LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Comunicato stampa di BDS Italia

In questi giorni sul sito web di Expo 2015 sono apparse nuove pagine per i paesi partecipanti con una scheda di presentazione.

Spicca tra queste la scheda di Israele, soprattutto per l'indicazione della capitale: non Tel Aviv ma Gerusalemme. Questo nonostante nel mondo ci sia un solo paese che riconosca Gerusalemme come capitale di Israele, ed è Israele stesso. Coerentemente a ciò, le ambasciate in Israele, tra cui quelle dell'Italia e dell'Unione Europea, si trovano a Tel Aviv e dintorni.

Nel 1967, a seguito dell'occupazione militare della Cisgiordania e di Gaza, Israele ha annesso unilateralmente Gerusalemme est, incorporandola nella parte ovest della città per creare la sua "capitale indivisa", in palese violazione del diritto internazionale. La comunità internazionale non riconosce nessuna parte di Gerusalemme come capitale di Israele, anche perché secondo la risoluzione ONU 181 del 1947, Gerusalemme è un corpus separatum governato da uno speciale regime internazionale. Attraverso la costruzione del muro e delle colonie, le demolizioni di case palestinesi, la sistematica espulsione di palestinesi e il trasferimento di coloni ebrei, le restrizioni sull'accesso e sulla residenza, Israele ha isolato Gerusalemme est dal resto dei Territori palestinesi occupati e ha deliberatamente reso impossibile la vita per i palestinesi che vi vivono.

Con l'attribuzione a Gerusalemme di "capitale di Israele", il Comitato Expo, e i suoi partner, il Ministero dell'Economia, la Regione Lombardia e il Comune e la Provincia di Milano, non solo sostengono l'illegale acquisizione di Israele di territori con la forza, ma contravvengono anche all'obbligo secondo il diritto internazionale di non riconoscere e agevolare il contesto di illegalità creato dalle violazioni di Israele.

I problemi non si esauriscono però con la questione della capitale indicata sul sito.

Expo 2015, che si è già contraddistinto in termini di speculazione e di corruzione, così come nell'appropriazione ipocrita di termini come "sviluppo sostenibile" e la pretesa di contribuire a "nutrire il pianeta", ora crea anche l'occasione per Israele di auto-propagandarsi come paese all'avanguardia nell'agricoltura e nella gestione delle risorse idriche. I fatti, invece, raccontano una storia di furto di terra e d'acqua.

Uno studio dell'organizzazione israeliana Kerem Navot documenta che dal 1997 l'area riservata all'agricoltura delle colonie israeliane in Cisgiordania è aumentata del 35 per cento, un'area che supera del 50 per cento quella edificata nelle colonie e rappresenta una nuova forma di confisca di terra e d'occupazione che richiede molto meno risorse rispetto alla costruzione di unità abitative. Le terre agricole palestinesi, invece, sono diminuite di un terzo. Nel 2012, l'ONU ha rivelato che solo una famiglia palestinese su quattro gode della sicurezza alimentare a causa dell'occupazione e delle restrizioni alla circolazione di persone e delle merci imposte da Israele.

Per quanto alla "gestione" delle risorse idriche, nei Territori palestinesi occupati Israele sottrae acqua illegalmente, distrugge le infrastrutture idriche palestinesi e nega l'accesso alle fonti, creando in complesso un regime di apartheid dell'acqua con politiche che Amnesty International ha definito un mezzo per costringere i palestinesi a lasciare la propria terra.

BDS Italia denuncia il fatto che Expo 2015 non solo si presti alla normalizzazione dell'occupazione israeliana con il "conferimento" a Gerusalemme dello status di capitale ma avalli anche Israele quale paese innovativo quando invece opera con i mezzi brutali e arretrati del colonialismo per appropriarsi della terra e delle risorse di altri popoli.

BDS Italia
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