di Marta Abbà

Dietro i vetri a specchio di via Ercolano, a Monza (MB), si forgiano componenti militari destinati a Israele. Valvole per sommergibili, strutture per il transito di carri armati: pezzi di metallo che attraversano il Mediterraneo e diventano strumenti di guerra. MasperoTech, azienda metalmeccanica della Brianza, ha esportato materiale militare verso lo Stato che sta compiendo un genocidio in Palestina per almeno 534.342 euro tra il 2023 e il 2024. E potrebbe continuare a farlo.

I documenti del Ministero delle Finanze e una relazione della Camera dei Deputati sui materiali di armamento certificano le transazioni: 367.503 euro nel 2024, 166.839 euro nel 2023. Dal 2021 l’azienda ha ottenuto l’autorizzazione a esportare armamenti, rinnovata negli anni successivi. Se le forniture proseguano, ancora oggi non è dato saperlo dai documenti pubblici accessibili, ma nemmeno è possibile escluderlo.

Dalla sede protetta da vetri a specchio e circondata da un prato curato ostinatamente da un robot tagliaerba non trapela nulla. L’edificio sembra immobile, silenzioso, ma all’interno si producono elementi in metallo non ferroso destinati anche al settore della difesa. Inviati anche in Israele, mentre a Gaza continua il massacro della popolazione civile.

Schegge di guerra made in Monza 

Incrociando cifre e date delle transazioni con quelle delle autorizzazioni emergono due scenari: da Monza a Israele sono partite o migliaia di valvole in rame per uso sottomarino o centinaia di componenti in alluminio per strade artificiali. Queste ultime sono strutture militari progettate per far transitare mezzi pesanti e carri armati dove normalmente non potrebbero passare.

Non è possibile dedurre con certezza cosa di preciso sia stato spedito, ma entrambe le ipotesi confermano la natura militare delle forniture. Componenti che, una volta integrati nei sistemi delle forze di difesa israeliane, contribuiscono direttamente alle operazioni belliche in corso.

L’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei Weapon Watch, che ha inserito MasperoTech nel suo “Atlante dell’industria militare italiana”, conferma quanto emerso. “Tra i Paesi in cui l’azienda è stata autorizzata ad esportare, per lo più componenti in alluminio per carri armati e valvolame per sommergibili, si trova anche Israele per un importo sicuramente superiore a mezzo milione di euro e per almeno una commessa risalente al 2022, con consegne nel 2023 e nel 2024”, afferma il fondatore e responsabile Carlo Tombola.

“I pezzi forgiati e lavorati da Masperotech destinati a Israele, essendo progettati per lo specifico uso militare, sono a tutti gli effetti considerati ‘armamenti’, e quindi l’azienda partecipa a pieno titolo alle forniture militari alle forze di difesa israeliane IDF, senza le quali non sarebbe possibile il genocidio della popolazione civile palestinese in corso”, aggiunge Tombola.

Era “solo” una fonderia familiare 

Fondata nel 1909 dalla famiglia Maspero, l’azienda mantiene nel nome la sua origine storica ma dal 2018 appartiene al gruppo CMO, con sede a Cesano Maderno, sempre in Brianza. Il gruppo controlla anche aziende in Tunisia e Slovacchia. Secondo Tombola, “le potrebbe utilizzare per proseguire le forniture a Israele, aggirando il divieto governativo di esportare dall’Italia”.

A presiedere il gruppo, che nel 2024 ha registrato un fatturato superiore ai 5 milioni di euro, c’è Claudio Ongis. Come amministratrice delegata figura la figlia Deborah Eleonora Ongis, mentre l’altra figlia, Monica Alessandra Ongis, è manager della Tunitek di Tunisi, azienda manifatturiera attiva anche nel settore degli armamenti. La presenza di filiali all’estero solleva interrogativi sulla possibilità di continuare le forniture attraverso canali alternativi.

La storia del gruppo CMO e del suo fondatore emerge da un’intervista del 2016 rilasciata alla rivista del Banco Desio “la Banco Nota”, quando la Maspero era ancora in mano alla famiglia fondatrice. Ongis, bergamasco, racconta di aver lavorato alla storica fabbrica Singer di Monza e alla Autobianchi di Desio. Il padre aveva lavorato in entrambe le aziende, influenzandone la scelta di entrare nel manifatturiero locale. Ongis è partito dal basso: “facendo veramente di tutto: dal lucidatore al saldatore, al tornitore”, racconta nell’intervista.

Nel 2018 ha acquisito MasperoTech con l’obiettivo dichiarato di trasformarla attraverso investimenti milionari destinati a risanare debiti, acquisire tecnologie e creare occupazione. Sul sito aziendale, Ongis afferma di “aver visto il potenziale nascosto di questa azienda” e di averle dato “un volto diverso, introducendo tecnologie più avanzate, cambiando lo scenario dei mercati e il tipo di produzione e motivando i lavoratori”.

Seguono i dettagli degli investimenti e delle scelte strategiche, della voglia di “sfondare” sui mercati esteri. Oggi l’azienda esporta l’80% dei suoi prodotti all’estero. “Senza dubbio l’essere entrati a far parte del gruppo CMO ha creato una grande opportunità in Masperotech”, dichiara Ongis sul sito, rivendicando di aver creato “un’azienda che è sul podio dei migliori produttori di grandi forgiatura di alluminio in Europa”. E anche tra le 12 che hanno esportato armamenti in Israele durante il genocidio.

Consapevolezze e responsabilità del territorio

MasperoTech è iscritta ad Assolombarda e alla Camera di Commercio di Monza e Brianza, dichiara collaborazioni con il Politecnico di Milano ed è diventata quest’anno membro della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD). L’ingresso in quest’ultima federazione consolida ulteriormente il posizionamento dell’azienda nel settore della difesa.

La Brianza, territorio a nordest di Milano che ha costruito la propria identità su piccole e medie imprese manifatturiere, è conosciuta per la sua operosità e tradizione industriale. Ma dietro i prati curati da robot tagliaerba e le facciate silenziose delle sue zone industriali si prendono decisioni che alimentano un genocidio a migliaia di chilometri di distanza. Pochi lo sanno. L’apparenza tranquilla può ingannare: l’azienda opera nell’industria bellica senza clamore, integrata nel tessuto produttivo locale come tante altre realtà manifatturiere della zona.

 Lia F., attivista di BDS Milano, spiega che “conoscere queste informazioni su MasperoTech è molto utile per ricostruire la fisionomia di quella rete di aziende complici che sostengono e riforniscono materialmente l’esercito israeliano, in violazione di chiari obblighi legali di non collaborare ad azioni genocidarie. I cittadini monzesi non devono andare lontano per trovare qualcuno a cui chiedere di smettere di essere corresponsabili del massacro della popolazione civile di Gaza”.