LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Comunicati

Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)

NO ALL'ACCORDO IREN-MEKOROT!

BASTA COMPLICITÀ CON IL REGIME ISRAELIANO DI APARTHEID!

Il 10 gennaio 2023 è stato dato l’annuncio dell’accordo firmato tra IREN, azienda multi-utility a maggioranza pubblica che gestisce la fornitura di acqua in molti comuni italiani del nord-ovest, e MEKOROT, azienda statale israeliana che ha il monopolio della fornitura di acqua in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati.

Questo accordo non andava fatto e deve essere annullato immediatamente perché l’azienda israeliana è responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie illegali israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate.

Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “apartheid dell’acqua”.

Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina.

Sottoscrivendo l’accordo con Mekorot, Iren si rende complice di queste gravi violazioni e contribuisce a rafforzare il regime di colonizzazione, occupazione militare e apartheid imposto da Israele ai palestinesi.

Il crimine di apartheid commesso da Israele è stato documentato e denunciato da numerose organizzazioni internazionali e israeliane, incluse UNESCWA, Human Rights Watch, B’Tselem e Amnesty International. La convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, cui anche l’Italia ha aderito, impegna le pubbliche amministrazioni a interrompere le relazioni economiche e di ricerca e sviluppo con stati accusati di apartheid.

L’accordo è inaccettabile perché incoraggia Mekorot e lo stato d’Israele a continuare l’oppressione del popolo palestinese.

  • Chiediamo a Iren di recedere immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot.
  • Chiediamo ai comuni che hanno partecipazioni azionarie in Iren (Reggio Emilia, Torino, Genova e altri) di attivarsi per fare interrompere l’accordo.

BDS ITALIA

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS), invita i sostenitori dei diritti dei palestinesi in tutto il mondo a boicottare il gruppo Carrefour e a disinvestire da esso fino a quando non terminerà il suo sostegno alle gravi violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte di Israele.

L'8 marzo, il rivenditore multinazionale con sede in Francia Carrefour Group ha annunciato un nuovo accordo di franchising in Israele con Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan, entrambe attive nel progetto di colonizzazione di Israele. Questa decisione rende Carrefour complice dei crimini di guerra commessi contro l’intero popolo palestinese dal regime israeliano di occupazione, colonialismo di insediamento e apartheid.

Secondo questa nuova partnership con Electra Consumer Products, gli striscioni di Carrefour sventoleranno nell'Israele dell'apartheid entro la fine del 2022 e tutti i negozi Yenot Bitan - più di 150 fino ad oggi - avranno accesso ai prodotti a marchio Carrefour.

Nel novembre 2022, un rapporto co-firmato da 7 importanti organizzazioni della società civile ha rivelato al mondo la complicità del Gruppo Carrefour nei crimini commessi dal regime israeliano di oppressione contro il popolo palestinese. Secondo questo rapporto, Electra Consumer Products e la sua "consociata" Electra Group sono entrambe di proprietà della holding internazionale con sede in Israele Elco Ldt. Electra Consumer Products e le sue numerose filiali e marchi, tra cui Yenot Bitan (una catena di supermercati israeliana), sono direttamente coinvolti in una serie di attività che favoriscono il progetto di colonizzazione illegale di Israele. Electra Group, elencato nel database delle Nazioni Unite delle imprese coinvolte nel progetto di colonizzazione illegale di Israele è attivo nei settori immobiliare, dello sviluppo delle infrastrutture, della gestione di strutture e delle infrastrutture elettromeccaniche.

Il gruppo Carrefour trae profitto dall'apartheid israeliana: chiediamo conto a Carrefour delle sue responsabilità!

Israele può mantenere il suo regime di colonialismo di insediamento e di apartheid nei confronti del popolo palestinese solo attraverso il sostegno di governi, aziende e istituzioni che dobbiamo ritenere responsabili per il loro ruolo nel rafforzare un regime criminale di ingiustizia e oppressione che dura da decenni.

Le imprese sono legalmente tenute a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario e la società civile palestinese ha a lungo invitato le aziende a porre fine alla loro complicità con le violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte di Israele. I principali fondi di investimento in Norvegia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Nuova Zelanda e altrove hanno già disinvestito da società e banche che sono complici del colonialismo illegale di Israele.

Per adempiere ai propri obblighi, Carrefour deve:

  1. Terminare l'accordo di franchising con Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitant e
  2. Fermare tutte le vendite di prodotti provenienti da insediamenti israeliani illegali nelle migliaia di supermercati e minimarket che gestisce in tutto il mondo.

Facendo entrambe le cose, Carrefour Group seguirebbe l'esempio di molte altre società e investitori in tutto il mondo come Veolia, Orange e General Mills. Mantenendo il commercio con gli insediamenti illegali israeliani e traendone profitto, Carrefour è responsabile - e possibilmente legalmente responsabile - nel favorire o trarre profitto da crimini di guerra e dal crimine contro l'umanità di apartheid.

Il gruppo Carrefour, come molte altre società occidentali, ha deciso di ritirare i prodotti russi dai propri negozi come forma di protesta solo poche settimane dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Dov'è la posizione morale di Carrefour contro il regime israeliano di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid che ha oppresso i palestinesi per decenni?

Fate pressione su Carrefour affinché ponga fine alla complicità con l'apartheid!

Untevi a noi mentre facciamo pressioni sul gruppo Carrefour con sede in Francia affinché smetta di trarre profitto dall'oppressione del popolo palestinese!

Finché non mette fine alla complicità, #BoycottCarrefour

 Uniamo le nostre lotte per fermare il greenwashing dell'oppressione sistematica.

 La 27a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27) inizierà il 6 novembre a Sharm el Sheik, in Egitto.

I movimenti per la giustizia climatica hanno spesso denunciato la mancanza di volontà e di coraggio dei delegati dei vari stati durante le precedenti conferenze della COP. Troppo spesso le decisioni chiave sono state rinviate e gli accordi sono stati firmati purché non vincolanti, senza affrontare seriamente la sfida del disastro climatico che stiamo vivendo. Eppure le COP sono state spesso anche uno spazio in cui la società civile poteva riunirsi, fare rete, scambiare idee e protestare.

Quest'anno, pesanti misure di sicurezza impediranno lo svolgimento delle proteste dei movimenti per il clima e la giustizia sociale. Mentre l'Egitto attende con impazienza di ospitare il vertice di quest'anno, l'attenzione si rivolge al numero crescente di attivisti politici e sociali egiziani incarcerati per attivismo pacifico. Il prigioniero di coscienza Alaa Abd el-Fattah ha intensificato il suo sciopero della fame per la libertà e la giustizia in vista della COP27, mentre il regime egiziano continua a perseguire gli attivisti e le organizzazioni della società civile, di pari passo con i suoi profondi legami normalizzanti con Israele. Questa è un'ulteriore prova della natura autoritaria del regime egiziano che sta usando la conferenza per mascherare abusi dei diritti umani, come hanno affermato diverse organizzazioni indipendenti, presentando un "volto più carino" per distrarre l'attenzione dalle sue gravi violazioni dei diritti umani. 

12 organizzazioni egiziane per i diritti umani hanno lanciato una petizione chiedendo alle autorità egiziane di rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti coloro che sono detenuti semplicemente per aver esercitato pacificamente i loro diritti umani, di porre fine al blocco arbitrario dei siti web e di rilasciare immediatamente tutti i giornalisti.

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) ribadisce il suo appello a tutte le istituzioni internazionali per i diritti umani e ai comitati pertinenti delle Nazioni Unite perché intensifichino la pressione sulle autorità egiziane affinché rilasci incondizionatamente tutti i prigionieri politici egiziani e i difensori dei diritti umani. Le lotte per i diritti politici e civili, la giustizia socioeconomica e la giustizia climatica nel mondo arabo e altrove sono interconnesse e intersezionali. Uniti, prevarremo su tutti i sistemi di oppressione. Libertà per tutti i prigionieri politici in Egitto e nel mondo.

La Palestina è anche una questione di giustizia climatica!

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione palestinese che guida il movimento globale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS), ritiene che la lotta per smantellare il regime decennale di colonialismo e apartheid di Israele in Palestina vada di pari passo con le lotte globali per la giustizia, inclusa la giustizia climatica. La catastrofica crisi climatica è esacerbata dalla disuguaglianza e dall'oppressione globali e principalmente causata da governi e società complici che mettono il profitto prima delle persone e del pianeta.  

I palestinesi autoctoni che vivono in queste condizioni, senza alcun controllo sulla loro terra o sulle risorse naturali, sono altamente vulnerabili alla crisi climatica. Con Israele che monopolizza le risorse, l'aumento delle temperature sta esacerbando la desertificazione e la scarsità di acqua e terra, rafforzando l'apartheid climatico.

I seguenti esempi mostrano la necessità di una lotta comune contro l'apartheid e il disastro climatico:

Il ruolo di JNF (Jewish National Fund)

Le politiche di greenwashing e apartheid di Israele sono rese possibili grazie a governi, aziende e istituzioni complici che sostengono e rendono possibile il suo regime di oppressione. Una delle principali istituzioni è il cosiddetto Jewish National Fund (JNF). Per 120 anni, il JNF è stato responsabile della pulizia etnica dei palestinesi autoctoni. 

Creato nel 1901 come strumento per la colonizzazione sionista della Palestina storica, il JNF detiene il 13% delle terre appartenenti ai profughi palestinesi espulsi durante la Nakba del 1948. È un componente fondamentale dell'Autorità israeliana per la terra che amministra il 93% del territorio sotto il controllo dell'apartheid israeliana nei suoi confini precedenti al 1967. Lì ha piantato milioni di specie arboree non autoctone e piante invasive , causando enormi danni alla biodiversità. Le foreste del JNF sono progettate principalmente per nascondere le rovine dei villaggi palestinesi etnicamente ripuliti .

Il progetto Interconnector e Siemens

L' EuroAsia Interconnector collegherà le infrastrutture elettriche europee con la rete nazionale israeliana che include, e di fatto annette, gli insediamenti coloniali illegali costruiti sulla terra palestinese rubata. Questi insediamenti coloniali beneficeranno, quindi, di tutti gli scambi di elettricità tra la Israel Electricity Corporation (IEC) di proprietà statale e l'Europa.

Se costruito come pianificato da Siemens , l'Interconnector darà il riconoscimento internazionale (cioè, "normalizzerà") gli insediamenti coloniali illegali di Israele nel territorio palestinese occupato, inclusa Gerusalemme est, e ne consentirà l'espansione. 

Il ruolo dei gas fossili e della Chevron

Contrariamente alle affermazioni propagandistiche della lobby dei combustibili fossili, il gas non è un combustibile "di transizione", è un combustibile fossile utilizzato da avide multinazionali per mantenere i profitti e influenzare mentre devasta gli ecosistemi e il clima.

La Chevron contribuisce al finanziamento del regime israeliano di apartheid, colonialismo e occupazione pagando miliardi di dollari per le sue licenze di estrazione del gas. Con le sue attività di estrazione, la società è anche complice della pratica del regime israeliano di apartheid che priva il popolo palestinese del suo diritto di sovranità sulle sue risorse naturali, incluso, tra l'altro, attraverso l'assedio illegale di Gaza e il blocco marittimo di Gaza , che Israele impone con forza brutale e letale. La Chevron è anche implicata nel trasferimento illecito da parte di Israele di gas fossile estratto in Egitto attraverso un gasdotto che attraversa illegalmente la Zona Economica Esclusiva Palestinese (ZEE) a Gaza , dovendo milioni di palestinesi in tasse di transito. 

Greenwashing

Il greenwashing è la pratica usata dall'apartheid israeliana per nascondere i suoi crimini e la sua violenza sotto una falsa narrativa che presenta il regime come se si preoccupasse dell'ambiente. Questo è analogo all'uso cinico e disperato da parte di Israele di sport, cultura e diritti LGBTQ+ come strumenti di propaganda per ottenere in qualche modo una "licenza democratica" che potrebbe cancellare i crimini dell'apartheid nella mente della gente.

Il greenwashing è attuato non solo da Israele, ma anche da altri potenti alleati. Tra questi ci sono multinazionali come PUMA , AXA e Barclays che sono palesemente complici dell'apartheid israeliana e che cercano di nascondere la loro complicità con atti superficiali e superficiali di protezione ambientale.

Il governo israeliano, le aziende agroalimentari e le compagnie idriche svolgono un ruolo chiave nella distruzione israeliana dell'ambiente e dell'agricoltura palestinese, nell'espropriazione degli agricoltori palestinesi e nell'accaparramento di terre per rafforzare il progetto di insediamento coloniale illegale di Israele.

Haifa Chemicals è una multinazionale israeliana privata di fertilizzanti. Netafim è una società di tecnologia per l'irrigazione con sede in Israele, acquisita nel 2018 dalla società messicana Mexichem, mentre il 20% delle sue azioni è ancora detenuto dal Kibbutz Hatzerim dove è stata fondata. Mekorot è la compagnia idrica statale israeliana che ruba acqua dalle falde acquifere palestinesi. Le compagnie idriche israeliane sono parte integrante di ciò che un rapporto parlamentare francese ha condannato come "l'apartheid dell'acqua" di Israele . Mekorot è elencata nel database delle Nazioni Unite delle società implicate nel progetto di insediamento coloniale di Israele, che costituisce un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale.

Unisciti alla lotta

Alla luce di quanto sopra, per l'intera durata della COP27, invitiamo i partner, i sostenitori e gli alleati del movimento BDS in tutto il mondo a partecipare a marce ed eventi locali a favore della giustizia climatica, per la fine del greenwashing aziendale e statale, per l’eliminazione immediata dei combustibili fossili.

Invitiamo inoltre tutti a partecipare ad attività portando slogan, striscioni e messaggi per ricordare al mondo che la Palestina è anche una questione di giustizia climatica e che la lotta per un mondo migliore deve essere intersezionale.

COP27 Greenwashing discriminazione razziale Siemens Chevron Interconnettore EuroAsia Giustizia climatica Combustibile fossile gas JNF prigionieri

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Palestina occupata, 06/10/2022 

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione palestinese che guida il movimento globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, invita i sostenitori dei diritti dei palestinesi in tutto il mondo a unirsi ai movimenti per la giustizia climatica nel ritenere la multinazionale statunitense dei combustibili fossili Chevron e la conglomerata tedesca Siemens responsabili di aver contribuito ad alimentare la distruzione dell'ambiente e l’apartheid israeliano.

Chevron è stato il principale attore internazionale nell’estrazione del gas rivendicato da Israele nel Mediterraneo orientale da quando ha acquisito Noble Energy. Con le sue attività di estrazione, Chevron è coinvolta nella politica e nella pratica di Israele di privare il popolo palestinese del suo diritto alla sovranità sulle proprie risorse naturali. Chevron è potenzialmente complice del saccheggio da parte di Israele delle riserve di gas palestinesi al largo delle coste della Striscia di Gaza occupata, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.

Chevron è anche complice dell'assedio illegale di Israele a Gaza, che impedisce ai palestinesi di accedere al mare. Ciò include il trasferimento illegale da parte di Israele del gas fossile estratto verso Egitto tramite un gasdotto sottomarino che attraversa la ZEE (Zona Economica Esclusiva) palestinese a Gaza, avendo verso i palestinesi un debito di milioni di euro in tasse di transito. Inoltre, il blocco marittimo, imposto da Israele con una violenza brutale e mortale, ha colpito in modo particolare migliaia di famiglie palestinesi che dipendono dalla pesca per il loro sostentamento.

Chevron assicura a Israele miliardi di dollari di entrate, contribuendo a rafforzare i suoi fondi per la guerra e il suo regime di apartheid, colonialismo e occupazione militare.

Le riserve di gas fossile rivendicate da Israele sono piccole rispetto a quelle di molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Esse si trovano inoltre nel Mediterraneo orientale, dove le dispute sui confini marittimi tra Israele, lo Stato di Palestina sotto occupazione israeliana, Libano, Cipro, Grecia e Turchia, comportano un elevato rischio di conflitto armato. Ciononostante, grazie alla complicità della Chevron, l'Israele dell'apartheid è stato ansioso di affermarsi come esportatore di energia – pure minuscolo – verso l'Europa, sperando che l'integrazione nel mercato europeo dell'energia non soltanto produca un vantaggio economico, ma anche un aiuto per eludere le responsabilità rispetto al suo sistema di apartheid e la sua annessione illegale, la colonizzazione e lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali palestinesi.

La società civile palestinese, rappresentata nel BNC, invita i sostenitori dei diritti dei palestinesi in tutto il mondo a costruire e rafforzare le collaborazioni intersettoriali con il movimento per la giustizia climatica e le numerose comunità e popolazioni indigene in tutto il mondo che stanno denunciando e resistendo alla violenza coloniale dell'estrattivismo della Chevron, alla distruzione dell'ambiente e alle gravi violazioni dei diritti umani.

Il gas fossile è un nemico dell'ambiente. Secondo gli scienziati, il metano, principale componente del gas fossile, ha un impatto sull'atmosfera 86 volte peggiore di quello dell'anidride carbonica, se calcolato su un periodo di tempo di 20 anni, cioè, l’arco di tempo disponibile per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e prevenire un maggiore disastro climatico. Almeno il 25% dell'attuale riscaldamento globale è dovuto al metano prodotto da azioni umane. Il trasporto del gas, attraverso i gasdotti o liquefatto, è di per sé un enorme fattore di cambiamento climatico, perché comporta la fuoriuscita di gas, detta anche venting. Contrariamente alle affermazioni propagandistiche della lobby dei fossili, il gas non è un combustibile “di transizione”, è il combustibile utilizzato dalle avide multinazionali per mantenere profitti e potere di influenza, mentre devastano gli ecosistemi e il clima.

Siemens ha vinto la gara d'appalto per la costruzione dell'Interconnettore EuroAsia, un cavo elettrico sottomarino da Israele alla Grecia, passando per Cipro, che collegherà la rete elettrica dell'Israele dell'apartheid con quella dell'UE e consentirà di esportare in Europa l'elettricità prodotta da gas fossile.

Come spiegato dal Consiglio delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani (PHROC), l’Interconnettore EuroAsia, se realizzato come previsto, contribuirà al mantenimento e all'espansione della colonizzazione illegale di Israele nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est. Il partner israeliano del progetto, la Israel Electricity Corporation (IEC), di proprietà statale, produrrà e gestirà la rete elettrica attraverso l'Interconnettore dalla sua rete elettrica nazionale che incorpora, e di fatto annette, le colonie illegali. Poiché queste colonie costituiscono un crimine di guerra e sono state condannate come una flagrante violazione del diritto internazionale nelle risoluzioni dell'ONU dell'UE, l'UE e Siemens stanno violando i loro rispettivi obblighi di diritto internazionale umanitario e di diritti umani, promuovendo e finanziando questo progetto e costruendo l'Interconnettore.

Inoltre, Siemens è stata complice dell'apartheid e del progetto di insediamento coloniale di Israele, principalmente attraverso gli affari con le autorità israeliane nei settori dei trasporti, della gestione del traffico e del controllo della popolazione nella Gerusalemme Est occupata e negli insediamenti israeliani illegali.

Noi denunciamo la complicità dell'Unione Europea nel sostenere e proteggere dalle responsabilità il regime di oppressione di Israele contro i palestinesi. Approfittando del greenwashing dell'UE sul gas fossile in quanto presumibilmente meno inquinante del petrolio o del carbone, un'affermazione che è stata smascherata come falsa da esperti indipendenti, Israele si è unito a Cipro e alla Grecia come partecipante al gasdotto EastMed, in cui è coinvolta Chevron, e all'Interconnettore EuroAsia, che Siemens sta progettando di costruire. Questi due progetti basati sul gas fossile sono stati promossi e sponsorizzati dall'UE. Seri dubbi sulla fattibilità del gasdotto EastMed rendono il progetto meno credibile come valida alternativa al gas russo. Tuttavia, parte del gas estratto da Chevron per Israele viene attualmente pompato verso l’Egitto ed esportato in Europa come parte del gas naturale liquefatto (GNL) egiziano. L'Interconnettore EuroAsia potrebbe presto entrare nella fase di costruzione dopo aver ricevuto una parte consistente dei finanziamenti dall'UE.

 Alla luce di quanto sopra, chiediamo:

- la promozione del boicottaggio a livello globale e una campagna di disinvestimento contro la Siemens fino a quando l'azienda non porrà fine al suo coinvolgimento commerciale nell'Interconnettore EuroAsia che consente il proseguimento del progetto di colonizzazione illegale di Israele e del suo sistema di apartheid, un crimine contro l'umanità,

- l'esclusione di Siemens da contratti e investimenti pubblici e privati fino a quando l'azienda non si ritirerà dal progetto, ponendo fine alla sua complicità con i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità di Israele,

- il disinvestimento da Chevron e da altre società di combustibili fossili che alimentano l'emergenza climatica e l'apartheid israeliano,

- di sostenere le campagne per la giustizia ambientale che prendono di mira i colossi dell'energia fossile come Chevron, che sono tra i maggiori responsabili dell'emergenza climatica in cui viviamo,

- di sostenere la campagna internazionale contro l'oleodotto Eastmed, un progetto pericoloso per il clima, l'ambiente e la pace nella regione.

Insieme, facciamo pagare a Chevron e Siemens un prezzo molto alto per aver alimentato il cambiamento climatico e l'apartheid israeliano!

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

Intraprendete queste 5 azioni e chiedete all’ONU di indagare sull'apartheid israeliana.

Abbiamo bisogno del vostro sostegno per garantire che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) risponda alla richiesta palestinese di libertà, giustizia e uguaglianza!

Il 13 settembre inizierà a New York la 77a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con i rappresentanti dei governi di tutto il mondo. Ora è la nostra occasione per assicurarci che ascoltino l'appello globale per un'indagine guidata dalle Nazioni Unite sull'apartheid israeliana.

Decenni di resistenza sul campo e solidarietà internazionale, insieme alle misure adottate dalle Nazioni Unite, hanno confinato l'apartheid in Sud Africa nella pattumiera della storia. Tra l'altro, l'ONU ha imposto un embargo militare e ha invitato tutti gli stati a porre fine alle relazioni militari, economiche, culturali e diplomatiche con il regime di apartheid del Sud Africa.

Per decenni la società civile palestinese e i gruppi di solidarietà hanno denunciato il regime coloniale di Israele che include l'apartheid contro l'intero popolo indigeno palestinese. Oggi, Amnesty International, Human Rights Watch, B'Tselem e centinaia di istituzioni e personalità di spicco condividono l’opinione diffusa a livello globale che Israele è colpevole del crimine contro l'umanità di apartheid. 

I palestinesi stanno sopportando e resistendo a una continua Nakba di pulizia etnica, furto di terre e massacri. Più di recente, durante i suoi 3 giorni di bombardamento di Gaza, l'Israele dell’apartheid ha ucciso oltre 49 palestinesi, inclusi 18 bambini. 

Una solidarietà significativa può aiutare a porre fine all’apartheid israeliana #EndIsraeliApartheid.

Abbiamo bisogno che voi intraprendiate queste cinque azioni ora:

  1. Unitevi al nostro Twitterstorm nelle ore precedenti la sessione di apertura di #UNGA77 lunedì 12 settembre, tra le 20:00 e le 22:00 ora della Palestina [tra le 19:00 e le 21:00 ora dell’Italia –NdT]. Trovate una varietà di Tweet e immagini pronti all’uso. Oppure condividete il vostro messaggio con questi hashtag: #UNinvestigateApartheid e #MilitaryEmbargo.
  2. Partecipate al nostro Global Day of Action lunedì 19 settembre. Contattate il vostro gruppo locale di solidarietà per la Palestina per i dettagli delle azioni dirette nella vostra zona. Potete anche partecipare online condividendo messaggi e immagini pronti all’uso e invitando l’ONU a aprire un’indagine sull’apartheid  #UNinvestigateApartheid. 
  3. Firmate la nostra E-Action e inviate un'e-mail al Presidente dell'UNGA e al Segretario Generale delle Nazioni Unite, chiedendo di aprire un’indagine sull’apartheid #UNinvestigateApartheid.
  4. Usate il modello di lettera che trovate qui per scrivere ai vostri rappresentanti politici chiedendo che agiscano per garantire che l'UNGA77 parli apertamente e agisca contro l'apartheid israeliana.
  5. Come cittadini di coscienza che vogliono un mondo senza razzismo, oppressione e apartheid, aiutateci a creare/sostenere zone libere dall'apartheid [Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana, in Italia - NdT] nelle attività commerciali della vostra regione, nelle associazioni culturali o negli spazi attivisti nei quali partecipate, o aiutate a creare Chiese Libere dall'Apartheid ove possibile . 

Il nostro “momento Sud Africa” si avvicina, siate al nostro fianco mentre scriviamo la storia, il vostro supporto può aiutare a porre fine all’apartheid israeliana #EndIsraeliApartheid.

#UNinvestigateApartheid

Fonte : Comitato nazionale palestinese BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) condanna duramente il raid del regime israeliano di apartheid contro 6 organizzazioni palestinesi per i diritti umani e lo sviluppo e la chiusura dei loro uffici oggi. Noi stiamo con le 6 ONG - #StandWithThe6.

Questa ultima repressione, intesa a mettere a tacere coloro che chiedono conto dei crimini israeliani, ha luogo nel contesto della crescente e sistematica violenza israeliana inflitta ai palestinesi autoctoni. Solo 2 settimane fa, Israele ha massacrato oltre 47 palestinesi, inclusi 17 bambini, a Gaza.

La persecuzione dei difensori dei diritti umani è uno degli atti disumani dell'apartheid nel diritto internazionale. Le affermazioni di propaganda di Israele contro le 6 organizzazioni sono state ritenute infondate dall'UE, dagli esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni per i diritti umani tra cui Amnesty International e Human Rights Watch.

Il raid di oggi svela ancora una volta l'impunità criminale di Israele, del cui rafforzamento sono responsabili gli Stati Uniti e l'Europa.

Il silenzio è complicità. Un'azione significativa deve smantellare l’apartheid #DismantleApartheid.

Indagine dell’ONU sull’apartheid #UNinvestigateApartheid e embargo militare #MilitaryEmbargo ora!

#UNInvestigateApartheid

#MilitaryEmbargo

#StandWithThe6

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Negli ultimi giorni, abbiamo assistito all'ennesimo massacro in diretta TV da parte dell’Israele dell’apartheid contro i palestinesi autoctoni a Gaza, con oltre 40 uccisi, inclusi 15 bambini, e centinaia di feriti. La maggior parte della nostra gente a Gaza sono profughi della Nakba del 1948, vittime della pulizia etnica ed espropriati da parte delle milizie sioniste e successivamente da parte dello stato di Israele e delle sue forze armate, che continuano a battersi per tornare a casa. Parallelamente, gruppi fascisti israeliani, sostenuti e protetti dal regime dell'apartheid, hanno invaso e profanato il complesso della moschea di Al-Aqsa.

Mentre piangiamo i nostri morti, ci prendiamo cura dei nostri feriti, cerchiamo di ricostruire le nostre case e resistiamo all'aggressione e al suo sottostante sistema di oppressione, abbiamo bisogno di una solidarietà internazionale più intensa e significativa.

Questa volta, l'aggressione mortale di Israele è stata "non provocata", per sua stessa ammissione, impedendogli la solita affermazione propagandistica, debitamente ripetuta a pappagallo dai media occidentali di parte, di agire per "rappresaglia". Ma un regime di colonialismo e apartheid non si vendica mai; è per definizione un atto continuo di violenza, aggressione e oppressione. L'educatore brasiliano Paulo Freire afferma : “Con l'instaurarsi di un rapporto di oppressione, la violenza è già iniziata. Mai nella storia la violenza è stata iniziata dagli oppressi. …Non ci sarebbero oppressi se non ci fosse stata una precedente violenza per stabilire la loro sottomissione.” 

È fondamentale ricordare che l'ultimo massacro di Israele è avvenuto nel contesto dell'assedio criminale di Gaza. Già nel suo 15° anno, l'assedio è più vecchio della maggior parte dei bambini uccisi nei ripetuti massacri di Israele dal 2008. L'assedio priva oltre due milioni di palestinesi, la maggior parte dei quali bambini, dei beni di prima necessità, tra cui acqua pulita, lavoro, energia elettrica affidabile, nonché alloggi, assistenza sanitaria e istruzione adeguati. Di conseguenza, la morbilità, la mortalità (soprattutto la mortalità infantile), la crescita stentata e i tassi di povertà sono aumentati drasticamente, riducendo la vita delle persone a un inferno. L'assedio di Gaza da parte di Israele è condannato dagli esperti di diritti umani come un crimine contro l'umanità, mentre attivisti e alcuni storici lo hanno definito "genocidio incrementale".

Israele è in grado di portare a termine le sue continue aggressioni mortali contro i palestinesi solo grazie al sostegno palese di Stati Uniti, Regno Unito e altri governi europei e il sostegno indiretto di altri governi che rimangono in silenzio o, peggio, trattano l'oppressore dell'apartheid e le sue vittime oppresse come moralmente equivalenti. Il sangue dei bambini palestinesi è anche sulle loro mani. 

Un’aggiunta della beffa al danno è l'ipocrisia grottesca e il doppio standard dell'Occidente quando si confronta il suo sostegno attivo al sistema pluridecennale di occupazione e oppressione di Israele con la sua radicale opposizione e le sue sanzioni contro la Russia in seguito alla sua invasione dell'Ucraina che dura da mesi. Dopo tutto, il regime pluridecennale di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid di Israele non è solo "Made in West", ma è ancora armato, finanziato e protetto dalle responsabilità da quello stesso Occidente profondamente coloniale e razzista. Il sostegno militare, diplomatico ed economico dell'Occidente all'Israele dell’apartheid lo rende un partner nel crimine a pieno titolo.

Il totale fallimento della Corte Penale Internazionale e delle Nazioni Unite, inclusa l'Assemblea Generale, nel dichiarare la responsabilità di Israele per i suoi crimini contro l'umanità prolungati e continuati, rende anche loro principali colpevoli del recente massacro di Israele a Gaza.

La natura sistematica e prolungata dell'oppressione e dell'aggressione di Israele contro i palestinesi non lascia scuse a quei paesi del Sud del mondo che stanno normalizzando o pianificano di normalizzare le relazioni con questo regime di apartheid coloniale. Le aziende e le istituzioni che continuano a lavorare come al solito con l'apartheid come se fosse normale devono affrontare gravi conseguenze. Non ci sono scuse per artisti, accademici e altri che lavorano o vogliono lavorare con l'Israele dell’apartheid. Sono tutte forme di complicità in crimini contro l'umanità.

Mentre continuiamo a resistere sul campo, chiediamo ai nostri partner e alleati in tutto il mondo di intensificare la mobilitazione della solidarietà e di intraprendere azioni efficaci per fermare i crimini di Israele per aiutarci a smantellare il suo intero regime violento di oppressione.

Vi chiediamo di:

1. Sfidare la complicità dei media mainstream

Molti media mainstream stanno ripetendo le bugie e le ricostruzioni dell'Israele dell’apartheid, ignorando completamente i fatti. Monitorate i vostri media, chiedete ai giornalisti di rispettare i nostri 7 punti sui principi etici e professionali del giornalismo nel coprire la guerra di Israele a Gaza, protestate contro le false notizie e aiutateci a far sentire le voci palestinesi.

2. Fare pressione sui vostri governi e sulle Nazioni Unite affinché agiscano:

  • Condannando la continua aggressione da parte dell’Israele dell'apartheid
  • Imponendo a Israele un embargo bidirezionale nei settori militari e della sicurezza
  • Mettendo al bando tutti i commerci e le transazioni bancarie che beneficiano l’iniziativa di colonizzazione illegale da parte di Israele

Più urgentemente, il prossimo mese iniziano le riunioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e la società civile palestinese fa appello per un'indagine urgente delle Nazioni Unite sul crimine contro l'umanità di apartheid da parte di Israele, anche attraverso la riattivazione dei suoi meccanismi anti-apartheid. Inviate richieste al vostro governo per sostenere questi appelli per misure concrete delle Nazioni Unite per smantellare l'apartheid israeliana, come è stato fatto con il Sud Africa. Vedete l' allegato per un modello di lettera che potete utilizzare.

3. Costruire più potere popolare intensificando le campagne BDS

Unitevi a, o sviluppate, campagne di boicottaggio e disinvestimento per mettere le imprese e le istituzioni di fronte alla loro responsabilità per la loro complicità con il regime di oppressione di Israele. Per un elenco delle principali campagne BDS globali, vedere qui.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Man mano che il movimento palestinese anti-apartheid diventa più grande e più incisivo, Libertà, Giustizia e Uguaglianza si avvicinano.

Oggi il nostro movimento compie 17 anni.

In questo anniversario dell’appello del 2005 della più grande coalizione palestinese a boicottare, disinvestire e sanzionare il regime israeliano di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid, vogliamo celebrare questo crescente movimento anti-apartheid. 

Unisciti a noi nel celebrare i momenti più significativi della crescita del movimento anti-apartheid, la sua globalizzazione, il suo impatto e il ruolo indispensabile nel determinare un cambiamento senza precedenti della narrativa sulla Palestina e sui diritti inalienabili del popolo palestinese.

Guarda e condividi il video che celebra i 17 anni del movimento BDS:

https://twitter.com/BDSmovement/status/1545667612884992000

https://www.instagram.com/p/CfyHaheDdbA/

https://www.facebook.com/BDSNationalCommittee/videos/538949924687067/

Grazie a te, siamo stati in grado di globalizzare collettivamente la lotta. Il nostro movimento BDS ha svolto un ruolo centrale e di punta nel cambiare la narrativa e continua quel ruolo cruciale oggi nel far luce sulla strada da seguire: boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni legali e mirate come forme più efficaci di solidarietà internazionale con la lotta dei palestinesi indigeni per liberazione.

Finora, il 2022 è stato un anno molto significativo nella storia del nostro movimento inclusivo e antirazzista, che è radicato in una ricca eredità di resistenza popolare palestinese e ispirato dal movimento sudafricano anti-apartheid e dalla lotta per i diritti civili degli Stati Uniti, tra altri. Con i rapporti dell'ONU e di Amnesty International, che si aggiungono al corpo di lavoro sviluppato da palestinesi, sudafricani e altri gruppi e individui, ora abbiamo un consenso internazionale sui diritti umani che condanna l'apartheid di Israele contro i palestinesi e chiede misure di responsabilizzazione per smantellarlo.   

Mentre i palestinesi continuano a resistere, il nostro movimento anti-apartheid sta crescendo rapidamente. L'Intifada dell'Unità del 2021 ha mostrato che i palestinesi sono uniti nell’opporsi al regime israeliano di colonialismo e apartheid, al di là della nostra frammentazione nella Palestina colonizzata e in tutto il mondo, nei campi profughi e nella diaspora. 

Man mano che il movimento palestinese anti-apartheid diventa più grande e più incisivo, Libertà, Giustizia e Uguaglianza si avvicinano.

Il movimento BDS a guida palestinese celebra oggi il suo 17° anniversario!

Guarda il bellissimo video qui sotto e agisci ora per condividere dappertutto i progressi che abbiamo fatto nella lotta palestinese contro l'apartheid. https://fb.watch/e9saNHVNAG/

Segui questo pic.twitter.com/C6vkqq8Eyx

— Movimento BDS (@BDSmovement) 9 luglio 2022

Fonte: Comitato nazionale palestinese BDS (BNC)

Traduzione: BDS Italia

Barcellona, 16 giugno 2021 - Il Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, accoglie la risoluzione adottata dal Parlamento della Catalogna che condanna il crimine israeliano di apartheid contro il popolo palestinese.

Con questa risoluzione storica, il Parlamento della Catalogna diventa il primo parlamento in Europa a riconoscere pubblicamente che “il sistema applicato da Israele ai Territori [palestinesi] occupati è contrario al diritto internazionale ed equivale al crimine di apartheid così come definito nella Statuto della Corte Penale Internazionale, articolo 7(2)(h).”

La risoluzione è stata sostenuta dai seguenti partiti politici: Candidatura d'Unitat Popular, En Comú Podem, Esquerra Republicana de Catalunya e Partit Socialista de Catalunya. L’auspicio è che questo voto ispiri altri parlamenti regionali dello stato spagnolo, così come quello statale, a stare dalla parte giusta della storia.

La risoluzione è stata registrata il 21 marzo durante la Israeli Apartheid Week (Settimana contro l'apartheid israeliana), in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale. Quel giorno, la Coalizione catalana “Prou Complicitat amb Israel” (Stop alla complicità con Israele) ha organizzato un incontro tra i quattro partiti politici e Bruno Stagno, responsabile per la sensibilizzazione di Human Rights Watch e Esteban Beltran, direttore di Amnesty International-Spagna. Questi ultimi hanno presentato i punti salienti dei rispettivi rapporti sull'apartheid israeliana, sollecitando la Catalogna a non fornire aiuti o assistenza al mantenimento del regime di apartheid ma piuttosto ad agire per porvi fine.

La risoluzione richiede al Governo della Catalogna e al governo spagnolo di avvalersi di tutti gli strumenti politici e diplomatici a disposizione per obbligare le autorità israeliane ad implementare le raccomandazioni di Amnesty International e Human Rights Watch. Si invita inoltre a garantire un focus sul rispetto dei diritti umani negli accordi bilaterali e multilaterali con le istituzioni ufficiali israeliane per evitare qualsiasi forma di sostegno al sistema di apartheid.

Ispirandosi alla risoluzione del Parlamento della Catalogna, la società civile palestinese rappresentata dal BNC si aspetta che il Governo catalano e quello spagnolo adottino, in via prioritaria, le seguenti misure:

  • Vietare il commercio con gli insediamenti illegali israeliani, che equivale a un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.
  • Sospendere il commercio militare e sulla sicurezza diretto e indiretto con Israele, compreso l'addestramento, i progetti accademici congiunti di sicurezza militare e tutti i finanziamenti e sussidi militari a Israele. Il recente scandalo sull'uso dello spyware Pegasus della società israeliana NSO Group contro note figure catalane e lo stesso Ministro degli Esteri spagnolo dimostra ancora una volta che il ruolo sostanziale di Israele nella repressione globale, nelle tecniche di sorveglianza di massa e dello spyware deve essere messo in discussione da tutti gli Stati e le regioni autonome.
  • Chiedere all'ONU di indagare sull'apartheid israeliana, #UNinvestigateApartheid, e il ristabilimento del Comitato Speciale delle Nazioni Unite contro l'Apartheid, una richiesta ampiamente sostenuta dalla società civile palestinese così come da personalità internazionali di spicco, in particolare nel Sud del mondo.

Il BNC ringrazia il Parlamento della Catalogna per questa risoluzione contro l'apartheid israeliana. È un primo passo importante degli enti pubblici nel confermare la propria responsabilità in merito allo smantellamento dell’apartheid, #DismantleApartheid. È giunto il momento di porre fine all'apartheid in Palestina, come è stato fatto in Sud Africa quasi tre decenni fa.

Aumentiamo la pressione per convincere la Comunità Internazionale e le Nazioni Unite a rispettare i loro obblighi legali per porre fine all'apartheid israeliana.

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS, la più grande coalizione nella società palestinese, accoglie con favore le conclusioni del più recente rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, il prof. Michael Lynk, secondo cui Israele sta commettendo il crimine di apartheid contro i palestinesi

Il rapporto del Relatore speciale conferma il crescente consenso internazionale sul fatto che il pluridecennale regime di oppressione di Israele contro i palestinesi indigeni includa il crimine contro l'umanità di apartheid e chiede agli stati di "assemblare un menu diplomatico di misure di responsabilizzazione", in risposta.

All'inizio di quest'anno, un rapporto dettagliato di Amnesty International ha concluso che Israele ha imposto sin dalla sua istituzione nel 1948 un regime di apartheid contro l'intero popolo palestinese, chiedendo efficaci misure internazionali di responsabilizzazione per smantellare questo regime.

L'apartheid è finalmente diventata un quadro di riferimento inevitabile per affrontare la sistematica negazione da parte di Israele dei diritti dei palestinesi. L'anno scorso, gli studi di Human Rights Watch e della più grande organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem hanno anche confermato ciò che i sostenitori dei diritti umani palestinesi, sudafricani e internazionali affermano da decenni, che Israele è uno stato di apartheid.

L' iniziativa dei cittadini europei per fermare tutto il commercio con gli insediamenti illegali nei territori occupati è una misura efficace a cui l'Unione europea e i suoi Stati membri devono prestare attenzione come primo passo per porre fine alla loro vergognosa complicità con il progetto degli insediamenti di Israele, che equivale a un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale. Altri stati hanno anche l'obbligo legale di porre fine a tutte le forme di sostegno al regime di apartheid di Israele e di collaborare per porre fine a questo regime.

Il rapporto del Prof. Lynk raccomanda di ristabilire il Comitato Speciale delle Nazioni Unite contro l'Apartheid, una richiesta ampiamente sostenuta dalla società civile palestinese così come da figure internazionali di spicco, in particolare nel Sud del mondo , che stanno facendo pressioni sulle Nazioni Unite aprano un’indagine sull’apartheid (#UNInvestigateApartheid).

L'ONU, sotto l'egemonia statunitense ed europea, fu direttamente responsabile nel 1947-48 di aver consentito l'instaurazione di un regime di colonialismo sionista e di apartheid attraverso la pulizia etnica della maggioranza dei palestinesi indigeni. Questo obbliga legalmente e moralmente l'ONU ad assumersi la responsabilità di smantellare l’apartheid (#DismantleApartheid) nella Palestina storica come ha fatto anni fa in Sud Africa. È giunto il momento che le Nazioni Unite consegnino l’apartheid alla storia.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia