Una recente sentenza del tribunale accentua la repressione della Francia nei confronti dell'attivismo in solidarietà con la Palestina.
Il 20 ottobre, la sezione penale della più alta corte di Francia ha confermato la condanna di una dozzina di attivisti solidali con la Palestina, per avere chiesto pubblicamente il boicottaggio dei prodotti israeliani.
Questa decisione della Corte di Cassazione si aggiunge alle già crescenti preoccupazioni per la grave repressione della libertà di espressione, sostenuta dal Presidente francese Francois Hollande, dopo gli omicidi di giornalisti negli uffici della rivista Charlie Hebdo nel mese di gennaio.
Questo fa sì che la Francia, con Israele, sia l'unico Paese a sanzionare gli appelli a non comprare prodotti israeliani.
Ma la legge francese, che prevede sanzioni penali, è probabilmente più severa di quella di Israele, che permette di perseguire per danni finanziari i sostenitori del boicottaggio, ma non metterli in carcere.
«Un giorno triste»
«Questa decisione è una cattiva notizia per quanto riguarda il rispetto della libertà di espressione nel nostro Paese», ha dichiarato la Lega dei Diritti Umani, organizzazione centenaria di difesa dei diritti umani. «E' uno dei risultati della volontà di mettere a tacere qualsiasi critica fatta alla politica dei governanti israeliani e a qualsiasi atto di opposizione alle gravi violazioni dei diritti umani di cui si rendono colpevoli.»
(Aggiornamento: Va notato, tuttavia, che la Lega dei Diritti dell'Uomo ha essa stessa depositato una denuncia legale contro due attivisti BDS a Montpellier per una presunta espressione antisemita su Facebook durante la guerra dell'estate 2014 d'Israele contro Gaza - un'iniziativa che è totalmente incompatibile con il suo impegno dichiarato per la libertà di espressione.)
Per il gruppo della campagna BDS France, la decisione segna un "giorno triste per la democrazia francese dove l'appello al boicottaggio di uno Stato criminale che viola i diritti umani non sarà più lo stesso", e dove il governo può "deviare lo spirito della legge non appena si rivolge contro un partner politico”.
CRIF, gruppo leader della lobby filo-israeliana in Francia, ha accolto la decisione con favore.
Le organizzazioni francesi anti-palestinesi sostengono attivamente questa repressione giudiziaria – con il pretesto della lotta contro l'antisemitismo - nella speranza che metta fine alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).
Criminalizzazione di una protesta pacifica
Nel 2009 e nel 2010, decine di attivisti BDS entrarono in alcuni supermercati nella zona est di Mulhouse gridando slogan, distribuendo volantini e indossando abiti che chiedevano il boicottaggio dei prodotti israeliani.
Il loro obiettivo, spiega BDS France, era "informare i consumatori dei problemi etici posti dall' acquisto di prodotti provenienti da Israele", e soprattutto che la loro produzione "è inseparabile dalla situazione di apartheid vissuta dal popolo palestinese, dalla spoliazione delle sue terre (e) dal rifiuto del diritto al ritorno dei rifugiati "
Ma nel 2010, Michèle Alliot-Marie, allora ministro della Giustizia, diede incarico ai pubblici ministeri di perseguire gli attivisti BDS in tutto il paese.
Nel dicembre 2011, gli attivisti di Mulhouse sono stati assolti dalle accuse presentate dai procuratori locali, ma nel 2013 la Corte d'appello li ha dichiarati colpevoli sulla base della legge del 1972 che prevede fino a un anno carcere e pesanti multe per chiunque abbia "provocato alla discriminazione, all'odio o alla violenza contro una persona o un gruppo di persone a causa della loro origine o della loro appartenenza o non-appartenenza ad un gruppo etnico, nazione, razza o determinata religione."
Gli attivisti sono stati condannati a multe e spese per un totale di € 30.000.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del 2013.
«La nazione israeliana»
Gli attivisti sono stati riconosciuti colpevoli di dichiarazioni che invitano alla "discriminazione" nei confronti di produttori e fornitori di prodotti a causa della loro appartenenza alla "nazione israeliana".
Il massimo dell'ironia, a quanto pare non apprezzata dai giudici francesi, è che la stessa Alta Corte di Israele nel 2013 ha respinto l'esistenza di una qualsiasi "nazione israeliana".
Israele non riconosce altro che la nazionalità ebraica, e pure altre categorie etniche e settarie in cui classifica cittadini e non cittadini contro la loro volontà.
Il giudice francese Ghislain Poissonnier fornisce il contesto e l'analisi giuridica del caso di Mulhouse in un articolo per l'AURDIP, un'organizzazione di universitari che sostiene i diritti dei palestinesi.
Ha scritto che la legge del 1972, emendamento alla legge francese sulla stampa del 1881, è stata concepita per la lotta contro "le discriminazioni di cui sono vittime le persone, e in nessun caso per vietare gli appelli pacifici a boicottare i prodotti che provengono da uno Stato di cui si critica la politica".
Poissonnier aggiunge che la Corte di Cassazione ha violato i principi stabiliti dal diritto francese e dal diritto europeo e che la sua decisione è tanto più discutibile, vista l'abbondanza di appelli in questi ultimi anni al boicottaggio di prodotti provenienti da Stati accusati di violare i diritti umani.
I giudici, ha detto, non hanno tenuto conto dei fatti principali: le azioni nei supermercati sono totalmente pacifiche e i gestori dei negozi non hanno presentato nessuna accusa; non vi è alcuna interferenza nella libertà di commercio; l'obiettivo degli attivisti era quello di portare a rispettare il diritto internazionale; e spesso i prodotti israeliani hanno etichette falsificate per nascondere la loro provenienza da colonie che sono illegali secondo il diritto internazionale. Gli attivisti - e la campagna BDS in Francia - sono inoltre pubblicamente impegnati contro ogni forma di discriminazione razziale e religiosa, compreso l'antisemitismo.
Altra ironia, il governo francese sta attualmente spingendo con forza in favore di nuove regole a livello europeo perché i prodotti degli insediamenti colonici siano chiaramente etichettati, probabilmente perché i consumatori possano boicottarli.
Soppressione della libertà d'espressione
Il giornalista e attivista di lingua francese Glenn Greenwald è stato molto esplicito circa l'ipocrisia della Francia riguardo la libertà di espressione, con la sua marcia di Parigi dopo il massacro al Charlie Hebdo, "guidata da decine di leader del mondo intero, di cui molti imprigionano o addirittura uccidono persone per avere espresso opinioni proibite. "
Il leader dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, si è unito ai leader mondiali a Parigi nella marcia dell'11 gennaio per la libertà di espressione, incluso il diritto degli illustratori francesi di rappresentare in maniera bestiale il profeta Maometto.
Parlando a The Intercept Greenwald afferma che "l'assurdità di una Francia che si onora essa stessa della libertà di espressione" è chiaramente dimostrata dalla condanna degli attivisti BDS.
«Pensate a quanto sia pernicioso. E' perfettamente legale raccomandare sanzioni contro l'Iran o la Russia o il Sudan, o praticamente qualsiasi altro Paese», dice Greenwald. «Ma è illegale - criminale - sostenere boicottaggi e sanzioni contro un paese: Israele» .
Ha osservato che i leader delle organizzazioni anti-palestinesi in Europa vogliono che la repressione condotta dalla Francia nei confronti della campagna BDS serva da modello per altri paesi, obiettivo condiviso dal potente gruppo di lobby filo-israeliane negli Stati Uniti, l'AIPAC.
Il governo conservatore canadese del Primo ministro uscente, Stephen Harper, ha già minacciato di usare leggi contro l'incitamento all'odio, al fine di prendere di mira gli attivisti BDS.
Considerato il suo bilancio in attacchi contro gli attivisti BDS e la sua volontà di avere buoni rapporti con Israele in questi ultimi giorni, non c'è motivo di sperare che il Primo ministro entrante del Partito liberale, Justin Trudeau, sia meno intollerante.
Quanto alla Francia, lo stesso gruppo di riflessione Freedom House, del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha espresso la sua preoccupazione per le crescenti restrizioni alla libertà di espressione.
Nel suo ultimo rapporto annuale sulla libertà in Internet, la Francia è vista in serio peggioramento. Freedom House afferma che il governo e la polizia si sono “superattivati”, dopo le morti di Charlie Hebdo, perseguendo persone per cose che hanno detto on-line e votando decreti che danno ai ministri il potere di bloccare siti.
Tali misure, dichiara Freedom House, "minacciano la libertà in Internet nel paese".
Uno dei casi citati dalla relazione è quello di uno studente di liceo arrestato per aver pubblicato una caricatura ironica su Facebook.
Imbattuto
Ghislain Poissonnier deplora il fatto che, con la decisione della Corte di Cassazione, "il nostro paese diventa l'unico Stato al mondo - con Israele - a sanzionare gli appelli ai cittadini a non comprare prodotti israeliani".
Spera che gli attivisti presentino appello alla Corte europea dei diritti dell'uomo.
La sua giurisprudenza, dice, è "tradizionalmente più protettiva della libertà di espressione", che non il sistema giudiziario francese e così "dà motivo di speranza a tutti coloro che sono scioccati da una decisione che isola totalmente la Francia ".
BDS France chiede di porre fine ai procedimenti giudiziari di attivisti basati sul decreto Alliot-Marie del 2010, e afferma il suo sostegno alle persone condannate per la loro espressione.
Imbattuto dalla repressione del governo, BDS France «invita tutte le persone, in Francia e ovunque nel mondo, a continuare a mettere in atto la decisione del popolo palestinese: promuovere una campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro lo Stato di Israele fino a quando non rispetterà il diritto internazionale e i principi universali dei diritti umani.
Per ogni cittadino di coscienza, consapevole dei diritti e della dignità dei popoli, BDS è non solo un diritto, ma anche un dovere morale!»
Fonte: Electronic Intifada
Traduzione di BDS Italia
