Coop Italia chiude il confronto con la Coalizione italiana contro Agrexco in corso da alcuni mesi e conferma la sua intenzione di continuare la vendita di prodotti illegali provenienti dalle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati e di portare avanti i rapporti commerciali con Agrexco.

In una lettera datata 09/12/2010 Coop Italia ha comunicato a Stop Agrexco che “ritiene conclusa la fase di confronto […], come pure l’attività tesa ad una maggiore trasparenza dell’informazione possibile in merito ai prodotti da essa commercializzati, essendo la sua missione ben diversa da quella di un ente incaricato alla valutazione politico sociale delle scelte commerciali.” Come a dire che i principi stabiliti nel Codice Etico dell’azienda e gli standard di responsabilità sociale valgono fino a un certo punto e cedono il passo alle priorità degli affari con Israele (che vanno ben oltre la frutta in vendita nei supermercati) e alle pressioni delle lobby israeliane.

Questo è il modo in cui Coop Italia risponde alle richieste di rispetto della legalità internazionale e dei diritti dei consumatori che sono al centro del confronto con Stop Agrexco. Coop Italia chiude la porta in faccia agli oltre 4,000 firmatari (in maggioranza soci) della petizione “NO ai prodotti illegali nella mia COOP” che chiede all’azienda di sospendere la commercializzazione dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane e di interrompere i rapporti commerciali con aziende che, come Agrexco, traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi.

Coop Italia afferma però che offrirà in vendita i “prodotti con l’utilizzo di un’etichetta che indichi la loro effettiva provenienza” (Israele o colonie), sulla base di un sistema di certificazione che utilizza codici relativi alle località di produzione forniti dalla stessa Agrexco. In linea di principio l’etichettatura differenziata consentirebbe trasparenza dell’informazione al consumatore sull’origine dei prodotti, ai sensi dell’art. 6 del Codice del Consumo. Tuttavia, la formulazione proposta da Coop per i prodotti delle colonie (Origine: Israele e il luogo di produzione – ad es: Valle del Giordano) fornirebbe informazioni false (le colonie NON sono parte di Israele per la legge internazionale). Inoltre, l’affidarsi ad Agrexco per la verifica dell’origine non dà garanzie adeguate in quanto questa azienda è già sospettata di non fornire informazioni corrette riguardo alla esatta provenienza dei prodotti esportati in Europa, per aggirare le norme doganali. In ogni caso, a prescindere da come vengono etichettate, commercializzare merci prodotte sfruttando le risorse economiche di territori occupati militarmente non può essere considerato legittimo né etico.

Nella lettera Coop Italia ribadisce che non intende interrompere i rapporti commerciali con Agrexco, con la motivazione che “è interessata a promuovere e a sostenere le iniziative di incontro anche in ambito commerciale, delle culture dei popoli del mediterraneo, convinta che per tale via si possa promuovere il loro sviluppo economico e sociale.” È difficile vedere come i rapporti di Coop con un’azienda che si rende responsabile della depredazione di risorse dei territori occupati e trae profitto da un regime di occupazione militare possano promuovere lo sviluppo economico e sociale. Non certo lo sviluppo a favore degli agricoltori palestinesi che, a causa delle colonie dove si producono i prodotti esportati da Agrexco, si vedono sottratti terra, acqua e le basi stesse della loro sopravvivenza.

La Coalizione italiana contro l’Agrexco, interpretando anche il sentimento di migliaia di soci Coop, esprime un forte rammarico per le scelte di Coop Italia.

Avevamo chiesto a Coop Italia di fare prevalere una scelta di legalità, giustizia e solidarietà, che avrebbe fatto onore ai suoi principi e alla sua storia e l’avrebbe differenziata dalle altre aziende della grande distribuzione, ma le aspettative in questo senso di migliaia di soci e di clienti sono state deluse. Non ci resta che trarre le dovute conseguenze.

Ribadiamo che Coop Italia non costituisce l’obiettivo centrale della nostra azione, e che Agrexco, come azienda-simbolo della violazione dei diritti dei palestinesi sottoposti ad occupazione, rimane al centro delle iniziative di boicottaggio, nel quadro delineato dalla campagna internazionale BDS.

Tuttavia, continueremo con determinazione le nostre azioni di pressione nei confronti di Coop Italia e di tutte le altre aziende della grande distribuzione che continuano a commercializzare i prodotti illegali di Agrexco.

Non chiediamo a queste aziende di aderire a un boicottaggio, ma semplicemente di non servirsi di fornitori che con la loro attività contribuiscono a consolidare il processo di colonizzazione dei territori palestinesi e a mantenere l’oppressione della loro popolazione, individuando fornitori alternativi e sostenendo possibilmente i produttori e gli esportatori palestinesi.

Chiediamo a queste aziende di evitare di rendersi complici, anche indirettamente, delle violazioni della legalità internazionale e dei diritti umani e di fare una scelta di responsabilità sociale.

Continueremo le nostre iniziative di boicottaggio contro Agrexco con tutti i mezzi a nostra disposizione, inclusi quelli legali, chiedendo il sostegno di tutti i cittadini che hanno a cuore pace e giustizia per la Palestina.

“Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto di stare dalla parte dell’oppressore.”
Desmond Tutu
(Premio Nobel per la Pace e leader della lotta contro l’Apartheid in Sud Africa)

 

23/12/2010

Coalizione italiana contro l'Agrexco