Lettera pubbicata da il manifesto il 23 agosto
Nelle pagine culturali del 20 agosto è comparso un lungo articolo dedicato allo spettacolo che la compagnia israeliana "Batsheva" terrà a Torino il 6 settembre ed all'incontro con il suo direttore, accompagnato dalla proiezione di un documentario su di lui presso il cinema Massimo il 5 settembre.
Nell'articolo vengono riportate alcune considerazioni del direttore israeliano molto polemiche nei confronti della politica del suo Paese, che riteniamo assolutamente condivisibili.
Tuttavia queste critiche sono in evidente contraddizione con il fatto che le performance della compagnia "Batsheva" in Italia, come nel resto del mondo, sono sponsorizzate dall'ambasciata israeliana, coerentemente con l'intenzione, esplicitamente espressa in varie occasioni, del governo israeliano di utilizzare la cultura per propagandare un'immagine positiva del Paese nel mondo.
Rispondendo all'appello lanciato dall'insieme delle associazioni della società civile palestinese nel 2005 per una campagna internazionale per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele, secondo il modello sudafricano, per porre fine all'occupazione, per il diritto al ritorno dei profughi e per la parità dei diritti dei palestinesi cittadini di Israele, BDS Italia promuove il boicottaggio degli spettacoli della compagnia "Batsheva", sia a Torino, sia nelle altre sedi in Italia in cui sono previsti, come già avvenuto al Ravenna Festival.
Il boicottaggio culturale non intende colpire questa compagnia in quanto israeliana, ma in quanto sostenuta e sponsorizzata dallo Stato di Israele, che pratica l'apartheid contro i palestinesi, occupa e colonizza il loro territorio, tenta in tutti i modi di espellerli. Se veramente Ohad Naharin, il direttore della compagnia, ritiene che il suo Paese sia "infestato dal razzismo, dal bullismo, dall'ignoranza e dagli abusi di potere, da fanatici", e che il suo governo "mette in pericolo non solo il mio lavoro come creatore, l'esistenza di noi tutti qui," dovrebbe coerentemente rifiutare di prestarsi all'uso che del suo lavoro fa quello stesso governo per rendere presentabile la propria immagine.
BDS Italia
