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Pescatori e contadini lanciano il boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani. Attraverso il blocco della Striscia, Israele rende l'economia gazawi dipendente dalla propria.

di Joe Catron* per The Electronic Intifada

Gaza City, 11 febbraio 2013, Nena News - Decine di contadini e pescatori palestinesi hanno protestato questa settimana nel porto di Gaza, lanciando numerose azioni in tutta la Striscia in sostegno al boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani.

Tra gli eventi organizzati una marcia dei contadini, conclusa piantando alberi di ulivo vicino alla zona cuscinetto lungo il confine tra Israele e Gaza. La protesta, organizzata dall'Union of Agricultural Work Committee (UAWC) è parte della campagna globale dell'associazione, a cui partecipano altre organizzazioni agricole palestinesi e il Comitato palestinese del BDS (Boycott, Divestment and Sanctions). L'idea segue all'annuncio dello scorso 28 gennaio: la compagnia di importazione di frutta sudafricana, Karsten Farms, ha interrotto le relazioni commerciali con l'esportati e produttore israeliano Hadiklaim, compagnia che lavora con i prodotti delle colonie. Una vittoria che arriva un anno dopo la campagna del South Africa's Palestine Solidarity Alliance e del BDS South Africa.

Leggi tutto: I contadini di Gaza e il boicottaggio di Israele

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Gennaio 2013

Agrexco è tornata in attività nell'ottobre 2011 con il nome di Agrexco Carmel Agricultural Export Company. L’azienda, di cui è proprietario il gruppo Bickel, esporta prodotti agricoli in Europa, America del Nord e Sud-est asiatico dal gennaio 2012.

Agrexco era la principale azienda di esportazione di prodotti agricoli israeliana fino alla cessazione di attività formale avvenuta nel settembre 2011. L'azienda ha quindi interrotto tutte le attività e molti dei coltivatori e delle ditte di confezionamento che esportavano i loro prodotti con Agrexco si sono rivolti ad altre aziende di esportazione, come Mehadrin.

Tuttavia, nell'ottobre 2011, Agrexco è tornata in attività, dopo essere stata acquistata dal business man israeliano Gideon Bickel, proprietario dell’azienda Bickel Flowers e di Bickel Group Export and Trade, un'azienda agricola di esportazione. Formalmente, c’è stata una fusione di Agrexco con il gruppo Bickel, con conservazione del marchio da parte di Agrexco che opera ora come "Agrexco Carmel Agricultural Export Company". La nuova Agrexco, che è ora una compagnia privata con ufficio principale nella città israeliana di Rishon Letzion, impiega 125 operai, di cui 80 provengono dalla vecchia compagnia Agrexco.

Leggi tutto: Agrexco torna in attività: Un aggiornamento a cura di Who Profits

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La nuova Carmel-Agrexco, che raccoglie l'esperienza della storica azienda di esportazione da Israele (vedi precedente notizia), ha siglato un accordo di distribuzione in esclusiva per il mercato italiano con la Spreafico Spa.

Le competenze sulla filiera ortofrutticola israeliana presenti nella Carmel-Agrexco, insieme alle capacità distributive della Spreafico, consentiranno una relazione diretta ed efficiente tra la ampia produzione israeliana ed il mercato italiano.

Spreafico, realtà leader nella filiera ortofrutticola nazionale, nel percorso di sviluppo delle proprie attività di distribuzione della migliore produzione italiana ed internazionale, si occuperà di proporre, all'interno della propria rete commerciale, la gamma di prodotti israeliani a marchio Carmel-Agrexco.

Contatti:

Spreafico S.p.A.
Via C. Lombroso, 54
20137 Milano
Tel.: +39 0341 453650
Email:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Web: www.spreafico.net

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Comunicato dell'azienda

Con il costante aumento nel corso degli ultimi anni della popolarità dei datteri, i coltivatori in Israele hanno sfruttato la crescita della domanda. Avvalendosi dell'ondata di popolarità, Mehadrin, uno dei più grandi produttori ed esportatori israeliani di prodotti agricoli, sta cercando di diventare il primo esportatore israeliano di datteri Medjoul.

"Questo è il primo anno che Mehadrin sarà il più grande esportatore di datteri Medjoul da Israele", ha detto Ofri Dimentman, manager del settore datteri per Mehadrin. Con l’esportazione stimata di oltre 3.000 tonnellate di datteri Medjoul in questa stagione, Dimentman ha attribuito all’aumento della domanda in tutto il mondo il fattore che ha contribuito al raggiungimento di questo traguardo.

"Negli ultimi due anni, la domanda di datteri Medjoul è cresciuta dal 10 al 15 per cento", ha detto. "Quindi non abbiamo avvertito nessun impatto dalla concorrenza da parte di altri produttori, come quelli californiani, perché la domanda in tutto il mondo è stata piuttosto buona." La robusta domanda ha consentito alla Mehadrin di ampliare il loro mercato a un livello veramente globale, ha osservato Dimentman, tanto che ora esportano in Francia, Regno Unito, Germania, Olanda, Svezia, Italia, Spagna, Australia, Cina, Stati Uniti, Brasile e Canada.

Leggi tutto: Mehadrin diventerà il principale esportatore israeliano di datteri Medjoul

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L'anno scorso è stato un anno turbolento per le esportazioni agricole israeliane. La società di esportazione agricola Agrexco è andata in bancarotta e i suoi diritti sono stati acquistati da Gideon Bickel (vedi precedente notizia) che ha poi costituito una nuova società sotto il nome di Agrexco Carmel, Società di Esportazione Agricola. "Il commercio è iniziato subito, fin dalla prima settimana del dicembre 2011", ha riferito Eli Nachmana, il nuovo direttore di gestione della società nordeuropea.

"Abbiamo rinnovato i contatti con i coltivatori che avevano già stipulato accordi con altre società di esportazione, così come abbiamo rinnovato i contatti commerciali con tutti i nostri clienti in Europa. Entro un brevissimo periodo di tempo, la Agrexco Carmel è stata in grado di offrire una vasta gamma di prodotti. Abbiamo, inoltre, avuto modo di constatare che molti produttori e clienti hanno sentito la nostra mancanza".

Leggi tutto: Israele: la compagnia di esportazione Agrexco e' nuovamente in affari

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Avviata la procedura di liquidazione dell'esportatore di prodotti agricoli con l'obiettivo di essere gestita come un'"impresa in attività"

18 settembre 2011

Continuano i tentativi di vendere l'Agrexco, che è stata posta in liquidazione con l'obiettivo di essere gestita come un'"impresa in attività". Al momento circola la notizia che tre aziende sono interessate all'acquisto dell'esportatore di prodotti agricoli: C.A.L. Cargo Airlines di proprietà di Ofer Gilboa; l'imprenditore statunitense Aaron Frum, titolare di un'azienda americana di trasporti agricoli; e la società Bickel Flowers di Gideon Bickel.

Questa settimana, l'offerta migliore verrà presentata all Tribunale Distrettuale di Tel Aviv. Si crede che sarà un'offerta relativamente bassa dell'ordine appena di svariate decine di migliaia di shekel (NIS). L'anno scorso, Agrexco era stata valutata 600 milioni di NIS, nelle proposte di privatizzazione del governo . Le imprese che hanno proposto le offerte si sono incontrate nei giorni passati con i lavoratori, le banche e il curatore della liquidazione, avv.. Shlomo Nass, che sta esaminando le offerte.

Agrexco è controllata dal governo d'Israele (30.3%), mentre la Plants Production e Marketing Board (55.3%) e la Tnuva Food Industries Ltd. (11%) possiedono il resto delle azioni.

Fonte: Globes

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01 settembre 2011, Nena News

agrexco-forumLa sentenza di liquidazione della cooperativa Agrexco-Carmel sarà pronunciata l'11 settembre da un tribunale civile israeliano. Quel giorno, che in tutto il mondo coinciderà con il decimo anniversario degli attacchi alle Torri Gemelle, sarà formalizzata la bancarotta della principale holding israeliana di esportazione di frutta e verdura, bersaglio di intense campagne di boicottaggio all'estero. La Agrexco-Carmel per anni ha venduto all'estero illegamente con il marchio "Made in Israele", prodotti agricoli in realtà provenienti dalle colonie israeliane costruite nei Territori occupati palestinesi in violazione delle leggi internazionali. Nel 2010 una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei Territori occupati non possano beneficiare delle tariffe commerciali preferenziali nell'ambito dell'accordo Ue- Israele.

Leggi tutto: Agrexco: 11 settembre sentenza di liquidazione

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Si è tenuto in Francia il primo Forum europeo contro Agrexco, il più grande esportatore di prodotti agricoli freschi di Israele, che commercializza frutta e verdura prodotte nelle colonie in Cisgiordania. Cruciale il ruolo deii sindacati degli agricoltori palestinesi.

di Stephanie Westbrook

agrexco-forumRoma, 22 Giugno 2011 – Nena News – Ai primi di giugno a Montpellier, in Francia, più di cento di attivisti provenienti da nove paesi si sono riuniti per il primo Forum europeo contro Agrexco. Dal 4-5 giugno, i delegati provenienti da Italia, Gran Bretagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Germania e Palestina insieme agli organizzatori francesi hanno partecipato a due giorni di workshop volti a rafforzare la campagna di boicottaggio contro il gigante israeliano delle esportazioni agricole.

Agrexco è in fatti il più grande esportatore di prodotti agricoli freschi di Israele e la maggior parte sono destinati ai mercati europei sotto il marchio Carmel. L'azienda è per il 50 per cento proprietà del governo israeliano e commercializza dal 60-70 per cento della frutta e verdura coltivate negli insediamenti (illegali secondo la comunità internazionale ndR) israeliani in Cisgiordania occupata facendo dell'Agrexco un obiettivo strategico primario per la campagna boicottaggio disinvestimento e sanzioni (BDS ).

Leggi tutto: Israele: Le pressioni europee contro il gigante dell'export

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Un declassamento di rating e perdite crescenti significa che l'azienda esportatrice di prodotti agricoli controllata dal governo non può pagare i suoi debiti.

20 giugno 2011 

packinghouseL'Agrexco, azienda di esportazione agricola controllata dal governo, è alla ricerca di una soluzione per ripagare i suoi debiti dopo aver perso € 33 milioni nel 2010, perdita che ha determinato un netto deficit patrimoniale di € 13 milioni. Gli obbligazionisti della società si incontreranno giovedi per prendere in considerazione la richiesta di restituzione immediata di € 32 milioni.

Il governo detiene il 30,3% di Agrexco e ne controlla il consiglio di amministrazione. Il Consiglio per la promozione agricola ne possiede il 55,3%, e Tnuva Food Industries Ltd. l'11%. La maggior parte delle esportazioni della società è destinata a Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi e paesi dell'Europa orientale. I suoi marchi principali sono Carmel e Alesia. Gestisce rapporti commerciali con 2.200 coltivatori in Israele e esporta 400.000 tonnellate di prodotti agricoli all'anno.

In vista alla situazione finanziaria dell'Agrexco, Midroog Ltd. ha declassato le obbligazioni dell'azienda da A3 allo stato di junk bond B1 (titoli spazzatura) con outlook "negativo". Il declassamento significa un elevata probabilità per la società di non riuscire a ripagare i suoi debiti.

Leggi tutto: Agrexco cerca una soluzione per i suoi debiti

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In attesa del corteo anti-Israele di oggi, l’area antagonista ha messo a segno un altro paio di colpi a effetto: l’altra sera alcune decine di giovani hanno occupato Cascina Merlata, un’area destinata all’Expo mentre ieri attivisti filo-palestinesi, hanno consegnato frutta marcia e acqua sporca a un’azienda israeliana che esporta prodotti agricoli e florovivaistici.

milanSi avvicina dunque il momento della grande manifestazione della sinistra radicale che oggi alle 15 partirà da Cairoli per protestare contro il governo di Tel Aviv e la grande kermesse in Duomo «Israele che non ti aspetti». Manifestazione subito osteggiata dall’area antagonista, tanto che si pensò al suo trasferimento all’interno di un più «difendibile» castello Sforzesco per timore di attentati e assalti. Alla fine ridotti a poche e sporadiche presenze, facilmente contenute dalle forze dell’ordine, che comunque fin dal 13 hanno mantenuto un forte presidio attorno allo stand espositivo. Questo pomeriggio dunque il corteo, a cui parteciperanno dalle 500 alle 1.000 persone, dagli esiti assolutamente imprevedibili: dipenderà dal numero dei partecipanti e dalla loro provenienza. In ogni caso, si temono momenti di tensione, tra imbrattamenti e bandiere bruciate.

E come «antipasto», ieri alle 14.30 una decina di attivisti dell’estrema sinistra è entrata negli uffici della Agrexco di via Camillo Hajech 10, travestiti da corrieri. Quindi hanno lasciato un cesto di frutta marcia con un biglietto «Il marcio dell’apartheid israeliano per la frutta marcia», e due bottiglie di acqua sporca con l’etichetta «Acqua della valle del Giordano». L’Agrexco, fondata nel 1956, è infatti il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, commercializza il 70 per cento di frutta, verdura, fiori e erbe aromatiche pari a oltre 400mila tonnellate di merce con un giro d’affari di circa 650 milioni di dollari. Prodotti che provengono da Israele ma anche dalle contestate colonie costruite in territorio Palestinese.

Leggi tutto: Consegnato frutta marcia e acqua sporca a un’azienda israeliana

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16 maggio 2011

Incontro con i professori di agronomia della facoltà di Al-Azhar

Nel pomeriggio una delegazione del convoglio ha incontrato alcuni professori di agronomia della facoltà di Al -Azhar per approfondire la tematica della coltivazione della terra nella striscia di Gaza e le sue evidenti problematiche.

Abbiamo incontrato il professor Ahmed Schaban, agronomo specializzato in economia e gestione delle risorse, il professor Khalil Tubai, scienziato del suolo e il professor Isalznad, specializzato in orticoltura.
Immediatamente gli agronomi hanno ringraziato per la presenza e l'interessamento il convoglio, sottolineando quanto sia importante per la Palestina. Hanno ovviamente parlato di Vik, con sentita commozione, ricordando come il suo lavoro a fianco dei contadini fosse fondamentale. "Era conosciuto da tutti i Gazawi come un fratello, il ragazzo italiano, una presenza non istituzionale, nelle strade, tra la gente".
Dimostrandosi molto disponibili ed entusiasti, ci hanno fatto una panoramica, in modo anche tecnico, delle problematiche che affliggono la coltivazione della terra nella Striscia e nel West Bank.

La terra in Palestina è fertile e feconda, il clima ottimo per numerose colture anche di eccellenza: peperoni, cetrioli, fragole, fiori, pomodori. Una volta anche il sesamo, ora non più. La Palestina continua a produrre "la migliore salsa di sesamo dell'intero medio oriente, ma deve comprare il sesamo dagli altri!" Una coltivazione di colture intensive, che non necessitano di ampi terreni, coprirebbe ampiamente il fabbisogno alimentare interno.

Leggi tutto: Convoglio Restiamo Umani incontra agronomi a Gaza

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Servizio di Press TV sull'azione legale contro l'Agrexco in Francia
9 gennaio 2011


(video in inglese)

Fonte: Press TV

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Estratti del rapporto di Human Rights Watch, Separate and Unequal, che riguardano le imprese che operano negli insediamenti, tra cui l'Agrexco

hrw-sep-unequalSezione II - Raccomandazioni

Alle aziende che traggono profitti dagli insediamenti

In conformità con i rispettivi codici di etica aziendale e con le linee guida internazionali, quali il Quadro Ruggie, che affermano che le imprese devono rispettare i diritti umani delle persone soggette all'impatto delle loro attività:

  • Rivedere il loro coinvolgimento negli insediamenti in modo da determinare quanto contribuiscono e/o traggono beneficio dalle violazioni dei diritti umani dei residenti palestinesi;
  • Identificare e implementare strategie per prevenire e mitigare qualsiasi coinvolgimento delle imprese in tali abusi, e
  • Nel caso in cui le attività commerciali contribuiscano direttamente a gravi violazioni del diritto internazionale, compresi i divieti contro la discriminazione, adottare misure per porre fine al coinvolgimento in tali violazioni, comprese, se necessario, porre del tutto termine a tali operazioni.

Leggi tutto: Human Rights Watch sull'Agrexco e le imprese negli insediamenti

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Traduzione della presentazione sull'Agrexco da parte della Coalizione contro Agrexco in Francia per la sessione londinese del Tribunale Russell, 20-22 novembre 2010

russell-tribunalAGREXCO Agricultural Company Ltd
Christophe Perrin - Coalition contre Agrexco

Il contesto delle attività della società Agrexco
Sebbene l'attività agricola incida per una quota molto piccola sull'economia israeliana, pari a solo il 3% del PIL, essa ha svolto e continua a svolgere un ruolo chiave nella colonizzazione della Palestina. A livello universale è simbolica la "lavorazione della terra". Lavorare la terra significa appropriarsene.

Ciò è particolarmente evidente nella Valle del Giordano, la regione più fertile dei territori palestinesi occupati nel 1967; secondo gli Accordi di Oslo, la Valle del Giordano è stata definita Area C, quindi sotto il controllo totale dell'esercito israeliano. Gli insediamenti agricoli sulle rive del Giordano costituiscono il 50% dell'Area C e il 28,5% della superficie totale della Cisgiordania. Il consumo annuale di acqua dei novemila coloni, che vi abitano 39 insediamenti illegali, è pari al 75% di quello di tutta la popolazione palestinese della Cisgordania[1]. Nell'Area C, l'esercito israeliano esercita un potere illimitato sulla popolazione locale, senza pietà impone gli ordini coloniali con l'obiettivo manifesto di obbligare gli indigeni palestinesi ad andarsene: demolizioni di case, distruzione di pozzi, divieto di costruire nuovi pozzi, e sorprusi sui beduini, le cui condizioni di sopravvivenza sono particolarmente difficili[2]. Spossessati delle loro terre, la maggior parte dei contadini palestinesi non ha altra scelta che lavorare nelle colonie. Gli stipendi dei lavoratori palestinesi equivalgono a meno della metà del salario minimo legale in Israele e non hanno assistenza sanitaria[3].

 

Leggi tutto: Agrexco al Tribunale Russell

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11 ottobre 2010

Contro l'ipotesi di accordo commerciale con l'Agrexco, esportatore israeliano di prodotti agricoli

«No ai prodotti illegali nella mia Coop»: con questo slogan domani saranno presentate nella sede di Casalecchio 3.000 firme di soci Coop (pari a oltre il 50%) contro la conclusione di accordi commerciali tra Coop Italia e la Agrexco (esportatore israeliano di prodotti agricoli).

Le firme, raccolte on line e anche nei supermercati di varie città italiane, saranno consegnate alle 11.30 dagli esponenti della Coalizione contro l’Agrexco e dal coordinamento Campagna Bds di Bologna. «Queste firme - spiegano gli organizzatori in una nota - testimoniano la preoccupazione di un numero consistente di soci e clienti per la decisione di Coop Italia di continuare a commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie israeliane e di mantenere rapporti commerciali con aziende che traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi». Secondo i manifestanti, che chiedono alla Coop di non firmare il previsto accordo commerciale con l’Agrexco, «non può essere considerato legittimo né etico commercializzare merci prodotte in un regime di occupazione militare», a prescindere da come vengono etichettate. L’ eventuale accordo Coop-Agrexco infatti - spiega la nota - dovrebbe includere norme per garantire la tracciabilità dei prodotti provenienti dalla colonie e differenziarli da quelli prodotti in Israele. Ma questo - si sottolinea - «non risolverebbe la questione di fondo delle pratiche illegali di aziende come Agrexco».

Leggi tutto: Coop, dai soci 3 mila firme contro prodotti da colonie israeliane

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7 ottobre 2010 - servizio di Babush, il settimanale di approfondimento di Amisnet

I nostri percorsi metropolitani partono dagli scaffali dei supermercati italiani per capire cosa accade con un particolare tipo di merci: quelle etichettate come “Made in Israel” ma che non sempre sono prodotti israeliani.

Gli scambi commerciali tra Unione Europea ed Israele si sono intensificati negli ultimi anni, anche grazie all’accordo doganale sottoscritto tra Bruxelles e Tel Aviv, ma di pari passo è cresciuta la campagna di boicottaggio promossa dalla società civile palestinese e sostenuta da attivisti internazionali e dagli israeliani contrari all’occupazione.

Ma come funziona la campagna, quali sono i prodotti che destano maggiori perplessità, da dove vengono e in che quantità arrivano da noi?

Per capirlo abbiamo puntato i nostri microfoni verso i Territori Palestinesi Occupati ed in particolare verso le colonie israeliane, considerate illegali dall’ ONU e da dove proviene una parte delle merci esportate come israeliane. Ci sposteremo poi a Vado Ligure, cioè dal porto dove arriva la maggior parte dei prodotti agricoli israeliani e da dove è partita la campagna italiana. Tenteremo di capire l’intricata vicenda della Coop che la scorsa primavera è stata accusata di antisemitismo per aver annunciato la sospensione dei prodotti Carmel-Agrexco, la principale società israeliana per l’esportazione di frutta e verdura che è oggetto dell’ attenzione degli attivisti per l’origine opaca dei suoi prodotti che a volte sono riconducibili ai terreni espropriati ai palestinesi in cui sorgono le a colonie .

» Ascoltate il servizio su Amisnet

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Una causa contro i crimini di colonizzazione

La Confederazione Contadina, l'UJFP (Unione degli Ebrei Francesi per la Pace), la Cimade, ISM Francia (International solidarity movement), la CCIPPP (Campagna Civile Internazionale per la Protezione del Popolo palestinese) e l'AURDIP (Associazione degli Universitari per il Rispetto del Diritto Internazionale in Palestina) membri della Coalizione contro Agrexco (Francia) stanno intraprendendo una causa civile contro Carmel-Agrexco davanti al tribunale di Créteil.

La politica di Israele si basa su una violazione costante del diritto internazionale.

Israele si appropria delle terre che non gli appartengono per cacciare i Palestinesi ed insediare la propria popolazione. Questa politica sistematica di colonizzazione si basa sullo sfruttamento economico dei territori, che ne rappresenta la condizione di sostenibilità. Inoltre, la colonizzazione e lo sfruttamento economico dei territori formano un'unità indissociabile.

Leggi tutto: Azione legale contro Agrexco in Francia

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  • Sinokrot mira a competere con i coloni israeliani
  • La perdita del mercato di Gaza ha catalizzato il passaggio all'agricoltura
  • Il magnate vede prospettive per investimenti palestinesi in agricoltura

Gerico, Cisgiordania, 27 maggio (Reuters) - Il blocco imposto da Israele alla Striscia di Gaza ha impedito all'imprenditore Mazen Sinokrot l'accesso ad un terzo del mercato palestinese e lo ha costretto alla diversificazione.

Oggi, invece di commerciare wafer al cioccolato ai palestinesi che distano soli due ore dalle sue fabbriche in Cisgiordania, esporta pomodorini coltivati nella Valle del Giordano verso l'Europa.

"Abbiamo iniziato a diversificare - non aumentando le nostre capacità esistenti, ma diversificando in modo da ricavare almeno più utili per sopravvivere", ha detto Sinokrot, capo di un gruppo di imprenditori che producono di tutto, dai guanti chirurgici all'acqua minerale.

Nel suo stabilimento d'imballaggio Palestinian Gardens nella Valle del Giordano, pomodorini coltivati su terreni di Sinokrot o provenienti da altri coltivatori palestinesi escono dalla linea di produzione in scatole di plastica destinati agli scaffali dei supermercati esteri.

L'idea è sfruttare il clima unico e sotto il livello del mare della Valle del Giordano, sempre più caldo delle aree circostanti, per coltivare e esportare prodotti agricoli quando le stagioni sono terminate altrove nel mondo.

Leggi tutto: Intervista: Sparito il mercato di Gaza, le esportazioni palestinesi verso l'Europa

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di Amira Hass

Alcuni supermercati italiani hanno deciso di bandire i prodotti Agrexco. Anche Amira Hass sceglie con attenzione cosa comprare e cosa no.

Ogni volta che entro in un negozio israeliano esamino attentamente l'origine del prodotto. Il miglior vino d'Israele è fatto sulle alture del Golan, occupate, e quindi non lo compro mai. Penso ai 15mila siriani che nel 1967 furono espulsi dalle loro terre.

I migliori ortaggi biologici sono coltivati nelle colonie del sud della Cisgiordania e della valle del Giordano. Lì i coloni dispongono di grandi quantità di acqua, mentre le vicine comunità palestinesi non sono collegate alla rete idrica.

Poi ci sono le uova di gallina provenienti dall'insediamento di Itamar, dove i soprusi dei coloni e le restrizioni militari hanno reso la vita impossibile ai palestinesi. Ma questi prodotti non si trovano solo in Israele.

Certi negozi di Ramallah vendono, consapevolmente o no, alcuni prodotti degli insediamenti. I funghi secchi, per esempio, provengono dalla colonia di Teqoa (anche qui i palestinesi soffrono di una cronica mancanza d'acqua). Una recente legge palestinese che vieta la vendita di prodotti degli insediamenti non è ancora applicata ovunque.

Molti israeliani si comportano come me. Questo fa di noi degli antisemiti? Sembrerebbe di sì, stando al putiferio suscitato dalla decisione (poi revocata) di alcune catene di supermercati italiani di bandire i prodotti Agrexco, perché l'etichetta non indica se provengono da Israele o dalle colonie. Ma è meglio essere accusati di antisemitismo che mangiare ortaggi annaffiati di razzismo.

Amira Hass è una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, e scrive per il quotidiano Ha'aretz

Fonte: Internazionale

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La catena di supermercati sospende la distribuzione dei prodotti Carmel

Dopo un anno di campagna, una prima vittoria per la coalizione "Stop Agrexco", fondata a Pisa. La Coop ha deciso infatti di sospendere le forniture dei prodotti Carmel Agrexco per ragioni di chiarezza verso il consumatore. Molte associazioni e ONG aveva evidenziato nei mesi precedenti come molti dei prodotti distribuiti dal colosso provenissero dai Territori Occupati della Palestina. La dichiarazione arriva dunque dopo un anno di campagna portata avanti da "Stop Agrexco", coalizione che nasce proprio a Pisa nell'ottobre 2009, durante il meeting nazionale della campagna BDS. Tra le organizzazioni che compongono il cartello di Stop Agrexco spiccano Pax Christi, la FIOM-CGIL, la Federazione della Sinistra e la rete degli Ebrei Contro l'Occupazione.

A Pisa la campagna è portata avanti dal gruppo BDS-Pisa, che in questi mesi ha organizzato volantinaggi nei supermercati della città e momenti di confronto anche con i soci Coop.

L'Agrexco, azienda per metà di proprietà dello Stato di Israele che commercializza prodotti ortofrutticoli, è obiettivo di molte campagne di boicottaggio soprattutto in Europa. L'accusa è che i suoi affari siano strettamente legati all'economia dell'occupazione. Dirigenti dell'azienda stessa, infatti, hanno dichiarato che Agrexco esporta il 60-70% dei prodotti provenienti dai Territori Occupati in Cisgiordania e nelle Alture del Golan. Recentemente i vertici di Agrexco Italia si sono difesi dichiarando che il 99,6% dei prodotti importati in Italia provengono dall'interno dei confini di Israele, dichiarazione quanto mai ambigua considerando che Israele è l'unico paese a non aver mai dichiarato i propri confini. Tale motivazione non ha dunque convinto i dirigenti Coop.

Leggi tutto: Coop: "No ai prodotti dei Territori Occupati"

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