Comunicati

Nuove evidenze documentano il traffico di componenti belliche dal porto di Venezia-Marghera verso l’industria militare israeliana, in piena violazione della legge italiana e del diritto internazionale

Il lavoro di monitoraggio portato avanti dalla rete No Harbour For Genocide ha recentemente identificato ulteriori e allarmanti schemi di consegna dal porto di Venezia.

Dopo le mobilitazioni che nel marzo e aprile scorsi hanno portato al blocco di 27 container a Gioia Tauro e Cagliari, le segnalazioni delle ultime settimane sono l'ennesima prova del fatto che anche a Venezia, come in altri porti italiani, i traffici di materiali di armamento verso Israele sono continui.

Considerando che Israele importa via mare la stragrande maggioranza delle merci, comprese le centinaia di migliaia di tonnellate di materiali militari che consentono la prosecuzione del genocidio in Palestina, questo assume una valenza particolarmente importante dal punto di vista della logistica bellica che coinvolge anche i porti italiani.

Le spedizioni documentate

Oltre alle evidenze già raccolte nei dossier degli ultimi anni emergono tre spedizioni critiche partite dal porto di Venezia tra giugno e luglio 2026, dirette verso stabilimenti della Elbit Systems (e delle sue consociate), il maggiore appaltatore della difesa israeliana, a bordo di navi cargo ZIM e MSC. Alcune di queste spedizioni hanno già raggiunto il porto di Haifa in Israele, e su altre si stanno tutt'ora raccogliendo informazioni preziose a raggiungere conclusioni definitive. I mittenti di queste spedizioni sono aziende da tempo note per gli affari con le forze armate israeliane, che riforniscono di materiali per gli aerei, missili e droni che fanno strage della popolazione in Palestina e non solo.

Tra i destinatari c'è lo stabilimento di Ramat Hasharon della IMI Systems (che è parte della Elbit Systems), la principale fabbrica di armamenti israeliana, alla quale erano diretti anche i carichi ancora sottoposti a fermo nei porti di Gioia Tauro e Cagliari.

Una prassi illegale da fermare

Oltre ad essere un problema politico ed etico, queste spedizioni violano le leggi nazionali, i trattati e le convenzioni internazionali in riferimento al transito e all'export di armi e/o componenti dual-use verso paesi in guerra o che violano i diritti umani. Eppure, nonostante le numerose denunce e appelli alla trasparenza, continuano a mancare risposte chiare. La richiesta di un embargo militare contro Israele è stata lanciata dalla società civile palestinese fin dalla fondazione del movimento BDS. Si tratta della prima e più importante richiesta di sanzioni promossa dalle realtà palestinesi che compongono la guida del movimento.

BDS Italia continua a chiamare alla mobilitazione, tenendo alta l'attenzione e la pressione sulle istituzioni, affinché si arrivi alla trasparenza di cui c'è bisogno per bloccare questa catena di complicità.

Chiediamo:

  • Un'indagine immediata e trasparente delle autorità competenti sulle spedizioni individuate a Venezia e sul traffico pregresso
  • Il sequestro immediato di ogni container con materiali utilizzati nell'apparato bellico
  • Un regime di controllo sistematico ed intensificato e conseguente blocco definitivo di ogni spedizione di armi e componenti dual-use dirette in Israele dal porto di Venezia-Marghera così come in tutti i porti italiani
  • Le dovute sanzioni per le compagnie coinvolte, come previsto dalla normativa vigente

Il genocidio a Gaza e nel resto della Palestina non si è fermato. 
I porti italiani non devono essere complici di questo crimine contro l'umanità. 
Fermiamo la flotta del genocidio.
I porti italiani devono cessare di esser complici.

BDS Italia

Nuova allerta su Gioia Tauro: nuovo transito di materiale per uso militare diretto in Israele trasportato dalla MSC. Il movimento BDS lancia una nuova allerta sull’arrivo nella data di ieri, 28 aprile, presso il porto di Gioia Tauro della nave MSC Virginia con a bordo 5 container con carichi di acciaio di grado militare diretti in Israele. Si tratta di un’ulteriore allerta che fa seguito alle segnalazioni del movimento BDS che nel mese di marzo 2026 avevano portato al fermo e all’ispezione di 8 container nel porto di Gioia Tauro e altri 11 container nel porto di Cagliari, trasportati sempre da navi della MSC. Le ispezioni avevano portato alla conferma della presenza nei container di acciaio di grado militare, come segnalato da BDS Italia sulla base di fonti della campagna internazionale No Harbour for Genocide.

Sebbene l’acciaio in questi container sia in attesa di un’ulteriore ispezione e sia stato inizialmente etichettato come materiale “dual-use” (per uso sia civile che militare), le prove fornite dal movimento BDS Italia inoltrato all'Ufficio doganale e all'UAMA sulla destinazione dei 19 container bloccati nei porti di Gioia Tauro e Cagliari parlano chiaro: il destinatario finale era la IMI Systems, principale azienda produttrice di munizioni, di proprietà della Elbit Systems in Israele.

La nuova allerta sui carichi della MSC Virginia confermerebbe dunque il carattere sistematico dei transiti di tali carichi illeciti da Gioia Tauro e la conseguente violazione della legge 185/90 che stabilisce specifici divieti e controlli, al fine di fermare il possibile trasferimento dai porti italiani di materiali d’armamento verso paesi in conflitto o che violano i diritti umani. Così come è evidente il ruolo centrale del colosso dei trasporti della Mediterranean Shipping Company (MSC) nel rifornire il sistema bellico israeliano.

Le autorità competenti sono state preallertate con una lettera inviata dallo studio legale dello European Legal Support Centre (ELSC) indirizzata all’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Calabria, alla Capitaneria di Porto all’Ufficio delle Dogane, alla Prefettura e alla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

BDS Italia chiede l’ispezione e il sequestro dei carichi di materiali per uso militare trasportati dalla nave MSC Virginia e la fine del transito di armi dai porti italiani verso Israele, per porre fine alla complicità che contribuisce ad alimentare i crimini di Israele ai danni del popolo palestinese, tra cui l’occupazione militare illegale, il colonialismo d’insediamento, il sistema di apartheid e il genocidio.

A nome della campagna Block the Boat chiediamo:

  • Ispezioni rigorose effettuate su tutti i carichi diretti verso Israele, per garantire che non vi siano violazioni del diritto internazionale.
  • Immediato embargo militare verso Israele: è fondamentale che gli Stati smettano di fornire materiale militare a Israele, in conformità con il diritto internazionale.
  • Sanzioni per le compagnie coinvolte: le aziende complici del genocidio in corso devono essere sanzionate e ritenute responsabili.

Fermiamo la catena di approvvigionamento del genocidio e dei crimini di guerra di Israele che passa dai porti italiani. I nostri porti non siano porti di guerra!

Nessun porto per il genocidio.

COMUNICATO STAMPA 

Cagliari e Gioia Tauro: materiale dual-use per l'industria bellica israeliana nei 19 container fermati.

BDS: "Abbiamo la prova della destinazione finale. Ora il sequestro."

Emersa la totale assenza di controlli sugli armamenti in transito. Violata la legge 185/90.

 

Il filo conduttore: dalle segnalazioni ai risultati

Il 15 marzo lanciavamo l'allarme: "Richiesta di azione immediata al porto di Gioia Tauro per ispezione di carichi con probabili materiali di armamento destinati a Israele". Segnalavamo dei container sospetti provenienti dall'India, destinati alla IMI System (Elbit System). Chiedevamo ispezioni e blocco del carico, e l'applicazione della legge 185/90.

Il 26 marzo, in un comunicato congiunto con le realtà sul territorio, davamo notizia che dopo le segnalazioni dei giorni precedenti, la lettera di diffida inviata agli organi competenti da parte di ELSC e GAP e le mobilitazioni al varco del Porto Canale di Cagliari, erano stati fermati e ispezionati 11 container a bordo della MSC Vega. Sottolineavamo: "È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e Guardia di Finanza".

Dopo l'interrogazione parlamentare di ieri, dove si evinceva che per la prima volta in anni veniva richiesta l'autorizzazione dell' UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento) per il transito, possiamo aggiungere un ulteriore, decisivo capitolo: abbiamo inoltrato all'Ufficio doganale e all'UAMA la prova documentale della destinazione finale del carico. Non c'è più bisogno di "determinare la natura di tali beni": sappiamo dove erano diretti. La legge 185/90 è stata violata. Ora è necessario il sequestro.

Abbiamo fatto emergere le contraddizioni degli organi preposti al controllo dei transiti sugli armamenti. Abbiamo reso evidenti i meccanismi che ancora oggi permettono a tali carichi di circolare indisturbati a supporto del genocidio in corso.

Questo è il filo conduttore di una mobilitazione che non si è mai fermata e che oggi raccoglie risultati storici.

COMUNICATO CONGIUNTO SULLA MSC VEGA AL PORTO CANALE DI CAGLIARI 

Cagliari, 26 marzo - Dopo le segnalazioni dei giorni scorsi, la lettera-diffida dell'ELSC e dell'avvocato Saltalamacchia del gruppo dí Giuristi e avvocati per la Palestina (GAP), e dopo il presidio davanti al varco del Porto Canale di Cagliari, che si è tenuto nel pomeriggio dí mercoledì 25 marzo, abbiamo ora la conferma che i 7 container sospetti trasportati dalla MSC Vega sono stati fermati e sottoposti a ispezione. A questi se ne sommano altri 4, ispezionati e bloccati, portando il numero di container fermi a 11. 

Sembra quindi confermata la segnalazione arrivata dalla rete No Harbour for Genocide, questi conterrebbero acciaio di grado militare della stessa tipologia impiegata per la produzione di munizioni e proiettili d'artiglieria usati nel genocidio a Gaza. 

Lo scambio di questi container tra la MSC Vega e la MSC Hoggar (che dopo altri scali e trasbordi su altra nave MSC avrebbe permesso ai container di raggiungere Israele), sarebbe dovuto avvenire in questi giorni proprio al Porto di Cagliari, dove entrambe le navi sostano in questo momento. 

Come preannunciato, la nave MSC VEGA è giunta nel porto di Cagliari il 24 marzo. A bordo, come segnalatoci dalla rete No Harbour for Genocide, 7 container di acciaio dual use – medesima tipologia di materiale impiegata per la produzione di proiettili di artiglieria utilizzati sulla Striscia di Gaza.

Questi container fanno parte della stessa spedizione già fermata e ispezionata qualche giorno fa a Gioia Tauro.

Il BDS, tramite l'European Legal Support Center (ELSC), ha formalmente trasmesso alle Autorità competenti – Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, Capitaneria di Porto e Ufficio delle Dogane di Cagliari – una richiesta ufficiale affinché vengano adottate tutte le misure necessarie a impedire che tale carico lasci il porto, il 26 Marzo.

La richiesta si fonda sugli obblighi derivanti dal diritto internazionale, dalla Convenzione sul Genocidio e dalla legge 185/90, che impongono allo Stato italiano e alle sue articolazioni territoriali il dovere di prevenire il transito di materiali suscettibili di impiego nella commissione di crimini internazionali.

Le Autorità portuali sono state altresì sollecitate a:

  • disporre l'ispezione approfondita dei container;
  • procedere al blocco cautelare della nave;
  • accertare il destinatario finale effettivo del carico;
  • garantire piena trasparenza sugli esiti delle verifiche.

BDS vigilerà affinché le istituzioni competenti adempiano agli obblighi giuridici che incombono, nel rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento nazionale e internazionale.

Il porto di Cagliari non può divenire complice del genocidio in corso a Gaza.

Nessun porto per il genocidio.

#noharbourforgenocide #blocktheboat #StopArmiIsraele #BDSItalia

COMUNICATO STAMPA 

RICHIESTA DI AZIONE IMMEDIATA AL PORTO DI GIOIA TAURO PER ISPEZIONE DI CARICHI CON PROBABILI MATERIALI DI ARMAMENTO DESTINATI A ISRAELE 

Come BDS Italia, in cooperazione con movimenti nazionali e internazionali, segnaliamo con massima allerta il transito dal porto di Gioia Tauro di molteplici container trasportati dalle navi della compagnia MSC sospettati di contenere materiale per uso militare proveniente dall’India e destinati alla più grande fabbrica di munizioni israeliana, la IMI System, di proprietà della Elbit System, a Ramat Hasharon in Israele.

Dalle informazioni disponibili, sarebbero 16 i container sospetti in transito dal porto di Gioia Tauro facenti parte di una spedizione più ampia di 23 containers provenienti dall’azienda indiana di acciaio balistico RL Steel, stato di Aurangabad, Chhatrapati Sambhajinagar, partiti dal porto di Nhava Sheva in India.

6 FEBBRAIO 2026 - GIORNATA INTERNAZIONALE DI AZIONE NEI PORTI EUROPEI 

BDS Italia sostiene con forza e partecipa attivamente alla giornata di mobilitazione nei porti italiani, europei e del nord Africa indetta per il 6 febbraio. 

Questa iniziativa unisce le voci dei lavoratori e delle lavoratrici portuali contro le guerre e il riarmo, e contro l'invio e il transito di armi dirette in Israele

Sosteniamo i lavoratori e i sindacati USB in Italia, Enedep in Grecia, Lab nei Paesi Baschi, Liman-Is in Turchia, ODT in Marocco, che hanno promosso questa giornata internazionale di azione e lotta nei porti. 

Finora hanno aderito 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo – da Tangeri a Mersin, da Bilbao a gran parte dei porti italiani, dal Pireo a Elefsina – e altri si stanno unendo.

9 DICEMBRE 2025 – CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PER LA PRESENTAZIONE DEL DOSSIER SU LEONARDO S.P.A.: PIOVONO EURO SULL’INDUSTRIA “NECESSARIA” DI CROSETTO E LEONARDO S.P.A.

 

Martedì 9 dicembre, su invito della deputata Stefania Ascari (M5S, Presidente dell'Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele), BDS ITALIA presenterà un dossier sulle complicità di Leonardo S.p.A. nei crimini di guerra commessi in Palestina.

Interverranno: Stefania Ascari (Deputata M5S), Arnaldo Lomuti (Commissione Difesa), Anthony Aguilar (ex contractor Gaza Humanitaria Foundation), Stefania Maurizi (giornalista d’inchiesta), Michela Arricale (avvocata), Rossana De Simone (attivista Peacelink), Raffaele Spiga (attivista BDS Italia).

Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati.

COSA SONO E COSA FANNO I CACCIA F35

I caccia F-35 sono fondamentali per Israele per portare avanti il genocidio contro i 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. I numerosi paesi coinvolti nella costruzione e nell'acquisto dei caccia F-35 prodotti dagli Stati Uniti sono complici del genocidio, dell'apartheid e dell'occupazione illegale da parte di Israele.

Il Comitato Nazionale Palestinese BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS, invita i movimenti di base e le persone di coscienza di tutto il mondo a intensificare la pressione, comprese azioni pacifiche di disturbo, contro gli Stati, le aziende e le istituzioni complici del programma F-35, partecipando alla

Settimana di azione contro gli F-35 dal 13 al 18 ottobre.

Nel giugno 2024, un rapporto delle Nazioni Unite ha identificato l’uso di F-35, prodotti da Lockheed Martin come casi “emblematici” di attacchi indiscriminati e sproporzionati su Gaza che “hanno causato un elevato numero di vittime civili e la distruzione diffusa di beni civili”.

Dal 25 al 29 agosto 2025 si terrà a Ginevra, in Svizzera, la Conferenza sul Trattato sul commercio delle armi (2025 Arms Trade Treaty, ATT). Israele, firmatario dell'ATT, sta commettendo un genocidio contro  2,3 milioni di palestinesi a Gaza da oltre 22 mesi, utilizzando forniture militari acquistate da e trasferite da/attraverso gli Stati parti del trattato.

Gli Stati che aderiscono al trattato e forniscono a Israele materiale militare, compresi articoli a duplice uso, stanno violando palesemente le norme dell'ATT che si sono impegnati a rispettare. 

In quanto documento delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante, l'ATT deve essere rispettato al di là della mera retorica e il comportamento degli Stati aderenti non deve essere preso alla leggera. Gli Stati aderenti non solo non hanno adottato misure per scoraggiare, porre fine e punire i crimini di Israele, ma sono stati anche complici nell'armarli, finanziarli e in altro modo renderli possibili.

 

Firma e invia la seguente lettera, copia e incolla questo modello.

 

Chiediamo ai nostri sostenitori di appoggiare la dichiarazione del movimento globale BDS che invita i rappresentanti degli Stati a rispettare i loro obblighi legali e morali, come esplicitamente specificato nel Trattato, che gli Stati membri hanno costantemente violato.

Chiediamo che venga esercitata pressione sugli Stati affinché pongano fine alla loro complicità nel genocidio perpetrato da Israele, almeno attraverso le seguenti misure: 

1. Applicare il meccanismo dell'ATT vietando efficacemente tutti i trasferimenti, compresi l'esportazione, l'importazione, il transito, il trasbordo e l'intermediazione, da e verso Israele di armi, munizioni o loro parti e componenti, nonché di prodotti a duplice uso. 

2. Garantire che i sistemi di controllo nazionali siano efficaci e che le violazioni dell'ATT da parte degli Stati membri siano soggette a sanzioni adeguate e a misure di responsabilità;

3. Revocare qualsiasi privilegio diplomatico concesso a Israele in qualità di firmatario dell'ATT.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS