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Il dossier che segue documenta la complicità attiva con il regime israeliano di Teva Pharmaceutical, azienda multinazionale nata in Israele, leader nella produzione di farmaci generici. 

Teva trae vantaggi dal regime di occupazione israeliano nei Territori Palestinesi Occupati (TPO): grazie al Protocollo di Parigi del 1994, il regime controlla frontiere, dogane e commercio dei TPO, impedendo l’ingresso di farmaci a basso costo da paesi terzi, e favorendo invece l’accesso accesso ai farmaci commercializzati in Israele, tra cui molti prodotti Teva. Parallelamente, le aziende farmaceutiche palestinesi subiscono limitazioni severe nella produzione e nella vendita.

Inoltre, Teva sostiene attivamente l'esercito israeliano (IDF) con donazioni e partecipando a programmi di sostegno psicologico ai soldati dell'IDF, come "Support the Soul" e "Thank Israeli Soldiers", senza mai condannare il genocidio e le violazioni dei diritti umani compiute dai soldati a Gaza e altrove.

Per questo, la Campagna "TEVA? No grazie!" di BDS Italia e Sanitari per Gaza (che fa parte della Global Teva Coalition di BDS e People's Health Movement) invita cittadini, operatori sanitari e istituzioni locali a cercare alternative all'acquisto di prodotti Teva, quando é possibile farlo senza ledere il diritto alla salute dei pazienti; e di continuare a boicottare l’azienda finché sosterrà il regime israeliano

Aggiornamento: marzo 2026

Profilo dell’azienda

Teva Pharmaceutical Industries Ltd è una multinazionale con sede in Israele. Opera nel settore biofarmaceutico dal 1901 ed è tra le venti aziende farmaceutiche più redditizie al mondo (1). Presente in 57 paesi, è considerata il leader globale nella produzione e commercializzazione di farmaci equivalenti (anche detti generici). Sviluppa inoltre farmaci specialistici nei settori dell’immunologia, dell’immuno-oncologia e delle patologie del sistema nervoso centrale (2).

I bilanci indicano che il suo fatturato è salito da 14,9 miliardi di dollari nel 2022 (3) a 15,8 miliardi di dollari nel 2023 con un aumento del 7% (4), e a 16,5 miliardi di dollari nel 2024 con un aumento del 6% (5). Nel 2025 le vendite, trascinate dall’immissione sul mercato dei marchi innovativi Austedo, Ajovy, Uzedy, ammontano a 17,3 miliardi di dollari con un incremento del 4%. Il 2025 si conferma come il terzo anno consecutivo di crescita (6).

Per l’importo delle imposte versate, Teva si colloca tra i maggiori finanziatori dello Stato di Israele (7).

Teva è stata condannata più volte per condotte ritenute non conformi ai principi etici. Nel 2022 la Commissione Antitrust dell’Unione Europea l’ha ritenuta responsabile di violazione delle norme antitrust per aver ostacolato i concorrenti del Copaxone, il suo farmaco di maggior successo. Secondo la Commissione l’azienda ha esteso ingiustificatamente la protezione brevettuale del glatiramer acetato e ha diffuso sistematicamente informazioni denigratorie sui prodotti concorrenti al fine di contrastarne l’ingresso sul mercato (8,9). La multa imposta a Teva è stata di 462 milioni di euro (10).

Teva è stata ritenuta colpevole di aver ingannato consapevolmente i consumatori americani sui rischi mortali degli oppioidi, promuovendoli con aggressive strategie di marketing per la vendita di fentanyl (11). Nel 2022 la società ha patteggiato con le autorità USA un accordo che prevede il pagamento fino a 4,2 miliardi di dollari per chiudere migliaia di cause legali correlate alla crisi degli oppiodi.

Vantaggi derivanti dal regime di occupazione dei territori palestinesi

Il Protocollo di Parigi, parte integrante degli accordi di Oslo del 1993, regola le relazioni economiche e doganali tra Israele e i Territori Palestinesi Occupati. Esso istituisce un’unione doganale che affida a Israele il controllo delle frontiere, la gestione dei flussi di merci, la riscossione delle tasse per conto dell'Autorità Nazionale Palestinese e l’uso dello shekel israeliano. L’attuazione del Protocollo di Parigi ha determinato la totale dipendenza dei Territori Palestinesi Occupati e della Striscia di Gaza dalle leggi doganali e dai servizi israeliani per l’importazione e l’esportazione di merci, con effetti drammatici sull’economia palestinese, in particolare sul settore farmaceutico (12).

L’industria farmaceutica palestinese affronta un forte aumento dei costi di produzione dovuto alle tasse imposte sulle materie prime importate. Mentre il suo sviluppo viene soffocato da questi oneri proibitivi, i prodotti israeliani - non gravati da tasse di importazione - si affermano sul mercato palestinese grazie a prezzi competitivi.

Un fattore che mantiene elevati i prezzi è il divieto di esportare farmaci tramite l’aeroporto Ben Gurion. Il divieto, imposto sulla base di pretestuose ragioni di sicurezza, di fatto obbliga all’esportazione dei medicinali via nave attraverso la Giordania, con pesante aggravio dei costi di commercializzazione.

Ulteriori restrizioni derivano dalla presunta bassa qualità dei farmaci di produzione palestinese. Vengono impediti sia l'ingresso di prodotti palestinesi negli ospedali e nelle farmacie di Gerusalemme Est che la somministrazione di vaccini nelle scuole (13).

Mentre l’industria palestinese affronta schiaccianti imposizioni, Teva beneficia dei vantaggi derivanti dal contesto dell'occupazione militare israeliana. Gode di un facile accesso al mercato palestinese, senza spese doganali né controlli ai posti di blocco; i suoi prodotti possono essere venduti senza etichettatura e foglietti informativi tradotti in arabo. Il Ministero della Salute israeliano consente l’importazione di farmaci in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza solo se registrati in Israele: attualmente provengono dall'Unione Europea, dal Nord America e dall'Australia. Questa restrizione ha come conseguenza l’eliminazione della concorrenza di farmaci generici meno costosi, come quelli che vengono prodotti dalle industrie farmaceutiche dei vicini paesi arabi.

Un ulteriore ostacolo per il settore farmaceutico palestinese è la determinazione del prezzo dei farmaci in conformità a quello dei prodotti israeliani, senza l’applicazione di alcun correttivo per compensare la disparità tra le due economie. L’economia di Israele è comparabile a quella dei paesi ad alto reddito dell'Unione Europea mentre nei Territori Occupati i principali parametri economici, come il PIL e il reddito medio, sono molto al di sotto di quelli di Israele e dei paesi europei (14,15).

Gravi preoccupazioni etiche sono state sollevate dalla professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian e da Mohammad Baraka, capo dell'Alto Comitato di Follow-up per gli Arabi in Israele in merito alla sperimentazione di medicinali sui prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane che le forze di occupazione avrebbero concesso a grandi aziende farmaceutiche nazionali (16). Nel 1997, l'ex politica israeliana Dalia Itzik riferì che erano stati eseguiti, con il permesso del Ministro della Salute di Israele, sperimentazioni di nuovi farmaci su oltre 5.000 prigionieri (16). A queste preoccupazioni si aggiunge il sospetto che il ritardo con cui le autorità israeliane restituiscono alle famiglie i corpi dei prigionieri deceduti sia dovuto a sperimentazioni mediche, o farmacologiche, o alla sottrazione di organi dai cadaveri.

Nel 2017 Teva figurava tra le 150 imprese che avevano ricevuto una lettera di avvertimento dalle Nazioni Unite per aver operato all'interno delle colonie illegali in Palestina. Sebbene fosse prevista la sua inclusione nell’elenco ONU delle aziende che fanno affari direttamente o indirettamente nei territori occupati (17–19), non appare nel rapporto della Commissione per i diritti umani pubblicato nel 2025 (20). Alla fine di marzo 2016, diversi media in lingua araba hanno riportato che Teva aveva trasferito le proprie attività fuori dagli insediamenti illegali per timore del boicottaggio dei propri prodotti. Secondo gli articoli, avrebbe spostato i propri laboratori dall'insediamento israeliano di Atarot in Cisgiordania alla città israeliana di Beit Shemesh in data non specificata (21).

Teva Italia

Teva Italia, presente nel territorio italiano dal 1992, è la prima azienda farmaceutica per i farmaci generici. Distribuisce farmaci equivalenti, farmaci specialistici e per automedicazione, sia nelle farmacie che negli ospedali. Produce in quattro diversi siti produttivi: Caronno Pertusella (VA), Rho (MI), Santhià (VC) e Villanterio (PV). Teva Italia si occupa della distribuzione sul territorio italiano dei marchi Dorom, Cephalon e Ratiopharm acquisiti per effetto di una strategia di forte espansione da Teva Pharmaceutical.

Teva aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite (22) che sollecita le aziende di tutto il mondo ad allineare le proprie attività e strategie agli obiettivi di sviluppo sostenibile, a promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti, e ad assicurarsi di non essere, neppure indirettamente, complici di abusi in materia di diritti umani (23). Teva Italia rivendica la propria vocazione per un’economia sostenibile e rispettosa dei diritti umani come naturale estensione del proprio impegno nel migliorare la salute delle persone attraverso la produzione di farmaci di alta qualità. Si tratta di una strategia di social washing con cui l’azienda cerca di migliorare la propria immagine pubblica, simulando un impegno verso i diritti umani che è ampiamente contraddetto dal ruolo svolto dall’azienda a supporto della campagna militare israeliana a Gaza (24).

Per promuovere il valore del rispetto dei diritti umani e l’accesso alle cure garantito per tutti, Teva Italia ha istituito il premio “Humanizing Health Awards” e partecipa al progetto “The Peres Heritage Initiative”. Il premio “Humanizing Health Awards” ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo di iniziative a supporto delle comunità locali  e mira a valorizzare gli enti no profit impegnati nell’umanizzazione delle cure (25). “The Peres Heritage Initiative” (26), a cui Teva Italia ha partecipato nel 2025, è un riconoscimento che premia giovani sotto i 35 anni che si distinguono per i risultati raggiunti in ambiti quali l’innovazione tecnologica, la green economy, la ricerca della pace, i modelli di business inclusivi e le nuove sfide educative. A fronte di questo intenso impegno pubblico sul tema dei diritti umani, del diritto all’accesso alle cure e alla salute, i vertici aziendali di Teva Italia non hanno mai espresso, con dichiarazioni o azioni pubbliche, alcuna condanna nei confronti della partecipazione di Teva alla campagna militare israeliana e del supporto attivo all’IDF. L’azienda non ha mai manifestato un riconoscimento per le sofferenze della popolazione palestinese causate dalla deliberata discriminazione nelle cure e nell’assistenza psicologica.

Complicità di Teva con l’esercito israeliano

Teva ha una lunga storia di supporto attivo nei confronti dell’Israel Defense Forces (IDF). Ha partecipato in passato al programma “Adopt a Battalion” con una donazione di circa 27.000 dollari all’anno nel periodo 2014-2016. Il programma si proponeva di dare l’opportunità di sviluppare “relazioni profonde e durature con i soldati dell’IDF” attraverso la partecipazione alle cerimonie di adozione e l’incontro con i soldati nelle basi militari (27).

Teva sostiene attivamente lo sforzo bellico di Israele fornendo all’IDF risorse economiche e supporto logistico per la campagna militare a Gaza e per le operazioni militari in Cisgiordania e nelle colonie. Yossi Ofek, amministratore delegato di Teva Israele, ha sottolineato il ruolo svolto da Teva a sostegno dell’esercito con queste parole: “In qualità di azienda farmaceutica nazionale israeliana, sin dall'inizio della guerra ci siamo messi al servizio di Israele, dei feriti, delle famiglie degli sfollati e delle forze di sicurezza. [...] Abbiamo donato medicinali essenziali, alimenti per l'infanzia e computer” (28).

Il sostegno attivo di Teva all’operazione militare israeliana a Gaza non è mai venuto meno. Nemmeno il 9 ottobre 2023, quando il ministro della difesa israeliano Yoav Gallant, destinatario di un mandato di cattura da parte della Corte Penale Internazionale (CPI) (29), ha annunciato l’avvio dell’Operazione “Iron Swords” e l’instaurazione di “un assedio completo nella Striscia di Gaza” con queste parole: “Non ci saranno elettricità, cibo, carburante, tutto è chiuso […] stiamo combattendo contro animali umani e ci comporteremo di conseguenza” (30). L’appoggio di Teva all’IDF non viene scalfito nemmeno dalle dichiarazioni del portavoce dell’IDF, Daniel Hagari, che già l’11 ottobre 2023 comunicava tutta la violenza della reazione israeliana a Gaza riferendo di azioni volte a “provocare il massimo danno” e con “l’utilizzo di migliaia di tonnellate di munizioni” (31). Nonostante la gravità di tali affermazioni, il 26 ottobre 2023, l’amministratore delegato Richard Francis, in un comunicato ufficiale, definiva Teva un’“azienda farmaceutica nazionale” (32) e ne esaltava le performance nel contesto bellico attribuendo “la forza segreta” dell’azienda alla sua “essenza israeliana” (33).

Il supporto alla campagna militare prevede la fornitura di farmaci all’IDF. Teva ha dovuto modificare la propria attività per affrontare delle priorità sempre più pressanti a seguito della crescita consistente del fabbisogno di medicinali che, con l’assedio di Gaza, è triplicato (33). L’amministratore delegato di Teva Israele, Yossi Ofek, ha dichiarato che l’azienda ha aumentato il proprio impegno finanziario per poter rispondere alle necessità degli ospedali, delle casse malati, dell'esercito, dei cittadini (34) e per garantire che tutti i prodotti medicinali fossero disponibili scongiurando l’eventualità di carenze nei punti critici.

Il supporto economico e logistico all’IDF si è concretizzato nella collaborazione con l'ente di beneficenza Pitchon-Lev, che ha avviato una campagna per la donazione di materiali ai soldati dell'esercito israeliano. A questo scopo sono stati istituiti punti di raccolta in tutte e cinque le sedi di Teva in Israele, consentendo a tutti i dipendenti di effettuare donazioni. I materiali raccolti dai volontari di Pitchon-Lev, oltre 1,5 tonnellate di attrezzature, sono stati consegnati sul campo (35).

Teva si occupa direttamente dei soldati israeliani. A questo scopo supporta Natal, un’organizzazione impegnata nel supporto psicologico alle vittime di traumi causati dalle guerre che fornisce assistenza ai riservisti nella fase di ritorno dal fronte (36, 37). Teva è partner ufficiale di “Thank Israeli Soldiers” (TIS) un ente la cui mission dichiarata è quella di “accogliere, rafforzare ed educare i soldati dell’IDF, dall'inizio del servizio militare fino alla transizione alla vita civile” (38). Più di un milione di soldati israeliani hanno beneficiato dei suoi programmi, tra questi ci sono soldati in servizio attivo, riservisti, comandanti, e familiari di militari (38). TIS ha inoltre fornito all’esercito, dal 7 ottobre 2023 in poi, più di 850.000 forniture “umanitarie” (38). Ha attivato una collaborazione organica con “Momentum”, una ONG partner che nel 2022 è stata premiata dal Capo di Stato Maggiore dell’IDF per il suo progetto “Back to the future” (38). TIS e Momentum hanno sviluppato “Shields of Resilience”, un programma massivo di assistenza ai soldati per la prevenzione e la terapia dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress (PTSD) (39). Scopo del programma è quello di supportare i soldati durante e dopo il servizio militare rafforzando la loro resilienza e la loro coesione, affinché possano sopportare il peso di ripetute mobilitazioni e di una guerra prolungata (39). Teva collabora attivamente con Momentum per lo sviluppo del progetto “Support the soul” che ha lo scopo di formare operatori sanitari, psicologi e assistenti sociali, specificatamente dedicati al trattamento del PTSD nei soldati e nella popolazione civile (40). Il programma offre inoltre formazione a coloro che prestano servizio a stretto contatto con chi ha subito un trauma e si trovano a svolgere un ruolo di primo soccorso, come è il caso dei comandanti dell’esercito che vengono addestrati a riconoscere la presenza di un trauma nei loro soldati (41). E’ stato a più riprese sottolineato ed esaltato, da parte dei vertici aziendali di Teva, il ruolo fondamentale degli operatori sanitari nella “guarigione" di Israele durante la guerra: “Siamo davvero grati di avere persone così sensibili e professionali, che si prendono cura degli eroi che difendono la terra e il popolo di Israele! Meritano tutto il nostro amore, il nostro apprezzamento e il nostro sostegno!” (42).

I dipendenti di Teva svolgono servizio attivo nella campagna militare a Gaza. Si calcola che, a partire dall’ottobre 2023, circa il 20% del personale di Teva Israele sia stato arruolato attivamente nell’IDF per i combattimenti (43). Dato che la legge israeliana vieta che i riservisti vengano licenziati mentre prestano il servizio militare attivo (44), tutti i dipendenti di Teva che hanno combattuto a Gaza e sugli altri fronti sono tornati a far parte della forza-lavoro dell’azienda. In alcuni casi i riservisti richiamati sul fronte non hanno nemmeno interrotto la loro attività lavorativa. Tra questi ci sono figure di vertice dell’azienda che hanno continuato a svolgere funzioni dirigenziali anche durante il servizio militare (45, 46).

La stretta relazione tra Teva e IDF è attestata dall’elevato numero di alti dirigenti aziendali che hanno prestato servizio militare attivo nelle Forze di Difesa Israeliane, raggiungendo gradi di comando elevati (47–52).

Perché boicottare Teva

Il bilancio delle vittime tra i palestinesi dal 7 ottobre 2023, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute di Gaza, è di 72.045 morti e 171.686 feriti (dati aggiornati all’11 febbraio 2026) (53). Uno studio indipendente pubblicato sulla rivista The Lancet stima a 75.200 il numero dei decessi per cause violente avvenuti tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025 (54).

Il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 non ha interrotto la serie infinita di uccisioni e ferimenti: dalla dichiarazione di tregua sono stati uccisi 591 palestinesi, e 1.591 sono rimasti feriti (fonte: MoH, dati aggiornati all’11 febbraio 2026) (53).

Sul fronte dell’assistenza sanitaria, dei 36 ospedali di Gaza solo 18 sono parzialmente funzionanti (55). Oltre 1700 operatori sanitari sono stati uccisi e 95 sono illegalmente detenuti, senza accuse e senza processo. A Gaza, oltre 18.500 pazienti, inclusi 4.000 bambini, necessitano urgentemente di cure mediche non disponibili a livello locale e attendono di essere trasferiti in strutture sanitarie in Cisgiordania, Gerusalemme Est, e all'estero (53, 56).

L’insicurezza alimentare continua ad essere una minaccia per la popolazione palestinese. La situazione nella Striscia di Gaza rimane estremamente critica con una previsione di 571.000 persone in condizioni di forte emergenza alimentare fino ad aprile 2026. La malnutrizione severa, causata dal blocco degli aiuti alimentari, affligge più di 100.000 bambini, tra questi oltre 30.000 in forma molto grave.

Ad aggravare la situazione umanitaria le autorità israeliane hanno annunciato l'intenzione di sospendere l'attività di numerose ONG. A partire dal 1° marzo 2026, 37 organizzazioni dovranno affrontare il divieto totale delle operazioni umanitarie sia a Gaza che nella Cisgiordania occupata.

E’ in corso una campagna di sistematica delegittimazione dell'UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai rifugiati palestinesi. Il 29 dicembre 2025 il parlamento israeliano ha votato una nuova legge che ha per obiettivo l’esclusione di UNRWA dall’attività umanitaria e conferisce al governo l'autorità di espropriare le proprietà delle Nazioni Unite a Gerusalemme Est, compresi il quartier generale dell'UNRWA e il suo principale centro di formazione professionale (57).

Di fronte a questo quadro drammatico, segnato dalla sistematica aggressione del governo israeliano e dai crimini perpetrati su civili innocenti da parte dell’IDF, quale è stata la posizione assunta da Teva? L’azienda ha mantenuto un silenzio assoluto, ha garantito un totale sostegno all’IDF e non ha mai espresso dissociazione o condanna.

In teoria, Teva commercializza farmaci volti al miglioramento della salute umana, ma nella Striscia di Gaza il sistema sanitario è ridotto al collasso. Sul sito di Teva Italia sono reperibili informazioni circa il codice di condotta dell’azienda, la sua mission e i valori a cui si ispira (58), senza però alcuna condanna del genocidio a Gaza né impegni per alleviare le sofferenze della popolazione palestinese.

Teva trae profitto dal regime di occupazione militare in Palestina. Può vendere i suoi farmaci sul mercato vincolato palestinese senza le limitazioni poste alle aziende farmaceutiche palestinesi. E’ un solido alleato dell’economia israeliana: i suoi profitti, accumulati grazie allo sfruttamento del mercato palestinese, si traducono in risorse per lo Stato di Israele, vengono utilizzati per rafforzare l’apparato militare, per sostenere lo sforzo bellico, per portare avanti una campagna genocidaria (59).

Teva sostiene Israele nella campagna militare a Gaza, nelle operazioni in Cisgiordania e nelle colonie mettendo a disposizione dell’IDF risorse logistiche ed economiche e coinvolgendo attivamente i propri dipendenti nelle operazioni militari. Dall’ottobre 2023 l’azienda si è pubblicamente schierata con lo stato e l’esercito israeliani attraverso dichiarazioni e aiuti concreti (60): si è impegnata, fin dal primo giorno di guerra, a beneficio di Israele (28), ha triplicato le forniture di medicinali e donato all’esercito medicinali essenziali e attrezzature.

Nonostante Teva venda e distribuisca i propri prodotti sul mercato palestinese (45), i programmi come “Support the Soul” - frutto della collaborazione con Israeli Trauma Coalition (61) e Natal (36) e mirati a rafforzare la resilienza mentale dei terapisti che assistono le vittime di traumi (62) - sono destinati esclusivamente alla popolazione civile e ai soldati israeliani.

L’azienda, che non ha adottato alcuna misura umanitaria a favore della popolazione palestinese, contribuisce al sistema israeliano di segregazione e apartheid denunciato in documenti ufficiali delle Nazioni Unite (63, 64) e da Amnesty International (65).

Teva trae vantaggio da un brutale regime di occupazione militare e di discriminazione che semina morte e distruzione in Palestina. L'azienda ha tradito il dovere di tutelare il valore della vita e il principio etico della solidarietà umana.. Per questi motivi, invitiamo al boicottaggio dei farmaci Teva, inclusi i marchi Ratiopharm, Dorom e Cephalon.

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