LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Comunicati

Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)

COMUNICATO STAMPA

Appuntamenti a Torino, Bologna, Padova e Venezia, 19-21 febbraio

Omar Barghouti, cofondatore del movimento internazionale a guida palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele, sarà in Italia con un fitto programma di incontri pubblici, che si terranno a Torino, Bologna, Padova e Venezia il 19, 20 ed il 21 febbraio. Una straordinaria occasione per conoscere una figura di intellettuale di primo piano e soprattutto il movimento nonviolento, ispirato alla lotta dei sudafricani contro l’apartheid, sostenuto in tutto il mondo da sindacati, chiese e associazioni, incluse organizzazioni ebraiche e israeliane, oltre a personalità come Angela Davis, Naomi Klein, Ken Loach e Moni Ovadia (in Italia hanno aderito all’appello per il BDS numerose organizzazioni tra cui la FIOM CGIL, Pax Christi, l’ONG Un ponte per…). Amnesty International considera gli attivisti del movimento BDS “difensori dei diritti umani”.

Il 19 Febbraio alle ore 20.30 Omar Barghouti sarà a TORINO presso il Cecchi Point  - Casa del quartiere Aurora e Porta Palazzo, via Cecchi 17.

Il 20 febbraio sarà a BOLOGNA, alle ore 15.00 presso l’Università di Bologna, aula C, complesso di Santa Cristina, piazzetta Morandi 2. All’incontro parteciperanno Elian Weizman, professoressa in Relazioni Internazionali alla London South Bank University, e Chantal Meloni, professoressa associata di Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Milano e Senior Legal Advisor presso l’European Centre for Constitutional and Human Rights di Berlino. L’incontro sarà moderato da Francesca Biancani, professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna.

Alle ore 18.00 parteciperà con l’intervento: “Cosa è la campagna per il BDS, come funziona e quali sono i principi del Diritto Internazionale che ne costituiscono il fondamento” all’ incontro “Bologna per il cessate il fuoco a Gaza”, promosso dall’Intergruppo consiliare della Lista Lepore, Partito Democratico e Coalizione Civica presso Palazzo d’Accursio, Sala Imbeni. Parteciperanno all’evento Elian Weizman, professoressa in Relazioni Internazionali alla London South Bank University, con un intervento dal titolo “Colonialismo di insediamento, Sionismo e lo Stato di Israele” e Angelo Stefanini, medico e fondatore del Centro di Salute Internazionale (CSI) dell’Università di Bologna, direttore dell’OMS e del programma sanitario italiano (2008-2011) nei Territori Palestinesi Occupati con: “Gaza: la guerra agli ospedali”. Dialogheranno con i relatori l’assessore Daniele Ara, Stefania Minghini Azzarello di Assopace Palestina ed Alberto Zucchero per Portico della Pace. Modererà l’incontro Ruba Salih, professoressa ordinaria in Scienze Antropologiche presso l’Università di Bologna.

Il 21 febbraio sarà a PADOVA, alle ore 14.00, alla Piscina Aule Polo Beato Pellegrino, per un incontro pubblico ed aperto alla cittadinanza che verterà sulla Campagna per il boicottaggio il disinvestimento e le sanzioni contro Israele nonché sul tema del boicottaggio accademico. Seguirà un dibattito con gli studenti ed i docenti dell’Università di Padova e con il pubblico presente.

Sempre il 21 febbraio, alle ore 17.30 sarà a VENEZIA, presso l’Università di Cà Foscari, polo didattico San Basilio, aula 0B, Dorsoduro, Area Portuale, Salizada S. Basegio, magazzino 5, per partecipare ad un incontro pubblico ed aperto alla cittadinanza organizzato da docenti e studenti. Interverranno con lui Pietro Basso, Comitato di Marghera contro la guerra e il razzismo e Barbara De Poli, professoressa associata del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa. Modererà l’evento Simone Sibilio, professore associato in Lingua e Letteratura Araba dell’Università Cà Foscari di Venezia.

Omar Barghouti è un intellettuale palestinese difensore dei diritti umani, co-fondatore del movimento internazionale a guida palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS). Vedi: https://bdsitalia.org/ e https://bdsmovement.net/ 

Nel 2005, traendo spunto dalla lotta dei sudafricani contro l'apartheid e dalla forza che hanno dimostrato nella storia i movimenti civili di solidarietà internazionale, oltre 170 organizzazioni della società civile palestinese hanno lanciato un appello per il boicottaggio, il ritiro degli investimenti e l'applicazione di sanzioni contro lo stato di Israele fino a quando non rispetterà il Diritto Internazionale ed i Principi Universali dei Diritti dell'Uomo.

Il movimento nonviolento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

Bds Italia

Fermare il genocidio, smantellare l'apartheid. Unitevi a noi dal 1 al 31 marzo.

Quest’anno, la Israeli Apartheid Week (IAW) [Settimana contro l’apartheid israeliana - NdT] arriva settimane dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha inflitto all’Israele dell’apartheid una sconfitta storica scoprendo che Israele sta plausibilmente perpetrando un genocidio contro i 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza occupata e assediata. Questa decisione implica per tutti gli stati delle responsabilità legali di porre fine a ogni complicità e di prevenire il genocidio. Sebbene la Corte Internazionale abbia ordinato a Israele di fermare tutti gli atti di genocidio, compresi l’uccisione e il ferimento dei palestinesi, l’Israele dell’apartheid continua a massacrare i civili palestinesi, a distruggere le infrastrutture, compresi gli ultimi ospedali funzionanti, e ad aggravare la crescente carestia e la diffusione di malattie infettive tra i. Palestinesi a Gaza, sfidando apertamente gli ordini della Corte.

Nel frattempo, gli alleati di Israele nell'Occidente coloniale stanno punendo collettivamente l'intera comunità di rifugiati palestinesi tagliando i finanziamenti all'UNRWA, l'agenzia delle Nazioni Unite responsabile degli aiuti e dell'assistenza ai rifugiati palestinesi. Ciò impedirà di fatto che gli aiuti salvavita raggiungano Gaza in un momento di fame di massa a seguito dell’assedio genocida di Israele, costituendo così un’altra forma di complicità occidentale nel genocidio in corso da parte di Israele

Come la delegazione sudafricana ha fatto presente alla Corte Internazionale di Giustizia, il genocidio di Israele deve essere visto nel contesto delle sue cause profonde: il regime israeliano di colonialismo e apartheid, in vigore da 75 anni. L’IAW, fin dalla sua nascita nel 2005, ha mobilitato educazione e azione a livello internazionale contro l’apartheid israeliana, ed è quindi più che mai necessaria quest’anno per aumentare la pressione globale per porre fine al genocidio e smantellare l’apartheid. Nessuno dei due può continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, in particolare nell’Occidente coloniale.

Mentre i palestinesi resistono di fronte a questo genocidio e persistono nella loro lotta di liberazione, acquisiamo speranza e forza dalla solidarietà globale espressa nelle manifestazioni di massa da Giakarta a Washington, da Città del Capo a Londra, e da Rabat a Baghdad; azioni sindacali per fermare le spedizioni di armi verso Israele in Belgio, Italia, Grecia, Turchia e altrove; centinaia di azioni creative di disobbedienza civile (sit-in, occupazioni pacifiche, interruzioni della produzione, scioperi, ecc.) in tutto il mondo; campagne BDS popolari in rapida crescita e richieste di embargo militare; forti dichiarazioni di solidarietà da parte di movimenti razziali, indigeni, climatici, di genere e per la giustizia sociale; dichiarazioni di alto profilo di rinomati artisti, scrittori, accademici, esperti internazionali di genocidio, nonché di gruppi ebraici progressisti, organizzazioni per i diritti umani e civili; e un milione di azioni di solidarietà locale e popolare e iniziative creative in tutto il mondo.

Non solo l’Israele dell’apartheid è sotto processo presso la Corte Internazionale. Sono sotto processo anche tutti gli stati, le aziende e le istituzioni che hanno aiutato e incoraggiato il suo sistema di oppressione culminato nell’attuale genocidio. Ma i meccanismi del diritto internazionale sono efficaci solo se esercitiamo la nostra azione collettiva per fare in modo che il diritto internazionale sia al servizio della nostra lotta per la giustizia

Il Sudafrica ha riconosciuto la continua Nakba del popolo palestinese attraverso la colonizzazione israeliana a partire dal 1948, che ha sistematicamente e con la forza espropriato, sfollato e frammentato il popolo palestinese, negandogli deliberatamente il diritto inalienabile e riconosciuto a livello internazionale all’autodeterminazione, e il diritto riconosciuto a livello internazionale al ritorno come rifugiati nelle loro città e villaggi, in quello che oggi è lo Stato di Israele.

- Dichiarazione di apertura del Sudafrica alla Corte internazionale di giustizia, gennaio 2024

Con efficaci campagne dal basso, possiamo costruire il potere popolare per porre fine a questo genocidio e smantellare le sue cause profonde: il regime israeliano di colonialismo e apartheid. 

Unitevi a noi contribuendo ai risultati delle campagne in corso o mobilitandovi per nuove campagne! Con questa IAW non ci limitiamo a educare sull'apartheid israeliana! Intensifichiamo la campagna BDS in tutti i campi e intraprendiamo passi significativi per sostenere la lotta palestinese in corso per smantellarla.

Questo marzo, manifestate per la giustizia, la libertà e l’uguaglianza, manifestate per porre fine al genocidio e all’apartheid. 

Organizzate un evento per l’Israeli Apartheid Week (IAW) 2024 - Settimana contro l’apartheid israeliana - e comunicatelo a BDS Italia: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Registrate le vostre azioni anche qui, in modo che siano elencate nel calendario internazionale della IAW.

Per informazioni generali sulla IAW 2024 visitate il sito https://bdsmovement.net/iaw (in inglese).

Tutte le attività della IAW devono conformarsi ai principi antirazzisti del movimento BDS e rispettare le linee guida di affiliazione. Qualsiasi attività che non lo faccia non può essere accettata come parte dell'IAW.

Se avete bisogno di ulteriori informazioni per l’organizzazione dei vostri eventi IAW, scrivete aQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

Comunicato di BDS Italia contro la partecipazione di imprese israeliane alla fiera orafa di Vicenza

BDS Italia, sezione italiana del movimento internazionale a guida palestinese di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni nei confronti di Israele, condanna la partecipazione di Israele, colpevole del genocidio a Gaza, a VicenzaOro, fiera orafa di Vicenza, prevista dal 19 al 23 gennaio, e appoggia la manifestazione di sabato 20 gennaio contro la presenza di aziende israeliane.

Da più di tre mesi continuano gli attacchi e gli incessanti bombardamenti indiscriminati contro la popolazione della Striscia di Gaza, mentre si intensificano anche le aggressioni e gli omicidi da parte dell’esercito israeliano e di coloni estremisti contro i palestinesi della Cisgiordania occupata e di Gerusalemme Est, con centinaia di morti e migliaia di arresti.

La macabra contabilità delle vittime si attesta ad oggi ad oltre 24.000 morti, circa 8.000 dispersi e oltre 60.000 feriti, molti dei quali gravi, resi invalidi per sempre.

Nonostante la catastrofe umanitaria non si vedono intraprendere azioni concrete per rispondere alla richiesta di milioni di persone che si sono mobilitate in tutto il mondo per fermare il genocidio in corso contro la popolazione civile.

Alla Fiera orafa di Vicenza Israele è da sempre protagonista con il suo commercio di diamanti, quale primo paese al mondo nella loro lavorazione. Questa attività è una delle voci principali della sua economia, che garantisce enormi profitti che finanziano anche gli apparati di sicurezza e l'esercito. Lo stesso Netanyahu ha recentemente dichiarato come questo commercio copre una quota altissima delle entrate di Israele.

Ammettere espositori israeliani alla fiera corrisponde a rendersi complici del genocidio del popolo palestinese a Gaza, e di crimini contro l'umanità perpetrati quotidianamente dal regime israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid, irridendo le risoluzioni dell'ONU e le richieste pressanti di un immediato e permanente cessate al fuoco richiesto dalla larga maggioranza degli stati del mondo.

Chiediamo quindi che gli organizzatori di VicenzaOro escludano gli espositori israeliani dalla manifestazione.

Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali del territorio di sostenere la nostra richiesta e di prendere posizione per:

  • Un immediato e permanente cessate il fuoco e la fine dell’assedio alla Striscia di Gaza fermando ogni ostilità
  • L’ingresso di massicci aiuti umanitari alla popolazione civile adeguati ai bisogni, compresi farmaci e presidi sanitari
  • La protezione internazionale della popolazione palestinese e ritiro completo delle forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza

BDS Italia invita tutte le persone di coscienza a continuare a mobilitarsi per fermare il genocidio a Gaza e per porre fine a ogni complicità di governo, aziende e istituzioni che permettono l’impunità al regime israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid per i suoi crimini e le sue violazioni del diritto internazionale.

BDS Italia

15/01/2024

Insieme, stiamo costruendo potere e speranza collettivi per fermare il genocidio a Gaza e per smantellare l’apartheid.

Il genocidio da parte di Israele, trasmesso in diretta streaming, armato, finanziato e reso possibile dagli Stati Uniti e dalle potenze coloniali europee, non ha precedenti nella storia. Ha vietato l’ingresso di cibo, acqua, carburante e forniture mediche vitali a 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza occupata e assediata, causando fame e diffusione di malattie. Parallelamente, ha bombardato indiscriminatamente Gaza, distruggendo deliberatamente ospedali, università, scuole, rifugi delle Nazioni Unite, panifici, pannelli solari, quartieri residenziali, strutture di telecomunicazione, nonché infrastrutture per il trattamento dell’acqua e delle fognature. 

A migliaia, a milioni, palestinesi e persone di coscienza in tutto il mondo sono scesi in piazza per alcune delle più grandi proteste che il mondo abbia visto negli ultimi decenni. Siamo grati a ognuno di voi che, attraverso le vostre voci e azioni creative, avete rifiutato di limitarvi a testimoniare l’oppressione, ma avete deciso di costruire un potere dal basso senza precedenti per porre fine alla guerra genocida di Israele e Stati Uniti contro il nostro popolo a Gaza. 

Il 2023 è stato un anno pesante per tutti noi, ma vi chiediamo di continuare a organizzarvi per sostenere la nostra speranza collettiva di libertà e giustizia, per chiedere il conto a responsabili e complici del genocidio di Israele a Gaza. 

AGITE ORA per porre fine al genocidio da parte di Israele e garantire che il 2024 sia l’anno in cui il nostro potere popolare potrà ottenere giustizia e smantellare l’apartheid del colonialismo di insediamento:

Continuiamo a costruire il nostro potere collettivo e intensifichiamo campagne BDS di grande impatto come mai prima d'ora per porre fine alla complicità e al “business as usual” con il regime genocida israeliano dell'apartheid in ogni campo: accademico, culturale, sportivo, economico, militare, finanziario, ecc. L’Israele dell’apartheid merita il trattamento del Sudafrica dell’apartheid: massicci boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni legali senza precedenti, a cominciare da un embargo militare globale. 

Sulla base delle dichiarazioni depravate e disumanizzanti e dei piani esposti dei suoi leader autoproclamati fascisti, Israele sta “mettendo in opera” una “seconda Nakba”, effettuando la pulizia etnica in massa dei palestinesi indigeni e, come ammesso dai funzionari militari israeliani, “tutto è intenzionale".

Il 29 dicembre 2023, il Sudafrica ha presentato una petizione alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) contro Israele per aver violato la Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio nella sua guerra contro Gaza. L’azione legale presso la massima corte mondiale mira a proteggere i diritti dei palestinesi da “ulteriori, gravi e irreparabili danni” e offre uno spiraglio di speranza. Decine di esperti delle Nazioni Unite avevano già messo in guardia contro un “genocidio in atto”, così come centinaia di studiosi di diritto internazionale, tra cui esperti di genocidio e un alto funzionario delle Nazioni Unite per i diritti umani. I palestinesi hanno accolto calorosamente questo passo invitando gli stati di tutto il mondo a sostenerlo

La leadership palestinese del movimento globale BDS invita tutte le persone di coscienza in tutto il mondo ad amplificare le richieste prioritarie del popolo palestinese e ad aiutarci a costruire il potere popolare necessario verso:

  • Un cessate il fuoco permanente e la revoca dell'assedio per fermare il genocidio di Israele a Gaza.
  • Opposizione al piano di Israele di sfollare forzatamente i palestinesi, sia all'interno che all'esterno della Striscia di Gaza. 
  • Sanzioni legali contro Israele, compreso un embargo militare globale. #MilitaryEmbargo
  • Pressioni sostanziali sulla Corte Penale Internazionale (CPI) affinché metta fine alla sua complicità nel silenzio, licenzi l'attuale Procuratore che facilita il genocidio e agisca immediatamente per fermare il genocidio in atto, iniziando a perseguire i criminali di guerra israeliani dell'apartheid .
  • Un sostegno pieno al procedimento sul genocidio del Sud Africa presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) da parte di tutti gli stati parti della Convenzione sul genocidio per impedire la sistematica cancellazione del popolo palestinese da parte di Israele. 

Unitevi ai gruppi BDS e ai partner del movimento BDS nei vostri paesi per fermare il #genocidio a Gaza da parte di Israele:

  1. Agite contro le aziende che traggono profitto dal genocidio e dall'apartheid di Israele contro il popolo palestinese e canalizzate la vostra rabbia, frustrazione e dolore in una crescente pressione contro gli obiettivi strategici del BDS. 
  2. Ove possibile, unitevi alle manifestazioni nel vostro paese per chiedere: Cessate il fuoco ORA! Revoca dell'assedio ORA! Embargo militare e pressione sulla Corte penale internazionale per porre fine alla sua complicità a partire dall'emissione di mandati di arresto per i criminali israeliani del genocidio e i loro sostenitori.
  3. Iniziate a organizzare la Settimana dell’Apartheid Israeliano (IAW) 2024. Durante il mese di marzo, marceremo per la Palestina: fermare il genocidio, porre fine all’apartheid. La IAW2024 sarà l'evento più importante da quando l'IAW è iniziata 20 anni fa! Maggiori dettagli in arrivo.  
  4. Organizzate o unitevi a gruppi che organizzano azioni di disturbo pacifiche, sit-in, occupazioni che prendono di mira uffici governativi, parlamentari, istituzioni pubbliche e private complici o aziende complici prese di mira dalle campagne BDS
  5. Unitevi ai gruppi, in particolare ai sindacati dei lavoratori, che interrompono il trasporto di armi, o parti di armi, verso Israele, anche negli stati di transito
  6. Aumentate la consapevolezza intorno a voi sul colonialismo di insediamento e sull’apartheid israeliani e spingete la vostra comunità/centro/luogo di lavoro/sindacato/organizzazione a dichiararsi una zona libera dall’apartheid (AFZ). Sono disponibili un kit di strumenti e una lista di controllo [Vedi anche la pagina Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana sul sito di BDS Italia]. 
  7. Se non lo avete ancora fatto, convincete i vostri consigli comunali/sindacati/istituzioni culturali e accademiche a chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente, la revoca dell’assedio e a tagliare i legami di complicità esistenti con l’Israele dell’apartheid! 

Incanalate la vostra rabbia, frustrazione e dolore in un'azione BDS efficace e strategica e in pressioni per fermare il genocidio e smantellare il regime israeliano di apartheid e di colonialismo di insediamento, la causa principale di questa oppressione e violenza indicibile.

Fonte: Comitato Nazionale Palestinese per il BDS

Traduzione di BDS Italia

Appello URGENTE dalla Palestina agli Stati parti della Convenzione sul genocidio: Sostenete l’azione legale del Sudafrica presso la Corte internazionale di giustizia contro Israele per il genocidio a Gaza

Il Comitato di coordinamento anti-apartheid palestinese (PAACC), che comprende il Dipartimento anti-apartheid dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina ( L'OLP), il Movimento BDS, il Consiglio dell'Organizzazione Palestinese per i Diritti Umani (PHROC) e la Rete delle ONG palestinesi (PNGO), si congratulano con il Sudafrica per il suo ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) contro Israele per aver violato la Convenzione sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio a Gaza. Affermando che “Israele si è impegnato, si sta impegnando e rischia di impegnarsi ulteriormente in atti di genocidio contro il popolo palestinese a Gaza”, il Sudafrica ha chiesto alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) di indicare misure provvisorie per proteggere i diritti dei palestinesi da “ulteriore danno grave ed irreparabile”. Decine di esperti delle Nazioni Unite hanno descritto la situazione umanitaria a Gaza come “apocalittica”, avvertendo di un “genocidio in atto”, così come hanno fatto centinaia di studiosi di diritto internazionale, tra cui esperti di genocidio, e un alto funzionario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Chiediamo a tutti gli Stati parte della Convenzione sul genocidio di sostenere con urgenza e pienamente il procedimento e, in particolare, la richiesta del Sudafrica di misure provvisorie. In tal modo chiediamo l’immediata sospensione delle operazioni militari e l’attuazione di tutte le misure per prevenire il genocidio, compresa la revoca degli ordini militari che obbligano al trasferimento dei palestinesi a Gaza e delle pratiche che negano l’accesso a forniture adeguate di cibo, acqua, carburante e aiuti umanitari. Le nostre coalizioni e reti, che rappresentano la leadership politica palestinese e ogni settore della società civile palestinese, sostengono pienamente il procedimento che è vitale per garantire che gli Stati rispettino i loro obblighi internazionali di porre fine al rischio di genocidio e di atti genocidi, e sollecitano l’adozione e l’attuazione di tutte le misure provvisorie richieste per porre fine alla distruzione genocida del popolo palestinese.

Avvertiamo inoltre che gli Stati terzi che forniscono consapevolmente armi e materiali a Israele da utilizzare in crimini atroci, compreso il genocidio, possono anche essere ritenuti responsabili di aver contribuito ad atti illeciti a livello internazionale e violazioni delle norme di jus cogens del diritto internazionale. In aggiunta, sottolineiamo che si può porre fine completamente all’attuale genocidio solo garantendo che vengano affrontate le cause profonde alla base della distruzione del popolo palestinese, tra cui la fine dell’assedio che dura da 16 anni e che imprigiona 2,3 milioni di palestinesi a Gaza, la fine dell’occupazione illegale e il ritiro totale dell’amministrazione occupante e delle forze militari, lo smantellamento del regime di apartheid, su entrambi i lati della Linea Verde, e la realizzazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e del diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

Il PAACC accoglie con favore il sostegno dell'Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC) alla causa del Sud Africa presso l'ICJ e invita la Lega degli Stati arabi, l'Unione africana, i BRICS, il Movimento dei non allineati e altri blocchi regionali e sub-regionali a sostenere pubblicamente e urgentemente il procedimento. L’OIC ha affermato che “l’attacco indiscriminato da parte di Israele, la potenza occupante, alla popolazione civile e alle migliaia di palestinesi, per lo più donne e bambini, uccisi, feriti, sfollati con la forza, a cui sono stati negati i beni di prima necessità e l’assistenza umanitaria, e la distruzione di case, istituzioni sanitarie, educative e religiose, nel loro insieme costituiscono un genocidio di massa.” Nel novembre 2023, il vertice congiunto dell’OIC e della Lega Araba ha ribadito “la centralità della causa palestinese” e si è opposto categoricamente ai piani israeliani di pulizia etnica dei palestinesi da Gaza. Il vertice ha invitato tutti i paesi a “smettere di esportare verso [Israele] armi e munizioni che vengono utilizzate dal loro esercito e dai coloni terroristi per uccidere il popolo palestinese e distruggere le loro case, ospedali, scuole, moschee, chiese e tutte le loro capacità”, per adempiere ai loro obblighi legali ai sensi del diritto internazionale.

Secondo resoconti israeliani, Israele è profondamente preoccupato che la Corte Internazionale di Giustizia lo accuserà di genocidio. Ufficiali militari e dell’intelligence israeliani hanno ammesso che “tutto è intenzionale” da parte dell’Israele dell’apartheid nella “fabbrica” di uccisioni di massa di civili e di demolizione e distruzione su vasta scala a Gaza. Oxfam e organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno condannato l’uso da parte di Israele della “fame come arma di guerra” e, secondo i rapporti di esperti, la portata di questa fame indotta a Gaza “ha eclissato anche le quasi carestie in Afghanistan e Yemen degli ultimi anni."

Quasi due milioni di palestinesi sono stati sfollati con la forza. Ricordando la “lunga storia di Israele di sfollamenti forzati di massa di palestinesi”, l’esperto delle Nazioni Unite sugli sfollati interni ha affermato che la guerra di Israele “mira a deportare la maggioranza della popolazione civile [palestinese] in massa”. Il Commissario Generale dell’UNRWA ha anche messo in guardia contro lo “spostamento forzato”, che sia i diritti umani che i leader politici riconoscono come un mezzo per distruggere il popolo di Gaza come gruppo e come obiettivo fondamentale del genocidio in corso. Denunciando i disperati tentativi propagandistici di Israele di promuovere i suoi piani di pulizia etnica sotto una veste “umanitaria”, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani nei territori palestinesi occupati ha avvertito che gli artefici dietro il crimine dello sfollamento forzato di Israele potrebbero essere indagati e perseguiti ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha descritto Gaza come una “crisi dell’umanità” e un “cimitero per bambini”, invocando l’articolo 99 della Carta delle Nazioni Unite per evidenziare la grave minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale rappresentata dalla guerra di Israele contro il popolo palestinese a Gaza.  Il PAACC ricorda agli Stati terzi che adempiere al loro obbligo di fermare il genocidio di Israele aiuterebbe anche a salvare la legittimità già minata del diritto internazionale.

Mentre gli Stati Uniti e un certo numero di potenze europee stanno armando, finanziando e consentendo in altro modo il genocidio in corso da parte di Israele, molti altri stati non sono riusciti a rispettare i loro obblighi legali e morali per prevenire il genocidio o fermarlo. Il dominio globale di un certo numero di Stati egemonici occidentali sulle organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale, il Comitato Olimpico Internazionale, la FIFA, ecc., ha di fatto portato a un clamoroso fallimento nell’imporre sanzioni legittime a Israele, rivelando ulteriormente l’ipocrisia degli Stati occidentali e consolidando il divario globale Sud/Nord.

Le organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno quindi fermamente accolto con favore la richiesta alla Corte internazionale di giustizia da parte del Sud Africa come “un chiaro appello alla comunità internazionale a dare priorità alla responsabilizzazione, rifiutare l’impunità e difendere i principi dei diritti umani”.

Il PAACC ricorda a tutti gli Stati parti della Convenzione sul genocidio il loro obbligo legale non solo di “adottare misure per prevenire” ma anche “di punire il crimine di genocidio, anche promulgando la legislazione pertinente e punendo i colpevoli”. Ciò include la giurisdizione universale. Ciò è più urgente che mai, mentre il mondo osserva un genocidio in diretta streaming, guidato da decenni di impunità e da un’ideologia del “la forza dà il diritto”. Gli Stati devono rispettare i loro obblighi secondo il diritto internazionale di porre fine ai vergognosi atti di genocidio da parte di Israele, anche attraverso l’applicazione di sanzioni legali e proporzionate contro l’Israele dell’apartheid, a cominciare da un embargo bilaterale sulle armi. Chiediamo urgentemente agli Stati di sostenere pienamente il procedimento per genocidio del Sudafrica per impedire la sistematica cancellazione del popolo palestinese da parte di Israele.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Porre fine al genocidio in corso a Gaza è una questione climatica, #Gazagenocide

Il 9 dicembre, giornata di azione per la giustizia climatica, invitiamo i movimenti per la terra, in difesa degli indigeni e per la giustizia climatica ad alzare la voce per la Palestina.

I palestinesi di Gaza stanno subendo un orribile genocidio. Il ritmo con cui Israele uccide i palestinesi ha avuto “pochi precedenti in questo secolo”. Interi quartieri sono stati rasi al suolo, ospedali sono stati presi di mira, 1,7 milioni di persone sono state sfollate e la fame è stata usata come arma di guerra. Invece di ritenere responsabile il regime israeliano di apartheid, l’Occidente continua ad armarlo e a fornire copertura politica al suo genocidio. 

I leader israeliani hanno espresso apertamente il loro intento genocida. All'inizio della guerra contro Gaza, il ministro della Guerra israeliano dichiarò che i palestinesi di Gaza sono “animali umani e noi agiremo di conseguenza”. Il genocidio dei palestinesi a Gaza da parte di Israele si inserisce nel contesto di 75 anni di pulizia etnica, apartheid e colonialismo di insediamento. I palestinesi hanno sopportato decenni di sfollamento e di negazione dell’accesso alla loro terra, ai mezzi di sussistenza e alle risorse idriche. La stragrande maggioranza dei 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza assediata e occupata sono rifugiati che sono stati cacciati dalle loro case e a cui è stato negato il diritto al ritorno. Israele ha reso Gaza inabitabile. L’acqua della falda acquifera di Gaza non è adatta al consumo umano e Israele nega ai palestinesi l’accesso ad alternative potabili. Anche prima del genocidio in corso, l’assedio che dura da 16 anni ha significato che l’accesso al cibo, al carburante, al materiale da costruzione o a qualsiasi fornitura essenziale è al minimo. Israele ha portato avanti atti di guerra erbicida, spruzzando sostanze chimiche tossiche sulle fattorie palestinesi per distruggere i raccolti.

L’impunità di Israele per i suoi crimini, il genocidio che sta commettendo, il suo regime di discriminazione raziale in un contesto di colonialismo di insediamento e di controllo delle risorse, rappresentano una seria minaccia per le nazioni e le comunità più deboli di tutto il mondo che, nel cercare liberazione e giustizia, osano sfidare e resistere ai sistemi di dominazione, oppressione e sottomissione occidentale.

È fondamentale unirci al movimento per la giustizia climatica per garantire che il regime di oppressione di Israele non diventi un modello per un nuovo ordine mondiale di brutalità senza maschera e violenza estrema. 

Non possiamo permettere che le nostre terre siano rese inabitabili e che le popolazioni nere, marroni e indigene siano rese superflue, disumanizzate, sfollate e uccise per servire i progetti degli interessi coloniali, razzisti e capitalisti. Non in Palestina. Da nessuna parte.

Aziende israeliane come Mekorot, Netafim, Haifa Chemicals, Adama e il razzista e coloniale Fondo Nazionale Ebraico (JNF) rubano risorse ai palestinesi. Questo è stato il caso in tutta la Palestina storica fin dall’inizio del regime coloniale israeliano. Allo stesso modo, le multinazionali complici, come Siemens e Chevron , alimentano il caos climatico e l’apartheid israeliano. 

La COP28 è destinata a rappresentare l’ennesima opportunità per Israele, Emirati Arabi Uniti e Occidente di ripulire i loro crimini contro le popolazioni indigene e le comunità oppresse in tutto il mondo. La società civile palestinese ha deciso collettivamente di boicottare la COP28 di quest'anno. Gli Emirati Arabi Uniti non sono solo uno dei maggiori produttori di combustibili fossili al mondo, ma mantengono anche durante questo brutale genocidio una stretta alleanza di sicurezza militare con l’apartheid israeliana. È uno stato di polizia responsabile anche di orribili crimini di guerra nello Yemen e del trattamento razzista e brutale dei lavoratori migranti.

Chiediamo alle persone di coscienza di tutto il mondo di unirsi a noi nella costruzione di alleanze intersezionali per porre fine al genocidio a Gaza, smantellare il regime di apartheid e colonialismo di insediamento, denunciare le aziende che mascherano i crimini israeliani con attività di greenwashing e impongono false soluzioni alla crisi climatica. 

I movimenti per la terra, in difesa degli indigeni e per la giustizia climatica in tutto il mondo si sono mobilitati per porre fine a questo genocidio, collegando le loro lotte con la nostra. Le lotte globali di base per i diritti degli indigeni alla terra e alle risorse, per la sostenibilità e contro la catastrofe climatica causata dall’avidità delle multinazionali sono intrinsecamente legate alla lotta palestinese per la liberazione. Non può esserci fine al colonialismo climatico senza la fine del colonialismo di insediamento. Non può esserci giustizia climatica senza giustizia per la Palestina. 

Il 9 dicembre, giornata di azione per la giustizia climatica, invitiamo i movimenti per la terra, in difesa degli indigeni e per la giustizia climatica ad alzare la voce per la Palestina.

  • Partecipiamo a/organizziamo azioni, marce e sit-in e chiediamo un cessate il fuoco immediato e permanente, la fine dell'assedio e del genocidio a Gaza da parte di Israele. Non esiste giustizia climatica in una situazione di genocidio, apartheid e colonialismo di insediamento.
  • Sostieniamo dichiarazioni di solidarietà rivolte ai politici, chiedendo un'azione urgente per imporre un cessate il fuoco, la revoca dell'assedio e la responsabilità per il genocidio, l'apartheid e i crimini di guerra di Israele.
  • Costruiamo e intensifichiamo campagne di boicottaggio e disinvestimento intersezionali contro le multinazionali complici che danneggiano i palestinesi, alimentano l’apartheid israeliano e la crisi climatica ed esportano soluzioni false e di sfruttamento in tutto il mondo.

Fonte: Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Facciamo del 29 novembre una giornata globale di azione per fermare il genocidio di Gaza #GazaGenocide

Milioni di voi sono scesi in piazza per le più grandi proteste che il mondo abbia visto negli ultimi 20 anni! Siamo grati a ciascuno di voi che, attraverso le vostre voci e azioni creative, avete costruito un potere popolare senza precedenti per porre fine alla guerra genocida di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza assediata e occupata. 

Avete mostrato una significativa solidarietà con i diritti dei palestinesi esercitando pressioni sui governi affinché agissero per fare sì che i responsabili e i complici del genocidio a Gaza da parte di Israele rispondano delle loro responsabilità. In tutto il Sud del mondo – dal Sud Africa alla Colombia – diversi stati hanno tagliato i rapporti diplomatici con Israele o hanno espulso o richiamato i loro ambasciatori. Altri hanno denunciato i criminali di guerra israeliani di fronte alla Corte penale internazionale.

Tuttavia, i governi occidentali continuano ad armare, finanziare e fornire copertura politica al genocidio di Israele, promuovendo una nuova dottrina di violenza estrema, irresponsabile e non mascherata contro coloro che sfidano le potenze occidentali e i loro interessi. La loro è un’alleanza tra regimi coloniali e razzisti del mondo che culmina nello sterminio di massa dei palestinesi. 

Il tempo è ormai scaduto: dobbiamo spostare la bilancia a favore del potere popolare adesso! 

Porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale con il regime genocida dell’apartheid israeliana è più urgente che mai. Le vite e i mezzi di sussistenza dei palestinesi dipendono letteralmente da questo. A tal fine, e come il tempo ha dimostrato, il BDS è la forma più efficace di solidarietà con la lotta di liberazione palestinese. 

Sotto lo slogan, “Unitevi ora per fermare il genocidio a Gaza e iniziare a smantellare l'apartheid!”, il movimento internazionale BDS guidato dai palestinesi chiama a una Giornata globale di azione il 29 novembre, la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, per porre fine al “business-as-usual” con l’Israele dell’apartheid. Chiediamo un’intensificazione delle mobilitazioni pacifiche a livello mondiale e delle espressioni di solidarietà per fermare il genocidio, tra cui:

  1. Ove possibile, organizzare azioni di disturbo pacifiche, sit-in, occupazioni, ecc. prendendo di mira i decisori politici, così come le imprese che facilitano il genocidio e l’apartheid (produttori di armi, società di investimento) e le istituzioni (media, università, spazi culturali, ecc.).
  2. Interrompere il trasporto di armi, o componenti, verso Israele, anche negli stati di transito, sostenendo i sindacati che rifiutano di gestire tali spedizioni, come è stato fatto in Belgio, negli Stati Uniti e nello Stato spagnolo, e come dichiarato dai sindacati in India, Turchia, Italia e Grecia. 
  3. Fare pressioni sui parlamenti e sui governi perché annullino i contratti e gli accordi militari esistenti con Israele, come ha pubblicamente sostenuto il presidente della Colombia e come richiesto dal movimento BDS in Brasile, una richiesta sostenuta dalla società civile e da oltre 60 parlamentari del paese.
  4. Intensificare tutte le campagne strategiche di boicottaggio economico e di disinvestimento contro le società complici e intensificare le campagne per tagliare tutti i legami con l’Israele dell’apartheid e le sue istituzioni accademiche e culturali complici, nonché le squadre sportive.
  5. Mobilitare la propria comunità, sindacato, associazione, chiesa, social network, governo/sindacato studentesco, consiglio comunale, centro culturale o altra organizzazione affinché si dichiarino Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI), se non lo hanno già fatto, e organizzare un evento o un'azione di solidarietà il 29 novembre.
  6. Spingere i rappresentanti eletti, ove pertinente, attraverso la comunicazione diretta o l’azione diretta collettiva, a esercitare una reale pressione sulla Corte Penale Internazionale (CPI) affinché persegua urgentemente Netanyahu e tutti gli altri funzionari israeliani responsabili di genocidio, apartheid e crimini di guerra.

Se non ora quando?

Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Non ci sono parole per esprimere quanto siano state difficili, strazianti e insopportabili queste ultime settimane per i palestinesi. Israele bombarda ininterrottamente case, interi quartieri, ospedali, scuole, moschee e chiese a Gaza, tagliando elettricità, carburante, acqua, medicine e cibo alla popolazione palestinese.

I palestinesi morti sotto i bombardamenti sono oltre 11.000, tra cui più di 5.000 bambini, oltre 26.000 feriti, e i sopravvissuti affrontano ora una morte più lenta per fame e grave disidratazione.

Nonostante questa campagna genocida del regime coloniale e di apartheid di Israele, sostenuta dagli Stati Uniti e dai partner europei, e nonostante la complicità da parte dei media occidentali attraverso l’implacabile disumanizzazione del popolo palestinese, c’è un’enorme resistenza globale che si esprime anche attraverso grandissime manifestazioni, e il vento sta cambiando.

Questo è possibile solo grazie al vostro impegno. Sappiamo che queste proteste stanno cambiando l'opinione pubblica dominante. Anche se troppo poco e troppo tardi, sono sempre di più i governi, i parlamentari e gli esperti europei che chiedono un cessate il fuoco umanitario, azioni da parte della Corte Penale Internazionale, sanzioni ed embargo delle armi contro Israele. Stati come il Sudafrica, l’Algeria e il Brasile hanno condannato la guerra genocida condotta da Israele a Gaza. Secondo la vice-premier belga è ora di imporre sanzioni contro Israele. Altri stati hanno denunciato violazioni sistematiche del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l’umanità da parte di Israele contro i palestinesi.

E' con stupore e sconcerto, prima ancora che indignazione, che abbiamo assistito alla strumentalizzazione delle parole di Moni Ovadia, portavoce della cultura ebraica, lucido intellettuale ma soprattutto uomo di pace.

In un momento drammatico con l’ennesima carneficina in una striscia di terra martoriata, ci troviamo sommersi e bombardati da una narrazione a senso unico, faziosa e aggressiva, che non solo non prevede un confronto vero, ma che non tollera nessuna prospettiva "non conforme" rispetto al binario imposto.

Non è possibile non poter fare riferimento alle responsabilità di Israele senza incorrere in un linciaggio mediatico che non lesina attacchi alla persona, in un clima di censura, manicheismo e caccia alle streghe.

Lo abbiamo già visto, e solo per citare l’ultimo, con la squallida operazione di Cancel Culture nei riguardi del libro “Dettagli insignificanti”, di Adania Shibli, la cui premiazione alla Fiera del Libro di Francoforte è stata sospesa solo in virtù dell’essere l’autrice palestinese, come se ciò fosse uno stigma di nascita o, peggio, collettivo di una intera comunità.

La quale, vale ricordarlo, e noi ci uniamo con Moni Ovadia che non ha mai smesso di farlo in questi anni, assiste impotente da decenni a una occupazione militare feroce e a una pulizia etnica che, come chiarisce anche Amnesty International in un corposo rapporto solo in Italia passato sotto silenzio e censurato nelle università, non risponde a nessuna questione di sicurezza o difesa, ma solo alla volontà di realizzare uno Stato ebraico epurandolo della sua componente araba.

Con governi e organi internazionali che mai hanno fatto seguire una singola misura concreta di fronte alle oltre 80 risoluzioni Onu che Israele con strafottenza ha disatteso negli anni, delegittimandoli fino a impedire più volte l’ingresso degli stessi commissari Onu all’interno dei territori occupati.

Il genocidio cui assistiamo in questi giorni è pura barbarie, in violazione di ogni diritto e ogni convenzione internazionale, una tragica Guernica per cui magari, tra cento anni, istituire una Giornata della Memoria.

Ma i palestinesi non dovrebbero contare sulla pietà dell’occupante e del genocida, né noi dovremmo fare appelli a una presunta “superiorità morale” dello stesso, di cui non esiste prova alcuna in questi decenni di terrore.

I palestinesi non devono elemosinare pietà, devono pretendere, e noi con loro, il rispetto del diritto.

Null’altro che questo ha detto, e da sempre dice, Moni Ovadia, a lato degli oppressi, perché ben conosce cosa significhi.

Richiamare Israele alle proprie responsabilità di Paese occupante, che da 75 anni viola impunemente diritto internazionale, diritti civili e umani non è sostegno ad Hamas; parlare dell'espansione delle colonie, delle violenze quotidiane che i palestinesi subiscono ad opera di esercito e coloni, denunciare l'assedio disumano di Gaza, i bantustan della Cisgiordania, nei quali i palestinesi vedono ogni giorno ridurre le proprie speranze e i propri spazi vitali, non è sostenere Hamas, denunciare il silenzio della comunità internazionale non è sostenere Hamas.

Come BDS, ma anche come cittadini e persone che hanno seguito il lavoro di Moni Ovadia, instancabile, coraggioso e sempre, come le sue parole, nella direzione del dialogo, della tolleranza e della pace, esprimiamo rammarico, solidarietà e affetto.

BDS Italia

BDS ITALIA ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DI COLTANO, di seguito il comunicato:

Il 21 ottobre portiamo la nostra solidarietà alla Palestina alla manifestazione "Fermare l'escalation. Unitə contro guerra armi e fossile" a Coltano (Pisa). 

"Le guerre non scoppiano, si preparano" è uno degli slogan del movimento No Base e mai come in questi giorni condividiamo questa affermazione. 

Il 7 ottobre è stato abbattuto il vergognoso muro che da decenni imprigiona il popolo di Gaza in quella che è stata definita la più grande prigione a cielo aperto. È stato un momento drammatico, che ha mostrato al mondo che l’oppressione genera ribellione e che decenni di occupazione militare non hanno cancellato la resistenza palestinese. È stato chiaro come l’oppressione, la violenza militare e il sistema di controllo asfissiante instaurato da Israele non hanno fatto altro che alimentare una rivolta, radicare un processo reale di decolonizzazione e liberazione che metta finalmente fine ad anni di colonialismo, barbarie, repressione e pulizia etnica. 

Tutti i governi occidentali e i media mainstream, hanno appoggiato “senza se e senza ma” la narrazione del regime israeliano, ignorando il regime di violenza strutturale che genera la resistenza degli oppressi e disumanizza i palestinesi per rendere "accettabile" il genocidio a Gaza e i progetti di espulsione dei palestinesi dalla Striscia producendo una seconda Nakba. L'assedio di Gaza, interrompendo l'approvvigionamento di beni primari come elettricità,  gas, prodotti alimentari e sanitari, l'espulsione di un milione di persone dal nord della striscia, costrette ad abbandonare lo loro case e poi bombardate durante l'evacuazione attraverso i corridoi umanitari, l'utilizzo di bombe al fosforo bianco, il bombardamento dell'ospedale di Gaza di martedì 17 ottobre che ha provocato più di 500 morti, non sono altro che l'accelerazione di un progetto di sterminio che da 75 anni colpisce il popolo palestinese.

Molte sono state le condanne a questa guerra, senza ricordare che parlare di guerra significa assumere che prima ci fosse la pace, e questa pace non è mai esistita per la popolazione di Palestina e soprattutto a Gaza, affamata, rinchiusa e ripetutamente bombardata nei 16 anni di assedio e di embargo totale a cui è sottoposta. 

Decine sono state le risoluzioni dell'ONU, tutte ignorate, che condannano Israele per le ripetute violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Diversi i rapporti che sono stati redatti in questi ultimi anni che documentano il regime di apartheid imposto alla popolazione palestinese (Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem). Mai una sanzione è stata adottata contro Israele, garantendo l’impunità per i suoi crimini.

Migliaia di attivistə in tutto il mondo stanno provando a rompere il muro di silenzio costruito intenzionalmente attorno all’evoluzione del regime coloniale ed oppressivo che Israele mette in atto dal 1948, riportando all'attenzione sui 75 anni di occupazione e apartheid e la conseguente legittimità della lotta di liberazione del popolo palestinese al pari di qualsiasi altro nella storia abbia lottato o sia stato costretto a lottare contro un occupante o un colonizzatore. L’esplosione di ribellione cui assistiamo non è casuale, imprevedibile e imprevista, ma il frutto avvelenato della politica coloniale sionista, tutelata e legittimata dalla complicità di tutti gli stati nazione occidentali.

"Le guerre si preparano" e mai affermazione è stata più vera che riferendosi ad Israele: uno stato che nasce e vive per la guerra, il cui 9% del PIL viene dalla produzione bellica, uno dei primi esportatori mondiali di armi e tecnologie securitarie, terzo verso l'Italia. Uno stato in cui la cultura del nemico è interiorizzata, l'educazione alla sicurezza e alla difesa permeano ogni aspetto della vita, uno stato che da anni esporta un modello securitario testato sulla popolazione palestinese e riversato nel mercato europeo.

Da anni diamo supporto alla lotta di liberazione del popolo palestinese nelle nostre città, condividendo i racconti e le voci dirette delle esperienze della resistenza palestinese, provando a contrastare gli accordi tra le nostre istituzioni, le nostre università e le aziende italiane e il regime israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid. Abbiamo imparato che la guerra non è mai lontana e non riguarda solo i territori su cui esplodono le bombe, ma le complicità partono da qui. In questi giorni in cui Israele si sta macchiando di crimini di guerra, bombardando indiscriminatamente ospedali, scuole e case civili, le armi statunitensi inviate ad Israele partono proprio dall'Italia, dall’aeroporto di Sigonella in Sicilia. 

Per questo riteniamo giusto aderire e partecipare in prima persona alla manifestazione del Movimento No Base. 

Non possiamo più girare la testa dall’altra parte, dobbiamo mobilitarci affinché si imponga il cessate il fuoco immediato, che si attui l’embargo militare internazionale nei confronti di Israele, come previsto dalle convenzioni internazionali, e che la popolazione civile sia protetta. Dobbiamo portare avanti la nostra lotta in supporto alla resistenza palestinese con la consapevolezza di lottare insieme per la liberazione della Palestina e di tutti i popoli ancora colonizzati e assediati da centinaia di anni.

Non c'è giustizia sotto apartheid e non ci può essere pace dove non c'è giustizia!

BDS Italia