Boicottaggio sportivo
Ad un anno dalla rinuncia alla richiesta di sospendere Israele, nuove pressioni sulla Fifa perché impedisca a sei team di giocare negli insediamenti israeliani in Cisgiordania
Passa di nuovo per un campo di calcio la lotta palestinese contro la colonizzazione israeliana. Si ritenta la via della Fifa dopo il tradimento in diretta da parte di Jibril Rajoub, falco di Fatah, ex campo dei servizi interni e oggi presidente della Federazione Calcio Palestinese: lo scorso anno dopo, a fine maggio 2015, dopo mesi di campagna internazionale, Rajoub rinunciò a chiedere la sospensione di Israele dalla Fifa durante l’assemblea dell’organizzazione.
Uno schiaffo in faccia ai tantissimi palestinesi che avevano sperato in un atto dal forte valore simbolico, apice di proteste popolari e campagne locali. Ora ci si riprova, stavolta sulla base di un rapporto pubblicato pochi giorni fa da Human Rights Watch e sulla richiesta di inizio settembre presentata da 66 parlamentari europei: la Fifa vieti alle squadre israeliane di giocare in stadi costruiti all’interno di colonie nella Cisgiordania occupata.
Nello specifico Hrw analizza i casi di sei club israeliani basati in Cisgiordania (nelle colonie di Ariel, Givat Ze’ev, Ma’ale Adumim, Oranit e in Valle del Giordano), in terre che l’organizzazione definisce “rubate”: “Queste squadre vanno trasferite dentro Israele”, richiesta che si fonda sullo statuto stesso della Fifa che vieta ad un’associazione membro di giocare nel territorio di un’altra federazione membro senza il suo consenso.
Leggi: Torna l’Intifada del pallone: “No alle squadre di calcio nelle colonie"
Grande la partecipazione all’iniziativa sui social per la partita delle qualificazioni per i mondiali 2018 tra Israele e Italia.
Seguendo l’eccellente esempio dei tifosi del Celtic, abbiamo riempito i social di bandiere palestinesi e usato gli hashtag per la partita per parlare della Palestina e chiedere l’espulsione di Israele dalla Fifa.
Nelle word cloud di seguito, si vedono gli hashtag più tweetati durante partita, tra cui #palestinalibera, #freepalestine, #redcard4israel, #apartheidisrael e #bds.


Il Thunderclap, tweet/post collettivo, ha avuto un impatto sociale di quasi un milione (986.424).
Sotto una piccola rassegna dei tantissimi tweet:
BDS Italia
Il calcio rispetti i diritti umani
Il prossimo 15 settembre, in occasione della partita di Europa League Inter - Be'er Sheva, a partire dalle 18:00 si terrà un presidio di protesta davanti allo stadio S. Siro per sollecitare UEFA e FIFA ad espellere la federazione calcistica israeliana da ogni competizione sportiva, fino a quando Israele non rispetterà i diritti dei palestinesi e la legalità internazionale.
Lo sport, contrario ad ogni forma di razzismo e violenza, non può tollerare, salvo invalidare quegli stessi principi, uno Stato che, oltre a praticare il colonialismo e l'apartheid contro l'intera popolazione palestinese, uccide, ferisce, arresta e impedisce la libertà di movimento ai giocatori palestinesi, senza alcun motivo né diritto a farlo; distrugge vandalicamente le strutture sportive e comprende, nella sua federazione sportiva, sei squadre di calcio che hanno sede negli insediamenti abusivi costruiti in violazione del diritto internazionale su terre illegalmente confiscate ai palestinesi.
Coordinamento per i diritti del popolo palestinese
Di seguito il volantino dell'iniziativa e la lettera inviata alla dirigenza dell'Inter
IL CALCIO RISPETTII DIRITTI UMANI
Nel calcio internazionale, il Fair Play, da un punto di vista formale, è l'impegno ufficiale assunto dalla Fédération Internationale de Football Association (FIFA) per promuovere l'etica nel calcio e prevenire violenza e discriminazione, principio esteso successivamente ad altri sport.
LO SPORT, DUNQUE, È CONSIDERATO UN MEZZO DI TRASMISSIONE DI VALORI UNIVERSALI CHE NON DOVREBBEROESSERE VIOLATI.
MaIsraele, paese accolto nella FIFA e nella UEFA (pur non essendo paese europeo), oltre a praticare il colonialismo e l’apartheid contro l’intera popolazione palestinese, ha palesemente calpestato questi valori, uccidendo, ferendo o arrestando, sempre senza alcun motivo ne’ diritto a farlo, diversi giocatori palestinesi, distruggendo vandalicamente le strutture sportive, come nel novembre 2012 a Gaza, quando vennero demoliti lo stadio di calcio e la sede del Comitato nazionale paraolimpico, impedendo la libertà di movimento e facendo incursioni devastatricinella sede della Federcalcio Palestinese.
Bambini palestinesi di 11-12 anni, con addosso la maglia della loro squadra preferita, sono stati falciati dall'artiglieria israeliana, semplicementementre giocavano a calcio, sport amatissimo in Palestina.
La feroce occupazione militare israeliana, forte della colpevole indifferenza della comunità internazionale, da quasi 70 anni ha in spregio i più elementari diritti umani.
Ricordate che nelle recenti Olimpiadi di Rio de Janeiro, Israele ha ostacolato la partecipazione degli atleti palestinesi, costringendolia partire senza le divise sportive?
Con l’arroganza consentitagli dalla complicità internazionale, ha sequestrato “per motivi di sicurezza” le divise, gli abiti per la cerimonia di apertura e le bandiere palestinesi.
E LA FIFA E LA UEFA TUTTO QUESTO LO SANNO!
Inoltre, la Federazione israeliana di calcio comprende sei squadre che hanno sede negli insediamenti abusivi, costruiti in violazione del diritto internazionale su terre illegalmente confiscateai palestinesi.
Ricordiamo che nel 1976 la Fifa espulse il Sudafrica a causa delle sue politiche di Apartheid.
OGGI CHIEDIAMO
alla Federazione Internazionale ed a quella europea di sospendere la FederCalcio israeliana fino a quando Israele non rispetterà i diritti dei palestinesi e la legalità internazionale.
Quel che chiediamo è un atto dovuto anche per rispetto dei principi fondativi della stessa FIFA e della UEFA, che non possono accogliere, salvo invalidare quegli stessi principi, uno Stato che discrimina i ragazzi palestinesi che vogliono muoversi liberamente e fare sport come tutti gli altri ragazzi del mondo né possono ammettere, per Statuto, la partecipazione di squadre residenti nelle colonie.
Per informazioni su campagne e iniziative a livello nazionale e locale, visitate la pagina www.bdsitalia.org
COORDINAMENTO PER I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE
Milano, 15 settembre 2016
Spettabile
Inter – F.C. Internazionale Milano spa
Davide Civoli – Staff della comunicazione
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Luigi Crippa - Capo Ufficio Stampa Resp. Rapporti con i Media ed Eventi di Comunicazione
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Andrea Dal Canton
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Daria Nicoli
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Leo Picchi
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Roberto Scarpini - Comunicazione Dir. Resp. Inter Channel
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Cari dirigenti e cari sostenitori dell’Inter,
il 15 settembre la vostra squadra del cuore si dovrebbe incontrare con una squadra israeliana. Nel calcio internazionale, il Fair Play, da un punto di vista formale, è l'impegno ufficiale assunto dalla Fédération Internationale de Football Association (FIFA) per promuovere l'etica nel calcio e prevenire violenza e discriminazione, principio esteso successivamente ad altri sport.
Lo sport, dunque, è considerato un mezzo di trasmissione di valori universali che non possono essere violati.
Oltre a praticare il colonialismo e l’apartheid contro l’intera popolazione palestinese, Israele ha frequentemente palesato disprezzo per questi valori, uccidendo, ferendo o arrestando diversi giocatori palestinesi, distruggendo stadi e centri sportivi, impedendo la libertà di movimento e facendo incursioni nella sede della Federcalcio Palestinese.
La feroce occupazione militare israeliana, forte della colpevole indifferenza della comunità internazionale, da quasi 70 anni ha in spregio i più elementari diritti umani: anche solo dal primo ottobre 2015 è salito a 236 il numero di palestinesi vittime delle forze armate israeliane.
Il numero dei palestinesi feriti da pallottole vere sta aumentando, e i ragazzi che tirano pietre dicono che viene loro comunicato che sfidare i soldati può renderli zoppi per tutta la vita, non potranno giocare a calcio, non potranno proseguire in una normale vita. Le leggi israeliane prevedono sino a 20 anni di carcere per chi è anche solo sospettato di avere lanciato pietre, indipendentemente dalle conseguenze del lancio; in carcere non si ha alcun diritto, tantomeno si può giocare a pallone.
La squadra di calcio di Israele che voi avete in programma di affrontare sul campo di S. Siro partecipa abusivamente al campionato europeo, perché Israele non fa parte della Comunità Europea: la partecipazione è, per Israele, un atto politico inteso ad affermare che Israele ha diritto in quanto è in grado di imporsi contro ogni diritto internazionale, contro il rispetto dei diritti umani e civili dei Palestinesi. Voi non dovete accettarlo, come italiani, come europei e come persone civili che tengono in gran conto la giustizia e l'umanità.
Coordinamento per i diritti del popolo palestinese – milano, 11 settembre 2016
Il 5 settembre, ad Haifa, l’Italia gioca contro Israele nelle qualificazioni per i mondiali di calcio 2018.
Questa partita non dovrebbe svolgersi, perché, secondo le regole del Fair Play, la Fifa dovrebbe sospendere la Federazione calcistica d'Israele.
Oltre a praticare il colonialismo e l’apartheid contro l’intera popolazione palestinese, Israele ha ucciso e ferito giocatori palestinesi, ma anche ragazzi mentre giocavano a pallone, ha distrutto stadi e centri sportivi, ha impedito il movimento, arrestato calciatori palestinesi e ha fatto incursione nella sede della FederCalcio Palestinese. Quest’estate Israele ha bloccato l’arrivo delle bandiere e delle divise per la squadra palestinese alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Inoltre, la Federazione calcistica israeliana comprende ben sei squadre con sedi nelle colonie costruite in violazione del diritto internazionale su terre rubate ai palestinesi.
Come è successo nel 1964, quando la Fifa sospese il Sudafrica a causa delle sue politiche di Apartheid, decisione mantenuta fino alla fine del regime di Apartheid, oggi chiediamo alla FIFA di sospendere la Federazione calcistica d'Israele fino a quando Israele non rispetterà i diritti dei palestinesi e il diritto internazionale.
Seguiamo l’eccellente esempio di centinaia di fan del Celtic, che hanno rifiutato il divieto di portare bandiere palestinesi alla partita con l’israeliana Hapoel, riempendo lo stadio. Anche in Francia, alla partita tra St Etienne e Beitar Jerusalem sventalavano tante bandiere palestinesi.
Il 5 settembre, a partire dalle ore 20.45 durante la partita Italia-Israele, manifestiamo la nostra solidarietà alla Palestina.
Tifiamo per i diritti dei palestinesi!
Mostriamo il cartellino rosso all’apartheid israeliana!
- Unisciti subito al Thunderclap per un tweet/post collettivo durante la partita.
- Durante la partita, riempiamo i social media di bandiere palestinesi. Scarica immagini qua oppure dai spazio alla tua creatività. Utilizza gli hashtag #IsraeleItalia, #IsrIta e #WorldCup. Segui @bdsitalia per altri hashtag.
- Firma la petizione alla FIFA, già sottoscritta da oltre 150.000 persone per chiedere la sospensione di Israele.
- Partecipa al Crowdfunding dei tifosi del Celtic, che in pochi giorni ha raccolto oltre 150.000 sterline per Medical Aid for Palestinians e il centro Lajee del campo profughi Aida.
BDS Italia
di Michele Giorgio
I dirigenti della Federcalcio palestinese hanno rinviato di 48 ore, a domani sera, la partita di ritorno della finale della Coppa di Palestina in programma ieri allo stadio di Hebron. Negoziati febbrili vanno avanti da due giorni per permettere a tutti i calciatori dello Shebab di Khan Yunis, un club di Gaza, di raggiungere Hebron. Nessuno è in grado di fare previsioni sulle decisioni delle autorità israeliane che, tornando alla linea mantenuta fino ad un anno fa, a prima dell’accordo raggiunto con i palestinesi nella sede della Fifa a Zurigo, questa settimana hanno negato, per presunte “ragioni di sicurezza”, il passaggio al valico di Erez di nove dei 19 tesserati del Khan Yunis. La squadra di Gaza perciò è rimasta con 10 calciatori e non può scendere in campo per tentare di ribaltare il risultato dell’andata che ha visto prevalere l’Ahly di Hebron per 1 a 0. Il titolo in palio è importante. Chi riuscirà ad aggiudicarselo parteciperà ai Giochi d’Asia e ad altre competizioni regionali. A decidere l’esito della Coppa di Palestina perciò potrebbe essere Israele che, dopo l’inizio dell’Intifada di Gerusalemme, lo scorso ottobre, ha introdotto nuove restrizioni ai movimenti dei palestinesi più giovani, calciatori inclusi, rimangiandosi le garanzie che aveva offerto alla Federcalcio palestinese.
Leggi: Rinviata Coppa di Palestina, Israele blocca i calciatori di Gaza
La squadra spagnola vincitrice della Coppa Uefa 2015, il Siviglia, ha rifiutato un contratto di 5 milioni di euro per uno sponsor che avrebbe pubblicizzato il turismo in Israele.
I motivi per cui la società andalusa ha rifiutato l’offertà sono da ricercare nella “connotazione politica” nell’apparire sostenitori di Israele, per quello che ha rilevato la rivista sportiva “Mundo Deportivo”. Ma c’è dell’altro: secondo il sito web “ElDesmarque”, in base a fonti provenienti dal club, sembrerebbe che lo sponsor Israeliano “potrebbe essere dannoso per Siviglia, tenendo conto delle questioni politiche attuali relative al conflitto arabo – israeliano”. Ricordiamo che nel gennaio 2009, Frederic Kanoutè, allora importante giocatore del Siviglia, venne multato dalla federazione calcistica spagnola per aver indossato una maglietta con la scritta “Palestina”, durante un match contro il Deportivo La Coruna. Il gennaio 2009 era il periodo del massiccio bombardamento perpetuato da Israele in Palestina attraverso l'operazione denominata "Piombo Fuso". I soldi avrebbero di certo fatto comodo al Siviglia, dato che il ministero israeliano del turismo ha offerto più del doppio della somma di un accordo di sponsorizzazione stipulato in Malesia, che però ha preferito optare per un ragionamento più politico, sicuramente apprezzabile.
Fonte: Sport alla Rovescia
Israele griderà allo scandalo, ma la sua sospensione dalle gare internazionali di calcio potrebbe realmente portare ad un cambiamento del gioco.
di Gideon Levy
Fin dall'inizio va detta la verità: spero che Israele sia sospesa dalla FIFA . Il 29 maggio, potrebbero fare una mossa che cambierebbe il gioco. Potrebbe iniziare una reazione a catena di cui sarebbe difficile prevedere l'esito. Se la Federazione internazionale mostrasse a Israele il cartellino rosso, come chiedono i palestinesi, vorrebbe dire che il calcio metterebbe in moto il processo del cambiamento.
Vorrebbe dire che è arrivato finalmente il momento per Israele di pagare per i crimini della sua occupazione. Che gli israeliani comincino ad essere penalizzati per quello che è stato fatto in loro nome, con il loro coinvolgimento, con la loro approvazione e con il loro appoggio finanziario. Che stracciare continuamente il diritto internazionale da parte di Israele – in modo arrogante e burlandosene volgarmente – ha un prezzo. Quale migliore prezzo se non impedire ad Israele di partecipare alle competizioni internazionali di calcio fino a quando non cambierà la sua condotta? Ha funzionato benissimo nel passato con il Sud Africa, il mentore di Israele in parecchi ambiti – il boicottaggio internazionale degli sport dell'apartheid è stato uno degli elementi decisivi che hanno portato alla caduta del regime – e può funzionare egualmente con Israele.
La prima risposta alla decisione di sospendere Israele sarà ovviamente da parte sua gridare allo scandalo, assumendo il ruolo della vittima, serrando le fila e lanciando il contrattacco: vedete cosa ci stanno facendo, quegli antisemiti, quella gente che odia Israele; siamo una nazione rimasta sola, tutto il mondo è contro di noi! Naturalmente useranno la memoria dell'olocausto. I politici e gli intrallazzatori proveranno a superarsi a vicenda con affermazioni indignate. Il capo dell'Unione Sionista on. Isaac Herzog proclamerà che in un simile caso, non vi sarà differenza tra l'opposizione e la coalizione [di governo] ma un solo popolo. Israele dichiarerà illegale con la forza il calcio palestinese con una direttiva generale dell'IDF [l'esercito israeliano n.d.t.]: ogni ragazzo con un pallone verrà arrestato; forse lo stadio di Gaza verrà bombardato in base al fatto di essere un deposito di armi; l'ufficio a Ramallah di Jibril Rajoub presidente della federazione calcio palestinese verrà devastato (non per la prima volta).
Leggi: Gideon Levy: È ora che la FIFA mostri ad Israele il cartellino rosso
Il 29 maggio a Zurigo il Congresso FIFA voterà la richiesta palestinese di sospendere la Federazione Israeliana
L'estate scorsa le forze armate israeliane hanno ucciso più di 2200 persone a Gaza. L'esercito israeliano fa esercitazioni violente con gran dispiegamento di forze per la deportazione di centinaia di palestinesi che vivono nelle comunità rurali 1 nel nord della Valle del Giordano, costringendo intere famiglie a lasciare le proprie case ed a spostarsi, pena la distruzione delle loro abitazioni. Le forze "di sicurezza" israeliane chiudono la sede di una ONG che si occupa della salute dei Palestinesi a Shufat (Gerusalemme Est) 2 e si preannunciano ancora altre 900 abitazioni per coloni a Gerusalemme Est 3 Il nuovo governo Netanyahu per bocca di suoi ministri conferma e rafforza le ideologie razziste su cui si basa la politica israeliana. Il ministro della "difesa" Moshe Yaalon promette nuove uccisioni e più numerose a Gaza o in Libano 4 , il prossimo capo dell' 'Amministrazione Civile' dell'esercito rabbi Eli Ben Dahan dice che i Palestinesi sono sub-umani 5. Tutto ciò, mentre proseguono con rinnovato vigore le incursioni a Gaza con il ferimento di due agricoltori 6 nelle città e nei campi profughi della Cisgiordania di Ramallah, Al Khalil (dove ha subito angherie una delegazione. invitata dalla PFA, di un'organizzazione antirazzista sudafricana, Global Watch 7 , di cui fa parte un attivista sudafricano antiapartheid che fu imprigionato per 13 anni 8, Nablus, Jenin, e gli attacchi alle manifestazioni specifiche le venerdì nei diversi villaggi palestinesi di Bi'lin, Kfur Qaddum, Ni'lin …
Leggi: Fuori Israele dalla Fifa! Calendario napoletano per le iniziative di Cartellino Rosso...
Dichiarazione del Presidente Gen. Jibril Rajoub della Federazione Palestinese Calcio (PFA) per quanto riguarda il suo incontro con il presidente della FIFA Sepp Blatter il 10 maggio.
"Faremo uso di ogni luogo possibile al fine di tutelare i calciatori palestinesi e il loro diritto a beneficiare dei diritti e adempiere agli obblighi previsti nello statuto della FIFA."
La nostra richiesta di sospendere la Federcalcio israeliana dalla FIFA arriva dopo quasi tre anni di un meccanismo che non è riuscito a garantire un impegno significativo e sostanziale da parte israeliana, dove l'oppressione e la discriminazione nei confronti dello sport palestinese in generale, e del calcio in particolare, sono rimasti invariati. Nel frattempo, la Federazione del Calcio di Israele ha scelto di razionalizzare i crimini dell'occupazione. Siamo quindi determinati a continuare il nostro percorso di sospendere la Federcalcio israeliana durante il prossimo Congresso FIFA, il 29 maggio.
REUTERS – La Palestina cercherà di ottenere l’espulsione di Israele dall’organo di governo del calcio mondiale al prossimo Congresso FIFA di questo mese – così ha dichiarato a Reuters il Presidente FA Jibril Rajoub.
L’anno scorso Rajoub accettò di rinunciare ad una risoluzione che avrebbe invitato i delegati al Congresso FIFA tenutosi a San Paolo a stabilire delle sanzioni contro Israele; venerdì tuttavia ha dichiarato che porterà la stessa proposta a Zurigo il 29 maggio, aggiungendo che “ non avrebbe questa volta fatto concessioni”, a differenza di quando un anno fa ritirò la stessa proposta, dal momento che nel frattempo nulla è cambiato nel modo in cui Israele “perseguita calciatori e atleti palestinesi”.
“Quando è troppo, è troppo” ha affermato Rajoub dopo aver partecipato alla cerimonia della firma di un memorandum d’intesa tra la Confederazione Calcistica Asiatica (AFC) e l’Unione delle Federazioni Calcistiche Arabe (UAFA), finalizzato ad incrementare la cooperazione tra le due organizzazioni.
“L’anno scorso abbiamo rinunciato alla risoluzione anche grazie al coinvolgimento dell’Europa e alla promessa di Israele di cooperare per migliorare la situazione” ha dichiarato il presidente della FA della Palestina nella capitale del Bahrain – Manama.
Leggi: La Federcalcio Palestinese chiede alla FIFA di espellere Israele









