- Contesto
- La catena della complicità
- Il nostro approccio sensibile al contesto
- Trasferimenti marittimi illegali da/verso Israele
- Ruolo dei porti e responsabilità degli stati
- Cosa sono gli "Stati di bandiera" e cos'è una "bandiera di comodo" (FOC?
- Compagni di navigazione, armatori e società di gestione
- Embargo militare
- Obblighi legali in materia di trasferimenti militari
ContestoL'impunità senza pari di cui gode Israele gli ha permesso di mantenere il suo regime decennale di colonialismo e apartheid e lo ha incoraggiato a scatenare il primo genocidio al mondo trasmesso in diretta streaming. L'accordo di cessate il fuoco a Gaza è solo il primo passo fondamentale per porre fine al genocidio contro i 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza illegalmente occupata e assediata. Allo stesso tempo, l'apartheid israeliana sta intensificando la sua aggressione militare, la pulizia etnica e l'annessione su larga scala della Cisgiordania occupata illegalmente, compresa Gerusalemme Est. Senza una pressione massiccia, Israele, sostenuto dagli Stati Uniti e da altre potenze occidentali, continua a portare avanti una forma meno visibile di genocidio, nonché l'annessione, l'apartheid e la pulizia etnica in tutta la Palestina storica, sperando di provocare meno indignazione, boicottaggi e sanzioni a livello regionale e globale. Fermare i trasferimenti di rifornimenti che consentono a Israele di continuare i suoi crimini e imporre un embargo militare e di sicurezza bilaterale completo è più urgente che mai. L'UNRWA ha affermato che nell'ultimo anno Israele ha sottoposto Gaza al “bombardamento più intenso di una popolazione civile dalla seconda guerra mondiale”. A febbraio 2024, Israele aveva utilizzato oltre 25.000 tonnellate di esplosivi nella Striscia di Gaza, equivalenti a due bombe nucleari. Nei primi 10 mesi del genocidio, gli Stati Uniti da soli hanno trasferito oltre 50.000 tonnellate di equipaggiamento militare a Israele, incluse 107 spedizioni via mare. Ciò è possibile solo perché l'esercito israeliano può rifornire continuamente i propri depositi di munizioni, ricevendo spedizioni di armi dagli Stati Uniti, dalla Germania e da altri paesi, nonché materiali (articoli a duplice uso, come esplosivi e pezzi di ricambio) utilizzati per produrre munizioni e rifornire il materiale militare delle aziende produttrici di armi israeliane. Sebbene vengano utilizzati anche trasporto aereo e navi della marina militare, una parte significativa dei rifornimenti per l'occupazione militare illegale, i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio di Israele viene spedita via mare su navi commerciali. Le consegne militari hanno reso le compagnie di navigazione e i paesi terzi complici del genocidio di Israele. Esse sono anche fondamentali per consentire a Israele di mantenere il suo regime di occupazione militare e di apartheid, che è illegale, come ha stabilito la Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024. Il trasporto commerciale, inoltre, consente le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e ne trae profitto, trasportando merci non militari, tra cui, tra l'altro, attrezzature e materiali da costruzione, prodotti tecnologici e forniture energetiche. Ciò consente all'esercito israeliano di compiere i suoi atroci crimini contro i palestinesi e permette a Israele di mantenere e consolidare il suo regime di apartheid e l'occupazione illegale, compresi gli insediamenti coloniali e il muro. Il movimento BDS sta diventando sempre più efficace nel bloccare il più possibile l'esportazione e il trasporto di attrezzature militari o a duplice uso verso Israele e l'importazione di materiale militare e di sicurezza israeliano. |
La catena di complicitàNel trasferimento marittimo, in particolare, la catena di approvvigionamento che rende possibili i crimini israeliani comprende diversi livelli di responsabilità statali e attori aziendali che violano consapevolmente il diritto internazionale. Questo include: (1) L’accesso ai porti e alle acque territoriali (2) La concessione di bandiere alle navi (3) Gli armatori, gestori di navi e società operative (4) Le compagnie di assicurazione I lavoratori nei porti, sulle navi, nelle aziende e negli uffici governativi coinvolti finiscono per attuare trasferimenti illegali, il più delle volte senza la loro conoscenza e/o il loro consenso. |
Il nostro approccio sensibile al contestoAffinché gli Stati possano adempiere pienamente ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, devono adottare misure immediate e concrete per interrompere le spedizioni da e verso Israele a tutti e quattro i livelli descritti di seguito. Ciononostante, il movimento globale BDS adotta sempre un approccio graduale, sostenibile e sensibile al contesto nelle sue campagne. Esercitate pressione sul vostro governo affinché incorpori il maggior numero possibile, o almeno uno di questi livelli, in una politica che vieti il trasferimento da e verso Israele: Livello 1: Trasferimento diretto e indiretto di armi, attrezzature militari e a duplice uso (“dual use”), o combustibile/energia potenzialmente utilizzabili per scopi militari destinati a Israele, alle sue industrie militari o ad altre aziende rilevanti. Livello 2: Trasferimento di armi, attrezzature militari e a duplice uso prodotte dall'esercito israeliano e dall'industria della “sicurezza” israeliana. Tali importazioni sostengono direttamente la capacità militare di Israele e il loro divieto è una parte essenziale dell'embargo militare. Livello 3: Trasferimento di beni provenienti dagli insediamenti illegali di Israele nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est e le alture del Golan siriano occupate da Israele. Livello 4: Trasferimento da e verso Israele di beni che implicano il riconoscimento o forniscono aiuto o assistenza a Israele nella sua presenza illegale nei territori palestinesi occupati. |
Trasferimenti marittimi Illegali da/verso Israele:
I. Ruolo dei porti e responsabilità degli stati
I porti sono fondamentali per i trasferimenti marittimi illegali di forniture militari o energetiche da/verso Israele. L'accesso ai porti e alle acque territoriali richiede l'autorizzazione dello stato, che mantiene la giurisdizione e l'obbligo di garantire il rispetto delle leggi internazionali, anche sui porti privatizzati.
Secondo il diritto internazionale consuetudinario (come codificato negli articoli sulla responsabilità degli Stati), uno Stato che aiuta o assiste un altro Stato in un atto illecito internazionale (come trasferimenti di armi o supporto logistico) è responsabile se agisce con consapevolezza.
Un numero crescente di Stati in tutto il mondo sta già limitando l'accesso alle navi che trasportano carichi militari illegali o altri carichi verso Israele. Già il 20 dicembre 2023, la Malesia ha creato un primo precedente vietando l'attracco alle navi della compagnia israeliana ZIM, profondamente complice, nonché a qualsiasi altra nave battente bandiera israeliana o diretta verso porti israeliani, di attraccare nei porti malesi.
Sebbene non molti Stati abbiano ancora emulato integralmente questa misura, l'azione diretta dei lavoratori portuali e dei sindacati è diventata la forza trainante della mobilitazione. Tra settembre e ottobre 2025, questa mobilitazione ha visto un'accelerazione significativa. In Italia, i sindacati portuali hanno confermato e rinnovato il blocco delle armi in numerosi scali, mentre in Belgio e in Grecia gli scioperi e i rifiuti di movimentazione si sono intensificati. Nuove azioni sono state intraprese in Francia e nel Regno Unito, dove i sindacati hanno preso posizioni pubbliche forti.
Parallelamente, gli attivisti e gli alleati del BDS hanno lanciato l'iniziativa No Harbour for Genocide (Nessun porto per il genocidio) quando hanno scoperto che due navi trasportavano carburante per aerei utilizzato, tra l'altro, dagli aerei da guerra F16 e F35 dell'aviazione israeliana dagli Stati Uniti a Israele. Negli ultimi mesi la campagna No Harbour for Genocide ha radicalmente evoluto il suo approccio, trasformandosi in una piattaforma di mappatura e intelligence collaborativa globale. Oggi, "No Harbour for Genocide" non si limita a identificare singole navi, ma traccia in tempo quasi reale le rotte di decine di mercantili sospettati di trasportare materiale bellico o dual-use, condividendo pubblicamente dati, documenti e percorsi logistici. Questa mappatura avanzata fornisce a attivisti, sindacati e municipalità solidali gli strumenti per organizzare proteste mirate e pressioni politiche nei porti di partenza, transito e arrivo.
Obblighi degli Stati Costieri
Gli stati hanno la responsabilità di esercitare giurisdizione e controllo su porti e acque territoriali. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e al diritto internazionale, uno stato ha il diritto e il dovere di impedire il passaggio se la nave o il suo carico costituiscono una minaccia ai principi fondamentali del diritto internazionale.
I trasferimenti illegali che transitano attraverso i porti degli Stati, contribuendo a mantenere l'occupazione e l'apartheid di Israele, rendono lo Stato e le autorità portuali direttamente complici dei crimini commessi da Israele.
II. Cosa sono gli “Stati di bandiera” e cos'è una “bandiera di comodo” (FOC)?
Tutte le navi mercantili devono essere registrate in un paese ospitante (Stato di bandiera), ottenendo il diritto di batterne la bandiera e seguendone norme e regolamenti. Lo Stato di bandiera deve avere le infrastrutture necessarie e rispettare le norme dell'IMO (Organizzazione marittima internazionale).
I proprietari delle navi non sono obbligati a registrarsi nel proprio paese. Possono optare per una "bandiera di comodo" (FOC), registrando la nave in un paese diverso dalla loro sede. Secondo dati ONU, quasi il 73% della flotta mondiale usa una FOC. Questo significa che le spedizioni illegali verso Israele sono spesso effettuate sotto bandiere di paesi che non sono coinvolti nell'esportazione o nel transito.
Paesi FOC
Almeno 43 paesi sono stati dichiarati FOC dal Comitato per le pratiche eque della Federazione internazionale dei lavoratori dei trasporti (ITF) (un comitato congiunto dei sindacati dei marittimi e dei portuali dell'ITF), con Panama e Liberia in testa per il tonnellaggio registrato. Molti altri Stati offrono bandiere pur non essendo ufficialmente FOC.
Trasferimenti illegali verso Israele e obblighi degli Stati di bandiera
Lo Stato di bandiera è responsabile di esercitare una giurisdizione e un controllo efficaci sulle navi che battono la sua bandiera, come stabilito dall'Articolo 94 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
I suoi doveri includono:
- Controllo normativo: ispezionare, trattenere e regolamentare le navi per garantire il rispetto delle normative.
- Garanzia del rispetto del diritto internazionale: assicurare che le navi rispettino le convenzioni internazionali.
- Esercizio di un controllo effettivo: impedire che le navi compiano atti illeciti.
III. Compagnie di navigazione, armatori e società di gestione
Le compagnie di navigazione, gli armatori e i gestori sono essenziali per i trasferimenti marittimi da e verso Israele. Gli sforzi per bloccare le loro navi sono iniziati globalmente nel 2010, dopo l'assalto israeliano alla Freedom Flotilla, che cercava di rompere l'assedio di Gaza dopo il massacro del 2008/9. In risposta, il Comitato Nazionale Palestinese BDS, che include i principali sindacati palestinesi, ha lanciato un appello ai lavoratori portuali di tutto il mondo per fermare la complicità con il regime israeliano, seguendo l'esempio della lotta contro l'apartheid in Sudafrica.
ZIM
ZIM, la più grande compagnia di navigazione israeliana, è cruciale per il regime israeliano, facilitando il rifornimento di risorse necessarie per mantenere l'apartheid, l'occupazione illegale e il genocidio. ZIM ha sostenuto il regime fin dall'inizio. Durante il massacro di Gaza del 2008-09, il movimento BDS ha invitato i lavoratori portuali a boicottare le navi israeliane. Nel 2009, il Sindacato sudafricano SATAWU di Durban è stato il primo a rifiutarsi di scaricare una nave ZIM. La campagna per bloccare le navi ZIM si è diffusa globalmente, con successi in Australia, India, Sudafrica, Italia, Svezia e Stati Uniti. La Block the Boat Coalition, un’iniziativa BDS di grande successo del 2014, ha ottenuto importanti vittorie con il supporto della comunità e dei sindacati. Nel 2018, i sindacati tunisini hanno impedito l'attracco di una nave ZIM, e nel 2021 azioni hanno avuto luogo in 8 porti tra USA, Canada e Sudafrica. Con l'inizio del genocidio a Gaza nel 2023, lavoratori portuali e attivisti BDS hanno bloccato nuovamente le navi ZIM in Australia, nel Mediterraneo e negli Stati Uniti. In Belgio, alcune organizzazioni hanno avviato un procedimento penale contro ZIM Integrated Shipping Services, sulla base di prove che dimostrano il trasporto di munizioni e materiali militari da Anversa a Israele.
MAERSK
Il rapporto del Movimento Giovanile Palestinese (PYM) e di Progressive International ha rivelato il coinvolgimento di MAERSK nel trasferimento illegale di forniture militari dal Ministero della Difesa statunitense a Israele durante il genocidio di Gaza, dando impulso alla campagna di smascheramento Mask off MAERSK. Un’altra indagine ha rivelato che la compagnia si è anche resa complice nel trasporto merci dagli insediamenti illegali di Israele, un crimine di guerra. Attivisti BDS e sindacati negli Stati Uniti, Portogallo, Spagna, Marocco e Danimarca hanno bloccato navi coinvolte in questi trasferimenti illegali.
MSC
La Mediterranean Shipping Company (MSC), leader mondiale del trasporto container, è di proprietà dell'armatore italiano Gianluigi Aponte e di sua moglie Rafaela, figlia di un banchiere tra i fondatori di Israele. Dopo l’intensificarsi dell’attacco su Gaza, la MSC ha continuato a fornire servizi essenziali per rafforzare le capacità di combattimento di Israele, e a differenza delle altre compagnie, non ha imposto sovrapprezzi dovuti al conflitto; un sostegno dunque che va oltre l’interesse economico. Nonostante la sua dichiarata complicità nel sostegno militare a Israele, MSC è inspiegabilmente rimasta a lungo fuori dai radar del movimento pro-palestina internazionale, ed è solo grazie alle proteste dei lavoratori e lavoratrici portuali in Australia e nel Pireo che queste navi hanno subito deviazioni o hanno visto parte del loro carico sequestrato. Inoltre, sempre più terminal dei porti adoperati da MSC sono sotto il suo diretto controllo; un impero in espansione, sul quale vanno accesi i riflettori.
Embargo militare - #MilitaryEmbargo
L’impegno per fermare i trasferimenti marittimi illegali fa parte della più ampia campagna per imporre un embargo militare contro Israele, sostenuta da attivisti, sindacati, gruppi studenteschi, organismi ONU e un numero crescente di governi.
Dobbiamo organizzarci per esercitare pressioni sui governi e sulle aziende affinché intraprendano azioni efficaci e decisive per fermare il trasferimento diretto e indiretto di forniture militari e a duplice uso da e verso l'apartheid israeliana.
Obblighi legali in materia di trasferimento di armi
Secondo il Trattato sul commercio delle armi (ATT), gli Stati devono negare esportazioni se esiste il rischio che siano usate per crimini internazionali. Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha dichiarato nel gennaio 2024 che Israele sta commettendo un plausibile genocidio a Gaza e che la sua occupazione dei Territori Palestinesi è illegale, vari organismi ONU hanno chiesto un embargo militare.
La necessità di un embargo globale sulle armi contro Israele, in conformità con il diritto internazionale e le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia è stata ribadita da diverse risoluzioni hanno ribadito questi obblighi:
- La risoluzione A/HRC/55/L.30 dell'UNHRC (5 aprile 2024) ha invitato tutti gli Stati a cessare vendite e trasferimenti di armi e tecnologie di sorveglianza a Israele.
- L’Assemblea Generale ONU (18 settembre 2024) ha chiesto di sospendere la fornitura di armamenti e attrezzature militari a Israele, la forza occupante.
- La Commissione d’inchiesta ONU (20 settembre 2024) ha chiarito nel dettaglio che gli Stati devono riesaminare tutti gli accordi di commercio e cooperazione militare con Israele, inclusi quelli di ricerca e addestramento.
- Oltre 50 Stati, con una lettera promossa dalla Turchia (novembre), hanno sollecitato un’azione immediata per interrompere la fornitura di armi a Israele, appello poi rafforzato dal vertice arabo-islamico del 12 novembre.
