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Di Ben White

Veolia, la più grande compagnia di privatizzazione di servizi idrici in Europa, sta svendendo i suoi business riguardanti la gestione dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia in Israele, ed intende fare un passo indietro dal paese come “mercato d’affari.”

La notizia è un grande incoraggiamento per gli attivisti del movimento globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), che hanno preso di mira la multinazionale francese per i suoi legami con gli insediamenti illegali israeliani e le loro relative infrastrutture nella Cisgiordania occupata.

Secondo alcuni report di metà Luglio, Veolia ha deciso di vendere le sue attività in Israele a “fondi gestiti dalla Oaktree Capital Management LP,” abbassando così il debito della compagnia a 341 milioni di $. La vendita include il 50% della partecipazione della compagnia francese nell’impianto di desalinizzazione di Ashkelon.

Leggi tutto: Dopo anni di pressione da parte degli attivisti BDS, Veolia se ne sta andando da Israele?

Successo BDS! A seguito della protesta della maggioranza degli artisti alla 31esima Biennale di San Paolo, scontenti che il loro lavoro fosse associato con il finanziamento dello Stato israeliano, l’esibizione dissocerà il finanziamento israeliana dal budget generale di supporto all’esibizione. 

Durante gli ultimi di Agosto, 55 dei 68 artisti partecipanti alla mostra hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata all’amministrazione dell’esibizione, la Fundacão Bienal Sao Paulo, affermando: “Nel momento in cui la gente di Gaza ritorna alle rovine delle proprie abitazioni, distrutte dall’esercito israeliano, noi sentiamo sia inaccettabile ricevere una sponsorizzazione culturale israeliana. Accettando questi fondi, il nostro lavoro artistico esposto all’esibizione viene danneggiato, ed usato implicitamente per occultare le attuale aggressioni e la violazione del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele. Noi rifiutiamo il tentativo di normalizzazione di Israele all’interno del contesto di un evento culturale così importante in Brasile.”

Leggi tutto: Vittoria BDS: in una esibizione artistica in Brasile, i fondi israeliani saranno separati da...

Dopo più di un mese di bombardamenti da parte dello Stato israeliano, circa 2.000 palestinesi sono morti – la stragrande maggioranza dei quali civili. Questi includono 408 bambini, secondo gli ultimi calcoli delle Nazioni Unite, cifra che è quasi sicuramente destinata a salire mentre i sopravvissuti setacciano le macerie. 67 sono i morti da parte israeliana - tutti, soldati dell’IDF a parte 3. Ancora una volta, gli abitanti di Gaza hanno visto le loro case e le loro città ridotte in macerie. Intere famiglie sono state spazzate via. Si tratta del terzo attacco da parte di Israele su Gaza, dopo aver ritirato ufficialmente le sue forze dalla Striscia nel 2005 (pur mantenendo il controllo dei confini, dello spazio aereo e marittimo, tanto che l'ONU riconosce ancora Gaza come territorio occupato). Nel 2008-2009, l'Operazione Piombo Fuso uccise 1.400 palestinesi, ferendone 5.000. Nel 2012, l'Operazione Pilastro di Difesa uccise 103 civili palestinesi e ne ferì 1.399. Questi eventi si verificano sullo sfondo di decenni di illegale occupazione e colonizzazione israeliane. E’ a causa di questo contesto, crediamo, che rende così in malafede accusare i critici Israele di “prenderlo di mira in maniera esclusiva”. Come molti hanno persuasivamente sostenuto nel corso delle ultime settimane, è Israele che si mette su un piano di attenzione esclusiva [1]: attraverso le sue pretese di impeccabilità morale, attraverso il suo Stato celebrato come una democrazia, attraverso il suo sostegno massiccio ricevuto dagli Stati Uniti e da altre nazioni, e attraverso il suo continuo abuso del retaggio dell'Olocausto, al fine di sviare le critiche e di screditare la lotta palestinese.  

Leggi tutto: Oltre 250 filosofi e teorici politici chiedono il boicottaggio accademico di Israele

Il trequartista egiziano dice no all'invito di Javier Zanetti per il match 'ispirato' da Papa Francesco e in programma all'Olimpico di Roma del primo settembre. Il motivo? La presenza all'evento dei calciatori israeliani Yossi Benayoun, Dudu Auate e Tomer Hemed.

Leggi tutto: Partita per la pace, Mohamed Aboutreika rifiuta: “Con i sionisti in campo non gioco”

Oggi, attivisti del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni hanno manifestato presso gli uffici locali della G4S, compagnia private di sicurezza e servizi carcerari, in segno di protesta contro la sua attività nei carceri e presso i checkpoint dell’apartheid in Israele e contro il suo sostegno ai crimini israeliani contro il popolo palestinese. L’azione, nominata ‘Presidio contro chi trae profitto: fine dell’occupazione, rottura dell’assedio‘ ha visto dozzine di residenti di Portland alzare la voce contro G4S.

Dalla pagina dell'evento:

“Israele ha bisogno del sostegno delle corporazioni per mantenere l’Occupazione e il “tutto come prima”: il doloroso imprigionamento e gli abusi dei diritti umani dei palestinesi. La lotta per la giustizia in Palestina dipende da un movimento vasto e variegato. Togliendo il supporto e sfidando tutte le forme di oppressione, possiamo rendere le nostre azioni più efficaci e più accattivanti, e meno soggette alla manipolazione da parte dei media pro-Israele. BDS sta per Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS)  – un appello per una resistenza globale e pacifica contro il militarismo, il ladrocinio della terra ed altri abusi dei diritti umani palestinesi da parte di Israele. Questa chiamata, che arriva dalla società civile palestinese, emula l’efficace strategia usata per minare i benefici economici del governo dell’apartheid in Sud Africa.”

Leggi tutto: Foto: a Portland il movimento BDS prende di mira la G4S, che trae profitto dalle carceri israeliane

Ramallah, Cisgiordania —  In un conveniente negozio di Ramallah, Muhammad Ali, 9 anni, ha chiesto a sua madre di comprargli un succo di frutta, ma le ha detto “Non voglio quello israeliano.” Quando Al-Monitor gli ha chiesto il perchè, ha risposto “Perchè loro stanno uccidendo i bambini a Gaza.”

Questo bambino può non essere a conoscenza del fatto che ci sono migliaia di palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza che stanno attualmente boicottando i prodotti israeliani in risposta alle campagna pubbliche attuate dai giovani. Ci sono poster che invitano al boicottaggio per tutta la Cisgiordania. 

Non è ancora chiaro quale impatto tutto questo avrà sull’economia israeliana o palestinese, ma gli analisti e gli organizzatori della campagna affermano che non si tratta semplicemente dell’economia. Khaled Mansour, uno dei leader degli attivisti per il boicottaggio e membro del Partito Popolare Palestinese, crede che “questo dovrebbe essere uno stile di vita per la società palestinese.” Naser Abdul Kareem, accademico ed analista economica della Birzeit University, ha detto: “La campagne per boicottare i prodotti israeliani vanno al di là delle ripercussioni economiche, perché si tratta di dovere morale e patriottico che contribuisce, anche se solo parzialmente, all’eliminazione della dipendenza economica da Israele.”

Leggi tutto: A causa del boicottaggio, le vendite di prodotti israeliani in Cisgiordania sono diminuite del 50%

Gli attivisti della San Francisco Bay Area non hanno permesso ad una imbarcazione della più grande compagnia israeliana di spedizione marittima di attraccare e scaricare al porto di Oakland per Quattro giorni consecutivi.

Martedì 19 Agosto alle 6:45 del mattino, gli attivisti hanno dichiarato un’ulteriore vittoria contro la Zim Line, che sta tentando di attraccare al porto di Oakland da Sabato 16 Agosto.

Lara Kiswani, direttrice esecutiva dell’Arab Resource and Organizing Center locale, ha riferito a The Electronic Intifada che aspetteranno di sentire se oggi la Zim Line abbandonerà l’area del Porto di Oakland con il carico che trasporta. “Altrimenti,” scrive Kiswani in una mail, “continueremo la nostra mobilitazione finchè non lo fa.”

Leggi tutto: Impedito ad Imbarcazione israeliana di attraccare e scaricare ad Oakland per quattro giorni...

I maggiori esportatori di generi alimentari israeliani stanno affrontando un’ondata senza precedenti di cancellazione degli ordini dall’Europa come risultato del più recente massacro dei palestinesi a Gaza ad opera di Israele.

SuperValu, la più grande catena di distribuzione alimentare in Irlanda, ha riferito la scorsa settimana ai media irlandesi che ha ritirato i prodotti israeliani dai suoi negozi.

E i media israeliani suggeriscono che altri grandi rivenditori europei hanno preso decisioni simili senza annunciarle pubblicamente.

Le compagnie israeliane d’esportazione frutta e verdura hanno affrontato cancellazioni degli ordini dalla Scandinavia, Regno Unito, Francia, Belgio e Irlanda.

Leggi tutto: Con il boicottaggio europeo che aumenta, la più grande catena di distribuzione alimentare in...

Questa lettera aperta, sottoscritta da 147 figure alla data indicata, è stata scritta dai membri del Middle East Caucus (MEC) della Società per gli Studi sul Cinema e sui Media (SCMS), ed è stata approvata dall’Asian/Pacific American Caucus dello SCMS, dal Center for Constitutional Rights, dal U.S. Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel, dall’Indian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel, dall’Association des Universitaires pour le Respect du Droit International en Palestine, e dal Palestine Solidarity Committee in India.  La lettera sarà infine inviata al Consiglio Esecutivo dell’SCMS insieme alla richiesta che faciliti, a livello di organizzazione, la considerazione di un appoggio ufficiale al BDS. La lista completa delle sottoscrizioni più essere consultata a questo link. Firme aggiuntive da parte di studiosi e comunità cinematografiche e dei media possono essere inviate a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Leggi tutto: Registi e studiosi di film e media condannano l'assalto a Gaza ed appoggiano la chiamata al BDS

Come ebrei sopravvissuti al genocidio nazista e i nostri discendenti condanniamo inequivocalbilmente il massacro di Palestinesi a Gaza e l'occupazione e colonizzazione della Palestina storica. Condanniamo anche gli Stati Uniti perchè provvede a Israele i fondi per portare avanti l'attacco, e gli Stati occidentali in modo generale per usare le sue strutture diplomatiche per proteggere Israele dall'essere condannato. Il genocidio inizia con il silenzio del mondo.

Siamo allarmati per la estrema e razzista disumanizzazione dei palestinesi nella società israeliana, che ha raggiunto l'apice. In Israele i politici e gli opinionisti del 'Times of Israel' e del 'Jerusalem Post' chiamano apertamente al genocidio del palestinesi e gli israeliani di destra adottano gli emblemi neo-nazisti.

Inoltre, siamo disgustati ed indignati per gli abusi della nostra storia a mano di Elie Wiesel nelle pagine che promuovono palesemente delle falsità per giustificare l'ingiustificabile: lo sforzo totale d'Israele per distruggere Gaza e l'assassinio di circa 2000 palestinesi, tra cui centinaia di bambini. Niente può giustificare il bombardamento dei rifugi ONU, di case private, di ospedali ed università. Niente può giustificare il privare le persone di elettricità ed acqua.

Dobbiamo alzare la nostra voce collettivamente ed usare il nostro potere collettivo per finire ogni forma di razzismo, compreso l'attuale genocidio del popolo palestinese. Chiediamo la fine immediata dell'assedio e del blocco contro Gaza. Chiamiamo al totale boicottaggio economico, culturale ed accademico di Israele. 'Mai più' dev'essere MAI PIÙ PER TUTTI! 

Leggi tutto: Più di 225 ebrei sopravvissuti al genocidio nazista condannano massacro di Palestinesi a Gaza,...

La campagna “Long live Palestine boycott Israel” è cresciuta da poche centinaia di utenti ai primi di luglio a oltre duecentocinquantamila oggi.

Le ostilità a Gaza sembrano avere determinato una forte crescita della campagna di boicottaggio contro Israele – o almeno di quella parte che usa gli app per individuare i prodotti da colpire.

Buycott, un app che cataloga i marchi e i loro derivati e permette agli utenti di iniziare una campagna per sostenere o boicottare, riferisce che il numero delle persone che usa il suo gruppo “Long live Palestine boycott Israel” è improvvisamente salito nel mese scorso - da poche centinaia di utenti ai primi di luglio ad oltre duecentocinquantamila oggi.

Long live Palestine” è il gruppo più seguito sui siti del boicottaggio. Il secondo più seguito è "Avoid Israeli Settlement Products". Entrambi stanno rapidamente crescendo, secondo quanto riferisce l'International Business Times.

Attualmente vi è solamente una campagna pro Israele su Buycott. Nonostante sia stato creato più di un anno fa, ha solo 1380 sostenitori.

Leggi tutto: La guerra di Gaza produce un grande aumento degli App per il boicottaggio di Israele

Secondo una dichiarazione pubblicata dal sito web locale Sevenstreets.com Sabato, Pete Wylie, leggendario chitarrista e cantautore di Liverpool, si è ritirato dall’International Music Festival organizzato dalla città a causa dell’utilizzo da parte del consiglio comunale dei servizi di sicurezza della G4S.

L’annuncio di Wylie fa riferimento alle accuse di abusi dei diritti umani contro la G4S, la compagnia anglo-danese che fornisce servizi di sicurezza ai checkpoint, alle carceri e alle stazioni di interrogatorio in Israele - inclusi quelli dove i bambini palestinesi sono stati detenuti in isolamento.

Leggi tutto: Musicisti condannano i legami del Consiglio Comunale di Liverpool con G4S, citando gli abusi sui...

di Jimmy Johnson

Un gruppo di personaggi di alto profilo, in prevalenza politici dal Centro America, Sud America e Caraibi tra cui il presidente boliviano Evo Morales, l’autrice usa Alice Walker, il deposto presidente dell'Honduras Manuel Zelaya, l'ex presidente cubano Fidel Castro, il musicista cubano Silvio Rodrígiuez, l’autore ecuadoriano Eduardo Galeano e altri hanno firmato una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese sotto la bandiera della Rete per la Difesa dell'Umanità.

La dichiarazione dal titolo "In difesa della Palestina" condanna l'occupazione israeliana coloniale della Palestina, gli attacchi in corso sulla Striscia di Gaza, l'imperialismo Usa e la complicità europea nelle azioni di Israele, mentre chiedono il sostegno alla campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni globali.

Si prende come punto di partenza la dichiarazione del 30 luglio fatta dal presidente boliviano Evo Morales dove si condanna Israele come stato terrorista, una dichiarazione effettuata al momento di revocare un accordo del 1972 sul visto israeliano-boliviana in risposta agli attacchi continui di Israele ai palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Leggi tutto: Fidel Castro, Alice Walker, Evo Morales condannano Israele, unendosi all'appello latino americano...

Dopo intense proteste in rete, il noto fabbricante di cosmetici francese boccia l'iniziativa del distributore locale

L’Oréal ha sconfessato la distributrice israeliana dei suoi prodotti cosmetici per aver fatto una donazione all'esercito israeliano. Sulle reti sociali si era scatenato un tornado che metteva sotto accusa la distributrice Garnier Israele (saponi, deodoranti, creme, depilanti, pomate, shampoo) che -in piena aggressione e bombe lanciate sui civili di Gaza- si era soladirizzata con le donne soldato israeliane, capaci di curare la propria bellezza anche durante i massacri.

La reazione indignata di  migliaia di persone contro questa riprovevole iniziativa pubblicitaria, ha spinto la casa-madre de l'Oreal di Parigi a dissociarsi  e chiedere pubblicamente scusa. In un comunicato ha reso noto che "...siamo sorpresi, perchè è nostra regola non parecipare in un conflitto o in dispute politiche... condanniamo questa iniziativa di un distributore locale". La vicenda dimostra che i consumatori hanno un certo potere quando reagiscono simultaneamente.

Fonte: Selvas

Leggi tutto: L'Oreal condanna donazione dei prodotti Garnier alle soldatesse d'Israele

[La seguente lettera, che invita studiosi e bibliotecari di studi sul Medio Oriente a boicottare le istituzioni accademiche israeliane, è stata presentata a nome dei firmatari qui sotto a Jadaliyya il 6 agosto 2014

AGGIORNAMENTO
L'appello è ora stato sottoscritto da più di 400 studiosi e bibliotecari. L'elenco completo delle firme si trova sul sito Mondoweiss ]

Noi sottoscritti, studiosi e bibliotecari che lavorano sulla tematica del Medio Oriente, riteniamo che il silenzio sull’ultima catastrofe umanitaria causata dal nuovo attacco militare di Israele sulla Striscia di Gaza, il terza e più devastante negli ultimi sei anni, costituisca complicità. I governi mondiali e i media mainstream non ritengono Israele responsabile per le sue violazioni del diritto internazionale. Noi, tuttavia, come comunità di studiosi impegnati con il Medio Oriente, abbiamo la responsabilità morale di farlo.

Leggi tutto: Oltre 400 bibliotecari e studiosi del Medio Oriente chiedono il boicottaggio delle istituzioni...

Gli attivisti in solidarietà con la Palestina nel Regno Unito hanno gridato vittoria Lunedì, quando il Consiglio Esecutivo Nazionale (NEC) del Sindacato Nazionale Studentesco (NUS) ha votato l’approvazione di una mozione in solidarietà con la Palestine, e per un embargo delle armi contro Israele.

La mozione del NEC ha condannato il letale assalto di Israele in corso e il blocco della Striscia di Gaza.

Ha anche invitato i membri del NUS, che calcola sette milioni di student, a boicottare “le corporazioni complici del finanziamento e dell’aiuto all’apparato militare israeliano, G4S e Hewlett Packard incluse.”

Leggi tutto: Nel Regno Unito il Sindacato Nazionale degli Studenti condanna Israele e chiede il boicottaggio

Mentre viene annunciata una nuova tregua umanitaria, Emergency guarda con dolore e indignazione il bilancio degli attacchi contro i civili e le gravi violazioni del diritto umanitariocompiute a Gaza nell'ambito dell'operazione "Protective Edge". A oggi si contano almeno 1.800 morti palestinesi (per il 70% civili, secondo le Nazioni Unite) e 67 vittime in Israele (tra cui 3 civili).

A Gaza sono state colpite scuole, strutture sanitarie, infrastrutture. Un massacro di civili inaccettabile, portato avanti in nome del "diritto all'autodifesa", fingendo di ignorare che questa guerra, così come quelle che l'hanno preceduta, non porterà sicurezza o pace né ai cittadini israeliani né a quelli palestinesi. Porterà solo nuovi lutti, nuova distruzione, nuovo odio, nuova guerra.

L'Italia, all'interno dell'Unione Europea, è il principale fornitore di sistemi militari a Israele. Chiediamo che il nostro Stato, la nostra Repubblica che ripudia la guerra, non sia complice di questa delirante spirale di violenza. Chiediamo che il governo italiano sospenda immediatamente l'accordo di cooperazione militare con Israele, le prossime esercitazioni dei caccia israeliani nei cieli di Sardegna e la fornitura di sistemi militari, nel rispetto della legge italiana (la legge 185/90 vieta di vendere armi a Paesi in conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani) e dell'articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra. Ci uniamo a tante voci, italiane e internazionali, nel chiedere che l'Italia, nel semestre di presidenza dell'Unione Europea, si faccia promotrice di un vero percorso di pace, con gli strumenti della diplomazia e dei diritti.

Fonte: Emergency

Leggi tutto: Emergency: Gaza, massacro di civili. L'Italia interrompa la fornitura di armi a Israele

Una scelta più che altro simbolica: il commercio bellico di Madrid con Tel Aviv è dell’1 per mille sul totale dell'export militare

Il governo di Mariano Rajoy ha sor­pas­sato «a sini­stra» tutti gli altri governi euro­pei, Ita­lia com­presa. In una riu­nione del Comi­tato inter­mi­ni­ste­riale del com­mer­cio estero di gio­vedì scorso — anche se la noti­zia è stata resa nota solo lunedì sera da Cadena Ser — la Spa­gna ha deciso di con­ge­lare «cau­te­lar­mente» l’autorizzazione alla ven­dita di armi verso il governo di Israele. La deci­sione, che non ha carat­tere retroat­tivo, non ha data di sca­denza, ma potrebbe essere rivi­sta già a set­tem­bre, non appena il Comi­tato tor­nerà a riunirsi.

La noti­zia ha un impatto poli­tico note­vole e ha sor­preso tutti gli osser­va­tori del paese. Per­sino Izquierda Unida, per bocca di Alberto Gar­zòn — pro­ba­bile can­di­dato capo­li­sta per le pros­sime ele­zioni poli­ti­che — ha com­men­tato sul suo pro­filo di Face­book: «Incre­di­bile, qual­cosa di buono che fa il governo».

Ma a ben guar­dare stiamo par­lando di bri­ciole: meno dell’1 per mille dell’export totale di armi. Nel 2013 la Spa­gna ha ven­duto a Israele arma­menti per meno di 5 milioni di euro (soprat­tutto pistole, 4x4, spo­lette, mor­tai e gra­nate illu­mi­nanti) su un totale di circa 4 miliardi di euro di espor­ta­zioni bel­li­che. Per con­fronto, nello stesso anno, i paesi del Golfo hanno com­prato arma­menti dalla Spa­gna per un valore di circa 1,24 miliardi. La novità sta nel fatto che per la prima volta la Spa­gna, appli­cando il Trat­tato Inter­na­zio­nale sul Com­mer­cio di Armi, sospende la ven­dita a un paese che non rispetta i diritti umani in maniera uni­la­te­rale, senza aspet­tare il con­senso degli altri paesi dell’Unione Euro­pea. Lo aveva già fatto per esem­pio per la Libia, l’Egitto o il Vene­zuela, ma sem­pre sotto l’ombrello europeo.

Leggi tutto: Gaza: La Spagna di Rajoy sospende la vendita di armi a Israele

Il Film Festival Ebraico nel Regno Unito (JFFUK) ha perso la sua sede principale, dopo che il Teatro Tricycle a nord di Londra si è rifiutato di ospitarlo a causa dei finanziamenti che il JFFUK riceve dal governo israeliano.

I gestori del teatro, che si descrive come “una sede locale con una visione internazionale,” hanno affermato che poichè il festival è stato in parte finanziato dal governo israeliano attraverso la sua ambasciata, ricevere soldi da esso sarebbe “inopportuno, data l'attuale conflitto in Israele e Gaza.”

La decisione, tuttavia, è stata immediatamente condannata come "vergognosa" da parte del Consiglio dei Deputati e del Jewish Leadership Council, che ha sostenuto che ciò dimostra che "il boicottaggio di Israele porta inevitabilmente alla persecuzione della cultura e degli individui ebraici in tutto il mondo.”

Leggi tutto: Il Film Festival Ebraico perde la sua sede principale a causa dei finanziamenti del governo...

Dopo gli ennesimo bombardamenti sui civili nella Striscia, il governo britannico promette una revisione "caso per caso" di tutte le licenze per le forniture belliche operative a Gerusalemme "per confermare o meno quello che noi pensiamo, che siano appropriate": verranno rivisti gli invii di armamenti, materiale per software e comunicazioni militari. Stop alle vendite se "c’è un chiaro rischio che possano provocare o prolungare il conflitto"

Nessuno stop alla fornitura di armi dal Regno Unito verso Israele, ma il governo di David Cameron promette ora una revisione “caso per caso” di tutte le licenze per le forniture militari operative, per cercare di capire quali di questi accordi preveda l’invio di “tecnologie per la repressione interna”. Non un dietrofront, quindi, ma comunque una prima, importante presa di coscienza da parte della Gran Bretagna. Quanto succede in Medio Oriente preoccupa Downing Street e il parlamento britannico, nonostante lo stesso Cameron, anche recentemente, abbia più volte ripetuto che “Israele ha un legittimo diritto all’autodifesa”. Però, domenica 3 agosto, dal governo del Regno Unito è arrivato anche un sostegno all’Onu. “Hanno fatto bene a condannare il bombardamento delle scuole definendolo ‘un oltraggio morale’”, ha detto il primo ministro conservatore. Così, ora, Londra si trova davanti a un bivio, prendere parte e condannare Israele, come del resto sta facendo già da settimane il partito laburista all’opposizione, oppure continuare a fare come gran parte del mondo occidentale. E la strada intrapresa da Cameron nelle ultime ore sembra chiara: interrogarsi sulla natura del proprio rapporto con quel paese. Per confermare la propria posizione, quasi sicuramente, ma pur sempre con dei distinguo.

Leggi tutto: Gaza, Londra rivede forniture militari a Israele: “Basta, se usate per repressione”

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