SodaStream, l’azienda israeliana produttrice del sistema per la gassatura delle bevande, punta ad una operazione di “green-washing”. La sua sponsorizzazione del London Design Festival ha portato ad un bell’ articolo sul quotidiano The Guardian riguardo la sostenibilità ecologica del design del suo nuovo apparecchio. Di recente ha aperto a Brighton  Ecostream, il primo negozio della catena SodaStream nel Regno Unito. Secondo le ricerche della cooperativa Corporate Watch, SodaStream ha scelto Brighton per la sua reputazione di città "verde"; è infatti il solo collegio elettorale  nel paese con un membro del Partito Verde in Parlamento.

Ciò che tuttavia sembra sia sfuggito a SodaStream nella sua ricerca di mercato è la lunga tradizione di Brighton nell’attivismo contro le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani e non ci è voluto molto a che la comunità locale reagisse all'apertura di Ecostream. Picchetti rumorosi si sono svolti fuori del negozio nelle ultime due settimane e sono destinati a continuare almeno con frequenza settimanale. Perché?

SodaStream è tutt'altro che interessata alla protezione dell’ambiente, sebbene stia cercando di reinventarsi come azienda con vocazione etica. Con uno stabilimento di produzione in Cisgiordania, la società trae benefici dall’occupazione israeliana. Mentre i suoi prodotti aiutano i clienti nel Regno Unito e in tutto il mondo a creare una grande varietà di bevande gassate, il loro impianto di produzione su territorio occupato contribuisce direttamente al furto delle risorse idriche della Palestina.

 

Produzione illegale su territorio occupato

Lo stabilimento SodaStream in Cisgiordania si trova nella zona industriale della colonia illegale di Mishor Adumim. Le zone di insediamento industriale sono in prima linea nell'occupazione israeliana della Palestina: il governo israeliano infatti offre alle aziende che vogliono operare in terra occupata speciali incentivi fiscali e deroghe in materia di applicazione delle leggi a tutela dell’ambiente e della manodopera.

Mishor Adumim è parte della colonia di Ma'ale Adumim. Situato appena fuori dei confini di Gerusalemme, è il terzo più grande insediamento e quello in più rapida espansione della Cisgiordania, con una popolazione che nel 2011 raggiungeva i 39.000 abitanti. Sia la zona industriale che le aree residenziali sono parte del controverso progetto israeliano, denominato "East 1".

Iniziato da Yitzhak Rabin nel 1995, il progetto mira, attraverso l'espansione di insediamenti strategici, ad interrompere la continuità territoriale tra la Cisgiordania e Gerusalemme Est e quindi a distruggere ogni prospettiva di uno Stato palestinese. Ma'ale Adumim è stato costruito su terra rubata ai villaggi palestinesi di Abu Dis, Al Izriyyeh, Al Issawiyyeh, Al Tur, Khan al Ahmar e Anata.

Principalmente a causa delle sue attività in Cisgiordania, SodaStream sta affrontando da un certo numero di anni le proteste degli attivisti che chiedono il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. Vi è una forte campagna 'Stop SodaStream' in Italia e, grazie alle pressioni di gruppi della società civile svedese, SodaStream è stata costretta a promettere di spostare la produzione per il mercato svedese fuori dai territori occupati.

Trarre profitti dall’occupazione

E’ interessante notare che, dopo le proteste contro il negozio Ecostream di Brighton, lo staff ha emesso un bollettino per i potenziali clienti, in cui, invece di sminuire l'importanza del loro stabilimento a Mishor Adumim, ha evidenziato le preoccupazioni dei manifestanti cercando di dimostrare che erano sbagliate con affermazioni assolutamente bizzarre.

"VI INFORMIAMO CHE BDS E’ UN MOVIMENTO POLITICAMENTE ORIENTATO", ha messo in guardia lo staff, affermando che Mishor Adumim non si trova su territorio occupato, poiché l’ Area C sarebbe terra "contestata" e non occupata; che gli attivisti BDS sostengono che la vendita di prodotti provenienti da un insediamento è illegale quando non lo è; che i palestinesi beneficiano di opportunità lavorative offerte da SodaStream e che saranno danneggiati dal boicottaggio; e infine anche che l'articolo 49 della convenzione di Ginevra non si applica agli insediamenti israeliani.

Con la società che apertamente si fa carico di una visione che è sempre e solo quella espressa dai sionisti più intransigenti, SodaStream dà l’impressione addirittura di difendere l’occupazione e non solo di trarne profitti.

Oltre il 60% della Cisgiordania è designato come Area C, inclusi tutti gli insediamenti israeliani. I palestinesi che vivono nelle comunità della zona C sono i più colpiti dall’occupazione israeliana. A loro sono vietate la costruzione o la riparazione di case e strade;  i palestinesi hanno spesso un accesso limitato ai servizi e alle risorse idriche e ricevono dalle forze di occupazione ordini di demolizione di case già esistenti. Secondo le Nazioni Unite, nel 2011, 560 strutture di proprietà palestinese, di cui 200 unità abitative e 46 cisterne di raccolta dell'acqua piovana e piscine, sono state demolite dalle autorità israeliane, lasciando 1.006 persone, tra cui 565 bambini, senza casa. Nel primo semestre di quest'anno le demolizioni in Area C sono aumentate.

I più colpiti dalla progressiva espansione degli insediamenti in corso tra Ma'ale Adumim e il vicino insediamento di Kfar Adumim sono i beduini Jahalin di Khan al Ahmar, che vivono ai margini della zona industriale di Mishor Adumim. Vivono su quella terra dalla Nakba palestinese, avvenuta nel 1948; ma dai primi anni novanta sempre più pozioni di territorio per loro vitale sono state incorporate negli insediamenti circostanti. La loro comunità è ora minacciata di espulsione totale dalla zona. Lo scorso 13 settembre si sono recati in tribunale cercando di difendere la loro unica scuola primaria dalla demolizione richiesta dai parte dei coloni di Kfar Adumim.

Non vi è dubbio che, ai sensi del Diritto internazionale, le aree designate dagli Accordi di Oslo come "C" (sotto il pieno controllo israeliano) sono territori occupati e che l'articolo 49 della Convenzione di Ginevra -in cui si afferma chiaramente che "La potenza occupante non deve deportare o trasferire parte della propria popolazione nei territori che occupa”- è applicabile agli insediamenti di Israele. Questo è stato affermato più volte da una serie di organismi internazionali, compresa la Corte Internazionale di Giustizia, le Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa ed è la posizione ufficiale della UE, gli USA e il Regno Unito.

L’espansione di SodaStream

Si ritiene che SodaStream abbia in programma di aprire altri negozi in tutto il Regno Unito, se quello a Brighton avrà successo, ma gli attivisti sono determinati a non lasciare che questo accada.

 “Sodastream difende l'occupazione e chiama noi politici", afferma Tony Greenstein, attivista di lungo corso nella solidarietà alla causa palestinese. “Sostiene di dare lavoro ai palestinesi, il vecchio argomento dell’apartheid in Sud Africa, dimenticando che Israele ha distrutto l'economia palestinese, in primo luogo. Siamo determinati ad assicurare che, come Ahava a Covent Garden, SodaStream sia costretta a fare i bagagli e partire. Si tratta di una società disonesta che ha chiamato il suo negozio a Brighton 'Ecostream', al fine di cercare di approfittare delle credenziali ecologiche di Brighton. Le persone non sono così stupide come Sodastream crede! "

Per le comunità palestinesi in Area C, ogni giorno è una lotta per rimanere sulla loro terra. O, come recita il motto nella Valle del Giordano, in Palestina "esistere è resistere." Ora è il momento per tutti noi di mostrare ad aziende come SodaStream che la resistenza è diventata globale.

Therezia Cooper è un’attivista BDS e ricercatrice nel progetto Palestina 'Corporate Occupation' per la Corporate Warch nel Regno Unito. E’ stata in Palestina come volontaria con vari gruppi di solidarietà ed è co-autrice di “Targeting Israeli Apartheid: A Boycott, Divestment and Sanctions Handbook”.

Fonte: Palestine Monitor

Traduzione di Sara Montagnani