La campagna "Banche Complici", lanciata da BDS Italia, mette a nudo come tre giganti del credito — UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas — siano profondamente integrati nelle operazioni militari, nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina. Capire come il tuo denaro viene impiegato non è un mero esercizio contabile, ma una necessaria presa di coscienza civile.

Ogni istituto gioca un ruolo specifico in questa scacchiera.

BNL-BNP Paribas si distingue per un profilo "globale e sistemico", capace di operare simultaneamente su ogni livello: dai  finanziamenti diretti alla gestione di titoli legati allo sforzo bellico.

Intesa Sanpaolo conferma la sua centralità attraverso una diversificazione spinta che spazia dai volumi massicci di prestiti al settore tecnologico e al venture capital applicato alla difesa.

Sorprende, invece, la rapidissima ascesa di UniCredit: i nuovi documenti rivelano che l’istituto non è più un attore secondario, ma un player pienamente integrato nei circuiti finanziari europei, con una forte esposizione strategica verso colossi come Leonardo ed ENI.

Tutte e tre le banche operano in sindacato comune per finanziamenti a Leonardo e ENI e il gruppo Fassi, i cui mezzi sono utilizzati per demolizioni in Palestina. Tutte finanziano numerose e grandi aziende belliche in Israele e in tutto il mondo.

Quando abbiamo chiesto chiarimenti, le banche hanno fornito risposte evasive o non hanno risposto alle nostre domande sull'esclusione di investimenti dal settore degli armamenti legato ad Israele.

BDS Italia ha interrogato formalmente i tre istituti sulle loro direttive etiche relative al settore degli armamenti e ai rapporti con lo Stato di Israele. La risposta? Evasiva o, in molti casi, del tutto assente. Davanti a questo muro di gomma, l'unica arma resta il potere del correntista.