto di Noa (avvenuto il 31 ottobre al teatro Verdi) il Comitato Salernitano per la Pace e il Disarmo ha distribuito un volantino per sensibilizzare gli spettatori sulla grave crisi e situazione che vive ogni giorno il popolo palestinese. Come potete leggere NON è un volantino contro la persona o contro l'artista ma solo il nostro dissenso verso un pensiero, amplificato ad arte da esponenti di rilievo e pubblici del pensiero sionista, che cerca in ogni momento di mistificare la realtà: la "democratica" Israele, iper finanziata e appoggiata dai vari governi occidentali a partire dal nostro, sistematicamente violando ANCHE le risoluzioni dell'ONU e calpestando i diritti umani continua la sua opera di aggressione del territorio palestinese e continua a "distruggere scientificamente" giorno dopo giorno un popolo che da poco è ufficialmente anche un membro dell'assemblea generale dell'ONU.

Leggi tutto: Azione BDS contro Noa, ambasciatrice dell'occupazione e delle politiche israeliane


di Randa Abdel-Fattah

Gli australiani interessati alla libertà accademica e alla libertà di parola dovrebbero essere molto preoccupati dagli sforzi israeliani di danneggiare i valori fondamentali della nostra democrazia, e di demonizzare i sostenitori dei diritti umani dei palestinesi.

Sono uno di quei 2.000 sostenitori dei diritti umani australiani e internazionali da 60 diversi paesi che hanno sottoscritto una petizione [1] di sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), e che si sono offerti come co-imputati per qualsiasi azione legale portata avanti contro il Professore Jake Lynch, del Centro per la Pace e per gli Studi dei Conflitti dell’ Università di Sidney. Martedì, Shurat HaDin, uno studio legale israeliano, ha presentato una causa contro il Professore Lynch alla Corte Federale dell’Australia, dicendo che il professore avrebbe perseguito politiche razziste e discriminanti con il suo specifico sostegno al boicottaggio accademico delle istituzioni israeliane e degli individui che le rappresentano. Jake Lynch ha rifiutato di collaborare con la Hebrew University a causa del suo supporto all’illegale occupazione della Palestina e dei suoi collegamenti con l’industria bellica israeliana.

Leggi tutto: Chi ha paura del BDS? L'assalto di Israele alla libertà accademica

I soci dell'Associazione per la Sociologia Umanista, un'organizzazione dedicata allo studio e all'azione a servizio della giustizia e della pace, hanno votato a favore del sostegno al boicottaggio accademico e culturale di Israele. L’appello nasce dalla società civile palestinese e noi rispondiamo a questa chiamata. Fa parte del movimento globale e ampiamente sostenuto per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) volto a porre fine alla violazione dei diritti dei palestinesi in Palestina/Israele.

Israele prosegue e, infatti, sta intensificando la sua colonizzazione della terra palestinese in violazione del diritto internazionale. La sofferenza umana nei territori occupati è enorme e diventa sempre più grave manifestandosi in vari modi. Tutti gli sforzi per far sì che Israele inverta la sua rotta hanno fallito. Ciò che rimane alla comunità internazionale per i diritti umani per dissuadere Israele da questa tragica linea di condotta che ha scelto di seguire sono le iniziative BDS, compreso il boicottaggio accademico e culturale.

È la nostra speranza più sincera che lo Stato di Israele ascolti queste grida per la giustizia, che provengono da tutto il mondo, compreso dall'interno stesso di Israele. Israele deve fermare la repressione ed avviare negoziati come un partner alla pari con i rappresentanti del popolo palestinese che porteranno ad un accordo reciproco per una soluzione pacifica nel rispetto dei diritti umani e le aspirazioni nazionali di entrambi i popoli.

L'adesione dell'Associazione per la Sociologia Umanista esorta il governo degli Stati Uniti, che continua a fornire sostegno economico e militare ad Israele, di interrompere immediatamente tale sostegno e di sostenere invece:

  1. il diritto al ritorno dei profughi palestinesi;
  2. la piena uguaglianza dei cittadini palestinesi di Israele, e
  3. la fine dell'occupazione e il dominio coloniale. 

Stephen Adair, Presidente dell'Associazione per Sociologia Umanista, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Johnny E. Williams , Vicepresidente dell'Associazione per Sociologia Umanista, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Fonte: Counterpunch

Traduzione di BDS Italia

Leggi tutto: L’Associazione per la Sociologia Umanista vota per sostenere il boicottaggio accademico e...

Cara Sabahat Akkiraz e membri della band Tayyar Erdem, Savaş Gövtepe, Mustafa Dogan, Mehmet Sarialtun, e Alsan Ozan Aslan,

Noi di DPAI (Don’t Play Apartheid Israel) sosteniamo l’appello palestinese per il boicottaggio culturale di Israele, e vi invitiamo a rivalutare la vostra intenzione di esibirvi per un pubblico che applica la segregazione razziale all’Oud Festival di Israele in Gerusalemme, Sabato 9 Novembre 2013 alle 21.00, alla Henry Crown Hall del Jerusalem Theater. La società civile palestinese ha invitato al boicottaggio, al disinvestimento e alle sanzioni (BDS) contro le politiche israeliane di colonialismo, occupazione e apartheid nei confronti del popolo palestinese. 

Leggi tutto: Lettera aperta a Sabahat Akkiraz e alla sua band: boicottate l'Israel Oud Festival

Caro Sig. Aznavour, 

A Gennaio 2011 Lei ha ricevuto il premio Scopus dall’Università Ebraica di Gerusalemme. 

A Febbraio 2011, Marie, una giovane studentessa palestinese, Le ha scritto una raffinata lettera in cui parlava della sofferenza della popolazione palestinese, del futuro senza speranza dei bambini, delle vite dimenticate, della terra rubata, dell’esilio di così tanti uomini, donne, e bambini della Palestina. Le ha chiesto di restituire il premio. La sua lettera era così bella che eravamo convinti che Lei non sarebbe potuto rimanere impassibile, e ancora adesso è difficile per noi trovare ulteriori parole per chiederLe di non esibirsi in Israele a Novembre. Perché quella lettera diceva già tutto. Perchè l’appello di Marie mostrava tutto il rispetto che aveva per la Sua vita e la Sua lotta per il riconoscimento del popolo armeno. Perché, proprio come noi, Marie aveva letto le parole della Sua canzone per l’Armenia e visto in loro l’immagine dei martiri come quelli palestinesi.

Leggi tutto: Lettera aperta del BDS Francia a Charles Aznavour: non suonare in Israele

Cara Katerina Papadopoulou e band,

noi di Don’t Play Apartheid Israel (DPAI) sosteniamo l’appello palestinese al boicottaggio culturale di Israele, e vi chiediamo di non esibirvi all’ Oud Festival in calendario questo mese. La società civile palestinese ha chiesto il boicottaggio dell’apartheid israeliana, e così come avvenuto con l’apartheid sudafricana, molti artisti hanno deciso di stare dalla parte della solidarietà, rifiutandosi di attraversare la linea di picchetto posta in essere. E noi speriamo sinceramente che voi facciate lo stesso. Perchè non unirsi alla crescente lista di artisti che hanno deciso di non prestare il loro nome ai tentativi di ritocco dell’immagine di un brutale regime di occupazione? Artisti di coscienza come Faithless, Leftfield, Gorillaz, Klaxons, Roger Waters, Massive Attack, Gil Scott Heron, Santana, Pete Seeger, Pixies, Tindersticks, Elvis Costello, Ken Loach, Cat Power, Cassandra Wilson e molti altri che hanno rifiutato di legittimare occupazione, apartheid e crimini di guerra. Nel 2012, Ross Daly, Giorgos Xylouris, Giorgos Manolakis, e Kelly Thoma cancellarono la loro esibizione all’Oud Festival, evento sponsorizzato dalle autorità governative israeliane, dichiarando: “Dopotutto, noi siamo musicisti con dei sentimenti e una certa sensibilità, non macchine musicali disposte a suonare in ogni circostanza” [1]

Leggi tutto: Lettera aperta a Katerina Papadoupulos e alla sua band: non suonate in Israele

La band avrebbe dovuto suonare al locale Cementen, nella città norvegese di Stavanger, ma ha cancellato la sua esibizione quando è venuta a sapere della presenza dell'ambasciatore israeliano Naim Aradi durante il festival Chapter 13.

Leggi tutto: La band scozzese Oi Polloi boicotta il festival Chapter 13 a causa della partecipazione...

L'Istituto per la Conoscenza del Medio Oriente ha pubblicato la traduzione di un'intervista in ebraico fatta a Roger Waters apparsa il 18 Settembre 2013 sul giornale israeliano Yedioth Ahronoth. Roger Waters è diventato una figura molto controversa in Israele per il suo solido sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Nell'intervista che segue difende le sue posizioni sull'uso del termine apartheid per descrivere l'occupazione israeliana, afferma che incolpare i palestinesi per questo conflitto è come dare la colpo di uno stupro a chi l'ha subito e che il muro di separazione israeliano è cento volte più raccapricciante del muro di Berlino.

Leggi tutto: Intervista a Roger Waters: il muro dell'apartheid israeliano è 100 volte più raccapricciante di...

Cara Amanda Palmer,

apprezziamo la tua apertura al boicottaggio culturale nella tua dichiarazione sul tuo blog [1], e vorremmo chiarire a te che, mentre la festa privata Kickstarter non rientra nell'ambito della campagna di boicottaggio guidato dai palestinesi, data la sua natura privata e l'assenza di sostegno istituzionale, il concerto in programma al locale Barby invece violerebbe il boicottaggio.

Usare la scusa di un tour di conoscenza insieme all'organizzazione israeliana Breaking the Silence "per vedere le aree di cui si parla", per giustificare una violazione del boicottaggio è inaccettabile.

Leggi tutto: Amanda Palmer, per favore non normalizzare l’Apartheid israeliana

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