Per la sospensione dei rapporti di collaborazione con le istituzioni israeliane coinvolte nel genocidio, nell'occupazione e nell'apartheid, e con la filiera bellica.
L'università è l’istituzione deputata alla produzione critica del sapere e si fonda sui principi della cooperazione internazionale, della solidarietà tra i popoli e del pacifismo. In un contesto internazionale segnato da genocidi e da conflitti armati, da crimini di guerra e violazioni sistemiche del diritto internazionale, che coinvolgono attori statali e non statali, l'istituzione universitaria ha il dovere di dotarsi di strumenti normativi e procedurali adeguati a impedire che le proprie attività di ricerca e i propri accordi di collaborazione si traducano in un contributo, diretto o indiretto, alla violazione di tali principi fondativi.
Ciò implica in primo luogo la definizione di criteri chiari per la sospensione o la cessazione dei rapporti istituzionali con soggetti responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Implica, in secondo luogo, una regolamentazione rigorosa delle ricerche e delle loro applicazioni dual use, in conformità con la Raccomandazione (UE) 2021/1700 della Commissione europea del 15 settembre 2021, relativa ai programmi interni di conformità per i controlli sulla ricerca riguardante prodotti a duplice uso.
Va inoltre denunciato come la progressiva riduzione del finanziamento pubblico all'università produce un effetto strutturale di dipendenza della ricerca accademica da soggetti privati legati al settore della difesa e dell'industria militare. Ciò è aggravato dalla sistematica precarizzazione della ricerca, che sottrae alle lavoratrici e ai lavorativi precari l’autonomia nella scelta delle direzioni di ricerca e li rende strutturalmente dipendenti da finanziamenti esterni. Tale dinamica contribuisce a una militarizzazione diffusa della società italiana che passa attraverso le scelte di ricerca delle istituzioni universitarie e che richiede una risposta politica esplicita da parte degli atenei.
In ottemperanza al dettato costituzionale che all'art. 11 sancisce il ripudio della guerra come principio supremo e inderogabile dell'ordinamento italiano, al quale ogni norma, accordo e prassi istituzionale deve conformarsi, alla legge n. 185 del 1990 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nonché in conformità con i pronunciamenti? della Corte internazionale di giustizia del 26 gennaio 2024 in materia di genocidio e del 19 luglio 2024, con la quale la Corte ha riconosciuto l'illegalità dell'occupazione israeliana e l'esistenza di un regime di segregazione razziale (apartheid) nei territori palestinesi occupati, e con la risoluzione 2735 del 10 giugno 2024 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che richiede un cessate il fuoco immediato a Gaza, si chiede ai Rettori e alle Rettrici in carica, nonché ai candidati e alle candidate a tale ruolo, di accogliere le richieste della rete Ricerca e Università per la Palestina (RUP), di seguito articolate.
Sospensione dei rapporti di collaborazione con gli atenei, gli istituti di ricerca e le istituzioni israeliane coinvolti nelle politiche coloniali, militari e di apartheid, fino alla cessazione da parte del Governo israeliano delle operazioni militari contro la popolazione civile palestinese e delle politiche di occupazione, espropriazione, pulizia e sostituzione etnica nei territori palestinesi occupati.
Interruzione di ogni forma di collaborazione tra le istituzioni universitarie, gli enti di ricerca e la scuola italiana con enti e imprese impegnate nella ricerca bellica e militare, riaffermando l'incompatibilità dei percorsi educativi, formativi e di ricerca con logiche di militarizzazione della conoscenza e del sapere.
Adozione di processi strutturati di due diligence, negli atenei come negli enti di ricerca, accompagnata dall'integrazione nei codici etici istituzionali di clausole esplicite di tutela dei diritti umani al fine di escludere qualsiasi forma di complicità nella loro violazione.
Si chiede pertanto ai Rettori e alle Rettrici, in quanto rappresentanti legali degli atenei e garanti della loro missione istituzionale, di assumere impegni concreti e verificabili nelle seguenti direzioni:
Avvio di un confronto strutturato a livello nazionale e con il Governo, volto a ottenere un incremento significativo del finanziamento pubblico alla ricerca e alla formazione universitaria come condizione necessaria per sottrarre gli atenei alla dipendenza da fonti di finanziamento incompatibili con i principi fondativi dell'istituzione.
Promozione di spazi pubblici di analisi e dibattito, anche attraverso il sostegno finanziario istituzionale alla realizzazione di assemblee, convegni e iniziative di approfondimento sugli eventi in corso e sulle loro radici storiche, economiche e culturali, nell'esercizio della funzione critica che è propria dell'università.
Avvio di una riflessione organica sui principi etici e deontologici che devono orientare le attività di ricerca, di didattica e di terza missione, traducendola in azioni concrete e adeguatamente finanziate, tra cui corsi specialistici e percorsi formativi dedicati.
Coordinamento dell'integrazione dei codici etici in materia di dual use attraverso l'istituzione di comitati e tavoli di lavoro dedicati alla definizione di linee guida operative per la valutazione della due diligence, e costituzione di osservatori permanenti a presidio della conformità degli accordi di ricerca.
Piena garanzia dei principi sanciti dall'art. 33 della Costituzione che tutela la libertà dell'arte e della scienza e del loro insegnamento, e riconosce alle università il diritto di darsi ordinamenti autonomi, una libertà che impone all'istituzione universitaria di esercitare con responsabilità e consapevolezza le proprie scelte in materia di ricerca e collaborazione.
Assicurazione della trasparenza di tutti gli accordi stipulati con imprese e istituzioni, attraverso la pubblicazione sistematica e costantemente aggiornata degli stessi in sezioni dedicate e adeguatamente pubblicizzate dei siti istituzionali degli atenei.
Diniego di spazi istituzionali per iniziative, career day, accordi, convenzioni, tirocini e tesi in favore di aziende che producono o commercializzano armamenti, in coerenza con il principio di non complicità nella filiera bellica.
Si ritiene inoltre urgente e non differibile la sospensione di tutti gli accordi di ricerca e di mobilità internazionale con istituzioni israeliane, fino a quando lo Stato di Israele non darà piena e concreta applicazione alla risoluzione ONU A/RES/194 del 1948, che riconosce il diritto al ritorno di tutti i rifugiati palestinesi, alla risoluzione 242 del 1967, che ordina il ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati, e alla risoluzione 2334 del 2016, che intima la cessazione immediata di ogni attività di colonizzazione illegale in Cisgiordania.
Raccogliendo la proposta per l'istituzione di osservatori dipartimentali per la responsabilità condivisa della ricerca, avanzata dalle associazioni, dai collettivi e dalle rappresentanze sindacali dell'Università di Padova, si chiede che ogni ateneo istituisca un osservatorio permanente a carattere civico e accademico, la cui composizione contempli la partecipazione non soltanto delle componenti universitarie (docenti, ricercatori/ricercatrici e studenti) ma anche della società civile organizzata, in coerenza con la funzione pubblica e sociale che l'università è chiamata a svolgere.
L'osservatorio avrà il compito di esercitare un monitoraggio sistematico e trasparente su due ambiti prioritari: i rapporti, gli accordi e le collaborazioni tra l'ateneo e le istituzioni militari nazionali; i rapporti, gli accordi e le collaborazioni tra l'ateneo e i soggetti privati, incluse le imprese operanti a livello internazionale nel settore della difesa e dell'industria bellica.
Nel regolamento istitutivo dell'osservatorio si prevede l'integrazione delle Linee guida PACBI, internazionalmente riconosciute come strumento coerente e specifico per l'attuazione del boicottaggio accademico nei confronti degli enti e delle università israeliane complici del genocidio, dell'occupazione illegale e del regime di apartheid. Tali linee guida costituiscono al contempo uno strumento di tutela della libertà accademica individuale, dentro e fuori Israele, di protezione delle voci dissenzienti e di contrasto alla legittimazione istituzionale dell'occupazione e del genocidio. Si sottolinea, in conformità con le stesse PACBI, che la semplice affiliazione di singoli studiosi israeliani a un'istituzione accademica non costituisce di per sé motivo di applicazione del boicottaggio, il quale è diretto esclusivamente alle istituzioni e non agli individui.
Rete Ricerca e Università per la Palestina (RUP)
Bds Italia
