LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Comunicati

Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)

Il 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a “dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento, inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la risoluzione del contratto stesso.

Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024.

Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti”.

Mentre riconosciamo che il Comune di Bologna, tra gli enti territoriali che in Italia hanno approvato risoluzioni sugli appalti etici, è stato il primo ad approvare una misura concreta per l’attuazione, muovendosi nella giusta direzione per adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale, non possiamo non rilevare delle carenze che potrebbero indebolire la sua efficacia.

Questo provvedimento, che arriva ben due anni dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, recepisce solo in parte l’invito del Consiglio Comunale e le richieste della società civile che aveva avanzato suggerimenti concreti sulle misure di attuazione di una politica di appalti etici. Il confronto avviato con il coordinamento cittadino “Bologna per la Palestina” su questi temi è stato inspiegabilmente interrotto dal Comune diversi mesi fa.

Pur consapevoli dei limiti imposti dalla legislazione sugli appalti vigente, riteniamo che il Patto di integrità dovrebbe includere clausole più stringenti, compatibili con il quadro giuridico esistente, volte a escludere dalle procedure relative ai contratti pubblici quelle imprese chiaramente coinvolte in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale.

A questo proposito riteniamo necessari come minimo:

  • Un’esplicita menzione del coinvolgimento delle imprese in violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Aggiungere un riferimento diretto ai crimini sopra menzionati rafforzerebbe i criteri di esclusione di aziende che operano in contesti di occupazione illegale o coinvolte in crimini come quelli commessi da Israele contro il popolo palestinese.
  • Un riferimento esplicito ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che richiedono agli Stati di far rispettare i diritti umani da parte delle aziende (Principio 1) e di promuovere i diritti umani attraverso gli appalti pubblici (Principio 6). Oltre agli Stati anche Comuni, Regioni e altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani da parte di attori privati, adottando politiche e procedure di appalti pubblici che garantiscano che le imprese che partecipano alle gare non contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari.

L’adozione di una politica di appalti etici da parte di Comuni, Regioni e altri enti pubblici risponde quindi non solo a una responsabilità etica, ma anche all’obbligo giuridico  ai sensi del diritto internazionale degli Stati e dei loro organi di evitare di favorire e contribuire a gravi violazioni dei diritti umani e gravi crimini internazionali ovunque nel mondo, inclusi quelli perpetrati nei confronti del popolo palestinese dal regime israeliano di colonialismo di insediamento, di occupazione illegale e di apartheid.

Crediamo che il Comune di Bologna per accertare la reale efficacia delle misure adottate in applicazione dell’ordine del giorno sugli appalti etici approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe verificare se queste avrebbero potuto permettere l’esclusione dagli appalti di imprese coinvolte in palesi violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, come Alstom e Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles (CAF) che beneficiano attualmente di contratti legati alla realizzazione delle linee del tram a Bologna.

Alstom, parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è aggiudicato gli appalti per la costruzione della Linea Rossa e per la Linea Verde, è stata inclusa dal 2020 al 2025 nel database delle Nazioni Unite che elenca imprese coinvolte in attività economiche nelle colonie illegali israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. CAF, che ha vinto un contratto per la fornitura di 60 tram, è tuttora inclusa nel database delle Nazioni Unite aggiornato al 2025 in quanto sta partecipando a progetti per l'espansione della rete ferroviaria che serve le colonie illegali israeliane.

Questi casi sono un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e di misure di attuazione efficaci, aziende notoriamente coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini.

Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, affinché fondi pubblici sostengano solo fornitori che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale ed evitino pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente.

Come BDS Italia continueremo a batterci per chiedere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici di adottare provvedimenti, inclusa una politica di appalti etici, per interrompere ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e del diritto internazionale

BDS Bologna

Gruppo di lavoro Enti Territoriali - BDS Italia

COMUNICATO CONGIUNTO SULLA MSC VEGA AL PORTO CANALE DI CAGLIARI 

Cagliari, 26 marzo - Dopo le segnalazioni dei giorni scorsi, la lettera-diffida dell'ELSC e dell'avvocato Saltalamacchia del gruppo dí Giuristi e avvocati per la Palestina (GAP), e dopo il presidio davanti al varco del Porto Canale di Cagliari, che si è tenuto nel pomeriggio dí mercoledì 25 marzo, abbiamo ora la conferma che i 7 container sospetti trasportati dalla MSC Vega sono stati fermati e sottoposti a ispezione. A questi se ne sommano altri 4, ispezionati e bloccati, portando il numero di container fermi a 11. 

Sembra quindi confermata la segnalazione arrivata dalla rete No Harbour for Genocide, questi conterrebbero acciaio di grado militare della stessa tipologia impiegata per la produzione di munizioni e proiettili d'artiglieria usati nel genocidio a Gaza. 

Lo scambio di questi container tra la MSC Vega e la MSC Hoggar (che dopo altri scali e trasbordi su altra nave MSC avrebbe permesso ai container di raggiungere Israele), sarebbe dovuto avvenire in questi giorni proprio al Porto di Cagliari, dove entrambe le navi sostano in questo momento. 

È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e guardia di finanza.

Un altro passo necessario nella direzione di quello per cui lottiamo: lo stop definitivo al transito di armi e materiali di armamento diretti in Israele attraverso l'Italia, l'applicazione integrale e concreta di quanto previsto dalla legge 185/90, il ripudio della guerra, di chi la finanzia, alimenta e ne trae profitti. 

La nostra mobilitazione non si ferma: vogliamo che i container siano sequestrati e che si applichi un rigido protocollo di fermo e ispezione di tutti i container diretti in Israele con carichi di merce militare o dual use. 

Invitiamo tutte le realtà solidali con la Palestina e contro le guerre, a coordinarsi per proseguire insieme le prossime iniziative. 

#Blocktheboat    #Noharbourforgenocide

Aderiscono (in ordine alfabetico):

A Foras

Associazione Amicizia Sardegna-Palestina

BDS Italia

Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina

European Legal Support Center

Giovani Palestinesi d'Italia

Global Movement To Gaza Sardegna

Potere al Popolo Sardegna

USB Unione Sindacale di Base

Come preannunciato, la nave MSC VEGA è giunta nel porto di Cagliari il 24 marzo. A bordo, come segnalatoci dalla rete No Harbour for Genocide, 7 container di acciaio dual use – medesima tipologia di materiale impiegata per la produzione di proiettili di artiglieria utilizzati sulla Striscia di Gaza.

Questi container fanno parte della stessa spedizione già fermata e ispezionata qualche giorno fa a Gioia Tauro.

Il BDS, tramite l'European Legal Support Center (ELSC), ha formalmente trasmesso alle Autorità competenti – Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, Capitaneria di Porto e Ufficio delle Dogane di Cagliari – una richiesta ufficiale affinché vengano adottate tutte le misure necessarie a impedire che tale carico lasci il porto, il 26 Marzo.

La richiesta si fonda sugli obblighi derivanti dal diritto internazionale, dalla Convenzione sul Genocidio e dalla legge 185/90, che impongono allo Stato italiano e alle sue articolazioni territoriali il dovere di prevenire il transito di materiali suscettibili di impiego nella commissione di crimini internazionali.

Le Autorità portuali sono state altresì sollecitate a:

  • disporre l'ispezione approfondita dei container;
  • procedere al blocco cautelare della nave;
  • accertare il destinatario finale effettivo del carico;
  • garantire piena trasparenza sugli esiti delle verifiche.

BDS vigilerà affinché le istituzioni competenti adempiano agli obblighi giuridici che incombono, nel rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento nazionale e internazionale.

Il porto di Cagliari non può divenire complice del genocidio in corso a Gaza.

Nessun porto per il genocidio.

#noharbourforgenocide #blocktheboat #StopArmiIsraele #BDSItalia

15 Marzo 2026

COMUNICATO STAMPA 

RICHIESTA DI AZIONE IMMEDIATA AL PORTO DI GIOIA TAURO PER ISPEZIONE DI CARICHI CON PROBABILI MATERIALI DI ARMAMENTO DESTINATI A ISRAELE 

Come BDS Italia, in cooperazione con movimenti nazionali e internazionali, segnaliamo con massima allerta il transito dal porto di Gioia Tauro di molteplici container trasportati dalle navi della compagnia MSC sospettati di contenere materiale per uso militare proveniente dall’India e destinati alla più grande fabbrica di munizioni israeliana, la IMI System, di proprietà della Elbit System, a Ramat Hasharon in Israele.

Dalle informazioni disponibili, sarebbero 16 i container sospetti in transito dal porto di Gioia Tauro facenti parte di una spedizione più ampia di 23 containers provenienti dall’azienda indiana di acciaio balistico RL Steel, stato di Aurangabad, Chhatrapati Sambhajinagar, partiti dal porto di Nhava Sheva in India.

Esiste il sospetto più che fondato che i containers su questa rotta contengano acciaio militare specializzato o materiali semilavorati per la produzione di munizioni, inclusi proiettili di artiglieria da 155 mm.

Il transito di materiali per uso bellico verso Israele, da porto di Gioia Tauro così come da altri porti italiani, espone l'Italia al grave rischio di contribuire a violazioni di diritti umani e crimini internazionali negli attacchi militari israeliani in corso in Libano, in Iran e nel contesto dell'occupazione militare illegale e del genocidio perpetrato dallo Stato di Israele in Palestina.

Cinque di questi container sono già transitati dal porto di Gioia Tauro, scaricati il 1° marzo dalla nave MSC Marie Leslie e caricati in data 13 marzo sulla nave MSC Lucy, ripartita il giorno seguente verso il porto di Ashdod in Israele.

Nonostante la presenza di questi cinque container sia stata segnalata alle Dogane, alla Capitaneria di Porto e alla Guardia di finanza, e nonostante la notizia sia circolata ampiamente a mezzo stampa, non ci sono stati riscontri rispetto alla richiesta di ispezioni del contenuto dei suddetti containers, che hanno già lasciato il porto di Gioia Tauro sulla nave MSC Lucy nel silenzio delle istituzioni.

Allertiamo sull'arrivo prossimo di un altro carico di materiale per uso militare !

La nave MSC Siena, parte della stessa spedizione sopra descritta, ha appena lasciato il porto di Valencia il 14 marzo, e attraccherà nel porto di Gioia Tauro con arrivo previsto in data 16 marzo, per effettuare il trasbordo di altri tre container sospettati di contenere materiale per uso bellico.

Chiediamo con urgenza

a tutte le autorità competenti, in particolare all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), all’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio a cui afferisce il porto di Gioia Tauro, di intraprendere immediatamente tutte le azioni necessarie per le ispezioni dei tre container trasportati dalla nave MSC Siena.

E' essenziale che vengano adottate misure in conformità della legge 185/90, il controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento e stabilisce specifici divieti e controlli, al fine di fermare il possibile trasferimento di forniture militari illegali.

Secondo il Diritto Internazionale, gli Stati che facilitano il trasferimento di armi verso Israele agiscono in violazione dei loro obblighi ai sensi delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul commercio delle armi, e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. L'Italia in quanto firmataria di questi strumenti ha l’obbligo di prevenire il trasferimento di materiali che possano contribuire alla commissione di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

Inoltre, favorendo il transito di materiali per uso bellico l'Italia contravverrebbe all’obbligo di “adottare misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele nel Territorio palestinese occupato”, come indicato dalla Corte internazionale di giustizia nel suo parere consultivo del luglio 2024

A nome della campagna Block the Boat chiediamo:

  • Ispezioni rigorose: effettuate su tutti i carichi diretti verso Israele, per garantire che non vi siano violazioni del diritto internazionale.
  • Immediato embargo militare verso Israele: è fondamentale che gli Stati smettano di fornire materiale militare a Israele, in conformità con il diritto internazionale.
  • Sanzioni per le compagnie coinvolte: le aziende complici del genocidio in corso devono essere sanzionate e ritenute responsabili.

BDS Italia

Aggressione di guerra israelo-statunitense contro l'Iran:

È ora che la maggioranza globale si opponga all'ordine della legge del più forte

Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera.
Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti.

Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia.

Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.

Jeffrey Epstein, responsabile di efferati crimini sessuali contro molte ragazze e giovani donne, avrebbe fornito per anni servizi preziosi all'apartheid israeliano, inclusi i suoi servizi di intelligence, come rivelato da Drop Site News. I media occidentali tradizionali hanno, come prevedibile, in gran parte censurato dal loro flusso di notizie sulle attività criminali di Epstein i suoi inconfutabili legami con leader israeliani, come l'ex Primo Ministro Ehud Barak (accusato di crimini sadici), alti ufficiali dell'intelligence israeliana, gruppi di pressione filo-israeliani, organizzazioni di coloni e figure chiave della lobby israeliana negli Stati Uniti. Robert Maxwell, il padre della complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, era ampiamente noto come la "superspia di Israele".

Perchè questo è importante?

Perché svelare l'uso da parte di Israele di tali metodi criminali per ottenere influenza in molte capitali potrebbe contribuire a infrangere la sua "totale impunità" nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e nell’intensificata pulizia etnica in Cisgiordania. Il genocidio in diretta streaming di Israele, il primo al mondo, e il suo regime di apartheid coloniale contro la popolazione palestinese autoctona non possono continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, principalmente nell'Occidente colonialista.

La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) è uno strumento di mobilitazione della società civile a livello globale a sostegno della lotta di liberazione palestinese contro il regime pluridecennale di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. Serve a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'apartheid israeliana e a mobilitare il sostegno alle campagne strategiche del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). L’obiettivo è di porre fine alla complicità internazionale con questo sistema di oppressione come contributo significativo al suo smantellamento.

Con una campagna popolare efficace e intersezionale, possiamo costruire una forza capace di smantellare il regime di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. A partire dal 21 marzo 2026, organizziamo la IAW intensificando le campagne di boicottaggio e disinvestimento e insistendo per ottenere sanzioni legali contro l'apartheid israeliana, prima di tutto con un embargo militare completo e l'espulsione di Israele dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dai fora internazionali.

Con questa IAW, non limitiamoci a informare sull'apartheid israeliana ma facciamo passi significativi per sostenere la lotta palestinese al fine dello smantellamento dell’apartheid. Questa IAW è un cammino per la giustizia, la libertà e l'uguaglianza, un cammino per porre fine al genocidio e all'apartheid.

Compilate questo modulo per registrare gli eventi della IAW presso il Comitato internazionale di coordinamento della IAW e questo modulo per l'elenco degli eventi in Italia. Rimanete sintonizzati per gli aggiornamenti del programma IAW.

Tutte le attività della Settimana internazionale contro l’apartheid Israeliana (IAW) devono aderire ai principi antirazzisti del movimento BDS e rispettare le sue linee guida.

La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) 2026 torna nelle università di tutto il mondo

21-28 marzo e oltre - LA PALESTINA CI LIBERA TUTTI

Quest'anno la Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (IAW) torna alle sue radici nelle università di tutto il mondo, 21 anni dopo il primo evento IAW all'Università di Toronto, in Canada. Gli obiettivi della IAW erano quelli di smascherare l'apartheid israeliana, collegare la lotta di liberazione palestinese con altre lotte contro l'oppressione e costruire un sostegno per il movimento BDS guidato dai palestinesi.

Questi obiettivi sono ora più importanti che mai di fronte al genocidio, all'occupazione illegale, al colonialismo d’insediamento e all'apartheid per mano di Israele contro il popolo palestinese.

L'aggressione imperialista statunitense in Venezuela e in tutto il Sud globale, persino la sua minaccia di "prendere" territori controllati dai suoi alleati della NATO, dimostra che il genocidio in corso a Gaza, trasmesso in diretta, di USA -Israele, è solo il primo "esperimento" per introdurre una nuova era globale di legge del più forte.

La costruzione di un'ondata globale e intersezionale di resistenza a tutte le forme di oppressione, razzismo, colonialismo e apartheid è quindi diventata una necessità esistenziale, non solo un dovere morale.

Questo anno contiamo sul movimento studentesco che ha svolto un ruolo vitale nella nostra lotta, come hanno dimostrato le mobilitazioni che chiedono di boicottare e disinvestire da Israele. Dopo la feroce repressione a cui abbiamo assistito, soprattutto in Occidente, sosteniamo gli appelli di studenti, accademici e personale a riprendersi le università e a stare dalla parte giusta della storia. Le azioni contro la guerra del movimento studentesco sono state fondamentali anche nelle lotte contro le guerre genocide degli Stati Uniti in Vietnam e in Iraq, e contro il regime di apartheid in Sudafrica.

La IAW esiste da 21 anni nelle università e altrove ed è diventata fondamentale per la costruzione dal basso delle campagne BDS. Le mobilitazioni intersezionali con gli studenti, i movimenti per la giustizia razziale, indigena, climatica, socio-economica e di genere, le comunità religiose, i sindacati e altri in tutto il mondo hanno reso il nostro movimento più ricco, forte e consapevole.

Il merito è dell'impegno delle persone di coscienza in tutto il mondo che, soprattutto nell'Occidente coloniale profondamente complice, sono solidali con la lotta palestinese per porre fine al genocidio USA-Israele e smantellare il regime coloniale di apartheid di Israele, che dura da 77 anni.

Incoraggiamo tutti a organizzare attività durante il periodo della IAW per amplificare l'appello alla liberazione della Palestina.

La IAW avrà inizio nella Giornata internazionale per la discriminazione razziale, il 21 marzo 2026, includerà la Giornata della Terra palestinese il 30 marzo e andrà avanti fino ad aprile in altre parti del mondo. Il tema di quest'anno è "La Palestina ci libera tutti".

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS, condanna la criminale e coloniale aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, una violazione della sua sovranità, del diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano e del diritto internazionale.

Esprimiamo solidarietà ai popoli venezuelano e caraibico, che da mesi subiscono le vessazioni degli Stati Uniti attraverso un’aggressione militare illegale e crimini di guerra, comprese uccisioni extragiudiziali. Questo attacco al Venezuela è anche un attacco a tutta l’America Latina e ai Caraibi.

Dopo aver assistito alla sepoltura del sistema giuridico internazionale a Gaza, stiamo ora assistendo all’era del “la ragione del più forte”, come la società civile palestinese aveva preavvertito.

Leader internazionali come Gustavo Petro, presidente della Colombia, Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica, e Anwar Ibrahim, primo ministro della Malesia, hanno avvertito nel luglio 2025:

«La scelta è netta: o agiamo insieme per far rispettare il diritto internazionale, oppure rischiamo il suo collasso. Noi scegliamo di agire, non solo per il popolo di Gaza, ma per il futuro di un mondo in cui la giustizia prevalga sull’impunità».

L’aggressione imperialista degli Stati Uniti contro i popoli del Sud globale non è certo una novità, da Hanoi a L’Avana e da Baghdad a Kabul. Ma oggi essa sta facendo rivivere il colonialismo europeo classico, che molti pensavano fosse ormai estinto. Sta lavorando senza alcuna vergogna per controllare le immense riserve petrolifere del Venezuela e altre risorse naturali.

Come molti riconoscono, il genocidio di Gaza trasmesso in diretta sta normalizzando questa e altre forme ancora peggiori di violenza coloniale estrema. Liberare la Palestina, dunque, significa liberare tutti i popoli del mondo.

Per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza ovunque.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS 

Colpisce la notizia dei nuovi arresti in Italia di persone impegnate nella raccolta di fondi e nell’invio di aiuti umanitari destinati a Gaza e al popolo palestinese.

Colpisce che una parte dell’impianto accusatorio si basi su documentazione prodotta dal governo di Israele, lo stesso governo che ha adottato misure legislative volte a criminalizzare l’azione umanitaria colpendo deliberatamente chi, come l’UNRWA, opera a tutela della popolazione civile.

Colpisce il fatto che l'Italia non solo non abbia messo in atto misure per contrastare il genocidio in Palestina, come richiesto dalla CIG, ma continui a cooperare con Israele e a legittimare dispositivi repressivi costruiti sulle fonti e sugli interessi di una potenza occupante accusata di genocidio.

Il quadro complessivo è ormai evidente. Prima si bloccano i conti e gli aiuti umanitari, poi si criminalizza:

  • chi scende in piazza ed esercita il diritto di protesta e di sciopero
  • chi denuncia i crimini di uno stato genocida
  • chi tenta di fare arrivare aiuti

Nella stessa direzione va il disegno di legge che, riprendendo la controversa definizione sull’antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), equipara la critica alle politiche dello Stato di Israele all’antisemitismo.

L’obiettivo è chiaro: esportare in Europa il modello di repressione israeliano e spezzare la solidarietà crescente con il popolo palestinese.

A questo tentativo occorre rispondere con fermezza, rendendo la solidarietà visibile, collettiva e non negoziabile. Difenderla oggi significa difendere i diritti umani, il diritto internazionale e la stessa possibilità di dissenso democratico.

Per questo, per noi, tacere non è un’opzione.

 

BDS ITALIA

I CRIMINALI DI GUERRA NON SONO I BENVENUTI
Nei prossimi giorni la nave da crociera Crown Iris, operata dalla compagnia israeliana Mano Maritime e proveniente da Haifa, attraverserà i porti italiani con il seguente calendario:

  • 01 Dec 08:00-17:00 Catania
  • 02 Dec 10:00-19:00 Napoli
  • 03 Dec 08:00-20:00 Civitavecchia
  • 06 Dec 08:00-16:30 Olbia
  • 07 Dec 10:00-19:00 Palermo