Lo scorso fine settimana Firenze ha ospitato il festival Re-Imagine Peace, sotto la direzione artistica dell'artista israeliana Noa. L'iniziativa ha suscitato un acceso dibattito, riportando al centro una questione fondamentale: quella della normalizzazione.

Noi di BDS Italia riteniamo fondamentale che questo tema, spesso poco conosciuto o frainteso, entri a far parte del dibattito pubblico. Continueremo a promuoverne la comprensione, affinché siano riconosciute e contrastate le dinamiche attraverso cui la normalizzazione contribuisce a perpetuare l'oppressione del popolo palestinese.

La normalizzazione, infatti, tende a rimuovere oltre ottant'anni di colonizzazione, occupazione, espropriazione e violenza, presentando il progetto sionista di pulizia etnica di un intero popolo come una controversia, un conflitto, tra due parti poste sullo stesso piano e cancellando il rapporto strutturale tra oppressore e oppresso.

Denunciare queste dinamiche, così come le strategie di artwashing, peacewashing e le altre operazioni di ripulitura dell'immagine attraverso cui Israele cerca di presentarsi agli occhi del mondo, senza mettere in discussione le asimmetrie di potere, il regime di occupazione e quello che il diritto internazionale e numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani definiscono un sistema di apartheid, non può e non deve condurre, come è accaduto al professor Montanari, ad accuse di antisemitismo.

Ci opponiamo con forza a una narrazione che strumentalizza la lotta contro l'antisemitismo – una forma di razzismo che va sempre combattuta – per delegittimare e mettere a tacere chi critica le politiche dello Stato di Israele e sostiene i diritti del popolo palestinese (autodeterminazione, libertà, ritorno dei profughi, fine dell' apartheid, rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale).

Esprimiamo la nostra piena solidarietà al professor Montanari e a tutte le persone che vengono ingiustamente colpite da accuse di antisemitismo per aver espresso, in modo legittimo e argomentato, una critica alle politiche dello Stato di Israele.

Continueremo a parlare del valore politico del boicottaggio culturale come strumento di pressione nonviolenta e della necessità di contrastare i processi di normalizzazione delle politiche di occupazione, apartheid e delle gravissime violazioni dei diritti del popolo palestinese, affinché non vengano accettate come una condizione ordinaria.