Il movimento BDS invita a intensificare la pressione popolare sulle autorità egiziane e marocchine affinché non agevolino la spedizione di acciaio di tipo militare destinato a Israele, responsabile di genocidio.
Dopo la clamorosa mossa del governo italiano volta a impedire il passaggio nei propri porti di acciaio militare destinato allo Stato genocida di Israele, la pressione del movimento BDS in tutto il Mediterraneo per fermare tali trasferimenti continua a crescere. Le ultime notizie confermano che un’altra spedizione dello stesso acciaio destinato a Israele è stata bloccata nel porto di Port Said, in Egitto, il 17 giugno.
Il carico militare, proveniente dalla RL Steels & Energy Limited (Aurangabad, India) e trasportato a bordo della nave Angelica Maersk (IMO 9948798), aveva precedentemente transitato attraverso il porto di Tanger Med in Marocco.
Sulla base di un allarme ricevuto da «No Harbour for Genocide» e confermato dai dati commerciali disponibili, la destinazione finale di questo carico militare è la società militare israeliana IMI Systems (Elbit Systems Land). Elbit Systems è il più grande produttore privato di armi di Israele e il principale fornitore dell’esercito genocida israeliano. Facilita e trae profitto dall’apartheid e dal genocidio in corso perpetrati contro i palestinesi, nonché dalla continua aggressione criminale da parte di Israele contro i popoli della regione.
Si prevede che il carico scaricato a Port Said proseguirà il suo viaggio dal territorio egiziano; le informazioni attuali indicano il coinvolgimento della nave Maersk Wakayama (IMO 9550357), giunta a Port Said il 19 giugno.

Al momento della stesura del presente documento, 27 container, contenenti lo stesso carico proveniente dallo stesso fornitore, sono stati trattenuti dalle autorità italiane per essere sottoposti a ispezione ufficiale. Interrogazioni parlamentari (riguardanti 11 container) e audizioni ufficiali (riguardanti tutti i 27 container) in Italia hanno confermato che questo carico non può proseguire il suo viaggio verso Israele senza una specifica autorizzazione da parte dell’Autorità per il controllo delle armi e dei materiali a duplice uso. Queste spedizioni di acciaio potrebbero consentire la produzione di 15 mila proiettili di artiglieria da 155 mm.
Questi proiettili possono essere caricati su diverse testate, dagli esplosivi convenzionali alle bombe a grappolo e al fosforo bianco. Sono ampiamente utilizzati nei bombardamenti israeliani su aree densamente popolate di Gaza. Solo nelle prime sette settimane del genocidio, Israele ha lanciato oltre 90.000 proiettili di artiglieria su Gaza. Inoltre, i proiettili da 155 mm sono stati utilizzati nell’attacco con armi chimiche sferrato da Israele contro Yohmor, in Libano.
Il 1° aprile, il viceministro dei Trasporti italiano ha risposto a una serie di interrogazioni parlamentari in merito, affermando:
"I suddetti materiali sono attualmente e temporaneamente stoccati in un’area portuale idonea sotto l’autorità del servizio doganale e rimarranno lì in attesa delle decisioni dell’Autorità per il controllo delle armi e dei materiali a duplice uso (UAMA), l’ente nazionale responsabile della supervisione dell’esportazione, dell’importazione e del transito di materiali militari e prodotti a duplice uso".
Consentire l’attracco e il trasbordo della spedizione militare diretta in Israele, pur essendo a conoscenza della «plausibilità» del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi, della sua occupazione illegale e dell’apartheid, costituisce una chiara violazione degli obblighi derivanti dalle decisioni prese negli ultimi due anni dalla Corte internazionale di giustizia, dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 settembre 2024 e dalla Corte penale internazionale in merito al coinvolgimento dei leader israeliani nella commissione di crimini internazionali.
Il movimento BDS guidato dai palestinesi fa appello ai sindacati, ai gruppi di solidarietà e alla società civile in generale:
- In Egitto, per intensificare la pressione sulle autorità egiziane affinché indaghino immediatamente sul carico scaricato a Port Said, ne impediscano il trasbordo verso Israele, responsabile di genocida, e impongano rigorose misure di due diligence (adeguata verifica) per bloccare in futuro il flusso di materiale militare (compresi i materiali a duplice uso) verso Israele attraverso l’Egitto.
- In Marocco, per intensificare la pressione sulle autorità affinché pongano fine a ogni forma di cooperazione nel settore militare, della sicurezza e della logistica con il regime genocida israeliano, in linea con le decisioni della Corte internazionale di giustizia e con il rifiuto di normalizzazione con l’Israele dell’apartheid da parte della stragrande maggioranza del popolo marocchino.
- In India, per esercitare pressioni sul governo affinché interrompa la cooperazione militare con Israele, indaghi e adotti misure efficaci per impedire ulteriori esportazioni di materiale militare illegale (compresi i materiali a duplice uso) verso l’Israele del genocidio.
- In Danimarca e a Singapore, per esercitare pressioni sulle autorità affinché indaghino sulle navi battenti la loro bandiera per verificare il loro coinvolgimento nel trasporto di materiale militare illegale verso Israele e adottino sanzioni efficaci e misure correttive qualora ciò fosse accertato.
- In tutto il Mediterraneo e in tutti gli altri mari, per esercitare pressioni sulle autorità affinché pongano fine al trasferimento illegale di materiale militare e a duplice uso verso Israele, avviando indagini e adottando misure adeguate, compresa la confisca dei carichi illegali di materiale militare e a duplice uso diretti in Israele.
- Attraverso le reti globali, per continuare a esercitare pressioni sui colossi del trasporto marittimo Maersk, MSC e su tutte le altre compagnie di navigazione affinché pongano fine alla loro complicità criminale nel facilitare la fornitura di materiale militare al regime israeliano, nonostante il genocidio, l’apartheid e l’occupazione illegale da esso perpetrati.
